Nuove esperienze attraverso l’interattività per la Rete, arte creativa e lavoro su commissione, teatro digitale, il lavoro di gruppo, le scelte e le prospettive del Web designer in una situazione di ridimensionamento del mercato e tanto altro.

Antonio Moro, designer professionista da tre anni, si divide da sempre tra la sua passione per la tecnica e quella per l’arte e il design. Fondatore di DollyDesign, la community italiana del Web design, cura il proprio sito personale cercando di uscire dagli schemi comuni del Web design e della Web Art.
Antonio Moro si propone nel settore del Web design per la ricerca continua di stili e soprattutto di nuovi strumenti per l’interattività tra l’utente e la grande Rete. Il suo sito Web può considerarsi un vero e proprio laboratorio, infatti, sin dal primo approccio con la pagina principale si ha l’impressione di entrare in qualcosa di diverso, una sensazione che può non essere immediatamente definita, a causa di quella che possiamo oramai definire come un’abitudine causata da una vera e propria standardizzazione nell’approccio al Web.

Il fatto che più o meno tutti i siti su Internet si assomiglino non può che far impigrire il navigatore, e in questo caso anche il semplice utilizzo dei tasti freccia della tastiera può considerarsi una piacevole novità, che fa presagire diversi scenari per il futuro.

Quello che ci ha favorevolmente impressionato nell’approccio con Moro è il fatto che riesce perfettamente a distinguere il lato sperimentale da quello professionale.
Con poche ma significative parole, durante l’intervista, è riuscito ad esprime un concetto e a porre una definizione, che per molto tempo abbiamo cercato, con chi è intervenuto in questa rubrica.

In particolare ci riferiamo al punto in cui afferma: “quello che il designer deve fare è lavorare insieme al cliente, consigliarlo, dargli delle scelte e ascoltare quello che ha da dire sul prodotto che vuole realizzare, quello che facciamo tutti i giorni è design, realizzare cioè prodotti che rispecchiano precise richieste, che nascono per l’utente in base a queste”.

Internet concede molto alla sperimentazione, nel tuo caso si notano innovazioni nel concetto di navigazione che prescindono da quello di usabilità, ritieni che sia questa la via da seguire e per quali motivazioni?

Credo che il punto fondamentale sia: “qual è il concetto di usabilità?”. Se dovessimo attenerci alle regole “standard” di usabilità tutte le navigazioni sarebbero uguali o comunque molto simili fra loro. L’utente per lo meno all’inizio ne trarrebbe giovamento? Sicuramente si, ma di certo no a lungo termine.
La sperimentazione deve quindi essere applicata oltre che all’interfaccia anche all’usabilità della stessa, che vuoi proporre. Nei miei esperimenti ho cercato di cambiare punto di vista e uscire dai canoni classici della navigazione su Internet come la conosciamo.
Creare nuove esperienze attraverso l’interattività è la base su cui si poggia la grande Rete. Internet, vero nuovo media della comunicazione, si basa su un elemento che tutti gli altri media non hanno: l’interattività. La vera sperimentazione deve quindi, a mio parere, essere rivolta a questo aspetto importantissimo di Internet, che altrimenti rischia di passare in secondo piano.
Ricordiamoci che questo elemento, insieme alla varietà quasi infinità dei contenuti, è il punto di forza del media in cui operiamo: standardizzarlo o comunque porlo in secondo piano significa non realizzare un buon sito Web nella maggior parte dei casi. 

Quanta libertà ti è concessa nella realizzazione di siti Web per committenti, riesci ad imporre i tuoi punti di vista e quali difficoltà trovi nel rapportarti con responsabili del marketing e con i piccoli imprenditori?

Questo è un punto dolente di numerosi designer:La libertà creativa. Libertà creativa significa esprimere liberamente la propria creatività e concentrarla per ottenere un risultato.
Molti designer sono portati a pensare che la libertà creativa debba sempre essere applicata al loro lavoro. Tutti vorrebbero che il cliente arrivi una mattina, ci dia due o tre linee generali e poi se ne torni a casa senza più disturbarci. Questa è “presunzione creativa”.
Quello che il designer deve fare è lavorare insieme al cliente, consigliarlo, dargli delle scelte e ascoltare quello che ha da dire sul prodotto che vuole realizzare. Quello che facciamo tutti i giorni è design, realizzare cioè prodotti che rispecchiano precise richieste e che nascono per l’utente in base a queste.
Ovviamente questo scenario idilliaco di ambiente collaborativo tra designer e cliente è forse utopico, soprattutto in Italia. La dura verità è che i “clienti buoni” (come li chiamano i Web designer) sono pro-prio pochi. Quello che solitamente viene richiesto è una bella brochure in rete del suo prodotto, possibilmente più bella di quella del signor Rossi, suo diretto concorrente.

Non c’è ancora in Italia insomma una coscienza di quello che Internet può offrire, se non nelle grandi aziende.Tutto il settore della piccola e media impresa, in cui operano migliaia di Web de-signer freelance e piccole agenzie, è costellato da self-made-man che vorrebbero anche un “self-made-Web-site”, ma che proprio non ci riescono e allora si rivolgono al “primo riven-ditore di siti” disponibile.
Prima ci si toglie il dente e meglio è: consegna in quindici giorni, pagamento a sessanta, il logo l’ha disegnato mio figlio e vorrei una nuvola volante in home page, sa, mi ricorda mia madre… mah. Il duro lavoro che ci aspetta è contribuire a creare questa coscienza che in Italia manca. Cerchiamo allora di fare capire ai nostri clienti quali sono queste nuove possibilità che Internet offre, come possono sfruttarle e cosa possono ricavare dagli investimenti che stanno facendo.

L’imprenditore italiano ragiona a breve termine: oggi mi costa una certa cifra, domani mi rende quanto? Nostro compito sarà quello di fargli capire quanto sia impor-tante il media Internet, se sfruttato correttamente, per l’azienda. Attraverso la fidelizzazione dell’utente, la messa on-line di informazioni interattive e aggiornate, il supporto on-line, la creazione di database sempre consultabili, la possibilità di utilizzare più media, approcci, ed interazioni per la presentazione di un prodotto o di una idea. Internet ha infinite possibilità, noi lo sappiamo bene.
Quello che dobbiamo fare è farlo scoprire anche ai nostri clienti.

Che rapporto intercorre tra l’arte creativa e il lavoro su commissione?

L’arte creativa è puro istinto espresso attraverso un qualche tool che ti permetta di tradurre in sensazioni visive quello che vuoi esprimere in quel momento. Il lavoro su commissione è arte creativa espressa all’interno di un recinto che si pone insieme al cliente.
E’ quindi strettissimo il rapporto fra le due cose, importante per un designer è saper sempre individuare la differenza fondamentale che però necessariamente intercorre.
Entrambe queste forme di espressione sono essenziali per un designer: saper lasciare andare la propria mente creativa liberamente e saperla rinchiudere in dei limiti prestabiliti. Se un designer non ha la possibilità di applicarsi in queste due forme di espressione non può, almeno secondo me, crescere professionalmente ed interiormente.

Come avviene il passaggio tra il lavoro di progettazione e quello di realizzazione pratica?

In realtà non c’è mai un vero e proprio passaggio definito tra queste due fasi. Diciamo che il processo vero e proprio è uno solo e che può dividersi a grandi linee in questi due passaggi, ma che si può sempre tornare a riprogettare qualcosa o realizzare determinati elementi senza alcuna progettazione.
Credo che la progettazione sia importante, ma il livello istintuale è altrettanto importante: quindi ben venga una progettazione attenta del prodotto che si vuole realizzare, ma non dimentichiamo mai di lasciare anche spazio ad un po’ di improvvisazione creativa che a volta tira fuori le idee migliori.

Il tuo sito Web è molto particolare e riesce a far coinvolgere l’utente anche con l’uso della tastiera, ritieni che la programmazione e il design di un sito debba uscire dalla “gabbia” del mouse per un coinvolgimento sempre più attivo? E quali obiettivi ti proponi?
(si fa riferimento ad una vecchia versione di itomi.it non più online. NdAntonio)

Non so ancora dove arriveremo per quanto riguarda gli strumenti di interazione con la macchina. Il mouse è attualmente il dispositivo più utilizzato per interagire con il computer. Anche il mouse ovviamente evolve di continuo e forse un giorno cambierà completamente o verrà sostituito da oggetti più evoluti ergonomicamente e funzionalmente.
Quello che volevo fare, quando ho pensato il mio sito, era di non fermarmi al solo mouse. L’uso della tastiera nella navigazione di un sito Web è quanto meno raro. Quello che volevo ottenere era sorprendere l’utente inizialmente per il cambio di “abitudine” per poi sorprenderlo ancora per l’adattamento alla nuova esperienza e, non deve semplicemente sfociare in effettistica di bassa lega, ma liberarsi per la creazione di nuove esperienze da concedere all’utente.

Secondo il tuo parere su Internet c’è ancora troppa improvvisazione e scarsa professionalità nel progettare siti?

Assolutamente, ma questo è normale e succede sempre quando una professione risulta così facilmente accessibile. La facilità di accesso al Web design ha abbassato, com’è ovvio, il livello medio della qualità, ma ha aperto la strada verso una professione che altrimenti non si sarebbe sviluppata ed evolu-ta così tanto.
Sta quindi ai singoli designer decidere come evolvere nella loro professione, se accontentarsi di rimanere a livelli di entrata o se crescere verso livelli professionali più alti. Il bello del Web design è che comunque dà possibilità di scelta, fino ad un certo punto, ovviamente…

Secondo il tuo parere e la tua esperienza quando si può dire che un sito Web ha raggiunto il suo obiettivo?

Quando ha conseguito tutti i requisiti che si erano prefissati i suoi creatori e i suoi committenti. Mi spiego: inutile generalizzare, ogni sito fa storia a sé, ha propri prerequisiti, target, necessità, problemi.
Un sito Web in realtà non arriva mai ad essere “finito”, a meno di progetti particolari fini a se stessi. Un sito fatto per il pubblico che interagisce e propone contenuti, per esempio, non si completa mai, al limite arriva ad un livello di qualità generale ed aggiornamento continuo, per cui si può dire che quel sito effettivamente raggiunge il suo obbiettivo.
Il bello però è proprio questa sfida continua che sta dietro ad ogni sito Internet: il confronto con il target del sito e l’inevitabile aggiornamento e “riposizionamento” che ne consegue.
I siti fini a se stessi di solito hanno ben poco di interessante, sia per l’utilizzatore che per il suo realizzatore.

Ritieni che, vista la situazione attuale, si possa vivere di solo Web design?

Il mercato si è ridimensionato molto negli ultimi mesi, ci si “vende” a meno e i progetti disponibili per un freelance sono sempre meno numerosi.
A questo proposito il punto principale che sto spingendo in questo periodo, quando sono invitato a parlare in pubblico, riguarda l’aggiornamento. Un WebDesigner freelance non può permettersi ora di crogiolarsi sugli allori del passato; è indispensabile un aggiornamento di metodo di lavoro, tecnologico, formale, creativo.
Dobbiamo evolvere da semplici “grafici programmatori” ad autori digi-tali completi per il mondo di Internet, quindi, esorto tutti ad avvicinarsi al mondo del video editing, del 3D, della fotografia, sempre pensando a come coniugare queste nuove conoscenze su Internet: stiamo imparando a fare video editing con Premiere e After Effects? Specializziamoci allora nel video streaming e nella messa online di filmati, documentari, video-news, eccetera, magari inseriamo delle prove sul nostro sito e vediamo come coniugare Flash ed il video (QuickTime 5, per esempio, che supporta Flash 4) per creare nuovi siti multimediali… poi proponiamo nuove soluzioni e nuovi approcci ad Internet e agli utenti dei nostri clienti.
Abbiamo magari una macchina fotografica digitale?Allora avviciniamoci al mondo della fotografia, magari imparando a realizzare QuickTime VR, molto richiesti ultimamente… Non serve diventare super esperti inizialmente, una buona infarinatura basta anche per riuscire ad andare poi in outsourcing verso altri professionisti. L’obbiettivo è specializzarsi in campi che pochi conoscono, esattamente come due anni fa abbiamo fatto quando ci siamo avvicinati al Web design; di lavoro ce ne era tanto perché eravamo in pochi a saperlo fare.

Ora un semplice sito Internet lo sanno fare in molti, moltissimi.

Tratto da “Computer Graphics & Publishing” del Gennaio 2002. Lunga intervista di 6 pagine dedicata ad Antonio Moro (Estratto).