Dopo un travaglio infinito di oltre cinquanta anni è stato da poco inaugurato presso la Triennale di Milano il nuovo Design Museum, o meglio, il Museo Italiano del Design.
Ho letto in giro vari commenti, ma credo che il servizio migliore per prima cosa sia la pubblicazione di una gallery fotografica, in modo che tutti possano valutare se il museo è potenzialmente interessante senza doversi imbarcare prima in un viaggio verso Milano. Mi sono quindi armato di macchina fotografica e ho preso il mio bel treno: destinazione Milano, Palazzo della Triennale.

Sapevo che il museo era stato costruito dentro alla Triennale, ma durante il viaggio non potevo non chiedermi dove fosse stato trovato il posto. Sono stato tante volte alla Triennale: è un bellissimo palazzo con tante mostre temporanee a rotazione, una bella libreria e un bel café dall’arredamento invidiabile.. ma non riuscivo ad immaginare spazio sufficiente per creare un interno nuovo museo in qualche sua sala ancora “sguarnita”.

Durante il viaggio in treno mi sono addirittura immaginato che avessero costruito un nuovo edificio comunicante con il Palazzo della Triennale: cavoli parliamo del Museo del Design, in Italia, solo a pensare a tutte le cose che ci si potrebbero mettere dentro mi stava venendo mal di testa.

Arrivato al Palazzo della Triennale ho subito scartato l’ipotesi architettonica: niente cantieri, niente nuovi palazzi. Magari allora è qua vicino, vado dentro a chiedere dove, mi son detto. Ma già le affissioni e bandiere giganti all’ingresso della Triennale non lasciavano più dubbi: dentro alla Triennale in questi giorni c’è la mostra di Linch, la mostra sugli anni settanta.. e il museo del design.

Magari espongono tutto in scala ridotta ho pensato, ma l’ipotesi Gulliver non era propriamente credibile. Dopo essermi accreditato (altrimenti col piffero che fate delle foto dentro la Triennale.. ma questa è tutta un’altra polemica di cui prima o poi parleremo) ho chiesto dove fosse il museo. “Al piano di sopra” mi hanno risposto. “Ma non c’è la mostra sugli anni settanta su?”, “si, di fronte c’è il museo del design”.

Salgo le scale vedo di fronte a me la mostra sugli anni settanta.. tiro fuori la mia reflex e subito arriva il servizio interno a farmi notare che non si può fotografare (ma si che li vendete lo stesso i cataloghi su!).. mostro il pass press e chiedo dove sia il museo.

“dietro di lei”

Mi sembrava di ricordare non ci fosse nulla. E infatti non c’era. mi giro e vedo che è stato costruito un ponte.
Come si vede dalla primissima foto è stato costruito un ponte che va verso un’ala del palazzo della Triennale a me sconosciuta (ma magari non ho capito niente e c’era anche prima, di sicuro il ponte non c’era).

Attraverso il bel ponte ed entro nel nuovissimo Museo italiano del Design. Bello.

La prima impressione che hai è “tantarobba”. La seconda è “accendete la luce”.

Il museo è infatti in una penombra abbastanza noiosa, spezzata da numerosi proiettori: l’allestimento è infatti curato in collaborazione con sette grandi registi: Silvio Soldini, Ermanno Olmi, Mario Martone, Antonio Capuano, Davide Ferrario, Daniele Lucchetti e Pappi Corsicato.
Sono state create sette video installazioni incentrate su altrettante “ossessioni” del Design italiano.

Per mia grande gioia il museo è dotato di ampi e comodi “salotti defaticanti”, in pratica enormi e lunghissimi divani, su cui puoi sederti per guardare le video installazioni.

Dentro non c’è tutto, ma c’è molto, moltissimo.

Avevo letto in giro che mancavano le etichette didascaliche vicino al materiale esposto: non so i primi giorni, ma lo scorso sabato erano installati dei bei monitor da pochi pollici che spiegavano con foto e testi ogni oggetto esposto, molto bello.

Lo spazio è tiranno, me l’aspettavo, sono stato in parte sorpreso (dal ponte e dalle dimensioni del Palazzo della Triennale, inaspettate), ma rimane comunque il fatto che per il Museo italiano del Design mi aspettavo molto, molto più spazio: perché per esempio farlo dentro alla Triennale e non in un palazzo apposito? Certo dalle mie parti si dice “piuttosto che niente è meglio piuttosto”.

Interessante poi l’idea di un museo non statico che si rinnova ogni 12 o 18 mesi nei temi, negli allestimenti e negli oggetti… certo visto lo spazio a disposizione immagino sia più una scelta logistica che di concetto.

La cosa che mi da più fastidio di questo nuovissimo allestimento oltre agli spazi che obbligano l’accumulo in spazi angusti (o addirittura in esterno, fuori dalle finestre!) degli oggetti esposti è la penombra con effetto cinema a cui si è sottoposti.
Immaginate un museo in penombra con svariate video installazioni multicolore che girano a ripetizione: l’effetto coreografico delle luci multicolore è assicurato, ma la concentrazione verso il contenuto vero, gli oggetti esposti, si perde inevitabilmente.

L’osservatore, il visitatore, è troppo distratto. O almeno io lo sono stato. Sarò un retrogrado, ma avrei preferito un allestimento luminoso e minimale, incentrato sugli oggetti: se hai a disposizione la storia del design italiano non devi fare l’errore di costruire un allestimento che offusca il contenuto.

Concludendo il Museo del Design Italiano vale comunque una visita, se non altro ora che ai primi centomila visitatori viene “regalato” (negli 11 euro dell’ingresso non certo economico) un bellissimo numero monografico dell’Europeo sulla storia del design italiano.

Questo reportage è stato pubblicato per la prima volta su DesignerBlog.

  1. rando
    Dic 19, 2007

    bel reportage, mancava solo la voce di Gaia De Laurentis a leggere il testo e qualche foto inclinata di 45°.