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	<title>itomizer. &#187; Analisi</title>
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	<description>Itomizer critica e recensisce su design, pubblicita', tecnologia e in generale sul bello e il brutto della vita nell'epoca del consumismo.</description>
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		<title>Le nuove monete inglesi di Matthew Dent</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 22:01:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nuovo design delle rinnovate monete che entreranno presto in circolazione in inghilterra è stato selezionato da un <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/TheCompetition.aspx">concorso pubblico</a> a cui hanno partecipato oltre 4000 designers e semplici appassionati da tutta la nazione. Il vincitore? <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/theDesigner.aspx">Matthew Dent</a>, un ventiseienne londinese, professione graphic designer.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">Il nuovo design delle rinnovate monete che entreranno presto in circolazione in inghilterra è stato selezionato da un <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/TheCompetition.aspx">concorso pubblico</a> a cui hanno partecipato oltre 4000 designers e semplici appassionati da tutta la nazione. Il vincitore? <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/theDesigner.aspx">Matthew Dent</a>, un ventiseienne londinese, professione graphic designer.</p>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:400px;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/picture-1.jpg" rel="lightbox[pics123]" title="Le nuove monete inglesi, retro"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/picture-1.thumbnail.jpg" width="400" height="133" alt="Le nuove monete inglesi, retro" /></a>
<div class="imagecaption">Le nuove monete inglesi, retro</div>
</div>
<p>Impensabile per l&#8217;Italia, dove questo genere di concorsi vede i soliti noti partecipare e i soliti notissimi vincere, in Inghilterra ha vinto un design moderno, sicuramente fuori dai canoni, sicuramente nuovo.</p>
<p>Le <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/designsRevealed.aspx">nuove monete inglesi </a>possono piacere o meno, ma di sicuro stupiscono: il trait d&#8217;union che le contraddistingue è lo stemma araldico regale, <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/theInspiration.aspx">il Royal Arms</a>. Matthew ha preso questo classicissimo simbolo e lo ha &#8220;mascherato&#8221; con i vari tagli delle monete (1, 2, 5, 10, 20 e 50 pence) mostrandone solo delle porzioni in ogni singola moneta: il risultato è visivamente moderno, ma al tempo stesso classico e tradizionale.</p>
<p><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/newdesignsformation.JPG" rel="lightbox[pics123]" title="Le nuove monete inglesi, retro"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/newdesignsformation.thumbnail.JPG" width="180" height="250" alt="Le nuove monete inglesi, retro" class="imageframe imgalignright" /></a>Il retro delle sei monete, quando disposte correttamente, disegna il Royal Arms. Costituiscono un&#8217;altra grande novità le monete da 20 e 50 pence di forma ettagonale.</p>
<p>Per finire sulla moneta da 1 sterlina è inciso per intero il Royal Arms come a riassumere visivamente il tutto.</p>
<p>Il fronte di ogni moneta invece riporta simboli dal design molto classico che sono indispensabili soprattutto per la riconoscibilità di ogni singola moneta. Riconoscibilità che comunque rimane un punto dolente secondo me, anche perchè i tagli sia in forma numerica (sul fronte) che letterale (sul retro) sono riportati con caratteri veramente molto piccoli.</p>
<p>Almeno sul fronte si sarebbe dovuto indicare molto più chiaramente il taglio della moneta per agevolare la riconscibilità, problema che si farà sentire soprattutto nelle prime fasi di vita di questo nuovo design.</p>
<p>In ogni caso un segnale di originalità e di modernità incredibile da parte dell&#8217;Inghilterra che affida in pratica ad un giovane designer di soli 26 anni la grafica del proprio conio per gli anni venturi, come detto una cosa semplicemente inconcepible per noi italiani.</p>
<p>Che sia poi giusto affidarsi ad un concorso per un lavoro di tale portata e dichiarare poi vincitore il design fighetto e trendy di uno sbarbato a cui piace fare grafica&#8230; è tutto un altro paio di maniche.</p>
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		<title>Il Webdesign nel Calcio</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 09:01:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il calcio: lo sport che appassiona milioni di appassionati in tutto il mondo. Il calcio è lo sport più seguito e più ricco. I suoi tifosi sono tra i più fedeli e al tempo stesso estremi. Il &#8220;sistema calcio&#8221; come è stato chiamato tante volte negli ultimi infelici anni italiani è fatto di tantissimi tasselli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">Il calcio: lo sport che appassiona milioni di appassionati in tutto il mondo. Il calcio è lo sport più seguito e più ricco. I suoi tifosi sono tra i più fedeli e al tempo stesso estremi.<br />
Il &#8220;sistema calcio&#8221; come è stato chiamato tante volte negli ultimi infelici anni italiani è fatto di tantissimi tasselli, grandi e piccoli, ma a noi ne interessa uno in particolare oggi: internet.</p>
<p><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/46.jpg" width="250" height="248" alt="46.jpg" class="imageframe imgalignleft" />La comunicazione è sempre più importante per una società calcistica, l&#8217;hanno capito per primi gli anglosassoni investendo capitali importanti sull&#8217;immagine e sul marketing del proprio prodotto e piano piano si stanno accodando tutti, come è giusto che sia.<br />
Parlo di prodotto perché una società, in quanto tale, è proprio questo che deve valorizzare: l&#8217;immagine e il marketing del proprio essere, l&#8217;enorme macchina organizzativa che muove persone e passioni.<br />
L&#8217;estetica del calcio è poi da sempre fortissima: colori, marchi, tradizioni, superstizioni, simboli, idoli, storia: tutto gioca a creare quell&#8217;attaccamento e quella mania calcio che fa spendere milioni di euro tutti gli anni ai consumatori-tifosi in abbonamenti, biglietti, merchandising, tessere e quant&#8217;altro.<br />
L&#8217;immagine forte è qualcosa che una squadra di calcio ha nel dna: sta alle società tirarla fuori correttamente nei vari media in cui si propone al proprio target e fare in modo di valorizzarla sempre più nel cuore dei propri tifosi. Insomma si parte avvantaggiati: valorizzare un&#8217;immagine è certo più facile che crearla da zero.<br />
Parrebbe facile insomma realizzare un buon sito internet per una società di calcio: diamine, di sicuro elementi su cui giocare non mancano! eppure.. eppure siamo ancora molto indietro con i lavori purtroppo.</p>
<p>Nelle righe che seguono andremo a vedere cosa serve ad un buon sito di una società calcistica.</p>
<p><strong>1 &#8211; SEO di base.</strong><br />
I miei tifosi devono trovarmi sui motori di ricerca, perlomeno cercando il nome della società o, quando questo coincide con il nome della città, con il nome dalla società più altre parole chiave standard tipo &#8220;calcio&#8221;, o &#8220;società calcistica&#8221;, o &#8220;sito ufficiale&#8221;, ecc.<br />
Non è necessario fare un lavoro certosino di Search Engine Optimization: non stiamo vendendo vacanze o un hotel a Milano Marittima, ma perlomeno la base è necessaria.<br />
Se è vero che per le squadre maggiori l&#8217;indirizzo internet è semplice ed ovvio (www.inter.it per esempio) non sempre questo succede per le squadre minori ed è qui che è importante il motore di ricerca. Se non ci trovano abbiamo lavorato per niente e se al posto nostro trovano un altro sito magari non ufficiale al danno si aggiunge la beffa.</p>
<p><strong>2. Immagine</strong><br />
Come detto nell&#8217;introduzione una squadra di calcio ha un&#8217;immagine forte di base: pensiamo ai colori sociali, allo scudetto societario (quasi sempre insospettabilmente bello), alla propria storia societaria, alle proprie icone (allenatori, giocatori storici, presidenti, ecc) insomma alla tradizione.<br />
Riflettere tutto questo esteticamente nel sito è fondamentale. Partire dai colori societari è ovvio quanto scontato, ma non bisogna cadere nell&#8217;esagerazione come spesso accade.<br />
Svecchiare il proprio marchio senza stravolgerlo (eresia!) in modo da renderlo più moderno, leggibile ed usabile è un&#8217;altra buona idea.<br />
Creare o ripescare altri simboli, stilemi, marchi storici dal passato è uno spunto in più che offre nuove frontiere al design e dà quel senso di tradizione che risulta fondamentale in questi casi.<br />
Attenzione però: quando gli spunti sono pochi è difficile, quando sono troppi lo è ancora di più.</p>
<p><strong>3. Usabilità ed accessibilità</strong><br />
Stiamo pur sempre parlando di un sito internet. Se un sito non è usabile allora state buttando via il vostro tempo e ne farete buttare ai vostri visitatori. Non servono interfacce super innovative per il sito di una società di calcio. Serve chiarezza e semplicità: siamo nell&#8217;era del web 2.0 e la lezione che è arrivata su tanti siti oggi online vale in particolar modo per il segmento che stiamo guardando oggi. L&#8217;accessibilità del sito è altresì importante, non tanto per rispettare la benedetta legge Stanca, ma perché si creano dei paletti e delle attenzioni che altrimenti si dimentica troppo spesso. E&#8217; per esempio infatti vero che se un sito è ben leggibile ad un ipovedente di sicuro uno che ci vede bene non lo disdegnerà, tutt&#8217;altro.<br />
Finezze come la gestione della dimensioni dei caratteri, la possibilità di stampare correttamente la pagina o di inviarla ad amici potenzialmente interessati, feed RSS e ancora compatibiltà multipiattaforma e multibrowser.. sono tutti aspetti che un sito di contenuto come quello di una società di calcio deve valutare ed implementare.<br />
La presenza poi di più lingue è indispensabile per le grandi società che giocano su platee internazionali e magari hanno molti tifosi all&#8217;estero.</p>
<p><strong>4. Contenuti</strong><br />
Perché un tifoso viene sul sito della propria squadra del cuore? i motivi possono essere tanti, ma uno tra tutti è perché vuole informarsi.<br />
Possono essere le ultime novità e comunicati ufficiali (da mettere in risalto in homepage) oppure più semplicemente vuole scoprire la storia della società e tutte quelle curiosità che solo &#8220;da dentro&#8221; possono essere raccontate.<br />
Non bastano quattro righe e una data per raccontare la storia di una squadra di calcio: si deve scrivere per internet intelligentemente. Brevi paragrafi che suscitino interesse nel lettore, correlati ad altri argomenti, pensiamo a come per esempio la storia, l&#8217;albo d&#8217;oro e i grandi personaggi di una società possono convivere e intersecarsi in un ipertesto. Siamo su internet, non su un libro, sfruttiamone le potenzialità invece che accentuarne i difetti.<br />
Il sito deve offrire contenuti pensati per il proprio target ed esclusivi: contenuti che uno non si aspetta magari di trovare, ma che non può trovare da altre parti perché strettamente legati al soggetto.<br />
Inutile per esempio presentare dati o news generiche sul mondo del calcio: per questo ci sono le decine di siti generalisti che popolano la rete, puntiamo sul nostro.</p>
<p><strong>5. Marketing</strong><br />
Vendere, vendere, vendere. Abbiamo un prodotto? lo abbiamo valorizzato? è il momento di lanciarlo sul mercato in tutte le possibilità che internet ci da. Che senso ha replicare la campagna abbonamenti online se non do l&#8217;opportunità al mio visitatore di concludere il desiderio che gli ho fatto nascere direttamente online, ora e subito? si possono creare e-commerce interni per abbonamenti e biglietti oppure affidarsi ai tanti player esterni, ma è necessario dare la possibilità ai propri tifosi di acquistare online se lo desiderano.<br />
Il merchandising: quando unisci storia e immagine forte con un e-commerce online hai un punto vincente. Le divise, le tute, i gadget, tutto lo sconfinato memorabilia che si può creare.. sembra incredibile che non tutte le società di calcio non sfruttino già l&#8217;opportunità fortissima di business che internet gli offre su un piatto d&#8217;argento.</p>
<p><strong>6. Comunity</strong><br />
Fare comunity è difficile, ma quando si è una squadra di calcio con migliaia o milioni di appassionati al seguito lo è un po&#8217; meno.<br />
Vanno create quindi aree dedicate ai propri tifosi che renda l&#8217;idea di famiglia e di contenuto esclusivo. Si fa con i forum e le chat, con moderatori che animino le discussioni, eventi online particolari (la chat con un campione per esempio), contenuti esclusivi particolari come video e foto, si deve dare un senso di appartenenza e di congregazione.<br />
Fare un forum ed abbandonarlo a se stesso può essere una pericolosa arma a doppio taglio: non c&#8217;è niente di peggio di un forum deserto o con contenuti indesiderati.<br />
Insomma il tutto va seguito fortemente e va enormemente valorizzato: è la comunity che si crea online il vero traino al traffico e a tutto il sito se ben realizzata e gestita.</p>
<p>Detto questo andate a visitare il sito della vostra squadra del cuore: in cosa hanno sbagliato? dove invece hanno lavorato bene? cosa vorreste che non c’è?</p>
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		<title>PD: la morte del simbolo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 14:32:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Presentato oggi alle 17 il nuovo e tanto atteso logo del Partito Democratico di Walter Veltroni. Disegnato da un giovane neolaureato IUAV, tale Nicola Storto, per INAREA (uno dei migliori studi italiani di brand design, non certo l’ultimo arrivato) che ha fatto il compitino per niente facile di realizzare il logo del primo partito italiano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">Presentato oggi alle 17 il nuovo e tanto atteso logo del Partito Democratico di Walter Veltroni.<br />
Disegnato da un giovane neolaureato IUAV, tale Nicola Storto, per <a href="http://www.inarea.com/">INAREA</a> (uno dei migliori studi italiani di brand design, non certo l’ultimo arrivato) che ha fatto il compitino per niente facile di realizzare il logo del primo partito italiano.</p>
<div style="text-align: center;">
<div class="imageframe imgaligncenter" style="width:432px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/logopd.jpg" width="432" height="336" alt="Logo Partito Democratico" />
<div class="imagecaption">Logo Partito Democratico</div>
</div>
</div>
<p>Niente male come inizio direi, la responsabilità era altissima e INAREA ha puntato sui suoi migliori designers a quanto pare.<br />
Sorvolando sulle facili ironie devo dire che mi piacerebbe parlare di altro. Già immagino mezza internet a sparare giudizi sulla validità grafica di questa creatura e il povero Nicola messo in croce come sempre avviene. Beh, è normale.<br />
La cosa che più mi colpisce è l’assenza di originalità, di personalità, di ricordabilità e in definitiva di longevità di questo logo: in sintesi l’assenza del simbolo.</p>
<p>I grandi partiti della storia hanno una cosa in comune: un simbolo forte, longevo, significativo, riproducibile.<br />
Pensiamo alla svastica, alla falce e martello, allo scudo crociato.. o anche all’elefante e all’asinello di oltreoceano. Tutti simboli forti che si riconducono al partito facilmente nella testa di chi li pensa, che si disegnano sui muri e diventano, appunto, simbolo di un partito, di un’ideologia, di un pensiero.</p>
<p>Il PD nasce dall’unione di partiti, arranca per trovare un’identità ideologica, fatica a diventare realtà concreta nella testa degli italiani: aveva l’occasione di farlo almeno graficamente (e certo non sarebbe stato poco), ma ha fallito miseramente. Anzi, non ci ha neanche provato.<br />
Ah dimenticavo, c’è anche l’ulivino, ho dimenticato di nominarlo.. sarà perché è insignificante, ridicolmente piccolo, stupidamente legato al passato e graficamente orribile?</p>
<p>Questo articolo è uscito per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1895/pd-la-morte-del-simbolo">DesignerBlog</a>.</p>
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		<title>Rutelli: &#8220;Italia.it o cambia o è meglio chiuderlo&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 14:35:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Italia.it il nostro portale preferito, di cui tanto abbiamo parlato in passato, costato 45 milioni di euro, pare non piacere più al ministro Rutelli che non ci gira attorno e proclama “Quel sito o cambia oppure è meglio chiuderlo”. La nuova società che ha da poco vinto la gara d’appalto per la gestione dei siti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first"><a href="http://www.italia.it/">Italia.it</a> il nostro portale preferito, di cui tanto abbiamo <a href="http://www.designerblog.it/post/834/italiait-finalmente-online">parlato in passato</a>, costato 45 milioni di euro, pare non piacere più al ministro Rutelli che non ci gira attorno e proclama “Quel sito o cambia oppure è meglio chiuderlo”.</p>
<p>La nuova società che ha da poco vinto <a href="http://www.cnipa.gov.it/site/it-IT/In_primo_piano/Sistema_Pubblico_di_Connettività_(SPC)/Contratto-quadro_per_siti_web_e_servizi_on_line_nella_PA/">la gara d’appalto per la gestione dei siti della PA</a> ha annunciato che ha bisogno di almeno tre mesi di rodaggio prima di poter cominciare a lavorare seriamente allo svecchiamento del sito, saltando così la BIT, la borsa del turismo, appuntamento strategico per chiunque faccia turismo online…<br />
Nel frattempo il sito è al 2.539/mo posto nella classifica degli accessi dei web nazionali.. come dire che non lo visita nessuno. Ovviamente la situazione europea non è poi tanto migliore, se confrontiamo il sito italiano con quelli di altri importanti paese europei vediamo che siamo si ultimi, ma non poi di tanto:</p>
<div style="text-align: center;">
<div class="imageframe imgaligncenter" style="width:432px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/confrontonazioni.jpg" width="432" height="212" alt="Statistiche Alexa" />
<div class="imagecaption">Statistiche Alexa</div>
</div>
</div>
<p>La cosa inquietante è poi vedere come il traffico di Italia.it sia rimasto uguale prima e dopo il lancio del portale (picco blu): come dire che quando non c’era nulla (se non un “in costruzione”) faceva gli stessi accessi di ora che ha contenuti. Allucinante. In pratica questo vuol dire che i visitatori di Italia.it sono in gran parte visitatori casuali, che digitano il dominio manualmente e non arrivano da motori di ricerca o altri siti.. un disastro.<br />
Triste poi vedere come in occasione del suo lancio il portale italiano ha largamente surclassato non solo se stessa, ma anche tutti gli altri portali europei. Insomma i portali turistici nazionali non funzionano e basta: il problema non è certo solo italiano.</p>
<p>Ovviamente questo non giustifica nulla, per italia.it non si è fatto neanche un minimo di SEO (Search Engine Optimization) e se cerchiamo “Italy” o “Italia” su Google i risultati sono sconfortanti per il povero portale ufficiale italiano. Ho specificato “ufficiale” perché per fortuna su internet ci sono decine di altri siti dedicati all’Italia meglio indicizzati percui certo al turista che vuol venire in Italia non mancano informazioni utili.</p>
<p>Ma allora a cosa serve Italia.it? se anche i pochi contenuti presenti sono stati più volte contestati dalle regioni come non accurati se non addirittura sbagliati? non dovevano essere le regioni stesse a dover compilare questi contenuti? una grossa parte del famoso budget milionario era proprio destinato alle singole regioni che avrebbero dovuto occuparsi di riempire il portale di contenuti specifici ed aggiornati per arrivare alla creazione del più completo ed utile sito dedicato all’Italia.<br />
Se pensiamo all’enormità del progetto iniziale e all’impegno richiesto si giustifica anche un pochino di più il budget stanziato: ovviamente non è accaduto niente di quello che si era prefissato, in puro italian style che non ha ormai più bisogno di commenti.</p>
<p>Siamo talmente abituati a queste cose che il commento di Rutelli non è stato “il progetto non è stato rispettato, prenderemo provvedimenti al più presto perché italia.it venga rifatto come doveva essere e ovviamente a spese zero”, ma piuttosto “non funziona, chiudiamolo e buttiamo nel cesso tutto il lavoro fatto e i soldi spesi”.<br />
Una cosa assurda, che fa venire il magone, perché di indignarsi non abbiamo più la forza: siamo semplicemente stremati da tanta incompetenza e spreco.</p>
<p>Avanti così.</p>
<div class="contenuto"><strong>Update: </strong><br />
Altro commento di Rutelli sempre dalla stessa riunione al Comitato nazionale per il turismo:<br />
«Facciano qualcosa, altrimenti è meglio lasciar perdere». </p>
<p>Incredibile. Facciano chi? il portale è statale, sveglia! siete VOI a dover fare qualcosa, non trattare le aziende che avete assunto con appalti come se fossere degli esterni a cui addossare tutte le responsabilità!</p></div>
<p>Questo articolo è uscito per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1744/rutelli-italiait-o-cambia-o-e-meglio-chiuderlo">DesignerBlog</a>.</p>
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		<title>Un nuovo logo per l&#8217;Italia.</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Feb 2007 12:47:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Presentato questa mattina il nuovo logo dell’Italia dal presidente del consiglio Romano Prodi e dal ministro delle attività culturali Francesco Rutelli. Realizzato dalla filiale italiana di Landor. Mi permetto, sono qui apposta, di commentare questo nuovo logo che seppur presentato in pompa magna dalle autorità e dai suoi creatori lascia, non solo secondo la mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">Presentato questa mattina il nuovo logo dell’Italia dal presidente del consiglio Romano Prodi e dal ministro delle attività culturali Francesco Rutelli. Realizzato dalla filiale italiana di Landor.<br />
Mi permetto, sono qui apposta, di commentare questo nuovo logo che seppur presentato in pompa magna dalle autorità e dai suoi creatori lascia, non solo secondo la mia personale opinione, molto a desiderare.</p>
<blockquote><p>“[…] Una curva morbida, che evoca movimento, flessibilità e fantasia. La “ì”, di colore nero, nel carattere richiama il mondo classico e la tradizione italiana. È sovrastata da un punto di colore rosso. La “t” è verde, per rafforzare l’immagine di un Paese ricco dal punto di vista naturalistico e, al tempo stesso, completare il tricolore, rendendo inequivocabile il riferimento all’Italia. Il carattere usato per le altre lettere della parola “Italia” esprime modernità. Il fondo del logo è completamente bianco. […]”</p></blockquote>
<p><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/marchioitalia_logo200x200.jpg' alt='marchio Italia' /><strong>Un bravo copy non fa un buon logo.</strong><br />
Qualunque logo diventa perfetto se accompagnato da giustificazioni ben scritte. Un buon copy può farti vedere aspetti di un logo che magari subito non avevi notato e possono fartelo apprezzare meglio o addirittura farti cambiare idea.<br />
Non è il nostro caso.</p>
<p>Semplicemente non rappresenta l’Italia. Non fa il suo lavoro. Ha errori evidenti al suo interno.</p>
<p><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/trico2.jpg' alt='trico2.jpg' /><strong>Il tricolore di questo logo è invertito.</strong><br />
La bandiera italiana ha il verde a sinistra, il bianco al centro, il rosso a destra.<br />
Considerando che nel 2007 vedo ancora gente che attacca gli adesivi del tricolore al contrario mi sembra veramente scandaloso che lo stesso logo nazionale sia invertito.</p>
<p><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/ita1b.jpg' alt='ita1b.jpg' /><strong>Questa non è l’Italia.</strong><br />
Questa forma non ricorda affatto la forma dll’italia. E’ pretestuoso affermare o scrivere il contrario.<br />
Non è uno stivale. La forma dell’Italia è unica.<br />
Su una cartina, tutti possono riconoscere la forma dello stivale.<br />
Per chiarire a destra ecco com’è fatta l’Italia, notate qualche seppur minima somiglianza con questa forma verde?</p>
<p>Anche specchiando, ruotando e distorcendo questa forma.. le somiglianze rimangono insufficenti.<br />
Si è parlato di Focus Group.. beh vorrei sapere quanti possono riconoscere in questa forma l’Italia guardandola fuori dal suo contesto e pay-off. Ve lo dico io: nessuno.</p>
<p><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/tipo21.jpg' alt='tipo21.jpg' /><strong>Tipografia impazzita?</strong><br />
Quando all’”IT” si aggiunge l’ “alia” per completare il logo la tipografia sembra impazzita.<br />
Si cambia peso e si aggiungono altri due caratteri diversi, tanto per aggiungere confusione.<br />
In totale si contano 4 diversi tipi di font in un logo con 6 caratteri in totale.<br />
3 diversi pesi, maiuscole e minoscole insieme.</p>
<p>La varietà dell’Italia si può comunicare anche senza calpestare le più elementari regole tipografiche ed estetiche.</p>
<p>E allora tanto valeva fare una cosa di questo genere, che mi sembra perfettamente riassuma la nostra cara nazione:</p>
<p><a rel="lightbox" href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/italia.jpg' title='Italia'><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/italia.thumbnail.jpg' alt='italia.jpg' /></a>Perdonate la provocazione, ma non ho resistito, a voi i commenti e le discussioni.</p>
<p>Questo articolo è uscito per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/832/un-nuovo-logo-per-litalia">DesignerBlog</a> suscitando centinaia di commenti sul blog stesso e a catena su tanti altri in giro per internet. E&#8217; stato ripreso da blog statunitensi (<a href="http://www.underconsideration.com/brandnew/archives/italia_like_youve_never_seen_i_1.php">BrandNew</a>) e tedeschi (<a href="http://www.designtagebuch.de/bella-italia/">Design Tagebuch</a>) ed è in generale la prima e più seria analisi sul neonato e tanto discusso logo Italia.</p>
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		<title>I magnifici 10</title>
		<link>http://itomizer.com/2006/11/14/i-magnifici-10/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Nov 2006 17:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Una escursione nei finalisti del Premio Web Italia.  Mi arriva questa mail dal &#8220;Premio Web Italia&#8221;: Sono loro i magnifici 10. Quelli che si contenderanno, cioè, il titolo di Sito dell&#8217;Anno 2006 il prossimo 21 ottobre al MUMI di Francavilla al Mare (CH) nell&#8217;ambito della quinta edizione di Premio Web Italia. Scelti dalla giuria tecnica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">Una escursione nei finalisti del Premio Web Italia. </p>
<p>Mi arriva questa mail dal &#8220;Premio Web Italia&#8221;:</p>
<blockquote><p>Sono loro i magnifici 10. Quelli che si contenderanno, cioè, il titolo di Sito dell&#8217;Anno 2006 il prossimo 21 ottobre al MUMI di Francavilla al Mare (CH) nell&#8217;ambito della quinta edizione di Premio Web Italia. Scelti dalla giuria tecnica del premio dopo una selezione che ha visto ben 4116 candidati alla competizione scesi, dopo una prima scrematura, a 884 siti definiti &#8220;eccellenti&#8221; secondo i criteri del concorso che premia lo stile italiano nel web.</p></blockquote>
<p>Ok! fantastico, saranno siti incredibili allora.<br />
Ora me li guardo e vediamo chi sono i magnifici 10.. GIURO che sarò il più obiettivo possibile.</p>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.annaoxa.net">www.annaoxa.net</a></h2>
<p>Uso smodato di flash, inutile. Design sbagliato, piace al designer sicuramente, ma fuori target completamente.. fantascientifico per AnnaOxa? che avete fumato? usabilità ai minimi termini, loading penosamente lunghi&#8230; stufa dopo due minuti di visione, ma a quanto pare ai giudici del premio interessano solo qualche pixel che si muove sullo schermo e qualche BLING! che viene emesso dalle casse (!!!!) che fa &#8220;FIGOO!&#8221;<br />
ora&#8230; Addirittura questi mettono in basso i &#8220;premi&#8221; che hanno vinto.. questa storia delle medagliette che regalano i premi web sparsi per internet è veramente a dire poco PENOSA.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.endrizzi.it">www.endrizzi.it</a></h2>
<p>Dal logo mi sembrava una marca di vini.. ma dal sito per i primi 30 secondi ho pensato fosse un consorzio o qualcosa di statale (il logo del trentino in bella vista non aiuta).. poi navigando ho capito che effettivvamente è una marca di vino e questo è il suo sito ufficiale.. pessimo inizio. navigandolo ho iniziato ad apprezzarlo però, un buon sito HTML&#8230; design essenziale, ma giusto.<br />
Giusto valore al bel logo aziendale. Peccato per quelle foto che vanno sopra al menù (&#8220;clicca qui per tornare al menù&#8221;.. dai su non scherziamo).<br />
E&#8217; un buon sito senz&#8217;altro, ma da qui a dire che è tra i migliori 10 in Italia ne passa.. questa è la base proprio.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.ernestomeda.it">www.ernestomeda.it</a></h2>
<p>Carina l&#8217;idea del &#8220;filmato&#8221; che avanza attraverso le varie cucine disponibili. Inutilmente complicata la rappresentazione dello stesso in basso, che dovrebbe spiegare cosa succede e al contrario complica solo la vita a chi osserva (che senso ha spiegare uno slideshow?).<br />
Inspiegabile il logo aziendale ridotto ai minimi termini in alto a sinitra.. buon posizionamento, pessimo dimensionamento.. manie estetiche? il &#8220;tutto piccolo&#8221; ha senso se si mantengono le proporzioni e si lavora su fondali decenti.. se il menù al contrario è grande come il logo.. c&#8217;è qualcosa che &#8220;tocca&#8221;.<br />
La scelta tipografica mi lascia perplesso.. sembrerebbe un Helvetica, ma rende proprio male.. non capisco.. forse hanno usato un Arial? sono le dimensioni e i pesi che sono sbagliati rispetto alle proporzioni del sito.. per un profano sono sciocchezze, in realtà il tutto rende un fastidioso senso di inesteticità.. lo vedo solo io? un designer queste cose le nota e le corregge.. sembra buttato via allo stato attuale.<br />
Il menù ha un solo livello per tutto.. dalle ultime notizie (z.island bla bla) alle informazioni tecniche alla versione italiana.. impazziti o semplicemente senza la voglia il tempo di fare un progetto serio? un solo livello vuol dire che clicco tutto senza cercare..<br />
questo è un finto bel sito: in realtà è proprio tirato via.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.internazionale.it">www.internazionale.it</a></h2>
<p>Il sito di una delle mie riviste preferite. La rivista ha un design splendido, soprattuto da un punto di vista tipografico.<br />
Sa unire caratteri e spazi sapientemente con colori neutri spezzati dal &#8220;rosso&#8221; istituzionale.. il sito è un portalino ordinatino alquanto scialbo. Non ripropone minimante gli stilemi che avrebbe potuto ereditare dalla rivista, inspiegabilmente.<br />
Piuttosto si arrampica sulla semplicità estrema diventando insipido come pochi. Ha il problema di tutti i siti dei giornali/quotidiani: troppi contenuti, poco design.<br />
Una cura del dettaglio e dell&#8217;impaginazione maggiore avrebbe aiutato l&#8217;utente a districarsi tra le mille sezioni/lanci/articoli/strilli.. peccato, occasione mancata.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.maxcoppeta.it/terradibabilonia">www.maxcoppeta.it/terradibabilonia</a></h2>
<p>Difficile da valutare questo sito. Sicuramente fa il suo lavoro: presentare uno spettacolo teatrale, cercando di ripresentarne l&#8217;estetica, le sensazioni, l&#8217;atmosfera. Mettere più in evidenza il menù sarebbe stato meglio: io mi sono &#8220;sorbito&#8221; tutta l&#8217;introduzione animata prima di trovarlo a sinistra. Mi sembra un buon sito in fin dei conti, non è un capolavoro, ma fa quello che ci si aspetta.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.metrotorino.it">www.metrotorino.it</a></h2>
<p>Un buon sito informativo, rovinato da un PESSIMO logo su cui mi cade l&#8217;occhio inorridito di continuo.<br />
L&#8217;uso dei pixelfont (quelli senza anti-alias) rende tutto più chiaro, ma ormai è una moda che sta appiattendo il design, sicuramente sono esteticamente carini.. ma vederli ovunque sta creando un piattume non indifferente.<br />
Stesso discorso per tutti gli effettini su link/scritte/foto.. sono le solite cose viste e riviste insieme ai pixel font. E&#8217; insomma il classico bel sito in flash, questa volta unito sapientemente alla parte HTML.<br />
Il problema che ha è che è anonimo. Anonimo perchè come detto lavora su stilemi usati ovunque, con elementi grafici inesistenti. Anonimo perchè non lavora minimanete sull&#8217;immagine coordinata di quello che presenta (perfortuna viene da dire..) e neanche sull&#8217;estetica forte che ha l&#8217;argomento trattato: un sito che parla di una metropolitana dove la metropolitana si vede così poco.. peccato si poteva e doveva giocare di più su un&#8217;estetica forte come quella del Metrò.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.mono-no-aware.org">www.mono-no-aware.org</a></h2>
<p>Questo non è un sito internet, ma una pagina che ospita tre concept video che possono piacere o meno (a me piacciono molto).. Di sicuro non capisco come possa essere stato inserito in una classifica di &#8220;miglior sito dell&#8217;anno&#8221; quando non ha niente di un sito internet.. inconcepibile.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.no-thing.it">www.no-thing.it</a></h2>
<p>&#8220;Il primo portale del sapere in MP3&#8243;..  Un portale destinato ai non vedenti mi viene subito da pensare.. peccato che di accessibile ha poco o niente. Se invece è destinato ai &#8220;vedenti&#8221;.. allora proprio non ci siamo, design al limite dell&#8217;infantile, tipografia inesistente e spazi scelti apparentemente a caso: mi viene da pensare che sia finito qua per scherzo? Forse si è voluto premiare l&#8217;idea originale (???) o cos&#8217;altro?<br />
Riunire file audio che raccontano un&#8217;enciclopedia è una bella idea, costruire un&#8217;interfaccia tra questo archivio e il mondo esterno senza nessun criterio è stupidità.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.regione.sardegna.it">www.regione.sardegna.it</a></h2>
<p>E vai di portalone! Amo il Premio Web Italia perchè ogni anno la marchetta al sito statale la deve fare, non c&#8217;è niente fa fare proprio. Questo sito riprende gli errori visti per &#8220;Internazionale&#8221;: tutto molto pulito e ordinato, tutto al suo posto.<br />
Ma manca una progettazione che imposta le rilevanze grafiche in modo da aiutare l&#8217;utente. Se tutto ha la stessa importanza la navigazione diventa difficoltosa, è così difficile da capire e implementare? E poi dovè la sardegna? niente foto, niente accenni grafici o estetici.. potrebbe essere il portale di una qualunque altra regione, anzi: di un qualunque altro argomento.. sembra un template estetico riciclato o comprato ed adattato.<br />
Il classico esempio di accessibilità estrema che uccide un sito e lo rende piatto e anonimo: sacrilegio.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.stefanel.it">www.stefanel.it</a></h2>
<p>E rieccoci ai pixel fonts. Una foto gigante di sfondo, pixel font ed effettini. Tutti uguali questi siti, l&#8217;ho detto e lo ripeto. Che c&#8217;è qua di Stefanel? Sono i designer che non sanno raccontare le aziende o le aziende che non hanno più nulla da raccontare? Il servizio fotografico sarà costato molto, ma com&#8217;è presentato ora sembra il sito personale di Gisele Bundchen, non quello di Stefanel.<br />
Anonimo, anonimo, anonimo! poco importa che sembri ben fatto! questo sito non comunica e non lascia nulla. A morte i pixel font, ridateci il buon design!</p></div>
<h2>Osservazioni finali.</h2>
<p>Sicuramente non è facile creare, organizzare e portare avanti un premio per il web italiano.<br />
Un po&#8217; perchè il livello del web italiano è quello che è.. un po&#8217; perchè ci si deve accontentare dei siti che poi effettivamente vengono iscritti. </p>
<p>Quello che mi chiedo è come vengono fatte certe selezioni.. io mi rifuto di pensare che i 10 siti che ho appena visto siano i 10 migliori tra le centinaia iscritte al premio.. men che meno che siano i 10 migliori siti italiani (Dio ci aiuti in tal caso!).<br />
Allora se già i siti iscritti decenti sono pochi, cerchiamo di farli selezionare a qualcuno di INDIPENDENTE e PREPARATO, perchè a quanto pare questo non è stato fatto.<br />
Se poi vogliamo dirla tutta.. che senso ha guardare solo i siti iscritti se il concorso è semi-gratuito? Il premio Web italia nel bene o nel male è tra i più famosi in Italia e senz&#8217;altro il più &#8220;vicino&#8221; ai piccoli/medi studi italiani, quelli che creano la gran parte del web italiano, della nostra immagine sul web italiano&#8230; e allora cerchiamo di valorizzare al massimo il materiale che arriva e i professionisti più seri.</p>
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		<title>Intervista a Computer Graphics &amp; Publishing</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2003 17:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuove esperienze attraverso l’interattività per la Rete, arte creativa e lavoro su commissione, teatro digitale, il lavoro di gruppo, le scelte e le prospettive del Web designer in una situazione di ridimensionamento del mercato e tanto altro. Antonio Moro, designer professionista da tre anni, si divide da sempre tra la sua passione per la tecnica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">Nuove esperienze attraverso l’interattività per la Rete, arte creativa e lavoro su commissione, teatro digitale, il lavoro di gruppo, le scelte e le prospettive del Web designer in una situazione di ridimensionamento del mercato e tanto altro.</p>
<p>Antonio Moro, designer professionista da tre anni, si divide da sempre tra la sua passione per la tecnica e quella per l’arte e il design. Fondatore di DollyDesign, la community italiana del Web design, cura il proprio sito personale cercando di uscire dagli schemi comuni del Web design e della Web Art.<br />
Antonio Moro si propone nel settore del Web design per la ricerca continua di stili e soprattutto di nuovi strumenti per l’interattività tra l’utente e la grande Rete. Il suo sito Web può considerarsi un vero e proprio laboratorio, infatti, sin dal primo approccio con la pagina principale si ha l’impressione di entrare in qualcosa di diverso, una sensazione che può non essere immediatamente definita, a causa di quella che possiamo oramai definire come un’abitudine causata da una vera e propria standardizzazione nell’approccio al Web. </p>
<p>Il fatto che più o meno tutti i siti su Internet si assomiglino non può che far impigrire il navigatore, e in questo caso anche il semplice utilizzo dei tasti freccia della tastiera può considerarsi una piacevole novità, che fa presagire diversi scenari per il futuro. </p>
<p>Quello che ci ha favorevolmente impressionato nell’approccio con Moro è il fatto che riesce perfettamente a distinguere il lato sperimentale da quello professionale.<br />
Con poche ma significative parole, durante l’intervista, è riuscito ad esprime un concetto e a porre una definizione, che per molto tempo abbiamo cercato, con chi è intervenuto in questa rubrica. </p>
<p>In particolare ci riferiamo al punto in cui afferma: “quello che il designer deve fare è lavorare insieme al cliente, consigliarlo, dargli delle scelte e ascoltare quello che ha da dire sul prodotto che vuole realizzare, quello che facciamo tutti i giorni è design, realizzare cioè prodotti che rispecchiano precise richieste, che nascono per l’utente in base a queste”.</p>
<p><strong>Internet concede molto alla sperimentazione, nel tuo caso si notano innovazioni nel concetto di navigazione che prescindono da quello di usabilità, ritieni che sia questa la via da seguire e per quali motivazioni?</strong></p>
<blockquote><p>Credo che il punto fondamentale sia: “qual è il concetto di usabilità?”. Se dovessimo attenerci alle regole “standard” di usabilità tutte le navigazioni sarebbero uguali o comunque molto simili fra loro. L’utente per lo meno all’inizio ne trarrebbe giovamento? Sicuramente si, ma di certo no a lungo termine.<br />
La sperimentazione deve quindi essere applicata oltre che all’interfaccia anche all’usabilità della stessa, che vuoi proporre. Nei miei esperimenti ho cercato di cambiare punto di vista e uscire dai canoni classici della navigazione su Internet come la conosciamo.<br />
Creare nuove esperienze attraverso l’interattività è la base su cui si poggia la grande Rete. Internet, vero nuovo media della comunicazione, si basa su un elemento che tutti gli altri media non hanno: l’interattività. La vera sperimentazione deve quindi, a mio parere, essere rivolta a questo aspetto importantissimo di Internet, che altrimenti rischia di passare in secondo piano.<br />
Ricordiamoci che questo elemento, insieme alla varietà quasi infinità dei contenuti, è il punto di forza del media in cui operiamo: standardizzarlo o comunque porlo in secondo piano significa non realizzare un buon sito Web nella maggior parte dei casi. </p></blockquote>
<p><strong>Quanta libertà ti è concessa nella realizzazione di siti Web per committenti, riesci ad imporre i tuoi punti di vista e quali difficoltà trovi nel rapportarti con responsabili del marketing e con i piccoli imprenditori?</strong></p>
<blockquote><p>Questo è un punto dolente di numerosi designer:La libertà creativa. Libertà creativa significa esprimere liberamente la propria creatività e concentrarla per ottenere un risultato.<br />
Molti designer sono portati a pensare che la libertà creativa debba sempre essere applicata al loro lavoro. Tutti vorrebbero che il cliente arrivi una mattina, ci dia due o tre linee generali e poi se ne torni a casa senza più disturbarci. Questa è “presunzione creativa”.<br />
Quello che il designer deve fare è lavorare insieme al cliente, consigliarlo, dargli delle scelte e ascoltare quello che ha da dire sul prodotto che vuole realizzare. Quello che facciamo tutti i giorni è design, realizzare cioè prodotti che rispecchiano precise richieste e che nascono per l’utente in base a queste.<br />
Ovviamente questo scenario idilliaco di ambiente collaborativo tra designer e cliente è forse utopico, soprattutto in Italia. La dura verità è che i “clienti buoni” (come li chiamano i Web designer) sono pro-prio pochi. Quello che solitamente viene richiesto è una bella brochure in rete del suo prodotto, possibilmente più bella di quella del signor Rossi, suo diretto concorrente. </p>
<p>Non c’è ancora in Italia insomma una coscienza di quello che Internet può offrire, se non nelle grandi aziende.Tutto il settore della piccola e media impresa, in cui operano migliaia di Web de-signer freelance e piccole agenzie, è costellato da self-made-man che vorrebbero anche un “self-made-Web-site”, ma che proprio non ci riescono e allora si rivolgono al “primo riven-ditore di siti” disponibile.<br />
Prima ci si toglie il dente e meglio è: consegna in quindici giorni, pagamento a sessanta, il logo l’ha disegnato mio figlio e vorrei una nuvola volante in home page, sa, mi ricorda mia madre… mah. Il duro lavoro che ci aspetta è contribuire a creare questa coscienza che in Italia manca. Cerchiamo allora di fare capire ai nostri clienti quali sono queste nuove possibilità che Internet offre, come possono sfruttarle e cosa possono ricavare dagli investimenti che stanno facendo. </p>
<p>L’imprenditore italiano ragiona a breve termine: oggi mi costa una certa cifra, domani mi rende quanto? Nostro compito sarà quello di fargli capire quanto sia impor-tante il media Internet, se sfruttato correttamente, per l’azienda. Attraverso la fidelizzazione dell’utente, la messa on-line di informazioni interattive e aggiornate, il supporto on-line, la creazione di database sempre consultabili, la possibilità di utilizzare più media, approcci, ed interazioni per la presentazione di un prodotto o di una idea. Internet ha infinite possibilità, noi lo sappiamo bene.<br />
Quello che dobbiamo fare è farlo scoprire anche ai nostri clienti.</p></blockquote>
<p><strong>Che rapporto intercorre tra l’arte creativa e il lavoro su commissione?</strong></p>
<blockquote><p>L’arte creativa è puro istinto espresso attraverso un qualche tool che ti permetta di tradurre in sensazioni visive quello che vuoi esprimere in quel momento. Il lavoro su commissione è arte creativa espressa all’interno di un recinto che si pone insieme al cliente.<br />
E’ quindi strettissimo il rapporto fra le due cose, importante per un designer è saper sempre individuare la differenza fondamentale che però necessariamente intercorre.<br />
 Entrambe queste forme di espressione sono essenziali per un designer: saper lasciare andare la propria mente creativa liberamente e saperla rinchiudere in dei limiti prestabiliti. Se un designer non ha la possibilità di applicarsi in queste due forme di espressione non può, almeno secondo me, crescere professionalmente ed interiormente.</p></blockquote>
<p><strong>Come avviene il passaggio tra il lavoro di progettazione e quello di realizzazione pratica?</strong></p>
<blockquote><p>In realtà non c’è mai un vero e proprio passaggio definito tra queste due fasi. Diciamo che il processo vero e proprio è uno solo e che può dividersi a grandi linee in questi due passaggi, ma che si può sempre tornare a riprogettare qualcosa o realizzare determinati elementi senza alcuna progettazione.<br />
Credo che la progettazione sia importante, ma il livello istintuale è altrettanto importante: quindi ben venga una progettazione attenta del prodotto che si vuole realizzare, ma non dimentichiamo mai di lasciare anche spazio ad un po’ di improvvisazione creativa che a volta tira fuori le idee migliori.</p></blockquote>
<p><strong>Il tuo sito Web è molto particolare e riesce a far coinvolgere l’utente anche con l’uso della tastiera, ritieni che la programmazione e il design di un sito debba uscire dalla “gabbia” del mouse per un coinvolgimento sempre più attivo? E quali obiettivi ti proponi?</strong><br />
(si fa riferimento ad una vecchia versione di <a href="http://www.itomi.it">itomi.it</a> non più online. NdAntonio)</p>
<blockquote><p>Non so ancora dove arriveremo per quanto riguarda gli strumenti di interazione con la macchina. Il mouse è attualmente il dispositivo più utilizzato per interagire con il computer. Anche il mouse ovviamente evolve di continuo e forse un giorno cambierà completamente o verrà sostituito da oggetti più evoluti ergonomicamente e funzionalmente.<br />
 Quello che volevo fare, quando ho pensato il mio sito, era di non fermarmi al solo mouse. L’uso della tastiera nella navigazione di un sito Web è quanto meno raro. Quello che volevo ottenere era sorprendere l’utente inizialmente per il cambio di “abitudine” per poi sorprenderlo ancora per l’adattamento alla nuova esperienza e, non deve semplicemente sfociare in effettistica di bassa lega, ma liberarsi per la creazione di nuove esperienze da concedere all’utente.</p></blockquote>
<p><strong>Secondo il tuo parere su Internet c’è ancora troppa improvvisazione e scarsa professionalità nel progettare siti?</strong></p>
<blockquote><p>Assolutamente, ma questo è normale e succede sempre quando una professione risulta così facilmente accessibile. La facilità di accesso al Web design ha abbassato, com’è ovvio, il livello medio della qualità, ma ha aperto la strada verso una professione che altrimenti non si sarebbe sviluppata ed evolu-ta così tanto.<br />
Sta quindi ai singoli designer decidere come evolvere nella loro professione, se accontentarsi di rimanere a livelli di entrata o se crescere verso livelli professionali più alti. Il bello del Web design è che comunque dà possibilità di scelta, fino ad un certo punto, ovviamente&#8230;</p></blockquote>
<p><strong>Secondo il tuo parere e la tua esperienza quando si può dire che un sito Web ha raggiunto il suo obiettivo?</strong></p>
<blockquote><p>Quando ha conseguito tutti i requisiti che si erano prefissati i suoi creatori e i suoi committenti. Mi spiego: inutile generalizzare, ogni sito fa storia a sé, ha propri prerequisiti, target, necessità, problemi.<br />
Un sito Web in realtà non arriva mai ad essere “finito”, a meno di progetti particolari fini a se stessi. Un sito fatto per il pubblico che interagisce e propone contenuti, per esempio, non si completa mai, al limite arriva ad un livello di qualità generale ed aggiornamento continuo, per cui si può dire che quel sito effettivamente raggiunge il suo obbiettivo.<br />
Il bello però è proprio questa sfida continua che sta dietro ad ogni sito Internet: il confronto con il target del sito e l’inevitabile aggiornamento e “riposizionamento” che ne consegue.<br />
I siti fini a se stessi di solito hanno ben poco di interessante, sia per l’utilizzatore che per il suo realizzatore.
</p></blockquote>
<p><strong>Ritieni che, vista la situazione attuale, si possa vivere di solo Web design?</strong></p>
<blockquote><p>Il mercato si è ridimensionato molto negli ultimi mesi, ci si “vende” a meno e i progetti disponibili per un freelance sono sempre meno numerosi.<br />
A questo proposito il punto principale che sto spingendo in questo periodo, quando sono invitato a parlare in pubblico, riguarda l’aggiornamento. Un WebDesigner freelance non può permettersi ora di crogiolarsi sugli allori del passato; è indispensabile un aggiornamento di metodo di lavoro, tecnologico, formale, creativo.<br />
Dobbiamo evolvere da semplici “grafici programmatori” ad autori digi-tali completi per il mondo di Internet, quindi, esorto tutti ad avvicinarsi al mondo del video editing, del 3D, della fotografia, sempre pensando a come coniugare queste nuove conoscenze su Internet: stiamo imparando a fare video editing con Premiere e After Effects? Specializziamoci allora nel video streaming e nella messa online di filmati, documentari, video-news, eccetera, magari inseriamo delle prove sul nostro sito e vediamo come coniugare Flash ed il video (QuickTime 5, per esempio, che supporta Flash 4) per creare nuovi siti multimediali&#8230; poi proponiamo nuove soluzioni e nuovi approcci ad Internet e agli utenti dei nostri clienti.<br />
Abbiamo magari una macchina fotografica digitale?Allora avviciniamoci al mondo della fotografia, magari imparando a realizzare QuickTime VR, molto richiesti ultimamente&#8230; Non serve diventare super esperti inizialmente, una buona infarinatura basta anche per riuscire ad andare poi in outsourcing verso altri professionisti. L’obbiettivo è specializzarsi in campi che pochi conoscono, esattamente come due anni fa abbiamo fatto quando ci siamo avvicinati al Web design; di lavoro ce ne era tanto perché eravamo in pochi a saperlo fare.</p>
<p>Ora un semplice sito Internet lo sanno fare in molti, moltissimi.</p></blockquote>
<p><em>Tratto da “Computer Graphics &amp; Publishing” del Gennaio 2002. Lunga intervista di 6 pagine dedicata ad Antonio Moro (Estratto).</em></p>
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