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	<title>itomizer. &#187; Collezionismo</title>
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	<description>Itomizer critica e recensisce su design, pubblicita', tecnologia e in generale sul bello e il brutto della vita nell'epoca del consumismo.</description>
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		<title>Storia e collezionismo di sua maestà la Matita</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 17:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;invenzione della matita e della sua industrializzazione è argomento molto ricco ed interessante, come curioso è tutto il movimento di collezionisti che gira intorno a questo importante, quanto semplice, oggetto di tutti i giorni. La matita è oggi senza alcun dubbio lo strumento più comune per scrivere e disegnare, ma non è il più antico. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">L&#8217;invenzione della matita e della sua industrializzazione è argomento molto ricco ed interessante, come curioso è tutto il movimento di collezionisti che gira intorno a questo importante, quanto semplice, oggetto di tutti i giorni.</p>
<p>La matita è oggi senza alcun dubbio lo strumento più comune per scrivere e disegnare, ma non è il più antico. Furono infatti i sumeri alla fine del quarto millennio A.C. a inventare la più antica forma di scrittura conosciuta: la scrittura cuneiforme.</p>
<p><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/scrittura-cuneiforme.jpg" rel="lightbox[matite]" title="Scrittura cuneiforme"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/scrittura-cuneiforme.thumbnail.jpg" width="120" height="200" alt="scrittura cuneiforme" class="imageframe imgalignleft" /></a>I sumeri e gli assiro-babilonesi utilizzavano un semplice strumento metallico per incidere solitamente tavolette in argilla (prima che seccasse) o anche in pietra. Uno strumento simile era utilizzato anche dagli antichi Romani per graffiare il papiro: ero lo <em>stilo</em>, il nonno della moderna matita.</p>
<p>La matita è invenzione relativamente recente: la grafite che ne è la base fu infatti scoperta solo nel 1564.<br />
Dopo una fortissima tempesta fu scoperto un enorme giacimento di grafite pura in Borrowdale, in Inghilterra. Era il 10 settembre, data che è considerata il compleanno della matita.</p>
<p>I pastori del luogo si accorsero subito che questo nuovo misterioso minerale naturale poteva essere molto utile: cominciarono ad utilizzarlo per marchiare le loro pecore e successivamente in pezzi più minuti avvolti in lembi di tessuto o di lana per scrivere. </p>
<p>In poco tempo la grafite diventò molto famosa tra chi necessitava di un materiale con cui scrivere o disegnare e si cominciò ad inserirla tra i materiali più disparati per avere un supporto più stabile che consentisse anche di non sporcarsi le mani. La grafite pura è infatti un minerale molto morbido e che lascia una impronta molto decisa anche al minimo contatto.</p>
<p>Furono gli italiani i primi a pensare ad un contenitore in legno: Simonio e Lyndiana Bernacotti realizzarono dei progetti per la realizzazione di matite attraverso la creazione di fori in un&#8217;anima ovale di ginepro abbastanza compatta, in cui veniva poi inserita e incollata un&#8217;anima di grafite.</p>
<p>Poco dopo, nel 1762 a Nuremberg, in Germania, ebbe inizio la prima produzione industriale di matite. La fabbrica <em>Faber</em>, dal cognome del suo fondatore, ideò un processo industriale che inserisce, tra due fogli di legno di cedro poi incollati, una anima di grafite, detta poi mina. Era nata la matita moderna.</p>
<p>Nel 1795 Nicholas Jacques Conte, uno scienziato francese, inventò il procedimento di mescolare alla grafite pura anche dell&#8217;argilla per ottenere mine più &#8220;dure&#8221;: è infatti in base alla quantità di argilla contenuta nella mina che le matite sono più o meno dure e lasciano quindi segni più o meno evidenti. Le diverse quantità di argilla vennero studiate e inventate dall&#8217;austriaco Joseph Hardtmuth della Koh-I-Noor e sono a tutt&#8217;oggi in uso.</p>
<p>L&#8217;argilla era mescolata alla polvere di grafite, modellata nella forma giusta e poi fatta passare in fornace prima di essere inserita nell&#8217;adeguato astuccio di legno.</p>
<p>Ma come sono costruite esattamente le matite?</p>
<p><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/making22.jpg" rel="lightbox[matite]" title="Costruzione di una Matita"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/making22.thumbnail.jpg" width="119" height="282" alt="Costruzione di una Matita" class="imageframe imgalignleft" /></a>L&#8217;immagine a sinistra illustra i vari procedimenti che vengono eseguiti in fabbrica per la costruzione industriale delle matite.</p>
<p>Si parte da un blocco di cedro (1) che viene poi tagliato in assi (2). Le assi di cedro vengono poi tinte (3) e vengono praticate delle incisioni (4).<br />
In queste incisioni vengono inserite le mine (5) e viene incollata una nuova asse sopra alla precedente (6).<br />
Il sandwitch che si ottiene viene fatto passare in un tornio (7) che divide le singole matite (8) e da la forma definitiva (esagonale, tonda, quadrata, ecc.).<br />
Successivamente le matite vengono colorate e rifinite (9 e 10). Eventualmente viene anche inserito un supporto in ferro per la gomma (11) e la gomma stessa (12).</p>
<p>Hyman L. Lipman di Filadelfia ha brevettato la prima matita con gomma nel 1858. Il particolare anello di metallo che collega la gomma alla matita si chiama puntale. </p>
<p>Le prime matite prodotte industrialmente non venivano colorate in modo da mostrare la qualità del legno utilizzato, particolare al tempo molto ricercato e tenuto in grande considerazione da chi doveva acquistare una nuova matita.</p>
<p>Verso il 1890 si cominciò a colorare le matite e ad imprimere i marchi e i nomi delle aziende produttrici, fu uno delle prime forme di immagine coordinata applicata al prodotto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/matite1.jpg" rel="lightbox[matite]" title="Matite"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/matite1.thumbnail.jpg" width="550" height="783" alt="Matite" class="imageframe imgaligncenter"  /></a></p>
<p>I produttori americani usavano al tempo grafite cinese. Quella cinese era infatti considerata la migliore al mondo e quindi gli americani cominciarono a dipingere le loro matite di giallo.<br />
In Cina il giallo è infatti un colore associato al rispetto e alla nobiltà, i produttori americani utilizzavano il giallo proprio per esprimere questa nobiltà e superiorità delle loro matite con grafite cinese.</p>
<p>Ancora oggi negli Stati Uniti (e non solo) il 75% delle matite sono gialle: la tradizione e la consuetudine sono rimaste anche se non viene quasi più utilizzata grafite cinese per le matite.</p>
<p>Le prime matite americane erano realizzate con Cedro dell&#8217;est, proveniente dal Tennessee e da altri stati del sud-est degli Stati Uniti, era un legno molto forte e resistente. Nel 1900 però i produttori di matite necessitavano di sempre più riserve di legno per la loro produzione e lo andarono a scovare dall&#8217;altra parte degli Stati Uniti, in California.<br />
Il Cedro Californiano si rivelò un legno ancora migliore per la produzione di matite ed è ancora oggi il legno più utilizzato a livello mondiale.</p>
<p>La storia della matita è comunque alquanto complicata e nelle mie ricerche ho trovato varie versioni su chi ha inventato cosa, ho cercato di riportare in questo articolo un riassunto il più veritiero possibile.</p>
<p>Ma comunque sia tutta questi complicati procedimenti ed invenzioni hanno portato fino ai giorni nostri uno degli oggetti più utilizzati e prodotti in assoluto: la matita. Ogni anno vengono prodotte miliardi di matite in tutto il mondo da centinaia di diverse fabbriche, ognuna delle quali ha storia e modelli diversi: diverse matite quindi.. migliaia, milioni di diversi modelli di matita.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/matite23.jpg" rel="lightbox[pics63]" title="Matite"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/matite23.thumbnail.jpg" width="550" height="718" alt="Matite" class="imageframe imgaligncenter" /></a></p>
<p>Tutta questa diversità e storia non poteva non fare nascere un movimento attivissimo di <em>collezionisti di matite</em>.</p>
<p>Su internet sono presenti vari siti che parlano di collezionismo di matite, con migliaia di foto accuratamente catalogate per marca, modello, uso.. insomma un universo di matite vero e proprio, dalle più antiche e rare, alle più comuni. Da quelle destinate ad usi professionali (da carpentiere, da bozzetto, ecc) a quelle più strane e assurde prodotte per scopi professionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="contenuto">
<ul>
<li><a href="http://www.pencilpages.com">The Pencil Pages</a></li>
<li><a href="http://www.brandnamepencils.com">Bob Truby&#8217;s Brand Name Pencils</a></li>
<li><a href="http://www.lionandpen.com/">Lion &#038; Pen</a></li>
<li><a href="http://www.pencils.com">Pencils.com</a></li>
<li><a href="http://www.pencilmuseum.co.uk">Il Derwent Pencil Museum in Inghilterra</a></li>
<li><a href="http://www.pencilrevolution.com/">Pencil Revolution</a></li>
<li><a href="http://www.the-pencil-place.freeserve.co.uk/index.html">The Pencil Place</a></li>
<li><a href="http://www.penciltalk.org">Pencil Talk</a></li>
<li><a href="http://timberlines.blogspot.com">Timberlines</a></li>
</ul>
</div>
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		<title>Polaroid Mania</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 13:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">Nel 1947 la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Polaroid_Corporation">Polaroid Corporation</a> rilascia sul mercato la prima <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Instant_camera">Instant camera</a> commerciale. E’ un’invenzione di quel genio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Edwin_Land">Edwin Land</a>, uno dei personaggi più rappresentativi dello scorso secolo per quanto riguarda il mondo della fotografia.</p>
<p><br/></p>
<h2>Le Pellicole</h2>
<p>Le primissime Polaroid usavano un “Roll Film”, una pellicola in rullo molto particolare, composta da due parti: positivo e negativo. Non era esattamente immediata da usare.. andava estratta la foto e poi andava strappato via il positivo subito dopo l’avvenuto sviluppo della stessa.</p>
<div style="text-align: center;">
<div class="imageframe imgaligncenter" style="width:500px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390101858_00faef04d6.jpg" width="500" height="375" alt="Collezione di Polaroid" />
<div class="imagecaption">Collezione di Polaroid</div>
</div>
</div>
<p>In seguito la Polaroid introdusse, per la gioia degli utenti meno esperti, il primo rullino “integrale” di forma quadrata. E’ la classica “Polaroid” che tutti ricordiamo: le foto venivano fuori già “pronte”, bastava agitarle un po’ e dopo pochi minuti ecco ottenuta la nostra bella immagine. Questo primo tipo, chiamato SX-70, aveva inoltre la pecularietà di essere modificabile: riscaldando la foto (con un phon o simili) e agendo con vari attrezzi di fortuna (punteruoli o punte di legno per esempio) era (ed è ancora) possibile deformare l’immagine sviluppata.. una specie di <a href="http://www.rainbowpcm.com/kai_s_power_goo.html">PowerGoo</a> analogico, con risultati sorprendenti.</p>
<p>Arrivano poi le pellicole Polaroid 600, in assoluto le più diffuse, una evoluzione delle SX-70 con colori più fedeli (ma meno artistici e meno interessanti di conseguenza), 600 iso (da qui il nome) e la familiare forma quadrata con spazio per scrivere bianco (che in realtà non è altro che il serbatoio del liquido di sviluppo chimico).</p>
<p>Nel corso degli anni la Polaroid ha messo sul mercato una serie letteralemente infinita di macchine fotografiche istantanee. Per i miei gusti sono semplicemente tutte stupende: hanno un fascino, un design, un’estetica per me impareggiabile, sia che le consideriate un soprammobile sia che le vogliate utilizzare per fare foto.</p>
<p>Fare foto? ebbene si, c’è ancora qualcuno (anzi direi un pò più di qualcuno) che utilizza le Polaroid per fare foto. La Polaroid ha smesso di produrre le pellicole oramai da anni, ma si possono trovare resti di magazzino abbastanza facilmente online a prezzi ragionevoli.</p>
<p>Da dove cominciare? Innanzi tutto ricordiamoci della grande divisione che creano i due tipi principali di pellicola: le SX-70 e le 600.</p>
<p>Come detto le SX-70 sono più “creative”, hanno colori tendenti al rosso, in puro “stile Polaroid” e soprattutto sono modificabili con la tecnica del riscaldamento. Le SX-70 sono però più costose, nonostante la Polaroid olandese abbia da poco ricominciato a produrre un nuovo tipo di SX-70, chiamato “SX-70 Blend” acquistabili per una trentina di euro (pack da 20 foto) da <a href="http://www.unsaleable.com/">vari negozi</a> o su <a href="http://www.ebay.it/">eBay</a>.</p>
<p>Le 600 al contrario sono meno costose (sui 10 euro per un pack da 10), ma perdono un po’ quell’effetto vintage con i loro colori troppo “giusti”. Anche per queste il posto migliore dove comprare è <a href="http://www.ebay.it/">eBay</a>.</p>
<p><br/></p>
<h2>Le Macchine</h2>
<p>A questo punto la domanda sorge spontanea: quale macchina comprare? Fosse per me risponderei tutte, visto che sono un collezionista e semplicemente adoro ogni scatoletta di plastica prodotta da mamma Polaroid, ma in realtà la risposta è piuttosto semplice: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/SX-70">SX-70</a>.</p>
<p><a rel="lightbox" href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390103575_03a251f582.jpg' title='Polaroid SX-70'><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390103575_03a251f582.thumbnail.jpg' alt='Polaroid SX-70' /></a>Introdotta nel 1972, la SX-70 si chiama esattamente come le pellicole che utilizza (perdonate la confusione, ma non è colpa mia) ed è uno degli oggetti più incredibili prodotti nello scorso secolo, lo dico senza timore di smentita. Stiamo parlando di una SLR (ebbene si è una reflex!) che si presenta come un mattoncino piuttosto piccolo. Tirando da una estremità questo mattoncino diventa una macchina professionale con messa a fuoco e, appunto, puntamento reflex! dotata di una lente particolarmente riuscita, la SX-70 riesce a mettere a fuoco da 30cm all’infinito e permette di realizzare Polaroid semplicemente incredibili.<br />
Successivamente è uscita addirittura una SX-70 Sonar, con l’incredibile messa a fuoco automatica (autofocus) della Polaroid che sfruttava un vero e proprio sonar per il calcolo della distanza tra macchina e soggetto.</p>
<p>Vista la bontà dell’oggetto le SX-70 sono ancora abbastanza ricercate e quindi hanno un costo molto più alto rispetto agli altri modelli (che per la cronaca si comprano tutte a 5/10 euro massimo). Su eBay potete aquistare una Sx-70 spendendo dai 30 ai 100 euro a seconda della fortuna con i bid e della qualità della macchina.</p>
<p><a rel="lightbox" href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390102717_bf702411ce.jpg' title='Polaroid Supercolor 1000'><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390102717_bf702411ce.thumbnail.jpg' alt='Polaroid Supercolor 1000' /></a>E’ possibile utilizzare sulle SX-70 anche le pellicole Polaroid 600 con le <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/SX-70">dovute modifiche</a>, ma se pensate di scattare solo 600 allora forse è meglio ripiegare direttamente su una <a href="http://www.kenrockwell.com/polaroid/slr690.htm">Polaroid SLR 690</a>, in pratica una SX-70 Sonar con in più un flash integrato e pensata direttamente per utilizzare pellicole Polaroid 600.</p>
<p>Se comunque come me siete appassionati dell’oggetto oltre che della foto non potrete resistere all’acquisto di tanti altri classici Polaroid, che vanno dalle <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Polaroid_Swinger">Swinger</a> alle <a href="http://giam.typepad.com/the_branding_of_polaroid_/15_polaroid_pronto_product_identity_by_pg/index.html">Pronto</a>, dai modelli 1000, 1500, 2000, 4000 per finire a.. insomma ce ne sono tantissime, tutte bellissime.</p>
<p><br/></p>
<h2>Siti Utili</h2>
<p>Non mi resta che consigliarvi due siti fondamentali. Uno è <a href="http://www.rwhirled.com/landlist/landhome.htm">LandList</a>, un archivio di tutte le Macchine fotografiche “Land” (dal loro creatore, Edwin Land, come detto) mai immesse sul mercato.</p>
<p>L’altro sito fondamentale è <a href="http://www.polanoid.net/">Polanoid</a>, il <a href="http://www.flickr.com/">Flickr</a> delle Polaroid, una comunità incredibile di appassionati di Polaroid con migliaia di foto e informazioni utili.</p>
<p>Date anche una occhiata alla <a href="http://www.flickr.com/photos/itomi/collections/72157600061674962/">mia collezione di Polaroid</a>, su <a href="http://www.flickr.com">Flickr</a>.</p>
<p>Questo articolo è uscito per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/750/modernariato-polaroid-mania">DesignerBlog</a>.</p>
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