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	<title>itomizer. &#187; Webdesign</title>
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	<description>Itomizer critica e recensisce su design, pubblicita', tecnologia e in generale sul bello e il brutto della vita nell'epoca del consumismo.</description>
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		<title>italia.it chiuso: vergogna!</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 13:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[italia.it il tristemente famoso portale ufficiale dell&#8217;Italia è stato chiuso. Dopo la minacciata messa offline del progetto costato decine di milioni di euro e mai decollato veramente siamo arrivati alla chiusura definitiva. Vergogna! è confermato, il portale italia.it è stato fatto mettere offline ieri dal Ministero dell&#8217;innovazione tecnologica come riporta Anna Masera sul blog della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first"><a href="http://www.italia.it">italia.it</a> il <a href="http://www.designerblog.it/post/834/italiait-finalmente-online">tristemente famoso</a> portale ufficiale dell&#8217;Italia è stato chiuso.<br />
Dopo la <a href="http://www.designerblog.it/post/1744/rutelli-italiait-o-cambia-o-e-meglio-chiuderlo">minacciata messa offline</a> del progetto costato decine di milioni di euro e mai decollato veramente siamo arrivati alla chiusura definitiva. Vergogna!</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/picture-2.jpg" rel="lightbox[pics78]" title="Italia.it chiuso"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/picture-2.thumbnail.jpg" width="550" height="381" alt="Italia.it chiuso" class="imageframe imgaligncenter" /></a></p>
<p>è confermato, il portale italia.it è stato fatto <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&#038;ID_articolo=636">mettere offline ieri dal Ministero dell&#8217;innovazione tecnologica</a> come riporta Anna Masera sul blog della Stampa.</p>
<p>La spesa dichiarata nell&#8217;articolo dal caporedattore del portale di 5.8 milioni di euro è tutta da verificare: ad oggi la spesa globale del portale non è stata resa nota in nessun modo ufficiale, nonostante sia diritto del cittadino conoscerla in quanto spesa pubblica&#8230; ma il DIT ha negato tale diritto in quanto “l’interesse al buon andamento della Pubbblica Amminsitrazione da parte dei cittadini non è una posizione giuridicamente tutelata”..</p>
<p>Il consorzio di imprese che hanno realizzato il portale su incarico della statale <a href="http://www.sviluppoitalia.it/">Sviluppo Italia</a>, sto parlando di <a href="http://ww.ibm.it">IBM</a>, <a href="http://www.its.na.it/">ITS</a> e <a href="http://www.tiscover.it">TISCOVER</a> (<a href="http://scandaloitaliano.wordpress.com/2007/03/01/cronaca-di-uno-scandalo-italiano-3-le-aziende-ibmitstiscover/">fonte</a>), aveva preventivato infatti nella primavera del 2005 <a href="http://scandaloitaliano.wordpress.com/italiait-in-breve/">ben euro 7.850.000 più iva</a>, come documenta <a href="http://scandaloitaliano.wordpress.com">Scandalo Italiano</a> che vi invito a visitare per avere maggiori informazioni.</p>
<p>In ogni caso qualunque sia stata la spesa c&#8217;è solo da vergognarsi di tutto questo schifosissimo episodio del web italiano.</p>
<p>VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA. Vergogna a IBM, ITS e Tiscover per la realizzazione del portale, VERGOGNA a Sviluppo Italia per aver incaricato queste aziende, VERGOGNA al Governo Italiano, passato e presente per aver realizzato e poi chiuso (quando invece avrebbe dovuto richiederne una giusta realizzazione) questo scempio.</p>
<p>Come tanti scandali del passato anche questa storia finirà purtroppo nel dimenticatoio presto. Probabilmente noi del settore ce ne ricorderemo e faremo magari qualche battuta, le persone comuni probabilmente neanche hanno mai visto questo benedetto portale e a questo punto mai lo vedranno. Molti di voi staranno pensando &#8220;e per fortuna&#8221;, ma ci si dimentica che l&#8217;idea iniziale di un portale turistico unico per l&#8217;Italia, con informazioni aggiornate, multilingua, con una piattaforma di booking unica era un&#8217;OTTIMA idea.</p>
<p>Un&#8217;ottima idea uccisa da burocrati indaffarati a fare il proprio interesse, da tecnici e aziende poco capaci più interessate forse a incassare i ricchi stipendi invece che dare voce ad un portale per lo meno dignitoso, da regioni indaffarate a criticare contenuti mal realizzati invece che contribuire attivamente alla realizzazione (più comodo incassare finanziamenti e mettere online schifezze locali, certo)&#8230; ma siamo in Italia, scemo io anche solo a stupirmi di tutto questo scempio continuo.</p>
<div class="contenuto">
<ul>
<li><a href="http://scandaloitaliano.wordpress.com">Italia.it: Scandalo Italiano</a></li>
<li><a href="http://vitadigitale.corriere.it/2008/01/italiait_costoso_e_chiuso.html">Corrire.it: Italia.it, costoso e.. chiuso</a></li>
<li><a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/cronache/articoli/2008/01_Gennaio/18/portale_italia.it.shtml">Corriere del Mezzogiorno: Chiude Italia.it</a></li>
<li><a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&#038;ID_articolo=636">La Stampa.it: Il Portale Italia.it da oggi non c&#8217;è più</a></li>
<li><a href="http://www.designerblog.it/post/2052/italiait-down">DesignerBlog: Italia.it Down</a></li>
</ul>
</div>
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		<title>Il Webdesign nel Calcio</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 09:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il calcio: lo sport che appassiona milioni di appassionati in tutto il mondo. Il calcio è lo sport più seguito e più ricco. I suoi tifosi sono tra i più fedeli e al tempo stesso estremi. Il &#8220;sistema calcio&#8221; come è stato chiamato tante volte negli ultimi infelici anni italiani è fatto di tantissimi tasselli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">Il calcio: lo sport che appassiona milioni di appassionati in tutto il mondo. Il calcio è lo sport più seguito e più ricco. I suoi tifosi sono tra i più fedeli e al tempo stesso estremi.<br />
Il &#8220;sistema calcio&#8221; come è stato chiamato tante volte negli ultimi infelici anni italiani è fatto di tantissimi tasselli, grandi e piccoli, ma a noi ne interessa uno in particolare oggi: internet.</p>
<p><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/46.jpg" width="250" height="248" alt="46.jpg" class="imageframe imgalignleft" />La comunicazione è sempre più importante per una società calcistica, l&#8217;hanno capito per primi gli anglosassoni investendo capitali importanti sull&#8217;immagine e sul marketing del proprio prodotto e piano piano si stanno accodando tutti, come è giusto che sia.<br />
Parlo di prodotto perché una società, in quanto tale, è proprio questo che deve valorizzare: l&#8217;immagine e il marketing del proprio essere, l&#8217;enorme macchina organizzativa che muove persone e passioni.<br />
L&#8217;estetica del calcio è poi da sempre fortissima: colori, marchi, tradizioni, superstizioni, simboli, idoli, storia: tutto gioca a creare quell&#8217;attaccamento e quella mania calcio che fa spendere milioni di euro tutti gli anni ai consumatori-tifosi in abbonamenti, biglietti, merchandising, tessere e quant&#8217;altro.<br />
L&#8217;immagine forte è qualcosa che una squadra di calcio ha nel dna: sta alle società tirarla fuori correttamente nei vari media in cui si propone al proprio target e fare in modo di valorizzarla sempre più nel cuore dei propri tifosi. Insomma si parte avvantaggiati: valorizzare un&#8217;immagine è certo più facile che crearla da zero.<br />
Parrebbe facile insomma realizzare un buon sito internet per una società di calcio: diamine, di sicuro elementi su cui giocare non mancano! eppure.. eppure siamo ancora molto indietro con i lavori purtroppo.</p>
<p>Nelle righe che seguono andremo a vedere cosa serve ad un buon sito di una società calcistica.</p>
<p><strong>1 &#8211; SEO di base.</strong><br />
I miei tifosi devono trovarmi sui motori di ricerca, perlomeno cercando il nome della società o, quando questo coincide con il nome della città, con il nome dalla società più altre parole chiave standard tipo &#8220;calcio&#8221;, o &#8220;società calcistica&#8221;, o &#8220;sito ufficiale&#8221;, ecc.<br />
Non è necessario fare un lavoro certosino di Search Engine Optimization: non stiamo vendendo vacanze o un hotel a Milano Marittima, ma perlomeno la base è necessaria.<br />
Se è vero che per le squadre maggiori l&#8217;indirizzo internet è semplice ed ovvio (www.inter.it per esempio) non sempre questo succede per le squadre minori ed è qui che è importante il motore di ricerca. Se non ci trovano abbiamo lavorato per niente e se al posto nostro trovano un altro sito magari non ufficiale al danno si aggiunge la beffa.</p>
<p><strong>2. Immagine</strong><br />
Come detto nell&#8217;introduzione una squadra di calcio ha un&#8217;immagine forte di base: pensiamo ai colori sociali, allo scudetto societario (quasi sempre insospettabilmente bello), alla propria storia societaria, alle proprie icone (allenatori, giocatori storici, presidenti, ecc) insomma alla tradizione.<br />
Riflettere tutto questo esteticamente nel sito è fondamentale. Partire dai colori societari è ovvio quanto scontato, ma non bisogna cadere nell&#8217;esagerazione come spesso accade.<br />
Svecchiare il proprio marchio senza stravolgerlo (eresia!) in modo da renderlo più moderno, leggibile ed usabile è un&#8217;altra buona idea.<br />
Creare o ripescare altri simboli, stilemi, marchi storici dal passato è uno spunto in più che offre nuove frontiere al design e dà quel senso di tradizione che risulta fondamentale in questi casi.<br />
Attenzione però: quando gli spunti sono pochi è difficile, quando sono troppi lo è ancora di più.</p>
<p><strong>3. Usabilità ed accessibilità</strong><br />
Stiamo pur sempre parlando di un sito internet. Se un sito non è usabile allora state buttando via il vostro tempo e ne farete buttare ai vostri visitatori. Non servono interfacce super innovative per il sito di una società di calcio. Serve chiarezza e semplicità: siamo nell&#8217;era del web 2.0 e la lezione che è arrivata su tanti siti oggi online vale in particolar modo per il segmento che stiamo guardando oggi. L&#8217;accessibilità del sito è altresì importante, non tanto per rispettare la benedetta legge Stanca, ma perché si creano dei paletti e delle attenzioni che altrimenti si dimentica troppo spesso. E&#8217; per esempio infatti vero che se un sito è ben leggibile ad un ipovedente di sicuro uno che ci vede bene non lo disdegnerà, tutt&#8217;altro.<br />
Finezze come la gestione della dimensioni dei caratteri, la possibilità di stampare correttamente la pagina o di inviarla ad amici potenzialmente interessati, feed RSS e ancora compatibiltà multipiattaforma e multibrowser.. sono tutti aspetti che un sito di contenuto come quello di una società di calcio deve valutare ed implementare.<br />
La presenza poi di più lingue è indispensabile per le grandi società che giocano su platee internazionali e magari hanno molti tifosi all&#8217;estero.</p>
<p><strong>4. Contenuti</strong><br />
Perché un tifoso viene sul sito della propria squadra del cuore? i motivi possono essere tanti, ma uno tra tutti è perché vuole informarsi.<br />
Possono essere le ultime novità e comunicati ufficiali (da mettere in risalto in homepage) oppure più semplicemente vuole scoprire la storia della società e tutte quelle curiosità che solo &#8220;da dentro&#8221; possono essere raccontate.<br />
Non bastano quattro righe e una data per raccontare la storia di una squadra di calcio: si deve scrivere per internet intelligentemente. Brevi paragrafi che suscitino interesse nel lettore, correlati ad altri argomenti, pensiamo a come per esempio la storia, l&#8217;albo d&#8217;oro e i grandi personaggi di una società possono convivere e intersecarsi in un ipertesto. Siamo su internet, non su un libro, sfruttiamone le potenzialità invece che accentuarne i difetti.<br />
Il sito deve offrire contenuti pensati per il proprio target ed esclusivi: contenuti che uno non si aspetta magari di trovare, ma che non può trovare da altre parti perché strettamente legati al soggetto.<br />
Inutile per esempio presentare dati o news generiche sul mondo del calcio: per questo ci sono le decine di siti generalisti che popolano la rete, puntiamo sul nostro.</p>
<p><strong>5. Marketing</strong><br />
Vendere, vendere, vendere. Abbiamo un prodotto? lo abbiamo valorizzato? è il momento di lanciarlo sul mercato in tutte le possibilità che internet ci da. Che senso ha replicare la campagna abbonamenti online se non do l&#8217;opportunità al mio visitatore di concludere il desiderio che gli ho fatto nascere direttamente online, ora e subito? si possono creare e-commerce interni per abbonamenti e biglietti oppure affidarsi ai tanti player esterni, ma è necessario dare la possibilità ai propri tifosi di acquistare online se lo desiderano.<br />
Il merchandising: quando unisci storia e immagine forte con un e-commerce online hai un punto vincente. Le divise, le tute, i gadget, tutto lo sconfinato memorabilia che si può creare.. sembra incredibile che non tutte le società di calcio non sfruttino già l&#8217;opportunità fortissima di business che internet gli offre su un piatto d&#8217;argento.</p>
<p><strong>6. Comunity</strong><br />
Fare comunity è difficile, ma quando si è una squadra di calcio con migliaia o milioni di appassionati al seguito lo è un po&#8217; meno.<br />
Vanno create quindi aree dedicate ai propri tifosi che renda l&#8217;idea di famiglia e di contenuto esclusivo. Si fa con i forum e le chat, con moderatori che animino le discussioni, eventi online particolari (la chat con un campione per esempio), contenuti esclusivi particolari come video e foto, si deve dare un senso di appartenenza e di congregazione.<br />
Fare un forum ed abbandonarlo a se stesso può essere una pericolosa arma a doppio taglio: non c&#8217;è niente di peggio di un forum deserto o con contenuti indesiderati.<br />
Insomma il tutto va seguito fortemente e va enormemente valorizzato: è la comunity che si crea online il vero traino al traffico e a tutto il sito se ben realizzata e gestita.</p>
<p>Detto questo andate a visitare il sito della vostra squadra del cuore: in cosa hanno sbagliato? dove invece hanno lavorato bene? cosa vorreste che non c’è?</p>
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		<title>Rutelli: &#8220;Italia.it o cambia o è meglio chiuderlo&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 14:35:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Italia.it il nostro portale preferito, di cui tanto abbiamo parlato in passato, costato 45 milioni di euro, pare non piacere più al ministro Rutelli che non ci gira attorno e proclama “Quel sito o cambia oppure è meglio chiuderlo”. La nuova società che ha da poco vinto la gara d’appalto per la gestione dei siti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first"><a href="http://www.italia.it/">Italia.it</a> il nostro portale preferito, di cui tanto abbiamo <a href="http://www.designerblog.it/post/834/italiait-finalmente-online">parlato in passato</a>, costato 45 milioni di euro, pare non piacere più al ministro Rutelli che non ci gira attorno e proclama “Quel sito o cambia oppure è meglio chiuderlo”.</p>
<p>La nuova società che ha da poco vinto <a href="http://www.cnipa.gov.it/site/it-IT/In_primo_piano/Sistema_Pubblico_di_Connettività_(SPC)/Contratto-quadro_per_siti_web_e_servizi_on_line_nella_PA/">la gara d’appalto per la gestione dei siti della PA</a> ha annunciato che ha bisogno di almeno tre mesi di rodaggio prima di poter cominciare a lavorare seriamente allo svecchiamento del sito, saltando così la BIT, la borsa del turismo, appuntamento strategico per chiunque faccia turismo online…<br />
Nel frattempo il sito è al 2.539/mo posto nella classifica degli accessi dei web nazionali.. come dire che non lo visita nessuno. Ovviamente la situazione europea non è poi tanto migliore, se confrontiamo il sito italiano con quelli di altri importanti paese europei vediamo che siamo si ultimi, ma non poi di tanto:</p>
<div style="text-align: center;">
<div class="imageframe imgaligncenter" style="width:432px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/confrontonazioni.jpg" width="432" height="212" alt="Statistiche Alexa" />
<div class="imagecaption">Statistiche Alexa</div>
</div>
</div>
<p>La cosa inquietante è poi vedere come il traffico di Italia.it sia rimasto uguale prima e dopo il lancio del portale (picco blu): come dire che quando non c’era nulla (se non un “in costruzione”) faceva gli stessi accessi di ora che ha contenuti. Allucinante. In pratica questo vuol dire che i visitatori di Italia.it sono in gran parte visitatori casuali, che digitano il dominio manualmente e non arrivano da motori di ricerca o altri siti.. un disastro.<br />
Triste poi vedere come in occasione del suo lancio il portale italiano ha largamente surclassato non solo se stessa, ma anche tutti gli altri portali europei. Insomma i portali turistici nazionali non funzionano e basta: il problema non è certo solo italiano.</p>
<p>Ovviamente questo non giustifica nulla, per italia.it non si è fatto neanche un minimo di SEO (Search Engine Optimization) e se cerchiamo “Italy” o “Italia” su Google i risultati sono sconfortanti per il povero portale ufficiale italiano. Ho specificato “ufficiale” perché per fortuna su internet ci sono decine di altri siti dedicati all’Italia meglio indicizzati percui certo al turista che vuol venire in Italia non mancano informazioni utili.</p>
<p>Ma allora a cosa serve Italia.it? se anche i pochi contenuti presenti sono stati più volte contestati dalle regioni come non accurati se non addirittura sbagliati? non dovevano essere le regioni stesse a dover compilare questi contenuti? una grossa parte del famoso budget milionario era proprio destinato alle singole regioni che avrebbero dovuto occuparsi di riempire il portale di contenuti specifici ed aggiornati per arrivare alla creazione del più completo ed utile sito dedicato all’Italia.<br />
Se pensiamo all’enormità del progetto iniziale e all’impegno richiesto si giustifica anche un pochino di più il budget stanziato: ovviamente non è accaduto niente di quello che si era prefissato, in puro italian style che non ha ormai più bisogno di commenti.</p>
<p>Siamo talmente abituati a queste cose che il commento di Rutelli non è stato “il progetto non è stato rispettato, prenderemo provvedimenti al più presto perché italia.it venga rifatto come doveva essere e ovviamente a spese zero”, ma piuttosto “non funziona, chiudiamolo e buttiamo nel cesso tutto il lavoro fatto e i soldi spesi”.<br />
Una cosa assurda, che fa venire il magone, perché di indignarsi non abbiamo più la forza: siamo semplicemente stremati da tanta incompetenza e spreco.</p>
<p>Avanti così.</p>
<div class="contenuto"><strong>Update: </strong><br />
Altro commento di Rutelli sempre dalla stessa riunione al Comitato nazionale per il turismo:<br />
«Facciano qualcosa, altrimenti è meglio lasciar perdere». </p>
<p>Incredibile. Facciano chi? il portale è statale, sveglia! siete VOI a dover fare qualcosa, non trattare le aziende che avete assunto con appalti come se fossere degli esterni a cui addossare tutte le responsabilità!</p></div>
<p>Questo articolo è uscito per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1744/rutelli-italiait-o-cambia-o-e-meglio-chiuderlo">DesignerBlog</a>.</p>
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		<title>Philips Aurea: Nascita di una campagna online.</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/09/10/philips-aurea-nascita-di-una-campagna-online/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 17:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Webdesign]]></category>

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		<description><![CDATA[Da poco lanciata sul mercato, la nuova linea di televisori Philips Aurea innova l’ambiente introducendo il concetto Ambilight ulteriormente migliorato rispetto ai vecchi modelli. Aurea costituisce un nuovo modo di guardare la televisione, assistiti dal colore che “esce” dallo schermo e va ad illuminare il retro del televisore espandendosi uniformemente. A parte questo cappello pseudo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">Da poco lanciata sul mercato, la nuova linea di televisori <a href="http://www.aurea.philips.com/" target="_blank">Philips Aurea</a> innova l’ambiente introducendo il concetto Ambilight ulteriormente migliorato rispetto ai vecchi modelli. Aurea costituisce un nuovo modo di guardare la televisione, assistiti dal colore che “esce” dallo schermo e va ad illuminare il retro del televisore espandendosi uniformemente.<br />
A parte questo cappello pseudo pubblicitario, necessario per fare capire di cosa parliamo, il punto è che il sito di Philips Aurea è stato creato dallo studio inglese <a href="http://www.unit9.com/" target="_blank">Unit 9</a> ed è effettivamente molto bello.</p>
<p>Ho avuto il piacere ed il privilegio di partecipare alla parte iniziale del progetto, ormai 4 mesi fa, ricevendo il brief del cliente (Philips) e partecipando con una mia consulenza all’ideazione della campagna online. </p>
<p><a rel="lightbox" href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/aurea03.jpg' title='Sito Philips Aurea'><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/aurea03.thumbnail.jpg' alt='aurea03.jpg' /></a>Ovviamente essendo un art director esterno consulente non ho certo avuto l’ultima parola, ma è interessante vedere come le idee si plasmano e cambiano nel corso dello sviluppo di una campagna online.<br />
Non posso riportare qui il brief del cliente (sono sotto NdA) ne le comunicazioni avute con l’agenzia (idem), ma posso però riportare integralmente la mia consulenza: credo (spero) sia interessante a prescindere, soprattutto ora che il sito è online e si può anche valutare cosa è stato detto (da una delle voci interpellate ovviamente) e cosa poi è stato fatto. </p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p><strong>La Nuova Specie: Seduced by Light.</strong><br />
La luce come elemento base del sito, impersonata dai suoi elementi base: i colori.<br />
I colori che diventano protagonisti di una introduzione animata interattiva realizzata in Flash. Non un semplice movie in streaming, ma un flash scriptato che reagisca ai movimenti del mouse mosso dallo spettatore (l’utente) muovendosi, componendosi, sciogliendosi. I colori accarezzano le forme prime dello spazio, cerchio, triangolo, quadrato. si fondono creando nuove ed infinite nuove tinte.<br />
Sono globi multiforme colorati che si muovono sinuosi e veloci su fondo nero.<br />
Nessun testo, nessun inutile lancio o specifica tecnica. E’ la luce stessa, impersonificata dai colori, che accende il nero, che esce dal nulla.Questi globi colorati pian piano procedono verso una fusione unica e vanno a creare una forma sempre più definita: dal nero, dal nulla, emerge Aurea: la televisione che non c’era, nata dalla luce.</p>
<p>Ora i colori sono come imprigionati e vivi dentro ad Aurea: spuntano e fanno capolino dal retro: è il rivoluzionario Ambilight. Aurea non genera colori per visualizzare immagini, Aurea è puro colore.<br />
Le altre televisioni cercano miseramente di riprodurre i colori, Aurea ne è LA figlia.</p>
<p><strong>La nascita</strong><br />
La creazione del televisore simboleggia un passaggio importante: La televisione che non c’era.<br />
Un prodotto nuovo, non figlio della fredda tecnica, ma del puro colore. Non spiegato con freddi e astrusi numeri e dati tecnici incomprensibili, ma con il calore della nascita rappresentata in pochi secondi di animazione.In questa prima parte non ci devono essere altri lanci testuali o loghi sullo schermo: l’attenzione deve essere completamente su questa importantissima nascita. L’animazione interattiva deve durare pochi secondi, una decina al massimo. Da qui si parte all’esplorazione della nuova nata.</p>
<p>Fino ad ora Aurea è sempre stata spenta. Lo schermo nerissimo nel suo cuore non fa altro che accentuare i colori che spuntano dal suo contorno.</p>
<p><strong>Aurea diventa realtà</strong><br />
Dietro ad Aurea si compone un muro e via via un appartamento. Aurea non è inarrivabile: non è più rappresentata su un limbo nero, ma dentro ad una casa vera.<br />
Aurea rimane il centro dell’attenzione, ma ora diventa anche reale, fisica, materiale. Aurea esiste, non è un sogno o un ideale utopico: Aurea è la nuova televisione prodotta da Philips ed è qui per sedurvi tutti i giorni.<br />
Aurea è sempre spenta anche in questa fase.</p>
<p>A questo punto è importante comunicare il design dell’oggetto. Il nostro target non è interessato alla specifica tecnica, non vuole un televisore che sia del 5% più luminoso di quello del suo amico del corso di tennis: vuole un televisore che sia più bello, più desiderabile, più esclusivo.<br />
Vuole un televisore da esibire da spento e con cui stupire da acceso. E allora facciamo vedere il design di questa televisione. l’inquadratura si sposta a sinistra e a destra sempre in relazione alla posizione del mouse del visitatore che controlla l’angolazione dell’inquadratura come durante l’introduzione dei colori.</p>
<p><a rel="lightbox" href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/aurea05.jpg' title='Sito Philips Aurea'><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/aurea05.thumbnail.jpg' alt='aurea05.jpg' /></a>L’appartamento è minimal chic. Su toni di bianco lucido ed opaco.<br />
Serve ad ospitare la televisione, ma non deve attirare l’attenzione dell’utente.<br />
Aurea è sempre al centro dell’inquadratura e, importantissimo, ha sempre i colori che si muovono e spuntano dal suo retro. Nuclei colorati che sinuosamente fanno capolino.Il loro movimento non è isterico o veloce: non si deve dare l’impressione che siano trattenuti dalla televisione, ma che ne siano parte integrante.Aurea è bellissima. Al centro della parete, al centro dell’appartamento, al centro dell’attenzione. Magicamente nata dalla luce è ora al servizio del suo proprietario, pronta a rispondere ai suoi comandi.<br />
La nuova specieAurea a questo punto si accende. Non appena le immagini nascono nel suo schermo i colori che prima casualmente spuntavano dal suo retro ora si allineano, si dispongono, come soldati si posizionano in relazione al contenuto: Ambilight entra in funzione.Aurea non è semplice innovazione è una nuova specie di televisione.<br />
Sony e Samsung cercano di innovare tecnicamente, ma sono legati alla tecnica, alla fisica, alla materia, al possibile. Philips ha fatto l’impossibile.<br />
Philips vi porta in casa l’evoluzione della tv, Aurea.</p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p><strong>Il sito</strong><br />
A questo punto arrivano anche il menu di servizio e il sito vero e proprio. Scopriamo questa nuova specie.<br />
E’ importante mantenere Aurea al centro. Apriamo i contenuti, immagini e testi, su colonne laterali, manteniamo sempre Aurea al centro, dentro all’appartamento.<br />
E’ sempre attivo il cambio di angolazione dovuto al movimento del mouse e rappresenta ora lo sfondo su cui apriamo i contenuti.E’ importante non puntare sulle specifiche tecniche, ma sul calore dell’emozione che suscita la forma e il movimento. Ci sarà sempre un televisore tecnicamente superiore, ma nessun altro potrà mai proporre una nuova specie di televisione come ha fatto Philips.</p>
<p>Aurea non è un oggetto che metti in casa. E’ rappresentata e comunicata come un essere vivente dal quale è possibile essere sedotti. Figlia della luce, ora è al tuo servizio: lasciati sedurre da Aurea, lasciati sedurre dalla luce.<br />
I globi colorati possono essere utilizzati anche per accompagnare la navigazione tra i contenuti. Durante l’interazione dell’utente con il sito dei globi possono uscire da Aurea e “giocare” con il puntatore del mouse per poi tornare dentro alla televisione. E’ anche possibile che dei globi si distacchino autonomamente per andare a muoversi su parti che si vuole mettere in evidenza.<br />
L’animazione di questi globi colorati lascia infinite possibilità estetiche che raccordino i movimenti e le aperture base dei contenuti.<br />
Aprire per esempio un particolare della televisione per vederne una foto ingrandita diventa un’esplosione di globi che si ricompone per fare spazio all’immagine richiesta.<br />
Aurea è sempre al centro dell’attenzione, ma sono i globi colorati ad animare l’inquadratura e a rendere il sito anche dinamico.</p>
<p>Non è un sito facile, ma è potenzialmente un incredibile esperienza visiva.</p>
<p>» <a href="http://www.aurea.philips.com/" target="_blank">Sito Philips Aurea</a></p>
<p>» Articolo pubblicato per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1523/philips-aurea-nascita-di-una-campagna-online">DesignerBlog</a></p>
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		<title>I magnifici 10</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Nov 2006 17:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una escursione nei finalisti del Premio Web Italia.  Mi arriva questa mail dal &#8220;Premio Web Italia&#8221;: Sono loro i magnifici 10. Quelli che si contenderanno, cioè, il titolo di Sito dell&#8217;Anno 2006 il prossimo 21 ottobre al MUMI di Francavilla al Mare (CH) nell&#8217;ambito della quinta edizione di Premio Web Italia. Scelti dalla giuria tecnica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">Una escursione nei finalisti del Premio Web Italia. </p>
<p>Mi arriva questa mail dal &#8220;Premio Web Italia&#8221;:</p>
<blockquote><p>Sono loro i magnifici 10. Quelli che si contenderanno, cioè, il titolo di Sito dell&#8217;Anno 2006 il prossimo 21 ottobre al MUMI di Francavilla al Mare (CH) nell&#8217;ambito della quinta edizione di Premio Web Italia. Scelti dalla giuria tecnica del premio dopo una selezione che ha visto ben 4116 candidati alla competizione scesi, dopo una prima scrematura, a 884 siti definiti &#8220;eccellenti&#8221; secondo i criteri del concorso che premia lo stile italiano nel web.</p></blockquote>
<p>Ok! fantastico, saranno siti incredibili allora.<br />
Ora me li guardo e vediamo chi sono i magnifici 10.. GIURO che sarò il più obiettivo possibile.</p>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.annaoxa.net">www.annaoxa.net</a></h2>
<p>Uso smodato di flash, inutile. Design sbagliato, piace al designer sicuramente, ma fuori target completamente.. fantascientifico per AnnaOxa? che avete fumato? usabilità ai minimi termini, loading penosamente lunghi&#8230; stufa dopo due minuti di visione, ma a quanto pare ai giudici del premio interessano solo qualche pixel che si muove sullo schermo e qualche BLING! che viene emesso dalle casse (!!!!) che fa &#8220;FIGOO!&#8221;<br />
ora&#8230; Addirittura questi mettono in basso i &#8220;premi&#8221; che hanno vinto.. questa storia delle medagliette che regalano i premi web sparsi per internet è veramente a dire poco PENOSA.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.endrizzi.it">www.endrizzi.it</a></h2>
<p>Dal logo mi sembrava una marca di vini.. ma dal sito per i primi 30 secondi ho pensato fosse un consorzio o qualcosa di statale (il logo del trentino in bella vista non aiuta).. poi navigando ho capito che effettivvamente è una marca di vino e questo è il suo sito ufficiale.. pessimo inizio. navigandolo ho iniziato ad apprezzarlo però, un buon sito HTML&#8230; design essenziale, ma giusto.<br />
Giusto valore al bel logo aziendale. Peccato per quelle foto che vanno sopra al menù (&#8220;clicca qui per tornare al menù&#8221;.. dai su non scherziamo).<br />
E&#8217; un buon sito senz&#8217;altro, ma da qui a dire che è tra i migliori 10 in Italia ne passa.. questa è la base proprio.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.ernestomeda.it">www.ernestomeda.it</a></h2>
<p>Carina l&#8217;idea del &#8220;filmato&#8221; che avanza attraverso le varie cucine disponibili. Inutilmente complicata la rappresentazione dello stesso in basso, che dovrebbe spiegare cosa succede e al contrario complica solo la vita a chi osserva (che senso ha spiegare uno slideshow?).<br />
Inspiegabile il logo aziendale ridotto ai minimi termini in alto a sinitra.. buon posizionamento, pessimo dimensionamento.. manie estetiche? il &#8220;tutto piccolo&#8221; ha senso se si mantengono le proporzioni e si lavora su fondali decenti.. se il menù al contrario è grande come il logo.. c&#8217;è qualcosa che &#8220;tocca&#8221;.<br />
La scelta tipografica mi lascia perplesso.. sembrerebbe un Helvetica, ma rende proprio male.. non capisco.. forse hanno usato un Arial? sono le dimensioni e i pesi che sono sbagliati rispetto alle proporzioni del sito.. per un profano sono sciocchezze, in realtà il tutto rende un fastidioso senso di inesteticità.. lo vedo solo io? un designer queste cose le nota e le corregge.. sembra buttato via allo stato attuale.<br />
Il menù ha un solo livello per tutto.. dalle ultime notizie (z.island bla bla) alle informazioni tecniche alla versione italiana.. impazziti o semplicemente senza la voglia il tempo di fare un progetto serio? un solo livello vuol dire che clicco tutto senza cercare..<br />
questo è un finto bel sito: in realtà è proprio tirato via.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.internazionale.it">www.internazionale.it</a></h2>
<p>Il sito di una delle mie riviste preferite. La rivista ha un design splendido, soprattuto da un punto di vista tipografico.<br />
Sa unire caratteri e spazi sapientemente con colori neutri spezzati dal &#8220;rosso&#8221; istituzionale.. il sito è un portalino ordinatino alquanto scialbo. Non ripropone minimante gli stilemi che avrebbe potuto ereditare dalla rivista, inspiegabilmente.<br />
Piuttosto si arrampica sulla semplicità estrema diventando insipido come pochi. Ha il problema di tutti i siti dei giornali/quotidiani: troppi contenuti, poco design.<br />
Una cura del dettaglio e dell&#8217;impaginazione maggiore avrebbe aiutato l&#8217;utente a districarsi tra le mille sezioni/lanci/articoli/strilli.. peccato, occasione mancata.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.maxcoppeta.it/terradibabilonia">www.maxcoppeta.it/terradibabilonia</a></h2>
<p>Difficile da valutare questo sito. Sicuramente fa il suo lavoro: presentare uno spettacolo teatrale, cercando di ripresentarne l&#8217;estetica, le sensazioni, l&#8217;atmosfera. Mettere più in evidenza il menù sarebbe stato meglio: io mi sono &#8220;sorbito&#8221; tutta l&#8217;introduzione animata prima di trovarlo a sinistra. Mi sembra un buon sito in fin dei conti, non è un capolavoro, ma fa quello che ci si aspetta.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.metrotorino.it">www.metrotorino.it</a></h2>
<p>Un buon sito informativo, rovinato da un PESSIMO logo su cui mi cade l&#8217;occhio inorridito di continuo.<br />
L&#8217;uso dei pixelfont (quelli senza anti-alias) rende tutto più chiaro, ma ormai è una moda che sta appiattendo il design, sicuramente sono esteticamente carini.. ma vederli ovunque sta creando un piattume non indifferente.<br />
Stesso discorso per tutti gli effettini su link/scritte/foto.. sono le solite cose viste e riviste insieme ai pixel font. E&#8217; insomma il classico bel sito in flash, questa volta unito sapientemente alla parte HTML.<br />
Il problema che ha è che è anonimo. Anonimo perchè come detto lavora su stilemi usati ovunque, con elementi grafici inesistenti. Anonimo perchè non lavora minimanete sull&#8217;immagine coordinata di quello che presenta (perfortuna viene da dire..) e neanche sull&#8217;estetica forte che ha l&#8217;argomento trattato: un sito che parla di una metropolitana dove la metropolitana si vede così poco.. peccato si poteva e doveva giocare di più su un&#8217;estetica forte come quella del Metrò.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.mono-no-aware.org">www.mono-no-aware.org</a></h2>
<p>Questo non è un sito internet, ma una pagina che ospita tre concept video che possono piacere o meno (a me piacciono molto).. Di sicuro non capisco come possa essere stato inserito in una classifica di &#8220;miglior sito dell&#8217;anno&#8221; quando non ha niente di un sito internet.. inconcepibile.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.no-thing.it">www.no-thing.it</a></h2>
<p>&#8220;Il primo portale del sapere in MP3&#8243;..  Un portale destinato ai non vedenti mi viene subito da pensare.. peccato che di accessibile ha poco o niente. Se invece è destinato ai &#8220;vedenti&#8221;.. allora proprio non ci siamo, design al limite dell&#8217;infantile, tipografia inesistente e spazi scelti apparentemente a caso: mi viene da pensare che sia finito qua per scherzo? Forse si è voluto premiare l&#8217;idea originale (???) o cos&#8217;altro?<br />
Riunire file audio che raccontano un&#8217;enciclopedia è una bella idea, costruire un&#8217;interfaccia tra questo archivio e il mondo esterno senza nessun criterio è stupidità.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.regione.sardegna.it">www.regione.sardegna.it</a></h2>
<p>E vai di portalone! Amo il Premio Web Italia perchè ogni anno la marchetta al sito statale la deve fare, non c&#8217;è niente fa fare proprio. Questo sito riprende gli errori visti per &#8220;Internazionale&#8221;: tutto molto pulito e ordinato, tutto al suo posto.<br />
Ma manca una progettazione che imposta le rilevanze grafiche in modo da aiutare l&#8217;utente. Se tutto ha la stessa importanza la navigazione diventa difficoltosa, è così difficile da capire e implementare? E poi dovè la sardegna? niente foto, niente accenni grafici o estetici.. potrebbe essere il portale di una qualunque altra regione, anzi: di un qualunque altro argomento.. sembra un template estetico riciclato o comprato ed adattato.<br />
Il classico esempio di accessibilità estrema che uccide un sito e lo rende piatto e anonimo: sacrilegio.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.stefanel.it">www.stefanel.it</a></h2>
<p>E rieccoci ai pixel fonts. Una foto gigante di sfondo, pixel font ed effettini. Tutti uguali questi siti, l&#8217;ho detto e lo ripeto. Che c&#8217;è qua di Stefanel? Sono i designer che non sanno raccontare le aziende o le aziende che non hanno più nulla da raccontare? Il servizio fotografico sarà costato molto, ma com&#8217;è presentato ora sembra il sito personale di Gisele Bundchen, non quello di Stefanel.<br />
Anonimo, anonimo, anonimo! poco importa che sembri ben fatto! questo sito non comunica e non lascia nulla. A morte i pixel font, ridateci il buon design!</p></div>
<h2>Osservazioni finali.</h2>
<p>Sicuramente non è facile creare, organizzare e portare avanti un premio per il web italiano.<br />
Un po&#8217; perchè il livello del web italiano è quello che è.. un po&#8217; perchè ci si deve accontentare dei siti che poi effettivamente vengono iscritti. </p>
<p>Quello che mi chiedo è come vengono fatte certe selezioni.. io mi rifuto di pensare che i 10 siti che ho appena visto siano i 10 migliori tra le centinaia iscritte al premio.. men che meno che siano i 10 migliori siti italiani (Dio ci aiuti in tal caso!).<br />
Allora se già i siti iscritti decenti sono pochi, cerchiamo di farli selezionare a qualcuno di INDIPENDENTE e PREPARATO, perchè a quanto pare questo non è stato fatto.<br />
Se poi vogliamo dirla tutta.. che senso ha guardare solo i siti iscritti se il concorso è semi-gratuito? Il premio Web italia nel bene o nel male è tra i più famosi in Italia e senz&#8217;altro il più &#8220;vicino&#8221; ai piccoli/medi studi italiani, quelli che creano la gran parte del web italiano, della nostra immagine sul web italiano&#8230; e allora cerchiamo di valorizzare al massimo il materiale che arriva e i professionisti più seri.</p>
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		<title>Più design, meno web.</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2003 14:55:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Webdesign]]></category>
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		<description><![CDATA[Come faccio a fare la tal cosa con i css? Xml, xtml, xhtkhl, jspthsl … tutte domande tecniche che girano sulle mailing list, insieme ad una serie infinita di &#8220;guarda il mio sito&#8221;, &#8220;guarda il tal sito&#8221;, &#8220;aiutami con questo script&#8221;, ecc. Tutte domande fondamentalmente tecniche che spessissimo riguardano aspetti che influiscono sull&#8217;utente in piccolissima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="dropcap-first">Come faccio a fare la tal cosa con i css? Xml, xtml, xhtkhl, jspthsl … tutte domande tecniche che girano sulle mailing list, insieme ad una serie infinita di &#8220;guarda il mio sito&#8221;, &#8220;guarda il tal sito&#8221;, &#8220;aiutami con questo script&#8221;, ecc. Tutte domande fondamentalmente tecniche che spessissimo riguardano aspetti che influiscono sull&#8217;utente in piccolissima parte.</p>
<p>Tutte domande legittime e utili, ma che nella mia modesta opinione riguardano argomenti che per un webdesigner dovrebbero essere secondari rispetto ad altri più importanti di cui ci si dimentica sempre più spesso.<br />
Sono iscritto a quasi tutte le maggiori liste italiane e straniere dedicate al webdesign e affini e vedo i cosa i webdesigner si preoccupano. Quello che mi lascia sempre più scandalizzato è l&#8217;assenza quasi assoluta di domande legate alla comunicazione, alla tipografia, al design grafico, all&#8217;estetica, al colore, allo stile, all&#8217;impianto comunicativo, al webmarketing di base, tutti aspetti che per un webdesigner sono più importanti della tecnica pura.</p>
<p>Sono tutti veramente troppo &#8220;web&#8221; e poco &#8220;designer&#8221; e questo non è un bene, almeno secondo me.</p>
<p>La mia provocazione serve a fare ragionare su un punto secondo me molto importante. Non voglio dire che gli standard, i tecnicismi, i linguaggi evoluti (css, xtml, xml, ecc), i browser di nicchia (e tutto il lavoro quindi per rendere le pagine compatibile anche per il tal browser, quando questo non copre quasi per nulla il proprio target) non sono importanti o che è meglio in assoluto fregarsene di questo o quello. Il punto fondamentale è che da quello che vedo in Italia la maggior parte dei &#8220;webdesigner&#8221; si preoccupa più del &#8220;web&#8221; che del &#8220;design&#8221;.</p>
<p>Nel mondo perfetto tutti fanno siti perfetti comunicativamente, che rispettano gli standard e fatti con le ultime tecnologie a disposizione, ma visto che la realtà che abbiamo davanti è molto diversa mi piacerebbe che chi fa il nostro lavoro si preoccupasse prima di imparare come fare un sito che come farne uno in css &#8220;strict&#8221; (per dirne una). </p>
<p>Se questi aspetti passano in secondo piano all&#8217;ottimizzazione per guadagnare 3Kb in una pagina che ne occupa 60 allora ragazzi c&#8217;è qualcosa di sbagliato. Perché finche uno continua a preoccuparsi quasi solo di aspetti che influiscono sull&#8217;utente marginalmente (o per niente nella maggior parte dei casi) e non si preoccupa invece di altri aspetti che al contrario sono determinanti e fondamentali verso l&#8217;utente finale, fa molto male il suo lavoro di webdesigner: un lavoro che si occupa di creare strumenti di comunicazioni rivolti a persone, a un target comunicativo.</p>
<p>A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa devo studiare, cosa devo imparare per crescere in questi campi che non vengono mai trattati nelle discussioni in giro per internet e che per tantissimi webdesigner sono completamente &#8220;oscuri&#8221;?</p>
<p>Parlando di questo argomento in una mailing list ovviamente mi è stato chiesto di consigliare dei libri a cui fare riferimento. Non è facile, la prima cosa che ho fatto appena letta la mail in questione è stata girare la faccia verso la mia libreria e pensare cosa consigliare, ma sarebbe sbagliato fornire semplicemente una lista di libri da leggere.</p>
<p>Il consiglio è invece scoprire e affrontare temi che di solito chi fa il nostro lavoro si dimentica di affrontare, per ognuno di questi temi si trovano decine e decine di libri e risorse di ogni tipo, basta cominciare a cercare, come se dovessi trovare la soluzione al solito problema &#8220;tecnico&#8221;.</p>
<p>Di seguito una lista generale della basi (il minimo insomma) che un webdesigner degno di questo nome dovrebbe avere ben radicate nel proprio bagaglio professionale.</p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p><strong>WebDesign e Comunicazione</strong></p>
<p><strong>Il Messaggio.</strong><br />
Quale messaggio contiene il sito che si vuole creare? Cosa vuole promuovere o comunicare ai suoi visitatori? Una introduzione alla comunicazione e concetti di WebMarketing.</p>
<p><strong>Il Target.</strong><br />
A chi è indirizzato il sito? Chi è il pubblico che potenzialmente lo visiterà? Una esplorazione fra gli interessi, i comportamenti, le abilità di chi navigherà e, soprattutto, valuterà il nostro sito.</p>
<p><strong>L&#8217;Ipertesto.</strong><br />
I concetti alla base della struttura ipertestuale. Collegamenti, navigazione fra pagine, percorsi. Come si crea, aggiorna e gestisce un ipertesto.</p>
<p><strong>Design e impaginazione.</strong><br />
Colori, forme, tipografia, equilibrio, tutte le armi che consentono al designer di dare una forma al messaggio che vuole esprimere.</p>
<p><strong>La struttura del sito.</strong><br />
Come strutturare il nostro sito? Da dove partire, come concepire e affiancare sezione su sezione nella creazione e aggiornamento di un sito internet, dal più semplice al più complesso.</p>
<p><strong>L&#8217;architettura dei contenuti.</strong><br />
Il contenuti sono la parte più importante dell&#8217;intero nostro prodotto: una buona formulazione e posizionamento sono essenziali per la riuscita di un qualsiasi sito internet.</p>
<p><strong>Il concetto di usabilità.</strong><br />
Come far arrivare i nostri utenti dove vogliono arrivare (o dove noi vogliamo farli arrivare) nel più breve tempo possibile. Usabilità applicata all&#8217;interfaccia, al contenuto, alla navigazione, al design.</p>
<p><strong>Interface Design.</strong><br />
Creare interfacce utenti usabili, belle e funzionali non è semplice come potrebbe sembrare navigando per la rete. Una esplorazione dei concetti alla base dell&#8217;interface design e un laboratorio per la creazione di nuovi approcci all&#8217;utente e allo spazio di navigazione.</p>
<p>Oltre a questi argomenti generali e specifici ognuno dovrebbe affrontare più generalmente alcuni campi indispensabili alla nostra professione, come:</p>
<ul>
<li>Tipografia</li>
<li>Semantica</li>
<li>Marketing di base</li>
<li>Filosofia estetica</li>
</ul>
<p>Ci sarebbe tanto altro, ma se ognuno dei webdesigner italiani studiasse anche solo un decimo di quello che c&#8217;è scritto in questo articolo avremmo siti più belli (in senso lato), un mercato più strutturato, clienti più soddisfatti e consapevoli dell&#8217;importanza di certi aspetti del web.</p>
<div class="contenuto">
Per concludere consiglio un po&#8217; di libri specifici da cui partire:</p>
<p><strong>&#8220;Stop stealing sheep &#038; find out how type works&#8221;</strong><br />
Erik Spekermann<br />
E.M. Ginger<br />
(Adobe Press ISBN 0-672-48543-5)</p>
<p><strong>&#8220;Web style guide&#8221;</strong> &#8211; Basic design principles for creating web sites<br />
Patrick J. Lynch<br />
Sarah Horton<br />
(Yale University Press ISBN 0-300-07675-4)</p>
<p><strong>&#8220;Media e nuova educazione&#8221;</strong> &#8211; Il metodo della domanda nel villaggio globale<br />
H. Marshal McLuhan (in generale consiglio tutti i suoi libri)<br />
(Armando Editorie ISBN 88-7144-770-0)</p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;era dell&#8217;accesso&#8221; </strong>- La rivoluzione della new economy<br />
Jeremy Rifkin<br />
(Mondadori ISBN 88-04-47803-9)</p>
<p><strong>“La cultura come Business – Il mezzo è il messaggio” </strong><br />
Marshall McLuhan<br />
Armando Editore </p>
<p><strong>“Media e Nuova Comunicazione – Il metodo della domanda nel villaggio globale” </strong><br />
Marshall McLuhan<br />
Armando Editore</p>
<p><strong>“WebDesign Studio Secrets” </strong><br />
Deke McClelland<br />
Katrin Eismann<br />
IDG Books </p>
<p><strong>“Click Here. Web Communication Design” </strong><br />
Raymond Pirouz<br />
New Riders </p>
<p><strong>“Elements of WebDesign”</strong><br />
Darcy Dinucci<br />
Maria Giudice<br />
Lynne Stiles<br />
Peachpit Press </p>
<p><strong>“Collaborative Web Development – Strategies and Best Practices for Web Teams” </strong><br />
Jessica Burdman<br />
Addison Wesley </p>
<p><strong>“Designing Web Usability” </strong><br />
Jakob Nielsen<br />
New Riders </p>
<p><strong>“Roger C. Parker&#8217;s Guide to Web Content and Design” </strong><br />
Roger C. Parker<br />
Hungry Minds, Inc </p>
<p>> <a href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/slide_padova2004.pps' title='Slide: Più Design, Meno Web.'>Slide: Più Design, Meno Web.</a>
</div>
<p><!--adsense#rec2--></p>
<p>Pubblicato per la prima volta su <a href="http://www.braintwisting.com/articoli.php?id=28">BrainTwisting</a>.<br />
&#8220;Più Design, meno Web&#8221; è poi diventato argomento di una serie di incontri al Webbit di Padova (oltre 400 persone) e di Milano (oltre 200).</p>
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