<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>itomizer.</title>
	<atom:link href="http://itomizer.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://itomizer.com</link>
	<description>Itomizer critica e recensisce su design, pubblicita', tecnologia e in generale sul bello e il brutto della vita nell'epoca del consumismo.</description>
	<lastBuildDate>Sun, 06 May 2012 19:17:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.2</generator>
		<item>
		<title>Itomizer 2.0</title>
		<link>http://itomizer.com/2012/05/05/itomizer-2-0/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2012/05/05/itomizer-2-0/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 May 2012 17:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=418</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/pageshot-of-itomizer-@-2012-05-06-1908-428x800.png" alt="" width="428" height="800" />Nuovo stile, nuovo sistema di commenti, nuova pagina Facebook creata (diventate fan!)&#8230; itomizer si rinnova un po&#8217; per stare al passo coi tempi. Spero di trovare presto anche il tempo di scrivere nuovi articoli. Enjoy.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/pageshot-of-itomizer-@-2012-05-06-1908-428x800.png" alt="" width="428" height="800" /><p>Nuovo stile, nuovo sistema di commenti, nuova pagina Facebook creata (<a href="https://www.facebook.com/pages/Itomizer/298977096850689" target="_blank">diventate fan!</a>)&#8230; itomizer si rinnova un po&#8217; per stare al passo coi tempi. </p>
<p>Spero di trovare presto anche il tempo di scrivere nuovi articoli.</p>
<p>Enjoy.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2012/05/05/itomizer-2-0/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il mercato dei videogiochi usati sta uccidendo l’industria?</title>
		<link>http://itomizer.com/2009/01/07/il-mercato-dei-videogiochi-usati-sta-uccidendo-l%e2%80%99industria/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2009/01/07/il-mercato-dei-videogiochi-usati-sta-uccidendo-l%e2%80%99industria/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 19:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2009/01/07/il-mercato-dei-videogiochi-usati-sta-uccidendo-l%e2%80%99industria/</guid>
		<description><![CDATA[Negli ultimi 5 o 6 anni si è visto un incremento esponenziale del fatturato per i negozi che propongono videogiochi usati: non solo catene planetarie come GameStop sono diventati colossi e la stessa BlockBuster si è da poco avventurata di prepotenza in questo mercato riciclandosi attraverso il marchio GameRush. Ma questo mercato quanto influenza il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi 5 o 6 anni si è visto un incremento esponenziale del fatturato per i negozi che propongono videogiochi usati: non solo catene planetarie come <a href="http://gamestop.it/">GameStop</a> sono diventati colossi e la stessa BlockBuster si è da poco avventurata di prepotenza in questo mercato riciclandosi attraverso il marchio <a href="http://www.gamerush.it/">GameRush</a>. Ma questo mercato quanto influenza il mercato dei videogiochi?<br />
<span id="more-156"></span><br />
Tanto per capirci in uno scenario classico un giocatore compra un gioco nuovo di prima fascia (AAA) al prezzo di 60/70 euro, lo finisce in un paio di settimane e lo rivende poi a un negozio come GameStop ad una trentina (ma anche meno) di euro.</p>
<p>GameStop a questo punto lo rimette sugli scaffali al prezzo di 45/50 euro. Certo è usato, ma a chi importa veramente? stiamo parlando di un disco digitale da inserire in una console o in un computer, a nessun interessa averlo “nuovo”, perché il concetto stesso di “nuovo” ha poco senso in questo mercato.</p>
<p>Quindi ci ritroviamo in situazioni paradossali in cui all’interno di un negozio GameStop (o GameRush che sia) coesistono due copie dello stesso titolo, una “nuova” in vendita a 70 euro e una “usata” in vendita a 50 euro. Quale comprereste voi?</p>
<p>I grandi publisher lamentano questa situazione da anni ormai, incolpando le grandi catene come GameStop di stare uccidendo il mercato incentivando la compravendita di giochi usati a prezzi ribassati.</p>
<p>Ovviamente GameStop fa semplicemente il suo lavoro: fare soldi. Vendere un gioco usato a 50 euro quando lo si è pagato 30 non è solo un servizio ai poveri giocatori, ma è soprattuto un grande margine: un margine così alto sulla vendita del nuovo GameStop se lo sogna.</p>
<p>Negli Stati Uniti GameStop gestisce il 90% del mercato dei videogiochi usati, fatturando in tutto 2 miliardi di dollari grazie a questi. Se consideriamo che quei 2 miliardi sono un terzo di tutto il fatturato dell’azienda (che ricordiamo vende anche il nuovo, gadget, libri, di tutto) capiamo quanto sia fondamentale questo mercato. </p>
<p>Da parte loro i grandi publisher devono quindi alzare i prezzi per tentare di monetizzare il più possibile nella sempre più ristratta finestra di lancio dei loro titoli: quelle 3/4 settimane da quando il gioco esce a quando le prime copie usate arrivano sul mercato.</p>
<p>L’effetto devastante non è solo l’aumento del prezzo dei titoli, ma soprattutto la monetizzazione limitata nel tempo: mentre una volta creare un titolo di qualità significava poterlo vendere nel tempo anche a mesi di distanza dall’uscita, ora si punta a titoli che spinti da un’enorme hipe vendono in fretta, ma non sempre si rivelano validi quanto il reparto marketing ci aveva fatto credere.</p>
<p>David Braben (<a href="http://www.frontier.co.uk/">Frontier Developments</a>):</p>
<blockquote><p>[We] don’t see anything from the used-game sales, which is one reason why the price of new games throughout the industry remains artificially high, I mean, the industry has to make all its money from the first sale since we don’t get a penny from the subsequent dozen or so sales of that same game.</p></blockquote>
<p>e ancora:</p>
<blockquote><p>Five years ago, a great game would have sold for a longer period of time than for a bad game — which was essentially our incentive to make great games.<br />
But no longer. Now publishers and developers just see revenue the initial few weeks regardless of the game’s quality and then gamers start buying used copies which generates money that goes into GameStop’s pocket, nobody else’s.</p></blockquote>
<p>e Michael Pachter (<a href="http://www.wedbushinc.com/">Wedbush Morgan Securities</a>) ci spiega meglio la situazione che si ritrovano nei negozi i giocatori:</p>
<blockquote><p>I remember when the first Grand Theft Auto came out,” recalls Pachter. “You couldn’t find a used copy for over a year. People were so amazed by the game, they played it forever. But now that cycle has accelerated and every game is available used after just a couple of weeks.</p></blockquote>
<p>Ma ora non funziona più così:</p>
<blockquote><p>You go into a GameStop intending to buy a new copy for $60 and the clerks are happy to tell you they can save you 10 bucks by selling you a used copy for $50. That’s hard to resist. I mean, it’s not like you’re getting something that’s dog-eared and unplayable. It’s clean, looks the same, and has an instruction booklet.</p></blockquote>
<p>E non è tutto, perché il comportamento di GameStop è ormai imbarazzante e la “finestra” tra l’uscita del nuovo e quello dell’usato si è ridotta clamorosamente:</p>
<blockquote><p>You ought to try it yourself. Call GameStop and ask them how much they’re charging for Gears of War 2. They’ll say $60.<br />
Then ask them if they have any used copies. I’ll bet you anything they already have at least one. [Even if] the game’s only been out for a week… You don’t think that kind of thing gets the publishers pissed?</p></blockquote>
<p>Insomma, mentre i grandi publishers faticano a sopravvivere investendo ingenti somme nello sviluppo e promozione dei videogiochi i moderni reseller come GameStop hanno trovato un modo di fare grandi guadagni e al tempo stesso sembrare buoni samaritani vendendo a prezzi ribassati.</p>
<p>E’ però vero che i soldi che GameStop da a chi porta loro un gioco usato vengono poi (circa l’80%) riutilizzati subito nell’acquisto di nuovi prodotti: c’é insomma anche un incentivo all’acquisto del nuovo. Circa il 9% degli acquisti di videogames nuovi nell’ultimo anno sono stati fatti grazie al contante ricevuto dalla consegna di un gioco vecchio.</p>
<p>Quel 9% sono tanti soldi per i publishers, questo è indubbio.</p>
<p>Ma David Braben ci rivela un altro retroscena che potrebbe farci cambiare idea un’altra volta: non ci si deve dimenticare che tutto il supporto on e off line per i giochi rimane a carico del publisher/sviluppatore.. e se pensiamo che uno stesso gioco può passare da più mani attraverso la vendita dell’usato dobbiamo quindi moltiplicare per ogni successivo proprietario la spesa di supporto.</p>
<p>Cosa significa? ce lo spiega David:</p>
<blockquote><p>What the used games are doing is forcing publishers and developers to incur bandwidth costs for updates and support at least twice &#8211; once for the game’s first owner, then again for the owners of the used versions.
</p></blockquote>
<p>ma la cosa si fa ancora più complicata se sommiamo a questo la pirateria. Guardando i dati di vendita divisi per territorio David ha riscontrato una strana situazione in Italia:</p>
<blockquote><p>I compared the sales figures to the number of tech support calls we were getting in Italy. Would you believe that we had sold only 100 or so games, but were receiving tens of thousands of support calls? It’s that sort of thing that gets you thinking about the costs you incur from piracy and from pre-owned games.</p></blockquote>
<p>e ribadisce quindi il concetto:</p>
<blockquote><p>That’s in addition to the fact that we don’t see anything from the used-game sales, which is one reason why the price of new games throughout the industry remains artificially high, I mean, the industry has to make all its money from the first sale since we don’t get a penny from the subsequent dozen or so sales of that same game.
</p></blockquote>
<p>Certo tutto questo può sembrare, e forse lo è, solo un patetico tentativo di scaricare la colpa di certi fallimenti su GameStop o sui suoi simili quando invece quello che viene in mente a me è semplicemente che in giochi che hanno una longevità molto breve come certi nuovi single player è questo della rivendita un meccanismo inevitabile.</p>
<p>Ecco dunque che una ricetta per sfuggire a questa catena è quella di realizzare giochi che siano rigiocabili, che abbiano una grande longevità, che sfruttino la rete non solo per scaricare sfondi, ma per creare esperienze sempre nuove e per espandersi attraverso nuovi contenuti (gratuiti o meno) messi a disposizione degli sviluppatori/publishers stessi.</p>
<p>Tutte cose che in realtà si sta facendo sempre di più.. e se vi chiedavate il perché forse ora l’avete capito.</p>
<p><strong>Se poi pensiamo al mercato del Free to Play, dove la distribuzione è online e il prezzo di vendita è uguale a zero.. capiamo bene come questo non possa che essere il futuro dell’industria in cui operiamo.<br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2009/01/07/il-mercato-dei-videogiochi-usati-sta-uccidendo-l%e2%80%99industria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quanto incassano i titoli AAA</title>
		<link>http://itomizer.com/2009/01/07/quanto-incassano-i-titoli-aaa/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2009/01/07/quanto-incassano-i-titoli-aaa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 19:11:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2009/01/07/quanto-incassano-i-titoli-aaa/</guid>
		<description><![CDATA[Quando noi, sviluppatori indipendenti, pensiamo ai titoloni tripla A ci immaginiamo sempre milioni e milioni di copie vendute e cifre stratosferiche di soldoni incassati. Al contrario, vedendo tutti i giorni i dati di vendita dei giochi più venduti in Giappone, Europa e Stati Uniti, purtroppo la realtà è completamente diversa. In realtà solo pochissimi “BIG” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando noi, sviluppatori indipendenti, pensiamo ai titoloni tripla A ci immaginiamo sempre milioni e milioni di copie vendute e cifre stratosferiche di soldoni incassati.</p>
<p>Al contrario, vedendo tutti i giorni i dati di vendita dei giochi più venduti in Giappone, Europa e Stati Uniti, purtroppo la realtà è completamente diversa.<br />
<span id="more-155"></span><br />
In realtà solo pochissimi “BIG” si spartiscono i primi 10 posti delle classifiche, che comunque hanno volumi di vendita relativamente limitati.</p>
<p>Successi da 6 milioni di copie come GTA o HALO non sono la norma, anzi, sono un’eccezione molto rara.</p>
<p>Un AAA di grande successo vende 1 milione di copie.</p>
<p>500 mila copie sono già un grande risultato per un publisher.</p>
<p>Al di sotto di questo “limite” si comincia a parlare di successo discreto per titoli non molto spinti, o di disastro per titoli che invece avevano magari ricevuto grande spinta dai loro publisher…</p>
<p>Faccio un esempio: <a href="http://www.littlebigplanet.com">Little Big Planet</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2009/01/littlebigplanet1.jpg" width="500" height="482" alt="Little Big Planet" class="imageframe imgaligncenter" /></p>
<p>Questo gioco, edito da Sony stessa, è non solo una esclusiva Playstation 3, ma anche il titolo di punta di Natale di Sony e sono stati spesi svariati milioni di dollari di promozione in tutto il mondo per “spingerlo” a dovere.</p>
<p>Negli ultimi 6/7 mesi non ho letto altro praticamente, se ne è parlato ovunque.</p>
<p>il gioco è uscito nella seconda settimana di ottobre e in questo mese (poco meno di 3 settimane totali) ha venduto negli Stati Uniti 205.000 copie. Niente male si sono detti alla Sony e hanno continuato a spingerlo ovunque: blog, giornali, televisione, ecc..</p>
<p>Novembre doveva essere il suo mese e invece ore che noevmbre è finito e che sono arrivati i dati di vendita è arrivata anche una doccia fredda incredibile per Sony:</p>
<p>Little Big Planet ha venduto 141.000 copie in novembre. Per un totale di 346 mila copie dall’uscita.</p>
<p>Se pensiamo che la vita di un gioco in scatola è mediamente 2, massimo 3 mesi, vediamo come questo titolo di punta Sony a fatica arriverà a vendere un totale di 500.000 copie.. un relativo disastro insomma.</p>
<p>346 mila copie sono più o meno 20 milioni di euro di incasso totale per tutta la filiera di sviluppo > produzione > distribuzione > vendita.</p>
<p>Se togliamo per LBP le enormi spese di promozione, di sviluppo e, soprattutto, di mantenimento di un gioco come quello che gira online e necessita di migliaia di server.. capiamo il problema.</p>
<p>Si stima che solo il 20% dei giochi sugli scaffali sia proficuo: il restante 80% è in perdita.</p>
<p>Le scarse vendite di Mirror’s Edge, Rock Band 2 e Need For Speed Undercover hanno appena causato una perdita di 70 milioni di euro per la EA e il conseguente licenziamento di 600 impiegati a cui ne seguiranno altri in questi giorni.</p>
<p>EA in questi mesi è tenuta in piedi dalle vendite di Dead Space, FIFA 09 e Left 4 Dead.</p>
<p>I grandi publisher sopravvivono grazie ai loro 1-2 titoli di punta, gli altri titoli sono in perdita costante e servono solo a “fare libreria” e a “tentare il colpaccio”.</p>
<p>La EA ha annunciato che da ora comincerà a tagliare 1 o 2 vecchie IP ogni anno dal suo portfolio, per sempre.</p>
<p>Per questo i grandi publisher faticano a sviluppare nuove IP: perché il rischio di incappare in un buco di milioni di euro è enorme.</p>
<p>Il Free to Play, per fortuna, non ha ancora questi problemi in quanto è, al contrario, un terreno fertilissimo per nuove IP: uno spazio aperto in cui possiamo entrare di prepotenza, è il momento giusto insomma.</p>
<p>Ecco una bella dichiarazione di John Riccitiello, CEO di EA:</p>
<blockquote><p>While product execution and sell-through trends continue to be a challenge for EA midway through the current console cycle, we believe the company will be able to leverage longer-term its early investments in online distribution, emerging business models (e.g., free-to-play), and geographical diversity.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2009/01/07/quanto-incassano-i-titoli-aaa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dieter Rams e il design della Braun</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2008 23:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Industrial]]></category>
		<category><![CDATA[braun]]></category>
		<category><![CDATA[desing]]></category>
		<category><![CDATA[dieter]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>
		<category><![CDATA[rams]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/001.jpg" alt="" width="485" height="273" />Quando nel 1961 i fratelli Braun promossero a direttore del dipartimento design un certo Dieter Rams forse non si rendevano conto di quanto quell&#8217;uomo avrebbe influenzato il design industriale degli ultimi 50 anni. Dieter Rams Le sue regole e concetti sono a tutt&#8217;oggi non solo valide, ma utilizzate ed imitate dai più grandi industrial designers [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/001.jpg" alt="" width="485" height="273" /><p>Quando nel 1961 i fratelli Braun promossero a direttore del dipartimento design un certo Dieter Rams forse non si rendevano conto di quanto quell&#8217;uomo avrebbe influenzato il design industriale degli ultimi 50 anni.<br />
<span id="more-152"></span></p>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:300px;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/08/dieter-rams.jpg" rel="lightbox[pics-1219442483]" title="Dieter Rams"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/08/dieter-rams.thumbnail.jpg" width="300" height="250" alt="Dieter Rams" /></a>
<div class="imagecaption">Dieter Rams</div>
</div>
<p>Le sue regole e concetti sono a tutt&#8217;oggi non solo valide, ma utilizzate ed imitate dai più grandi industrial designers viventi.</p>
<p>Dieter Rams, nato a Wiesbaden nel 1932, è un industrial designer tedesco, tra i più importanti del 20 secolo. Dopo aver studiato architettura al Ulmer Werkkunstschule Wiesbaden e aver quindi lavorato per un architetto fu assunto nel 1955 dalla Braun e nel 1961 divenne direttore del dipartimento design della famosa azienda. Ruolo che ha mantenuto con enorme successo fino al 1995.</p>
<p>Rams spiegò una volta il suo design semplicemente con questa frase: <em>&#8220;Weniger, aber besser&#8221;</em>, e cioé <em>&#8220;Poco, ma buono&#8221;</em>. Ognuno delle centinaia di oggetti che progettò durante i suoi 40 anni di carriera sono da una parte eleganti e straordinariamente minimali, dall&#8217;altra incredibilmente facili da usare ed immediati.</p>
<p>Sviluppò un codice colore per tutti i prodotti Braun: i prodotti erano inizialmente tutti bianchi e grigi: potevano essere utilizzati altri colori solo per particolari pulsanti (quello di accensione per esempio) in modo da mettere quest&#8217;ultimi in assoluto rilievo e da mantenere una linearità visiva assoluta. Quando nel 1965 cambiò radicalmente e introdusse il nero come colore per gli apparati audio fece una scelta che influenzò tutti i produttori: ancora oggi il nero è il colore preferito per questo tipo di prodotto. </p>
<p>Dieter amava ribadire dieci semplici regole che un designer doveva seguire per raggiungere un <em>buon design</em>:</p>
<ul>
<li>Un buon design è innovativo</li>
<li>Un buon design rende un prodotto utile</li>
<li>Un buon design è estetico</li>
<li>Un buon design ci aiuta a capire un prodotto</li>
<li>Un buon design non è invasivo</li>
<li>Un buon design è onesto</li>
<li>Un buon design è duraturo</li>
<li>Un buon design lo è fino all&#8217;ultimo dettaglio</li>
<li>Un buon design si preoccupa dell&#8217;ambiente</li>
<li>Un buon design è meno design possibile</li>
<li>Torna alla purezza, torna alla semplicità</li>
</ul>
<p>Le scale numeriche venivano semplificate al minimo e sempre messe in orizzontale o verticale. I pulsanti venivano ridotti e ordinati su file ordinate. L&#8217;obiettivo di Rams era quello di creare prodotti utili che fossero facili da utilizzare. Creò un rigore estetico assoluto che rendeva i suoi progetti <em>semplicemente</em> belli. </p>
<p>Sono infinite le curiosità che si possono raccontare sui prodotti creati da Rams: il famoso &#8220;snow white coffin&#8221;, uno dei primi giradischi da lui progettati divenne per esempio famoso per il suo coperchio trasparente in plexiglass che a sua volta è diventato standard per tutti i giradischi da quel momento in poi.</p>
<p>Dieter amava ribadire che i suoi prodotti dovessero prima di tutto divertire e dare soddisfazioni. L&#8217;equalizzazione degli impianti audio Braun era sempre fatta in base ai generi musicali che più richiamavano pubblico al momento della commercializzazione: quando negli anni sessanta il rock spopolava la Braun equalizzava i suoi prodotti per questo genere musicale e quando negli anni settanta tutto cambiò in favore della disco music.. beh Dieter non aveva dubbi sul da farsi. L&#8217;utente era il centro della progettazione in tutto e per tutto.</p>
<p>La ricerca ossessiva dei particolari, la scelta dei giusti materiali, tutto era finalizzato alla creazione di prodotti non solo coerenti, ma anche iconici: il suo lavoro ad oggi è di ispirazione per i giovani grandi designer di oggi, da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Ive" target="_blank">Jonathan Ive</a> (Apple) a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jasper_Morrison" target="_blank">Jasper Morrison</a> (Rowenta, Samsung, Olivetti e altri) che non hanno esitato ad <a href="http://www.jonathanive.com/2006/09/the-influence-of-dieter-rams/">indicare</a> Dieter Rams come fondamenta del loro lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 24px; line-height: 30px">&#8220;Credo che un bravo designer debba sempre essere un passo più avanti del proprio tempo. Dovrebbe mettere in discussione qualunque cosa che venga generalmente considerata ovvia. Deve avere un naturale intuito per come cambiano le abitudini delle persone, per la realtà in cui vivono, per i loro sogni, i loro desideri, i loro problemi, le loro necessità. Deve inoltre saper considerare realisticamente le opportunità e i limiti che offre la tecnologia&#8221;</p>
<div align="right">Dieter Rams</div>
<p>&nbsp;</p>

<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams/' title='Dieter Rams' rel='gallery-152'><img width="80" height="66" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/08/dieter-rams.thumbnail.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams" title="Dieter Rams" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/001/' title='001' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/001-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="001" title="001" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/002/' title='002' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/002-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="002" title="002" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/003/' title='003' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/003-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="003" title="003" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/004/' title='004' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/004-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="004" title="004" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/005/' title='005' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/005-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="005" title="005" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/006/' title='006' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/006-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="006" title="006" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/007/' title='007' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/007-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="007" title="007" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/008/' title='008' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/008-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="008" title="008" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/009/' title='009' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/009-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="009" title="009" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/010/' title='010' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/010-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="010" title="010" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/011/' title='011' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/011-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="011" title="011" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/012/' title='012' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/012-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="012" title="012" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/013/' title='013' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/013-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="013" title="013" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/014/' title='014' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/014-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="014" title="014" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/015/' title='015' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/015-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="015" title="015" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/016/' title='016' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/016-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="016" title="016" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/017/' title='017' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/017-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="017" title="017" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/018/' title='018' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/018-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="018" title="018" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/019/' title='019' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/019-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="019" title="019" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/020/' title='020' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/020-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="020" title="020" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/021/' title='021' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/021-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="021" title="021" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/022/' title='022' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/022-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="022" title="022" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/023/' title='023' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/023-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="023" title="023" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/024/' title='024' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/024-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="024" title="024" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/025/' title='025' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/025-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="025" title="025" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/026/' title='026' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/026-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="026" title="026" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/027/' title='027' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/027-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="027" title="027" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/028/' title='028' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/028-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="028" title="028" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/attachment/058/' title='058' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/058-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="058" title="058" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-001/' title='Dieter Rams - 001' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-001-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 001" title="Dieter Rams - 001" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-002/' title='Dieter Rams - 002' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-002-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 002" title="Dieter Rams - 002" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-003/' title='Dieter Rams - 003' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-003-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 003" title="Dieter Rams - 003" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-004/' title='Dieter Rams - 004' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-004-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 004" title="Dieter Rams - 004" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-005/' title='Dieter Rams - 005' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-005-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 005" title="Dieter Rams - 005" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-006/' title='Dieter Rams - 006' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-006-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 006" title="Dieter Rams - 006" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-007/' title='Dieter Rams - 007' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-007-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 007" title="Dieter Rams - 007" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-008/' title='Dieter Rams - 008' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-008-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 008" title="Dieter Rams - 008" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-009/' title='Dieter Rams - 009' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-009-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 009" title="Dieter Rams - 009" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-010/' title='Dieter Rams - 010' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-010-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 010" title="Dieter Rams - 010" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-011/' title='Dieter Rams - 011' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-011-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 011" title="Dieter Rams - 011" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/dieter-rams-012/' title='Dieter Rams - 012' rel='gallery-152'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Dieter-Rams-012-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dieter Rams - 012" title="Dieter Rams - 012" /></a>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/08/23/dieter-rams-e-il-design-della-braun/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il marketing incontra lo sport: la storia di Adidas</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/07/19/il-marketing-incontra-lo-sport-la-storia-di-adidas/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/07/19/il-marketing-incontra-lo-sport-la-storia-di-adidas/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Jul 2008 17:55:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[adidas]]></category>
		<category><![CDATA[Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Dick Fosbury]]></category>
		<category><![CDATA[Franz Beckenbauer]]></category>
		<category><![CDATA[Jesse Owens]]></category>
		<category><![CDATA[Max Schmeling]]></category>
		<category><![CDATA[Muhammad Ali]]></category>
		<category><![CDATA[puma]]></category>
		<category><![CDATA[Samba]]></category>
		<category><![CDATA[Sepp Herberger]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[SuperStar]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/07/19/il-marketing-incontra-lo-sport-la-storia-di-adidas/</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/picture-11.jpg" alt="" width="217" height="179" />Nella storia dello sport Adidas ricopre un ruolo importante: ha aperto la strada a tanti grandissimi atleti in tutte le discipline, creando scarpe e abbigliamento dedicato sempre ad altissimo livello e supportando anche economicamente i più grandi talenti dello scorso secolo. Forse però pochi sanno come è nata questa azienda e soprattuto come ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/picture-11.jpg" alt="" width="217" height="179" /><p>Nella storia dello sport Adidas ricopre un ruolo importante: ha aperto la strada a tanti grandissimi atleti in tutte le discipline, creando scarpe e abbigliamento dedicato sempre ad altissimo livello e supportando anche economicamente i più grandi talenti dello scorso secolo. Forse però pochi sanno come è nata questa azienda e soprattuto come ha fatto nascere per prima il marketing sportivo moderno.<br />
<span id="more-139"></span></p>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:150px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/picture-11.thumbnail.jpg" width="150" height="123" alt="Logo Adidas, 1972" />
<div class="imagecaption">Logo Adidas, 1972</div>
</div>
<p>Tutto cominciò in una piccola cittadina vicinio a Norimberga, in Germania: Herzogenaurach. Li un certo Adolf Dassler nel 1920 iniziò a pensare a scarpe dedicate non solo allo sport (che già era una novità), ma a scarpe create appositamente per ogni sport esistente.</p>
<div class="imageframe imgalignright" style="width:137px;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/picture-2.jpg" rel="lightbox[pics139]" title="Adolf Dassler"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/picture-2.thumbnail.jpg" width="137" height="150" alt="Adolf Dassler" /></a>
<div class="imagecaption">Adolf Dassler</div>
</div>
<p>Adolf pensava infatti, chi può dargli torto oggi, che ogni sport necessitasse di una scarpa veramente specifica ed iniziò a progettare nella sua piccola bottega un paio di scarpe dedicate all&#8217;atletica. Dassler era un atleta e partecipava o seguiva in prima persona gran parte dei grandi eventi europei di atletica dell&#8217;epoca: fu così che riuscì a mettere ai piedi degli atleti delle Olimpiadi di Amsterdam del 1928 le sue prime scarpe provviste di tacchetti.</p>
<p>Le scarpe di Adolf grazie ai tacchetti (spikes) offrivano una presa migliore e prestazioni superiori suscitando grande scalpore alla loro prima apparizione.</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lina_Radke" target="_blank">Lina Radke</a> fu la prima atleta a vincere una medaglia d&#8217;oro con scarpe create da Adolf Dassler. Vinse gli 800 metri femminili segnando un nuovo record mondiale: Adolf era con lei a bordo pista, seguiva lei come tutti gli altri &#8220;suoi&#8221; atleti durante quelle Olimpiadi.</p>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:300px;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/picture-10.jpg" rel="lightbox[pics139]" title="Gebrüder Dassler Schuhfabrik"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/picture-10.thumbnail.jpg" width="300" height="211" alt="Gebrüder Dassler Schuhfabrik" /></a>
<div class="imagecaption">Gebrüder Dassler Schuhfabrik</div>
</div>
<p> Insieme al fratello Rudolf, gran venditore, Adolf mise su negozio di articoli sportivi con un retro bottega in cui progettava le sue particolari scarpe. Era il 1924 e la <em>Gebrüder Dassler Schuhfabrik</em> (La Fabbrica di Scarpe dei Fratelli Dassler) era nata.</p>
<p>Adolf continua ad innovare e comincia a produrre scarpe anche per altri sport: il suo sogno è creare una scarpa specifica per ogni atleta al mondo e nel 1931 crea le prime scarpe dedicate al tennis.</p>
<p>Continua imperterrito a seguire ogni atleta che può: è un lavoro infinito di ricerca reciproca, Adolf aiuta gli sportivi con strumenti migliori e loro aiutano Adolf con feedback e consigli su come migliorare le sue scarpe.</p>
<p>Nel 1936 durante le Olimpiadi di Berlino Jesse Owens calza scarpe Dassler: vince 4 medaglie d&#8217;oro e segna nuovi record mondiali in tutte le competizioni in cui partecipa. </p>
<p>E&#8217; il primo vero trionfo delle scarpe Dassler.</p>
<p>Già nel 1937 le scarpe Dassler vantano 30 diversi modelli pensati per 11 diversi sport, è nata la scarpa sportiva moderna, pensata e realizzata per ogni specifico sport.</p>
<p><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/picture-12.thumbnail.jpg" width="300" height="104" alt="picture-12.jpg" class="imageframe imgalignright" />Le cose però cominciano ad andare male tra i due fratelli Dassler: Adolf e Rudolf oramai litigano su tutto, su come portare avanti l&#8217;azienda, su quali scarpe realizzare, su quali atleti seguire.. persino su quali mogli sposare. E&#8217; la rottura.</p>
<p>Adolf decide di fondare una propria azienda e Rudolf fa altrettanto dall&#8217;altra parte del fiume. Adolf, <em>Adi</em> per gli amici, fonda nel 1948 la Adidas (da Adi-Dassler) e Rudolf fonda un&#8217;altra fabbrica di scarpe che chiama Puma.</p>
<p>Adolf si dedica completamente alla sua nuova creatura e si concentra in particolar modo alle scarpe da calcio. Nascono nel 1950 le mitiche Adidas Samba, pensate per l&#8217;allenamento quotidiano del calciatore, ancora oggi considerate un classico del genere.</p>
<p>Nel 1954 le scarpe Adidas sono ai piedi della nazionale Tedesca allo stadio di Berna per la finale del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/1954_FIFA_World_Cup#Final:_.22The_Miracle_of_Bern.22" target="_blank">Campionato del Mondo</a>. C&#8217;é anche Adolf a Berna e a fine primo tempo scende negli spogliatoi e adatta le scarpe dei calciatori modificandone i tacchetti per meglio adattarle alle condizioni del terreno bagnato dalla pioggia: la Germania quell&#8217;anno vincerà il suo primo Campionato del Mondo contro l&#8217;Ungheria di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ferenc_Puskás" target="_blank">Puskás</a> e Adolf Dassler entra nella storia grazie alle sue &#8220;scarpe miracolose&#8221; con tacchetti intercambiabili.</p>
<p>La sponsorizzazione Adidas della nazionale tedesca di calcio nata nel 1954 ha un contratto valido fino al 2018, Adidas per prima inventa la sponsorizzazione sportiva: fa marketing grazie ai suoi atleti che al tempo stesso gli sono grati per l&#8217;equipaggiamento (prima) e il denaro (poi) che Adidas gli fornisce.</p>
<p>Viene usato un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Retronym" target="_blank">retronimo</a> per Adidas: All Day I Dream About Sports. </p>
<p>Alle Olimpiadi del 1960 di Roma tre quarti degli atleti olimpici calzano scarpe Adidas. Si comincia a produrre anche abbigliamento sportivo che diventa in breve status symbol; i grandi atleti indossano Adidas: Jesse Owens, Muhammad Ali, Max Schmeling, Sepp Herberger, Dick Fosbury e Franz Beckenbauer tra gli altri.</p>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:295px;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/rundmcparis1.jpg" rel="lightbox[pics139]" title="i Run DMC"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/rundmcparis1.thumbnail.jpg" width="295" height="300" alt="i Run DMC" /></a>
<div class="imagecaption">i Run DMC</div>
</div>
<p>Le famose tre strisce laterali delle scarpe Adidas furono create per mantenere la suola più stabile, ma divennero presto uno dei simboli più riconoscibili del brand Adidas: riprese nell&#8217;abbigliamento e ovunque fosse possibile, diedero in fretta riconoscibilità al marchio e contribuirono al successo dell&#8217;azienda.</p>
<p>Quando Bob Marley o i <em>Run DMC</em> indossavano scarpe e tute Adidas facevano molto di più che vestire sportivo: sponsorizzati da Adidas, comunicavano un messaggio forte di stile ai loro fans e vestire Adidas divenne di moda anche al di fuori del campo sportivo.</p>
<p>L&#8217;idea che un marchio sportivo potesse sponsorizzare gli atleti ottenendo l&#8217;esclusiva della loro immagine e un palcoscenico costante di visibilità era già stata geniale, ma spostare questa idea anche alla musica o in generale al lifestyle moderno fu la mossa di marketing che consentì ad Adidas di entrare nella storia e divenire una delle più grandi aziende del mondo.</p>
<div class="imageframe imgalignright" style="width:150px;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/adidas-superstar-flesh-imp-main1.jpg" rel="lightbox[pics139]" title="Adidas Superstar"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/adidas-superstar-flesh-imp-main1.thumbnail.jpg" width="150" height="102" alt="Adidas Superstar" /></a>
<div class="imagecaption">Adidas Superstar</div>
</div>
<p>Seconda solo a Nike, oggi Adidas è un gruppo in salute (ha da poco acquisito l&#8217;inglese Reebok) che può contare su una storia forte, su un heritage imbattibile.<br />
La voglia di vintage delle generazioni moderne non ha fatto altro che impreziosire i modelli storici Adidas, riproposti oggi nella loro versione originale per la gioia degli appassionati di tutto il mondo.</p>
<p>SuperStar, Campus, Samba: modelli che resistono nel catalogo Adidas da decenni e vengono riproposti in colori e fantasie sempre diverse. Non molte aziende di abbigliamento possono permettersi lo stesso: serve una storia, serve una forza di immagine che solo Adidas e pochi altri hanno.</p>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:320px;"><center>															<script type="text/javascript" src="http://blip.tv/scripts/pokkariPlayer.js?ver=2008010901"></script>					<script type="text/javascript" src="http://blip.tv/syndication/write_player?skin=js&#038;posts_id=1101069&#038;source=3&#038;autoplay=true&#038;file_type=flv&#038;player_width=&#038;player_height="></script>
<div id="blip_movie_content_1101069">					<a rel="enclosure" href="http://blip.tv/file/get/Itomizer-AdidasOriginalsAdiDasslersWorkshop897.flv" onclick="play_blip_movie_1101069(); return false;"><img title="Click to play" alt="Video thumbnail. Click to play" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/07/picture-14.thumbnail.jpg" border="0" title="Click To Play" /></a>					<br />					<a rel="enclosure" href="http://blip.tv/file/get/Itomizer-AdidasOriginalsAdiDasslersWorkshop897.flv" onclick="play_blip_movie_1101069(); return false;">Click To Play</a>					</div>
<p>										</center>
<div class="imagecaption">Adidas Originals: Adi Dassler&#8217;s Workshop</div>
</div>
<p>Per raccontare la storia degli inizi dell&#8217;azienda Adidas ha creato la campagna <em>Adidad Originals 2008</em> che parte con una ricostruzione in stop motion del laboratorio di Adi Dassler che potete vedere qui a sinistra.<br />
Ottimo lavoro dall&#8217;agenzia creativa <a href="http://180amsterdam.com/" target="_blank">180 Amsterdam</a>. Lo spot, girato a Praga, è stato diretto da Martin Krejci, e prodotto da <a href="http://www.stink.tv/stink.php" target="_blank">Stink</a>, Londra. </p>
<p>Se la sfida dell&#8217;innovazione tecnologica iniziata da Adolf Dassler è forse oggi persa nei confronti di Nike, lo stile, la tradizione e la storia di Adidas, al di là del campo sportivo, non temono paragoni con nessun&#8217;altro marchio mondiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/07/19/il-marketing-incontra-lo-sport-la-storia-di-adidas/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
<enclosure url="http://blip.tv/file/get/Itomizer-AdidasOriginalsAdiDasslersWorkshop897.flv" length="10983392" type="video/x-flv" />
		</item>
		<item>
		<title>Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/04/15/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/04/15/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 12:42:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/04/15/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme/</guid>
		<description><![CDATA[A super minimal black &#038; white theme for Summerboard on the Iphone with the pure itomizer's style.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/itomizer_skin.jpg" alt="" width="485" height="387" /><p>A super minimal black &#038; white theme for Summerboard on the Iphone with the pure itomizer&#8217;s style.<br />
<span id="more-134"></span></p>
<div style="text-align: center;">
<div class="imageframe imgaligncenter" style="width:730px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/itomizer_skin.jpg" width="730" height="583" alt="Itomizer Black &#038; White Summerboard Iphone Theme" />
<div class="imagecaption">Itomizer Black &#038; White Summerboard Iphone Theme</div>
</div>
</div>
<div class="contenuto">
<h2><center>You can <a href="http://itomizer.com/download/itomizer_theme_10.zip">download the theme here</a>.</center></h2>
</div>
<div class="contenuto">
<h2><center>Now available also on <a href="http://customizeapp.com/browser/itomizer/preview">Customize App</a> (search for itomizer)</center></h2>
</div>
<p>You can find a guide on how to install a Summerboard theme <a href="http://www.iClarified.com/entry/index.php?enid=490">here</a>.</p>
<p><script src="http://digg.com/tools/diggthis.js" type="text/javascript"></script></p>

<a href='http://itomizer.com/2008/04/15/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme/' title='Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme' rel='gallery-134'><img width="80" height="62" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/iphone_inhandhome_c.thumbnail.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme" title="Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/04/15/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme-2/' title='Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme' rel='gallery-134'><img width="80" height="62" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/iphone_inhandhome_c1.thumbnail.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme" title="Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/04/15/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme-3/' title='Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme' rel='gallery-134'><img width="80" height="62" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/iphone_inhandhome_c2.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme" title="Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/04/15/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme-4/' title='Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme' rel='gallery-134'><img width="80" height="63" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/itomizer_skin.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme" title="Itomizer Black &amp; White Summerboard Iphone Theme" /></a>

<p>&nbsp;</p>
<div class="contenuto">
<h2>Fix for Weather icon not changing</h2>
<p>On non-fahrenheit regions, the weather icon sometimes doesn&#8217;t change to the themed-icon.<br />
To fix this problem follow these steps:</p>
<p>Open the <code>info.plist</code> file located in </p>
<p><code>/Applications/Weather.app/ </code></p>
<p>with a <a href="http://www.versiontracker.com/dyn/moreinfo/macosx/22659">plist editor</a> and delete the following key:</p>
<p><code>SBIconClass</code> </div>
<p><strong>UPDATE:</strong><br />
New version with this new icons: SMBPrefs, fring, Lockbox, TTR, iTunes, Capture, Wallpaper, iFlickr, Chess, iBlackjack, DropCopy.</p>
<p><strong>UPDATE 2:</strong><br />
New icons: Mobile Finder, Colloquy, iPhysics, Apollo, Converter, WildEyes.</p>
<p><strong>UPDATE 3:</strong><br />
New icons: Collage, Sketches, Snapture, Pysl, iBlacklist, PocketMoney, MobileTwitter, iWoman, Twinkle, MobileFlickr, WifiToggle.</p>
<p><strong>UPDATE 4:</strong><br />
New icons: weDict, Millionaire, Search, VNsea, Contacts.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/04/15/itomizer-black-white-summerboard-iphone-theme/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ora ci spacciano, io ci vivevo.</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/04/14/ora-ci-spacciano-io-ci-vivevo/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/04/14/ora-ci-spacciano-io-ci-vivevo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 14:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Dollydesign]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/04/14/ora-ci-spacciano-io-ci-vivevo/</guid>
		<description><![CDATA[Nel 1998 mi sono trasferito a Modena per lavorare presso un provider e fare i &#8220;siti internet&#8221;.. ai tempi eravamo in pochi e mi chiamarono da Ravenna appositamente. Fatto sta che il contratto era con uno stipendio scarsino (1 milione tondo), ma almeno il datore di lavoro (grande Fabbio!!) mi passava l&#8217;appartamento. Arrivato a Modena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1998 mi sono trasferito a Modena per lavorare presso un provider e fare i &#8220;siti internet&#8221;.. ai tempi eravamo in pochi e mi chiamarono da Ravenna appositamente.<br />
<span id="more-133"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/11-04-08_1928.jpg" rel="lightbox[pics-1208182812]" title="11-04-08_1928.jpg"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/11-04-08_1928.thumbnail.jpg" width="550" height="412" alt="11-04-08_1928.jpg" class="imageframe imgaligncenter" /></a></p>
<p>Fatto sta che il contratto era con uno stipendio scarsino (1 milione tondo), ma almeno il datore di lavoro (grande Fabbio!!) mi passava l&#8217;appartamento.</p>
<p>Arrivato a Modena da buon ventenne ricoglionito mi faccio accompagnare all&#8217;appartamento che scopro essere in centro.</p>
<p>Figata penso io: sto in centro a Modena!</p>
<p>Peccato che a Modena è tutto al contraio: il centro è malfamatissimo e pieno di extra comunitari mentre i ricconi stanno fuori, nella cintura esterna della città.</p>
<p>Andiamo in via ***** a Modena e scopro che il mio compagno di appartamento è un Greco fuori corso di 35 anni. Scopro anche di essere l&#8217;unico italiano di tutto il palazzo, abitato unicamente da magrebini e africani vari oltre al greco e.. me.</p>
<p>Ci ho abitato un&#8217;anno intero in quella casa, mai un problema. La sera spesso rimanevo a lavorare su cose mie fino a tardi e poi mi facevo accompagnare in centro per farmi tutta una via malfamatissima fino a casa mia.. con i vari spaccini ai lati della strada in bella vista.. gli amici mi chiedevano come cazzo facessi a farmi quella via alle 2 di notte..</p>
<p>Ovviamente abitando li ero intoccabile, ci manca che derubano me che gli abito di fronte..</p>
<p>Fatto sta che oggi un mio amico di Modena mi manda un messaggio con scritto &quot;Antò ieri sono andato a comprare del fumo in centro e sulla buchetta della posta dello spaccino c&#8217;era un tuo adesivo!&quot;&#8230;</p>
<p>Per forza che c&#8217;era il mio adesivo.. era casa mia! Ora ci spaccia Mohamed.</p>
<p>Quanti bei ricordi!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/04/14/ora-ci-spacciano-io-ci-vivevo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le nuove monete inglesi di Matthew Dent</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/04/06/le-nuove-monete-inglesi-di-matthew-dent/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/04/06/le-nuove-monete-inglesi-di-matthew-dent/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 22:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/04/06/le-nuove-monete-inglesi-di-matthew-dent/</guid>
		<description><![CDATA[Il nuovo design delle rinnovate monete che entreranno presto in circolazione in inghilterra è stato selezionato da un <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/TheCompetition.aspx">concorso pubblico</a> a cui hanno partecipato oltre 4000 designers e semplici appassionati da tutta la nazione. Il vincitore? <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/theDesigner.aspx">Matthew Dent</a>, un ventiseienne londinese, professione graphic designer.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/uklfpl_microsite.JPG" alt="" width="485" height="294" /><p>Il nuovo design delle rinnovate monete che entreranno presto in circolazione in inghilterra è stato selezionato da un <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/TheCompetition.aspx">concorso pubblico</a> a cui hanno partecipato oltre 4000 designers e semplici appassionati da tutta la nazione. Il vincitore? <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/theDesigner.aspx">Matthew Dent</a>, un ventiseienne londinese, professione graphic designer.<br />
<span id="more-123"></span></p>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:400px;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/picture-1.jpg" rel="lightbox[pics123]" title="Le nuove monete inglesi, retro"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/picture-1.thumbnail.jpg" width="400" height="133" alt="Le nuove monete inglesi, retro" /></a>
<div class="imagecaption">Le nuove monete inglesi, retro</div>
</div>
<p>Impensabile per l&#8217;Italia, dove questo genere di concorsi vede i soliti noti partecipare e i soliti notissimi vincere, in Inghilterra ha vinto un design moderno, sicuramente fuori dai canoni, sicuramente nuovo.</p>
<p>Le <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/designsRevealed.aspx">nuove monete inglesi </a>possono piacere o meno, ma di sicuro stupiscono: il trait d&#8217;union che le contraddistingue è lo stemma araldico regale, <a href="http://www.royalmint.com/newdesigns/theInspiration.aspx">il Royal Arms</a>. Matthew ha preso questo classicissimo simbolo e lo ha &#8220;mascherato&#8221; con i vari tagli delle monete (1, 2, 5, 10, 20 e 50 pence) mostrandone solo delle porzioni in ogni singola moneta: il risultato è visivamente moderno, ma al tempo stesso classico e tradizionale.</p>
<p><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/newdesignsformation.JPG" rel="lightbox[pics123]" title="Le nuove monete inglesi, retro"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/04/newdesignsformation.thumbnail.JPG" width="180" height="250" alt="Le nuove monete inglesi, retro" class="imageframe imgalignright" /></a>Il retro delle sei monete, quando disposte correttamente, disegna il Royal Arms. Costituiscono un&#8217;altra grande novità le monete da 20 e 50 pence di forma ettagonale.</p>
<p>Per finire sulla moneta da 1 sterlina è inciso per intero il Royal Arms come a riassumere visivamente il tutto.</p>
<p>Il fronte di ogni moneta invece riporta simboli dal design molto classico che sono indispensabili soprattutto per la riconoscibilità di ogni singola moneta. Riconoscibilità che comunque rimane un punto dolente secondo me, anche perchè i tagli sia in forma numerica (sul fronte) che letterale (sul retro) sono riportati con caratteri veramente molto piccoli.</p>
<p>Almeno sul fronte si sarebbe dovuto indicare molto più chiaramente il taglio della moneta per agevolare la riconscibilità, problema che si farà sentire soprattutto nelle prime fasi di vita di questo nuovo design.</p>
<p>In ogni caso un segnale di originalità e di modernità incredibile da parte dell&#8217;Inghilterra che affida in pratica ad un giovane designer di soli 26 anni la grafica del proprio conio per gli anni venturi, come detto una cosa semplicemente inconcepible per noi italiani.</p>
<p>Che sia poi giusto affidarsi ad un concorso per un lavoro di tale portata e dichiarare poi vincitore il design fighetto e trendy di uno sbarbato a cui piace fare grafica&#8230; è tutto un altro paio di maniche.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/04/06/le-nuove-monete-inglesi-di-matthew-dent/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E&#8217; morto Gary Gygax</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/03/05/e-morto-gary-gygax/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/03/05/e-morto-gary-gygax/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 22:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Call of Cthulhu]]></category>
		<category><![CDATA[CyberPunk 2.0.2.0.]]></category>
		<category><![CDATA[Dungeons & Dragons]]></category>
		<category><![CDATA[gary]]></category>
		<category><![CDATA[GdR]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi di Ruolo]]></category>
		<category><![CDATA[GiRSA]]></category>
		<category><![CDATA[Gygax]]></category>
		<category><![CDATA[Ihgg]]></category>
		<category><![CDATA[Ihggol]]></category>
		<category><![CDATA[Master]]></category>
		<category><![CDATA[Role Playing Games]]></category>
		<category><![CDATA[RoleMaster]]></category>
		<category><![CDATA[RPG]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/03/05/e-morto-gary-gygax/</guid>
		<description><![CDATA[Si è spento ieri all'età di 69 anni Gary Gygax, l'inventore di <em>Dungeons &#038; Dragons</em>.
Semplicemente non ci sono parole per descrivere come questo uomo e la sua creatura più famosa, Dungeons &#038; Dragons, hanno cambiato la mia vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/garygygax_3.jpg" alt="" width="171" height="250" /><p>Si è spento ieri all&#8217;età di 69 anni Gary Gygax, l&#8217;inventore di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dungeons_&#038;_Dragons">Dungeons &#038; Dragons</a></em>.</p>
<p>Semplicemente non ci sono parole per descrivere come questo uomo e la sua creatura più famosa, Dungeons &#038; Dragons, hanno cambiato la mia vita.<br />
<span id="more-113"></span></p>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:171px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/garygygax_3.jpg" width="171" height="250" alt="Gary Gygax" />
<div class="imagecaption">Gary Gygax</div>
</div>
<p>I giochi di ruolo sono stati per me, e credo anche per i tanti amici con cui ho giocato e gioco da quando avevo 12 anni, una scintilla di vita fondamentale.</p>
<p>Prima di iniziare a giocare di ruolo ero un bambino timido, impacciato, restio alle amicizie.<br />
I pomeriggi passati a giocare con i miei primi veri amici sono tra i periodi più belli in assoluto della mia vita: passavo giornate intere a fantasticare sulla prossima avventura, su quel rito meraviglioso di amicizia che ci portava a radunarci a casa di quello o quell&#8217;altro, contavo i minuti in attesa che arrivasse il fatidico momento in cui il <em>Master</em> ci avrebbe consegnato le nostre <em>schede dei personaggi</em> e l&#8217;avventura sarebbe iniziata. </p>
<p>La creatività, la fantasia e la passione che mi hanno tirato fuori Dungeons &#038; Dragons prima e tutti gli altri GdR poi (Call of Cthulhu, GiRSA, Cyberpunk 2020, RoleMaster.. e tanti altri) è qualcosa che non solo ha migliorato immensamente il mio modo di affrontare la vita, ma anche il mio futuro stesso perché penso che senza i giochi di ruolo ora non farei il creativo di professione, avrei interessi diversi, sarei sicuramente una persona più triste, più fredda, senza fantasia.</p>
<p>Come se non bastasse la mia passione per i Giochi di Ruolo mi ha fatto anche trovare il mio primo lavoro da WebDesigner nel 1998, quando sono stato chiamato a lavorare a Modena da un imprenditore (grazie Fabio!) che mi aveva conosciuto attraverso un sito di Giochi di Ruolo che curavo all&#8217;epoca (IHGGOL). Nel 1999 ho anche avuto la fortuna di conoscere, sempre a Modena, Gary Gygax di persona insieme al figlio Alex.</p>
<p>Inutile dire che si è rivelato una persona fantastica anche &#8220;dal vivo&#8221;, pagherei oro per arrivare a 69 anni con la forza e la voglia di vivere che sprigionava. </p>
<p>Riposa in pace Gary, grazie di tutto.</p>
<div style="text-align: center;">
<div class="imageframe imgaligncenter" style="width:570px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/ultimate_game.jpg" width="570" height="145" alt="XKCD: The Ultimate Game" />
<div class="imagecaption">XKCD: The Ultimate Game (<a href="http://xkcd.com/393/">via</a>)</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/03/05/e-morto-gary-gygax/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La storia della Coca Cola</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/03/03/la-storia-della-coca-cola/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/03/03/la-storia-della-coca-cola/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 17:17:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[18cc]]></category>
		<category><![CDATA[babbo natale]]></category>
		<category><![CDATA[Bottiglietta]]></category>
		<category><![CDATA[Candler]]></category>
		<category><![CDATA[claus]]></category>
		<category><![CDATA[Coca]]></category>
		<category><![CDATA[Coca Cola]]></category>
		<category><![CDATA[coca cola classic]]></category>
		<category><![CDATA[Cocaina]]></category>
		<category><![CDATA[Coke]]></category>
		<category><![CDATA[Cola]]></category>
		<category><![CDATA[enjoy]]></category>
		<category><![CDATA[Goizueta]]></category>
		<category><![CDATA[King Size]]></category>
		<category><![CDATA[Kola]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
		<category><![CDATA[new coke]]></category>
		<category><![CDATA[Pemberton]]></category>
		<category><![CDATA[Pepsi]]></category>
		<category><![CDATA[Pepsi Cola]]></category>
		<category><![CDATA[Pepsina]]></category>
		<category><![CDATA[Robinson]]></category>
		<category><![CDATA[santa]]></category>
		<category><![CDATA[story]]></category>
		<category><![CDATA[taste]]></category>
		<category><![CDATA[the real thing]]></category>
		<category><![CDATA[thing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/03/03/la-storia-della-coca-cola/</guid>
		<description><![CDATA[E' il 1886, siamo all'apice dell'età dell'oro negli Stati Uniti. La guerra civile americana è appena finita e la grande nazione si prepara per l'era moderna che è ormai alle porte. E' in questo periodo che con una piccola inserzione pubblicitaria su un quotidiano di Atlanta nasce uno dei più famosi marchi al mondo: Coca Cola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/coke-logo.jpg" alt="" width="485" height="184" /><p>È il 1886, siamo all&#8217;apice dell&#8217;età dell&#8217;oro negli Stati Uniti. La guerra civile americana è appena finita e la grande nazione si prepara per l&#8217;era moderna che è ormai alle porte.</p>
<p>Tutto è veloce e futuristico, un clima di gioia e speranza come mai si era visto prima. E&#8217; in questo periodo che con una piccola inserzione pubblicitaria su un quotidiano di Atlanta nasce uno dei più famosi marchi al mondo: Coca Cola.<br />
<span id="more-96"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>John Stith Pemberton</h2>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:200px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/picture-5.jpg" width="200" height="183" alt="John Stith Pemberton" />
<div class="imagecaption">John Stith Pemberton</div>
</div>
<p>La Coca Cola viene inventata infatti da un farmacista di Atlanta, John Stith Pemberton. &#8220;Farmacista&#8221; è però per l&#8217;epoca una parola grossa: dovete capire infatti che all&#8217;epoca negli Stati Uniti non c&#8217;erano praticamente regole per quanto riguarda la somministrazione di farmaci e si faceva a gara per chi tirava fuori il liquido, crema o unguento più miracoloso e curativo.</p>
<p>Tutte queste medicine o presunte tali venivano vendute da &#8220;dottori&#8221; o &#8220;farmacisti&#8221; agli angoli delle strade in un chiassoso circo medico che animava i quartieri della grandi città. Pemberton non fa eccezione: comprata la sua &#8220;licenza&#8221; per 5 dollari si fa chiamare dottore e faceva credere di riuscire a guarire praticamente ogni malattia facendo bere veleni e purghe ai poveri malcapitati dell&#8217;epoca.</p>
<p>Molti di questi farmaci contengono elevati contenuti di alcool e droghe pesanti.. o spesso di entrambi. Il Laudano per esempio, un diffuso antidolorifico dell&#8217;epoca, è una soluzione di Oppio e Alcool. Altri ancora contengono dosi fortissime della nuovissima sostanza delle meraviglie nel 1886: la Cocaina.</p>
<p>La Cocaina, praticamente sconosciuta all&#8217;epoca, diventa famosa nel 1884, quando un famoso generale della guerra civile  si ammala di cancro e comincia ad usarla per &#8220;tirarsi un po&#8217; su&#8221;.. effettivamente la cocaina lo aiuta parecchio prima della morte e la notizia si diffonde in tutti gli Stati Uniti: se il Generale Grant, la figura più popolare del paese, l&#8217;ha usata con successo allora deve essere proprio un rimedio miracoloso!</p>
<p>Pemberton cominciò ad usare Cocaina e Caffeina in molte delle sue prime creazioni, tra cui ne spiccò subito una: il famoso &#8220;vino francese di Coca&#8221; o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pemberton%27s_French_Wine_Coca">&#8220;Pemberton&#8217;s French Wine Coca&#8221;</a>.<br />
Fu il suo più grande successo prima di dedicarsi alla Coca Cola ed era una combinazione di Cocaina, Alcool e Caffeina.</p>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:200px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/picture-8.jpg" width="200" height="195" alt="Pemberton’s French Wine Coca" />
<div class="imagecaption">Pemberton&#8217;s French Wine Coca</div>
</div>
<p>Il vino francese di coca vende bene in tutta la Georgia, ma purtroppo il prodotto ha vita breve: arriva infatti nel 1885 la prima epoca del proibizionismo negli Stati Uniti e l&#8217;ingrediente principale, l&#8217;Alcool, viene messo fuori legge.</p>
<p>Pemberton è disperato: il vino francese di coca era appena uscito e stava andando alla grande. Decide così di abbandonare il mercato dei farmaceiutici miracolosi e di darsi ad un nuovo e fiorente settore: quello delle bibite analcoliche.</p>
<p>La competizione è fortissima: ci sono 5 grandi bar ad Atlanta in quel periodo che servono solo (per ovvi motivi) bitite analcoliche rinfrescanti durante l&#8217;afosa estate del 1885.<br />
Queste bibite vengono create direttamente al banco e ne esistono fino a 300 varietà diverse, tutte pubblicizzate da strani ed altisonanti nomi, come l&#8217;Hires Root Beer, il White Rock Ginger Ale.. e così via.</p>
<p>La sfida di Pemberton è trasformare la sua mistura di Alcool e Cocaina in una bibita analcolica e rinfrescante.<br />
Il risultato è tutt&#8217;altro che leggero: massicce dosi di Cocaina e di estratto di Cola, una noce africana il cui principio attivo è la caffeina, vengono mischiate per ottenere una bibita che, non contenendo Alcool, poteva essere venduta nei bar.</p>
<p>Il gusto non era però certo buono e così vi aggiunse anche dello zucchero e un po&#8217; di acidi che coprissero il sapore della Cocaina e della Cola.. ne venne fuori la prima Coca Cola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Nascita del Marchio</h2>
<p>L&#8217;idea del nome Coca Cola è dovuta al contabile di Pemberton, Frank Robinson.<br />
Robinson inventò il marchio Coca Cola sfruttando la sua bella calligrafia da contabile e ne modificò il nome utilizzando la &#8220;C&#8221; in &#8220;Cola&#8221;. In inglese infatti la Cola si chiamerebbe &#8220;Kola&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/coke-logo.jpg" width="570" height="217" alt="coke-logo.jpg" /></p>
<p>Passò settimane a modificare e perfezionare la scritta &#8220;Coca Cola&#8221; e la sua calligrafia divenne così il marchio che oggi conosciamo in tutto il mondo.</p>
<p>Le vendite vanno però a rilento, solo 95 litri il primo anno. Pemberton era un pessimo uomo d&#8217;affari, aveva dichiarato banca rotta svariate volte e nessuno voleva fare affari con lui.</p>
<p>Oltre tutto come molti dei finti dottori dell&#8217;epoca soffriva di un male ancora sconosciuto: era diventato dipendente dalla Cocaina, lo stesso ingrediente che utilizzava in grandi quantità ogni giorno lo stava uccidendo.<br />
Pemberton era un cocainomane terminale e questo non aiutava certo i suoi affari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Asa Griggs Candler</h2>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:200px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/candler1.jpg" width="200" height="212" alt="Asa Griggs Candler" />
<div class="imagecaption">Asa Griggs Candler</div>
</div>
<p>Nell&#8217;inverno del 1888 Pemberton muore. La Coca Cola sembra destinata a morire con lui, ma un imprevisto sopraggiunge ad aiutare la nostra bibita preferita.</p>
<p>Un intraprendente imprenditore e apprendista farmacista acquisterà infatti la formula della Coca Cola e fonderà la moderna Coca Cola Company: è Asa Griggs Candler.</p>
<p>Candler non era certo un genio, era piuttosto un arrampicatore sociale: era arrivato 4 anni prima ad Atlanta in cerca di fortuna e aveva girato ogni farmacia della città in cerca di lavoro, era stato anche dallo stesso Pemberton che però non lo aveva assunto.</p>
<p>In quattro anni riuscì a mettersi in proprio e a farsi il proverbiale &#8220;gruzzoletto&#8221;.<br />
Le lunghe ore di lavoro lo portarono però ad avere frequentissimi mal di testa. Provò ogni rimedio possibile senza risultato finché non ricapitò per caso al negozio di Pemberton che gli fece provare la Coca Cola: fu un colpo di fulmine, la Coca Cola fece passare il mal di testa a Candler che si offrì subito di acquistare la formula del rimedio miracoloso.</p>
<p>Completamente al verde e prossimo alla morte Pemberton accetta l&#8217;offerta di Candler e cede la Coca Cola Company per 230 dollari nel maggio 1889.</p>
<p>La prima mossa di Candler fu quella di aggiungere più zucchero e anche prodotti citrici per mascherare il sapore medicinale che aveva all&#8217;epoca la Coca Cola. </p>
<p>La nuova Coca Cola ha ora un buon sapore e rimane di grande effetto grazie alle grandi dosi di caffeina e zucchero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Nasce il Direct Marketing</h2>
<p>Frank Robinson, il vecchio contabile di Pemberton ora responsabile della pubblicità per Candler, ne fa un&#8217;altra delle sue inventando quella che è riconosciuta come la prima campagna di direct marketing della storia: entra nelle principali farmacie e bar della città e si fa dare gli indirizzi dei clienti migliori.</p>
<p>Invia a questi indirizzi <em>un buono per ottenere una bevuta gratuita di Coca Cola</em>: è un successo strepitoso, chi può resistere ad una bevuta gratis? e se poi il prodotto è buono.. un nuovo cliente è assicurato.</p>
<p>Sotto la spinta di questa campagna la Coca Cola diventa famosa in tutto il paese: nel 1901 le vendite salgono a 2 milioni di litri, 60 milioni di boccali venduti.</p>
<p>L&#8217;America è dipendente dalla Coca Cola. Ma purtroppo ci si cominciò a chiedere se questa dipendenza non fosse solo figurativa, ma reale: cominciarono ad uscire su varie riviste nazionali del paese articoli che dimostravano come la Cocaina desse dipendenza fisica e la sostanza che tanto era in voga fino a vent&#8217;anni prima cominciò ad essere vista come un veleno, quale in effetti è.<br />
C&#8217;erano storie di persone dipendenti dalla Coca Cola e da altre bevante contenenti Cocaina.. non certo una buona pubblicità per la società di Candler.</p>
<p>Nel 1906 Candler torna quindi in laboratorio per elaborare un complicatissimo procedimento che elimini qualsiasi traccia di droga dalla Coca Cola.</p>
<p>La decocainizzazione della Coca Cola coincide anche con un taglio netto nella strategia pubblicitaria: non si preme più sulle favolose e presunte proprietà curative del prodotto, ma lo si pubblicizza ora solo come bibita analcolica rinfrescante: è la nascita della Coca Cola moderna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Leggendaria Bottiglietta</h2>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:119px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/coke2.jpg" width="119" height="200" alt="La Leggendaria Bottiglietta" />
<div class="imagecaption">La Leggendaria Bottiglietta</div>
</div>
<p>La Coca Cola diventa un vero e proprio fenomeno di massa, il successo è strepitoso, si può trovare letteralmente ovunque. Dal 1899 si comincia anche ad imbottigliarla: mentre prima era possibile bere Coca Cola solo spinata nei tanti bar di paese o cittadini è ora possibile comprarla anche in bottiglia negli alimentari e nelle drogherie.</p>
<p>Ma il tanto successo nazionale attira ovviamente una folta schiera di imitatori che con nomi, ingredienti e gusti molto simili alla Coca Cola vogliono approfittare della sua fama per fare un po&#8217; di soldi facili. </p>
<p>La Coca Cola si rivela fin da subito molto combattiva nella lotta alle imitazioni, porta in causa tutti i suoi concorrenti, vincendo e facendone fallire la maggior parte, e  soprattutto Candler ne tira fuori un&#8217;altra delle sue: fa creare una confezione unica ed inconfondibile per il suo prodotto, nasce la leggendaria <em>bottiglietta in vetro della Coca Cola</em>.<br />
Talmente riconoscibile che <em>&#8220;anche un cieco potrebbe riconoscerla&#8221;</em> come ama ribadire lo stesso Candler.<br />
Il risultato diventa un vero e proprio simbolo americano, è il 1916.</p>
<p>La stessa bottiglia venduta ovunque, un brand forte in un packaging unico e riconoscibile: non si può certo dire che la Coca Cola e Candler non furono i precursori del Marketing moderno!</p>
<p>Lo stesso Candler attribuisce l&#8217;enorme successo della Coca Cola sia al suo buon sapore quanto all&#8217;ottima strategia di marketing intrapresa negli anni dalla sua società.</p>
<p>Nonostante il successo Candler decide nel 1919 di vendere la Coca Cola Company. Si reputa un uomo d&#8217;affari arrivato e vuole concedersi il dovuto riposo negli ultimi anni della sua vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ernest e Robert Woodruff</h2>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:200px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/woodruff_robert.jpg" width="200" height="257" alt="Robert Woodruff" />
<div class="imagecaption">Robert Woodruff</div>
</div>
<p>E&#8217; un ricco finanziere e faccendiere dell&#8217;epoca il primo ad interessarsi all&#8217;acquisto della Coca Cola: Ernest Woodruff.<br />
Woodruff non era molto amato. Era una specie di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ebenezer_Scrooge">Ebenezer Scrooge</a> dell&#8217;epoca. Poco socievole e con la testa solo nei suoi affari, Ernest era quello che si dice uno squalo senza scrupoli.</p>
<p>Candler lo conosce per fama e non vorrebbe vendere la sua azienda ad una persona di così pochi principi. Mette sul mercato la Coca Cola per una cifra spropositata, 25 milioni di dollari, cercando di mettere fuori gara Woodruff.</p>
<p>Ma Woodruff grazie a varie e riuscite operazioni finanziarie riesce a racimolare l&#8217;investimento e compra la Coca Cola Company. Chiude l&#8217;affare pensando solo ad un buono, ottimo, investimento, non ha intenzioni di prendere in mano la società in prima persona.</p>
<p>Nel 1924 Ernest passa la guida della Coca Cola Company a suo figlio, Robert Woodroof.<br />
Robert accetta l&#8217;incarico solo dopo aver chiarito con suo padre che aveva intenzione di essere un vero manager e che sarebbe stato l&#8217;unico ad avere l&#8217;ultima parola su ogni decisione che riguardasse l&#8217;azienda.</p>
<p>Robert è molto interessato alla gestione dell&#8217;azienda e supervisiona ogni aspetto, dalla produzione al marketing: la Coca Cola Company ha ora un nuovo ed intraprendente timoniere che la porterà a successi assolutamente fuori da ogni aspettattiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il mito di Babbo Natale</h2>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:200px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/picture-6.jpg" width="200" height="206" alt="Il Babbo Natale della Coca Cola" />
<div class="imagecaption">Il Babbo Natale della Coca Cola</div>
</div>
<p>La Coca Cola è frequentemente citata come l&#8217;inventrice del <em>&#8220;Babbo Natale moderno&#8221;</em> e cioè di quello classico, che a noi tutti viene in mente quando pensiamo a Babbo Natale: un uomo anziano, ben piazzato, con barba e capelli bianchi e il vestito rosso.. ecc.<br />
Al contrario di quello che si pensa questa immagine di Babbo Natale era già largamente in uso negli anni 30 quando la Coca Cola cominciò ad usarla per le sue campagne natalizie.<br />
Non solo: la prima azienda produttrice di bibite che usò il Babbo Natale moderno fu in realtà la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/White_Rock_Beverages">White Rock Beverages</a>, prima nel 1915 per vendere acqua minerale e poi nel 1923 per vendere il suo Ginger Ale.</p>
<p>Insomma, tutte le storie che parlano di un Babbo Natale diventato rosso per volere della Coca Cola sono purtroppo non veritiere, rimane comunque il merito alla Coca Cola di aver fatto entrare questa immagine nell&#8217;immaginario collettivo attraverso un uso costante negli anni. </p>
<p>Insomma, magari non l&#8217;avranno inventato, ma di sicuro l&#8217;hanno reso universale.</p>
<p><!--adsense--></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Pepsi Cola</h2>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:200px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/picture-9.jpg" width="200" height="193" alt="Pepsi Cola" />
<div class="imagecaption">Pepsi Cola</div>
</div>
<p>La Pepsi Cola nasce nello stesso periodo della Coca Cola, da un altro farmacista, Caleb Bradham, a New Bern nel North Carolina. </p>
<p>Al contrario della Coca Cola la Pepsi Cola nasce immediatamente come bibita rinfrescante, non come medicinale, anche se inizialmente viene pubblicizzata come &#8220;la bibita rinfrescante che ti aiuta a digerire&#8221;.<br />
Il &#8220;Pepsi&#8221; in &#8220;Pepsi Cola&#8221; fa infatti riferimento alla Pepsina, un prodotto che effettivamente aiuta la digestione. Peccato che come per la Coca Cola il nome è ingannevole anche per la Pepsi Cola: non ci sono infatti tracce di Pepsina nella famosa bibita, fin dalla sua nascita.</p>
<p>Fatto sta che la Pepsi è l&#8217;unico concorrente della Coca Cola a farsi strada nei gusti degli americani ad inizio secolo. Il successo della Pepsi Cola è secondo solo a quello della Coca Cola fino a quando non scoppia la Prima Guerra Mondiale, nel 1915.</p>
<p>Il prezzo dello zucchero, elemento fondamentale nella Pepsi come nella Coca Cola, sale a dismisura e mette in crisi la produzione di entrambi le famose bevande rinfrescanti.</p>
<p>Bradham si prende un rischio enorme acquistando grandi quantità di zucchero ed investendo forti somme in borsa sicuro che lo zucchero non potrà che proseguire a salire.</p>
<p>Sfortunatamente il prezzo dello zucchero crolla improvvisamente, da 22 centesimi a meno di 3: Bradham e la Pepsi Cola Company si ritrovano in banca rotta.</p>
<p>Bradham torna alla sua farmacia e chiude l&#8217;azienda. La storia della Pepsi finirebbe qui se non fosse per un clamoroso errore della Coca Cola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I Loft Candy Store</h2>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:200px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/picture-10.jpg" width="200" height="200" alt="Charles Guth" />
<div class="imagecaption">Charles Guth</div>
</div>
<p>Negli anni venti, anche grazie al proibizionismo, la vendita di analcolici ha un boom semplicemente inarrestabile. Anche durante la prima recessione le vendite di Coca Cola non fanno altro che salire, chiunque non vuole togliersi il piacere di una buona e fresca bevuta per un solo nichelino (5 centesimi, il costo di una spillata di Coca Cola).</p>
<p>I Loft Candy Stores, una catena di bar con sede a New York, da sola vende quasi 4 milioni di Coca Cole l&#8217;anno.<br />
Nel 1932 il presidente della Loft, Charles Guth, si rivolge a Robert Woodruff chiedendo uno sconto.</p>
<p>Woodruff gli nega qualsiasi tipo di agevolazione, forte del successo nazionale che ha con il suo prodotto e per ripicca Guth decide di acquistare Pepsi Cola, da poco fallita, e di venderla nei suoi popolari bar al posto della Coca Cola.</p>
<p>La decisione però non ri rivela delle migliori: venduta solo nei bar di Guth la Pepsi Cola non ha abbastanza successo per tenere in piedi un impianto produttivo e una distribuzione adeguata e si ritrova una seconda volta in bancarotta.</p>
<p>Guth decide così di proporre a Coca Cola di acquistare Pepsi Cola: è qui che Robert Woodruff, presidente di Coca Cola Company fa il suo più grande errore: rimanda a casa Guth dicendogli che non ha in mano niente, che la Coca Cola non è interessa all&#8217;acquisto di quella che è ora solo una società fallita. </p>
<p>Woodruff perde l&#8217;occasione d&#8217;oro di acquistare e distruggere Pepsi Cola prima che diventi una vera minaccia e non solo: la sua arroganza rafforza la determinazione di Guth che si rimette in carreggiata deciso a rimettere in piedi la Pepsi Cola Company.</p>
<p>E&#8217; un errore storico di proporzioni ancora impensabili per la Coca Cola Company.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Grande Depressione e la rinascita di Pepsi Cola</h2>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:200px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/picture-1.jpg" width="200" height="253" alt="Bottiglie di birra riciclate per contenere Pepsi Cola" />
<div class="imagecaption">Bottiglie di birra riciclate per contenere Pepsi Cola</div>
</div>
<p>Nel 1934 l&#8217;America è nella tenaglia della Grande Depressione. Milioni di disoccupati fanno la fila per avere un pasto caldo gratuito e 5 centesimi, il costo di una bevuta di Coca Cola, sono un mucchio di soldi per un affamato consumatore.</p>
<p>Guth, il proprietario di Pepsi Cola, decide quindi a puntare sul prezzo per spingere la sua bevanda: compra in tutta la nazione bottiglie di birra usata, da cui può facilmente togliere l&#8217;etichetta e sostituirla con quella della Pepsi, e si mette a vendere bottiglie da 36 centilitri a 5c: la Coca Cola per lo stesso prezzo offriva da sempre la sua bottiglietta da 18 centrilitri.</p>
<p>Pepsi stava vendendo un prodotto simile, ugualmente buono, allo stesso prezzo, ma in quantità doppia.</p>
<p>In pochi giorni una intera partita di Pepsi Cola va a ruba: la gente adora la formula 36 centilitri per un nichelino e la pubblicità di Pepsi spinge in questa direzione: &#8220;il doppio per un nichelino!&#8221;, &#8220;il più grande analcolico per un nichelino!&#8221; e così via.</p>
<p>In soli sei mesi Pepsi passa dalla bancarotta ad un utile di centomila dollari. Certo le vendite di Pepsi Cola sono ancora una minima frazione di quelle di Coca Cola, ma ciononostante la concorrenza è concorrenza la Coca Cola sente di avere ora un concorrente forte e deciso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Seconda Guerra Mondiale</h2>
<p>Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale Coca Cola fu pesantemente minacciata dal razionamento dello zucchero che avrebbe dimezzato le vendite nazionali e portato la società al rischio di fallimento.</p>
<p>Robert Woodruff decide così di recarsi a Washington per parlare al governo. Il messaggio per i politici di Washington è chiaro: la Coca Cola è una necessità in tempo di guerra in quanto la bibita rinfrescante più famosa d&#8217;America non solo è un simbolo nazionale, ma una esperienza che fa parte oramai della vita quotidiana. </p>
<p>Incredibilmente Woodruff ha successo e convince il governo non solo a dargli tutto lo zucchero di cui ha bisogno, ma addirittura a diventare il fornitore ufficiale dell&#8217;esercito americano! milioni di casse di Coca Cola vengono distribuite prima in tutti i campi di addestramento dell&#8217;esercito e poi spediti in tutti i luoghi in giro per il mondo dove l&#8217;America sta combattendo.</p>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:200px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/picture-11.jpg" width="200" height="260" alt="Pubblicità della Coca Cola" />
<div class="imagecaption">Pubblicità della Coca Cola</div>
</div>
<p>Non esiste campo militare nel mondo che non abbia un piccolo impianto per spinare e conservare al fresco la Coca Cola che diventa ora non solo una ottima bibita, ma il vero ricordo di casa per i militari che combattono a migliaia di miglia da casa.</p>
<p>Bere una Coca Cola al ritorno da una missione è per i soldati come tornare nel cortile di casa a sorseggiare la propria bibita preferita all&#8217;ombra di una bella quercia. <em>Coca Cola porta il sapore di casa ai soldati.</em></p>
<p>La Coca Cola entra così definitivamente nel cuore degli americani, in Patria come all&#8217;estero: è senza dubbio alcuno una delle mosse di marketing più azzeccate e riuscite della storia.</p>
<p>Oltre a questo Coca Cola sferra un attacco letale a Pepsi Cola: non solo il suo prodotto è ora bevuto e pubblicizzato in tutto il pianeta, ma oltretutto può disporre in tempo di guerra di tutto lo zucchero che vuole, cosa che la Pepsi Cola Company non può fare!</p>
<p>Durante la Seconda Guerra Mondiale i militari americani in giro per il mondo consumano 10 miliardi di bottigliette di Coca Cola. C&#8217;erano degli ispettori, detti Colannelli Coca Cola, che controllavano che il prodotto fosse prodotto ed imbottigliato correttamente. E&#8217; il sogno di ogni direttore marketing al mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il dopo Guerra</h2>
<p>All&#8217;ingresso degli anni cinquanta e sessanta Coca Cola è praticamente invincibile: è diventata un simbolo americano, tutti l&#8217;adorano, è presente in tutto il mondo con vendite annue pari a quasi un miliardo di dollari.</p>
<p>Il successo però, come spesso succede, porta a scelte sbagliate. Woodruff si ostina per esempio a non volere cambiare più niente da un punto di vista marketing: se aveva funzionato fino ad ora perché cambiare?</p>
<p>Il prezzo di 5c rimase invariato nonostante gli ingredienti salissero di prezzo, la Coca Cola era l&#8217;unico prodotto distribuito dai distributori automatici dell&#8217;azienda mentre la concorrenza stava differenziando molto e in più veniva ancora distribuita unicamente e solo nelle famose bottigliette da 18 centilitri.</p>
<p>L&#8217;industria degli analcolici però in quel periodo, come in tutto il resto, cambia e si espande rapidamente. Servono nuove idee e qualità imprenditoriali come il coraggio per reggere in questo nuovo mercato, tutte cose su cui Woodruff, ormai invecchiato e soprattutto appagato dal successo, non può più contare.</p>
<p>Pepsi è più dinamica, propone nuovi prodotti e nuovi tipi di distribuzione, differenzia il mercato e lancia campagne pubblicitare aggressive.</p>
<p>Per più di 70 anni (dal 1886 al 1959) il prezzo di una bottiglia di Coca-Cola è rimasto bloccato a 5 centesimi di dollaro; un caso davvero eccezionale di quella che gli economisti chiamano la &#8220;rigidità del prezzo nominale&#8221;, ampiamente studiato ed analizzato. Una parte della risposta sta nel problema del costo di adeguare ad un nuovo prezzo i distributori automatici ma si deve tenere presente anche la difficoltà di convincere i consumatori ad accettare un aumento del 100%, con il passaggio del prezzo da 5 a 10 centesimi di dollaro (il taglio di moneta superiore). In effetti il presidente della Coca- Cola nel 1953 scrisse al Presidente Eisenhower per suggerirgli una moneta da 7 centesimi e mezzo. Nel 1960 infine il prezzo si spostò da 5 a 10 centesimi; per giustificare il nuovo prezzo Coca Cola introdusse una bottiglia più grande, &#8220;King Size Coke&#8221;, lanciò una campagna pubblicitaria ad hoc e introdusse nuovi distributori automatici. [<a href="http://www.frenimkt.com" target="_blank">via</a>]</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Pepsi Generation</h2>
<p>La guerra tra le Cole è però solo all&#8217;inizio e c&#8217;è una nuova arma nelle mani delle due aziende che è appena arrivata nelle case di tutti gli americani: la televisione.</p>
<p>La Pepsi è la prima ad usare la televisione efficacemente: ignora l&#8217;amore per la Coca Cola dei reduci dalla Seconda Guerra Mondiale e si concentra sui loro figli.</p>
<p>Figli ribelli, stufi di sentire le storie di guerra dei genitori, proiettati al futuro e in piena epoca Hippie. il 68 e il clima di cambiamento posiziona Pepsi come la bibita del nuovo e Coca Cola come il simbolo della tradizione e, di conseguenza, del vecchio.<br />
Chi beve Coca Cola è un tradizionalista, un vecchio, chi beve Pepsi al contrario è un figo, uno sveglio, uno che vuole provare cose nuove e non ha paura del futuro.</p>
<p>I giovani bevono e vogliono Pepsi.<em> E&#8217; la Pepsi Generation.</em></p>
<p>Pepsi invece di parlare del prodotto si concentra sul target: invece di dire quanto è buona la sua bibita fa vedere negli spot televisivi chi la beve. Giovani hippie accampati in mezzo alla natura e con i fiori in testa sorseggiano Pepsi al tramonto: sono questi gli spot dell&#8217;epoca che più entrano nell&#8217;immaginario dei giovani.</p>
<p>E&#8217; la stessa tecnica che abbiamo visto <a href="http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/">nell&#8217;articolo a proposito della Olivetti Valentine</a>: puntare al target, non al prodotto.</p>
<p>Pepsi per prima sposta la comunicazione dal prodotto al suo target, è una mossa vincente che gli fa guadagnare importanti quote di mercato e fa tremare Coca Cola.</p>
<p>Ovviamente ci vuole poco a capire che se si lascia il mercato dei giovani alla concorrenza non si avranno più clienti in futuro (pensiamo a quanto fa McDonalds per i bambini, non certo a caso!) e Coca Cola risponde con uno degli spot televisivi più famosi della storia, eccone la versione italiana:</p>
<p>[wp_youtube]QOHoh4AQ6Ks[/wp_youtube]</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>The Pepsi Challenge</h2>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:130px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/picture-12.jpg" width="130" height="200" alt="The Pepsi Challenge" />
<div class="imagecaption">The Pepsi Challenge</div>
</div>
<p>Nonostante la nuova verve pubblicitaria di Coca Cola abbia successo, Pepsi continua a guadagnare quote di mercato e sferra un attacco decisivo alla sua concorrente: inventa il Pepsi Challenge.</p>
<p>Nel 1984 lancia una enorme campagna pubblicitaria in tutta la nazione in cui Coca Cola e Pepsi venivano servite in confezioni non riconoscibili, alla stessa temperatura, e in sequenze casuali.<br />
Furono eseguiti 11 milioni di questi test (!!!) e alla fine il risultato fu sorprendente: La Pepsi se non riconosciuta veniva preferita dalla stragrande maggioranza dei consumatori.</p>
<p>La campagna ha un successo senza precedenti e Pepsi si ritrova a inseguire Coca Cola per meno di 3 punti percentuali.</p>
<p>Non era mai successo prima. In alcuni mercati addirittura la Pepsi vendeva più della Coca Cola. Per i dirigenti della grande azienda di Atlanta è il panico. Agli inizi degli anni ottanta è avvenuto l&#8217;impossibile.</p>
<p><!--adsense--></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>The New Coke</h2>
<p>Robert Woodruff è ormai alla fine dei suoi anni, vecchio e non più in grando di reggere l&#8217;azienda, passa la mano ad uno dei suoi luogotenenti. Il giovane ed intraprendente Roberto Goizueta diventa l&#8217;amministratore delegato della Coca Cola Company.</p>
<p>Goizueta come prima operazione per rilanciare il marchio e il prodotto pensa e realizza l&#8217;impensabile: modifica la storica formula della Coca Cola e si accinge a lanciare sul mercato una nuova Coca Cola, The New Coke.</p>
<p>Il gusto della nuova Coca Cola si avvicina scandalosamente a quello della Pepsi, è più dolce e meno acida, proprio come la Pepsi, e non è certo un caso: i dirigenti di Coca Cola pensano che cambiare il proprio gusto ed avvicinarsi a quello della concorrenza sia una buona mossa. Niente di più sbagliato.</p>
<p>Nella primavera del 1985 Robert Woodruff muore. <em>E&#8217; la fine di un&#8217;era.</em></p>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:110px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/picture-14.jpg" width="110" height="200" alt="The New Coke" />
<div class="imagecaption">The New Coke</div>
</div>
<p>Il 23 aprile 1985 viene lanciata sul mercato la nuova formula. Nonostante ci si affanni a proclamare la &#8220;New Coke&#8221; come un prodotto nuovo ed innovativo è subito chiaro a tutti i consumatori che ci si ritrova di fronte ad una imitazione riuscita male della Pepsi. Il gusto simile scontenta tutti: chi preferiva il gusto Coca Cola e chi ovviamente preferiva il gusto Pepsi.</p>
<p>Non solo: in pochi giorni la sede della Coca Cola Company riceve migliaia e migliaia di telefonate da consumatori adirati che minacciano azioni legali e rappresaglie contro l&#8217;azienda.. perché aveva cambiato uno dei simboli di america.</p>
<p>Psicologi messi in ascolto in certe telefonate descrivono questi consumatori come padri a cui è stato tolto un figlio, talmente arrabbiati da minacciare pesantemente i dirigenti Coca Cola.</p>
<p>Nascono gruppi di attivisti ed sostenitori della vecchia formula, in tutto il Paese si insorge contro la <em>New Coke</em>. insomma una vera e propria rivoluzione. Cartelli con &#8220;The Real Taste is Gone&#8221; spuntano ovunque.</p>
<p>La Pepsi ovviamente non può che ridersela e le sue quote di mercato aumentano esponenzialmente fino a superare quelle della Coca Cola in tutti gli Stati Uniti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Coca Cola Classic</h2>
<div class="imageframe imgalignleft" style="width:107px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/picture-15.jpg" width="107" height="200" alt="The Coca Cola Classic" />
<div class="imagecaption">The Coca Cola Classic</div>
</div>
<p>Già a luglio è chiaro che la mossa di Goizueta non è stata quella che si dice una mossa intelligente.<br />
La Coca Cola ha perso quote di mercato e le vendite sono in picchiata, la Pepsi Cola è la bibita analcolica più venduta negli Stati Uniti e guadagna quote in tutto il mondo.</p>
<p>La soluzione è solo una: tornare indietro. Viene reintrodotta la vecchia e amata formula della Coca Cola che da allora è la <em>&#8220;Coca Cola Classic&#8221;</em> e con la vecchia formula magicamente tornano a volare le vendite e le quote di mercato ritornano a sorridere all&#8217;azienda di Atlanta.</p>
<p>Il ritorno della <em>Coca Cola Classic</em> è un grande successo. Gira addirittura la leggenda che lo storico fiasco della <em>New Coke</em> sia stata una enorme e programmata manovra di marketing per preparare il ritorno alla vecchia formula e rilanciare pomposamente un prodotto oramai visto come vecchio.</p>
<p>Non sapremo mai se questa leggenda è vera o no, certo sarebbe bello pensare che gli stessi uomini che hanno scritto interi capitoli del grande libro del marketing moderno si siano spinti tanto in là da programmare il più grande fiasco del secolo.. solo per poi avere tra le mani il più grande rilancio di un prodotto del secolo.</p>
<p>Tutto il resto, come si dice, è storia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/03/03/la-storia-della-coca-cola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>22</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I Ray-Ban Wayfarer</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 13:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Industrial]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Modernariato]]></category>
		<category><![CDATA[Andy Warhol]]></category>
		<category><![CDATA[Audrey Hepburn]]></category>
		<category><![CDATA[Blues]]></category>
		<category><![CDATA[Blues Brothers]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Dylan]]></category>
		<category><![CDATA[Colazione da Tiffany]]></category>
		<category><![CDATA[culto]]></category>
		<category><![CDATA[Ebay]]></category>
		<category><![CDATA[Elwood]]></category>
		<category><![CDATA[farer]]></category>
		<category><![CDATA[Jack]]></category>
		<category><![CDATA[James Dean]]></category>
		<category><![CDATA[John F. Kennedy]]></category>
		<category><![CDATA[John Lennon]]></category>
		<category><![CDATA[Kim Novak]]></category>
		<category><![CDATA[leggenda]]></category>
		<category><![CDATA[Miami Vice]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
		<category><![CDATA[occhiale]]></category>
		<category><![CDATA[occhiali]]></category>
		<category><![CDATA[oggetto]]></category>
		<category><![CDATA[Ray-Ban]]></category>
		<category><![CDATA[Risky Business]]></category>
		<category><![CDATA[Roy Orbison]]></category>
		<category><![CDATA[sole]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Cruise]]></category>
		<category><![CDATA[vista]]></category>
		<category><![CDATA[way]]></category>
		<category><![CDATA[Wayfarer]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Wayfarer_1859_9146900_1-485x291.jpg" alt="" width="485" height="291" />I Ray-Ban Wayfarer non sono solo gli occhiali più venduti della storia, ma un vero e proprio fenomeno di costume che ha saputo nascere, morire e rinascere tante e tante volte nel corso dei decenni. I wayfarer sono stati disegnati da Raymond Stegeman nel 1952. Raymond era un inventore che creò decine di progetti per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Wayfarer_1859_9146900_1-485x291.jpg" alt="" width="485" height="291" /><p>I Ray-Ban Wayfarer non sono solo gli occhiali più venduti della storia, ma un vero e proprio fenomeno di costume che ha saputo nascere, morire e rinascere tante e tante volte nel corso dei decenni.<br />
<span id="more-95"></span></p>
<p>I wayfarer sono stati disegnati da Raymond Stegeman nel 1952. Raymond era un inventore che creò decine di progetti per la Bausch and Lomb, l&#8217;allora proprietaria della Ray-Ban (ora parte del gruppo italiano Luxottica).</p>
<p>Il design degli occhiali era un cambio radicale con il passato, sia nella forma che divenne subito uno status symbol, soprattutto maschile, che per i materiali: i Wayfarer furono infatti i primi occhiali a sfruttare le nuove materie plastiche e segnarono l&#8217;inizio dell&#8217;uso delle montature in plastica.</p>
<p>Se si pensa alle sottili montature in metallo che venivano vendute negli anni cinquanta si capisce subito come i Wayfarer fossero assolutamente innovativi e fuori dagli schemi per l&#8217;epoca.<br />
Appena introdotti divennero subito un successo commerciale incredibile, aiutati senza alcun dubbio da un marketing azzeccatissimo che puntava molto sul cinema e su testimonial d&#8217;eccezione.<br />
Kim Novak portava i Wayfarer in Costa Azzurra nel 1954, così come Marilyn Monroe non mancava di indossarli ad ogni buona occasione.</p>
<p>La svolta vera arrivò nel 1961 quando Audrey Hepburn indossando una versione <em>oversize</em> dei Wayfarer in <em>Colazione da Tiffany</em> li fece diventare un vero e proprio oggetti di culto. Durante gli anni cinquanta e sessanta celebrità di ogni tipo come John Lennon, Bob Dylan, James Dean, il presidente John F. Kennedy, Roy Orbison e Andy Warhol indossavano regolarmente dei Wayfarer per proteggersi dal sole.</p>

<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/wayfarer_1859_9146900_1/' title='Rayban Wayfarer' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Wayfarer_1859_9146900_1-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Rayban Wayfarer" title="Rayban Wayfarer" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-001/' title='Ray Ban Wayfarer - 001' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-001-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 001" title="Ray Ban Wayfarer - 001" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-002/' title='Ray Ban Wayfarer - 002' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-002-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 002" title="Ray Ban Wayfarer - 002" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-003/' title='Ray Ban Wayfarer - 003' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-003-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 003" title="Ray Ban Wayfarer - 003" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-004/' title='Ray Ban Wayfarer - 004' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-004-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 004" title="Ray Ban Wayfarer - 004" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-005/' title='Ray Ban Wayfarer - 005' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-005-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 005" title="Ray Ban Wayfarer - 005" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-006/' title='Ray Ban Wayfarer - 006' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-006-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 006" title="Ray Ban Wayfarer - 006" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-007/' title='Ray Ban Wayfarer - 007' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-007-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 007" title="Ray Ban Wayfarer - 007" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-008/' title='Ray Ban Wayfarer - 008' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-008-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 008" title="Ray Ban Wayfarer - 008" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-009/' title='Ray Ban Wayfarer - 009' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-009-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 009" title="Ray Ban Wayfarer - 009" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-010/' title='Ray Ban Wayfarer - 010' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-010-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 010" title="Ray Ban Wayfarer - 010" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-011/' title='Ray Ban Wayfarer - 011' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-011-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 011" title="Ray Ban Wayfarer - 011" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-012/' title='Ray Ban Wayfarer - 012' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-012-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 012" title="Ray Ban Wayfarer - 012" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-013/' title='Ray Ban Wayfarer - 013' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-013-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 013" title="Ray Ban Wayfarer - 013" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/breakfast-at-tiffanys-audrey-hepburn-1961/' title='BREAKFAST AT TIFFANY&#039;S, Audrey Hepburn, 1961' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-015-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="BREAKFAST AT TIFFANY&#039;S, Audrey Hepburn, 1961" title="BREAKFAST AT TIFFANY&#039;S, Audrey Hepburn, 1961" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/ray-ban-wayfarer-016/' title='Ray Ban Wayfarer - 016' rel='gallery-95'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ray-Ban-Wayfarer-016-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ray Ban Wayfarer - 016" title="Ray Ban Wayfarer - 016" /></a>

<p>Dopo il boom incredibile degli anni &#8217;50 e &#8217;60 le vendite cominciarono a calare: i wayfarer erano inevitabilmente passati di moda e negli anni settanta furono quasi cancellati dal listino Ray-Ban per lasciare il passo ad occhiali più estroversi e particolari, tipici dell&#8217;epoca degli Hippies.</p>
<p>La Ray-Ban ci riprova nel 1980 facendo indossare i suoi Wayfarer niente meno che a Jake Blues e a suo fratello Elwood.. meglio conosciuti come <em>Blues Brothers</em>. Il successo del film è storia, ma  nonostante questo nel 1981 furono vendute solo 18000 paia di Wayfarer: la morte dell&#8217;occhiale più venduto della storia sembrava ormai certa.</p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p>Solo un marketing ancora più spinto poteva risollevare il mito e la Ray-Ban lo sapeva. Contro ogni pronostico decise di investire 50.000 dollari l&#8217;anno in product placement per i suoi Wayfarer all&#8217;interno di produzioni cinematografiche e televisive: dal 1982 al 1987 i Wayfarer apparvero ogni anno in oltre 60 tra film e telefilm.</p>
<p>Nel 1983 i Wayfarer tornarono alla grande, anche grazie a Tom Cruise e al famoso <em>Risky Business</em>: 360.000 paia vennero vendute in quell&#8217;anno, era l&#8217;inizio di un nuovo fenomeno di costume che avrebbe abbracciato tutti gli anni ottanta.</p>
<p>Arrivati al 1986, grazie ad altre apparizioni in serie televisive di successo come <em>Miami Vice</em> e <em>Moonlighting</em>, la Ray-Ban aveva perso il conto dei Wayfarer venduti: si era arrivati a 1 milione e mezzo di pezzi in circolazione.</p>
<p>Contemporaneamente i Wayfarer spopolavano nel mondo della musica: Johnny Marr, Debbe Harry dei Blondies, Elvis Costello, Morrissey, Patti Smith, gli U2.. tutti indossavano Wayfarer, chi per contratto, chi per scelta: i Wayfarer passarono dai due modelli disponibili nel 1981 a più di 40 diversi modelli (per forma e colore) nel 1989: furono una delle icone degli anni ottanta ed entrarono nella storia un&#8217;altra volta.</p>
<p>Ma la storia si ripeté negli anni novanta dettando un&#8217;altra caduta per le vendite dei Wayfarer: la popolarità immensa raggiunta negli anni ottanta si trasformò, come spesso succede, in noia e i nuovi modelli di occhiali, più avvolgenti e moderni che uscirono in quella decade (Oakley su tutti) spadroneggiarono le vendite lasciano cadere nel dimenticatoio ancora una volta i Wayfarer.</p>
<p>Il ciclo di vita dei famosi occhiali Ray-Ban non era però ancora finito: grazie ad un redesign nel 2001 e alla moda del vintage dei primi anni duemila i Wayfarer stanno oggi rivivendo l&#8217;ennesima nuova giovinezza.<br />
Nel 2007 Ray-Ban si accorse che vecchi Wayfarer degli anni cinquanta e sessanta venivano vendute e cifre stratosferiche su Ebay e colse la palla al balzo introducendo i <em>Wayfarer Original</em> che riprendevano esattamente il design dei primi modelli prodotti cinquanta anni fa.</p>
<p>I Wayfarer sono tornati ancora sul naso di tanti appassionati, più come fenomeno di vintage che di costume, ma il design immortale di questi occhiali testimonia come un oggetto tanto semplice quanto un paio di occhiali da sole possa a tutti gli effetti entrare nella storia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/02/10/i-ray-ban-wayfarer/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Futuro del Futurismo</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/01/30/il-futuro-del-futurismo/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/01/30/il-futuro-del-futurismo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 12:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[]]></category>
		<category><![CDATA[Balla]]></category>
		<category><![CDATA[bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[Boccioni]]></category>
		<category><![CDATA[Carrà]]></category>
		<category><![CDATA[Depero]]></category>
		<category><![CDATA[Fontana]]></category>
		<category><![CDATA[futurismo]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[gamec]]></category>
		<category><![CDATA[Haring]]></category>
		<category><![CDATA[Hirst]]></category>
		<category><![CDATA[Kagarlitzky]]></category>
		<category><![CDATA[Mendini]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[Nauman]]></category>
		<category><![CDATA[Pistoletto]]></category>
		<category><![CDATA[Rodeschini]]></category>
		<category><![CDATA[Rotella]]></category>
		<category><![CDATA[Russolo]]></category>
		<category><![CDATA[Severini]]></category>
		<category><![CDATA[Tuttofuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Warhol]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/01/30/il-futuro-del-futurismo/</guid>
		<description><![CDATA[Alla GAMeC &#8211; Galleria d&#8217;Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, duecento opere illustrano come il Futurismo abbia rappresentato una rivoluzione in grado di influenzare lo sviluppo dell’arte moderna e contemporanea. La GAMeC organizza, in collaborazione con COBE Direzionale S.p.A., dal 21 settembre 2007 al 24 febbraio 2008 la grande mostra Il Futuro del Futurismo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla <a href="http://www.gamec.it">GAMeC &#8211; Galleria d&#8217;Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo</a>, duecento opere illustrano come il Futurismo abbia rappresentato una rivoluzione in grado di influenzare lo sviluppo dell’arte moderna e contemporanea.<br />
<span id="more-87"></span><br />
La <a href="http://www.gamec.it">GAMeC</a> organizza, in collaborazione con COBE Direzionale S.p.A., dal 21 settembre 2007 al 24 febbraio 2008 la grande mostra <strong>Il Futuro del Futurismo</strong> che focalizza l’attenzione sull’influenza che il Futurismo ha avuto, e ha tuttora, sull’arte del Novecento.</p>
<p><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/1148932662161552.jpg" rel="lightbox[pics87]" title="Gioventù di Mimmo Rotella"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/1148932662161552.thumbnail.jpg" width="150" height="210" alt="Gioventù di Mimmo Rotella" class="imageframe imgalignleft" /></a>La collettiva, a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini Galati, intende affrontare, attraverso circa 200 opere di 120 artisti, gli influssi esercitati dal Futurismo &#8211; la più importante avanguardia storica italiana &#8211; sugli sviluppi dell&#8217;arte visiva del ‘900 per giungere alle più recenti ricerche contemporanee; la mostra si sviluppa attraverso un percorso espositivo tematico che pone in relazione i linguaggi che hanno trovato il proprio fondamento teorico e poetico nei manifesti del movimento e le più innovative indagini artistiche del XX secolo.</p>
<p>Dalle opere degli esponenti storici del futurismo &#8211; quali Boccioni, Balla, Carrà, Russolo, Severini, Depero, veri capisaldi della storia dell&#8217;arte per aver interpretato concetti rivoluzionari, come la simultaneità, il valore estetico dell&#8217;innovazione tecnologica, il fascino di un futuro non ancora esperibile &#8211; si procede verso ricerche artistiche cui la radicalità dell&#8217;avanguardia Futurista ha aperto la strada: dall&#8217;Astrattismo al Costruttivismo, dall&#8217;Arte Cinetica alle Neo Avanguardie degli anni ‘60 e ‘70 fino ai protagonisti dell’arte contemporanea – come ad esempio Hirst, Warhol, Haring, Fontana, Nauman, Pistoletto, Tuttofuoco. Un itinerario, quindi, che si articola per accostamenti, analogie e differenze.</p>
<p><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/futurismo_04b1.jpg" rel="lightbox[pics87]" title="Incuneandosi nell’abitato di Tullio Crali"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/futurismo_04b1.thumbnail.jpg" width="150" height="125" alt="Incuneandosi nell’abitato di Tullio Crali" class="imageframe imgalignleft" /></a>Gli artisti del Futurismo credevano nella necessità di una radicale riprogettazione dell&#8217;universo, operazione che li ha portati a concepire in modo nuovo ogni espressione artistica, compresa la musica, la danza, la fotografia, il cinema, il teatro, gli spazi da abitare, gli arredi. Nell&#8217;esplorare la vastità di questo immaginario, la mostra Il futuro del futurismo ne offre una ricca esemplificazione, allacciando relazioni culturali con la realtà dello spettacolo e il mondo produttivo.</p>
<p>Prendendo spunto dalle tematiche celebrate dal Futurismo &#8211; dalla velocità alla tecnologia, dalla simultaneità al dinamismo della metropoli, dall&#8217;audacia alla ribellione, allo scandalo &#8211; gli spazi della GAMeC saranno suddivisi in 9 sezioni.</p>
<p>Integra il percorso espositivo un filmato, a cura di Carlo Durante e Massimo Galimberti e con montaggio di Leonardo Rigon, realizzato appositamente per la mostra in collaborazione con Rai – Direzione Teche.</p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p>Accompagna la mostra un catalogo, edito da Electa e disponibile anche nella versione inglese, che presenta un saggio iniziale di Giacinto Di Pietrantonio, e, per ciascuna delle nove sezioni in cui è articolata la mostra, una conversazione tra due esperti in diverse discipline intorno al tema della sezione stessa: Cristina Rodeschini &#8211; Enrico Crispolti (Al futurismo rivisitato); Beppe Finessi &#8211; Alessandro Mendini (All&#8217;energia metropolitana); Emanuela De Cecco &#8211; Gianluca Bocchi (All&#8217;anarchia dalla tradizione); Viktor Misiano &#8211; Boris Kagarlitzky (All&#8217;estetizz/azione della politica); Carlo Antonelli &#8211; Momus (Alla società dello spettacolo); Teresa Macrì &#8211; Anna Camaiti Hostert (All&#8217;umano troppo umano); Antonio Somaini &#8211; Pietro Montani (Al tempo con la tecnica); Véronique Bouruet-Aubertot &#8211; Marc Augé (Alla vita che corre); Alessandro Rabottini &#8211; Marco Giusti (All’immaginazione senza fili).</p>
<p><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/futurismo_09b2.jpg" rel="lightbox[pics87]" title="L'uomo razionale di Nicolaj Diulgheroff"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/futurismo_09b2.thumbnail.jpg" width="150" height="169" alt="L'uomo razionale di Nicolaj Diulgheroff" class="imageframe imgalignleft" /></a>La mostra sarà integrata da un serie di iniziative collaterali, all’insegna di un approccio multidisciplinare: progetti didattici, visite guidate per singoli (a calendario e su iscrizione), un ciclo di conferenze ed incontri con artisti e autori del catalogo e la rassegna cinematografica GAMeCinema in collaborazione con Lab 80 Film con quattro serate dedicate, a partire dall’autunno con la riscoperta del Fondo Cinematografico Nino Zucchelli &#8211; la proiezione del documentario Jeu d’echecs avec Marcel Duchamp di Jean-Marie Drot (1964) e del film The last clean short di Alfred Leslie (1965) all’interno del percorso espositivo &#8211; per concludersi tra gennaio e febbraio con due classici che ancora oggi colpiscono per visionarietà e originalità di concezione: Blade Runner: Director’s Cut di Ridley Scott (1982) e La chinoise di Jean-Luc Godard (1967) all’Auditorium di Piazza della Libertà a Bergamo.<br />
L’articolata promozione della mostra, curata da COBE Direzionale SpA, prevede tra l’altro un’operazione dedicata alle famiglie, realizzata in collaborazione con l’Associazione Art Valley e con il Gruppo IPER, che vede la partecipazione dei centri Iper di tutta l’area lombarda.</p>
<div class="contenuto">
<strong>Il Futuro del Futurismo</strong><br />
Dalla &#8216;rivoluzione italiana all&#8217;arte contemporanea. Da Boccioni a Fontana a Damien Hirst<br />
A Bergamo dal 21 settembre 2007 al 24 febbraio 2008<br />
GAMeC &#8211; Galleria d&#8217;Arte Moderna e Contemporanea<br />
via San Tomaso, 53<br />
<strong>Orari</strong>: martedì-domenica ore 10-19, giovedì ore 10-22, lunedì chiuso<br />
<strong>Informazioni:</strong> tel. +39 035 270272, fax +39 035 236962</p>
<ul>
<li><a href="http://www.gamec.it">GAMeC &#8211; Galleria d&#8217;Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo</a></li>
<li><a href="http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp/idelemento/44036">Exibart: Il Futuro del Futurismo</a></li>
</ul>
</div>
<p>Testi tratti dal comunicato stampa ufficiale</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/01/30/il-futuro-del-futurismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il mito Brionvega</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 13:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Industrial]]></category>
		<category><![CDATA[Modernariato]]></category>
		<category><![CDATA[algol]]></category>
		<category><![CDATA[alter]]></category>
		<category><![CDATA[Bonetto]]></category>
		<category><![CDATA[brion]]></category>
		<category><![CDATA[brionvega]]></category>
		<category><![CDATA[Castiglioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cristallo]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[doney]]></category>
		<category><![CDATA[orion]]></category>
		<category><![CDATA[RR 126]]></category>
		<category><![CDATA[Sirius]]></category>
		<category><![CDATA[TS 502]]></category>
		<category><![CDATA[zanuso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-012-485x485.jpg" alt="" width="485" height="485" />Brionvega è, senza alcun dubbio, una di quelle marche italiane che hanno lasciato il segno nella storia del design mondiale e che, ancora oggi, vivono nella passione degli appassionati collezionisti di modernariato in tutto il mondo. Fondata a Milano nel 1945 da Giuseppe Brion e l&#8217;amico ingegner Pajetta con il nome B.P.M., si occupava inizialmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-012-485x485.jpg" alt="" width="485" height="485" /><p>Brionvega è, senza alcun dubbio, una di quelle marche italiane che hanno lasciato il segno nella storia del design mondiale e che, ancora oggi, vivono nella passione degli appassionati collezionisti di modernariato in tutto il mondo.</p>
<p><span id="more-81"></span><br />
Fondata a Milano nel 1945 da Giuseppe Brion e l&#8217;amico ingegner Pajetta con il nome B.P.M., si occupava inizialmente di produzione di componenti elettrici ed elettronici per poi specializzarsi nella realizzazione di apparecchi radiotelevisivi con il nome prima di B.P.Radio, poi di Radio Vega Television ed infine, negli anni &#8217;60 di Brionvega.</p>
<p>Nel dopoguerra in Italia era arrivata la radio e nel 1954 arrivò anche il televisore con l&#8217;inizio delle trasmissioni RAI: Brionvega era pronta alla sfida e cominciò una lunga produzione di televisori e apparecchi radio, tutti accomunati dall&#8217;inscindibile unione di ottimo design e avanzatissima tecnologia.</p>
<p>Fin da subito Brion e Pajetta chiamano alla loro corte i migliori architetti dell&#8217;epoca che danno forma a televisori dal design avveniristico e intramontabile con un occhio sempre attento alla loro usabilità ed inseribilità nell&#8217;ambiente casalingo.</p>
<p>Rodolfo Bonetto e Franco Albini sono i primi designers a cimentarsi con il marchio realizzando tra gli altri il TV Cristallo 23” (Bonetto, 1959/60) e il TV Orion 23” (Albini-Helg, 1961).</p>
<p>Arriva il boom economico e negli anni &#8217;60 la domanda di apparecchi televisivi aumenta a dismisura, consacrando il televisore a punto imprescindibile di ogni salotto. La televisione diventa per Brionvega non solo oggetto di culto tecnologico, ma vero e proprio pezzo di arredo. </p>
<p>Sono i designer Marco Zanuso e Richard Sapper a realizzare i pezzi storici del catalogo Brionvega: il TV DONEY 14” (Zanuso-Sapper, 1962), dall’originale forma a dado arrotondato, primo televisore portatile a transistor prodotto in Europa, insignito nel 1962 del prestigioso premio “Compasso d’Oro”.</p>
<p>Poi il TV ALGOL 11” (Zanuso-Sapper, 1964), caratterizzato dallo schermo inclinato (Zanuso proprio per questo lo paragonerà ad un cagnolino che guarda in su il suo padrone) e dalla maniglia in metallo estraibile, presto esposto nei più famosi musei internazionali, quali il MOMA (Museum of Modern Art) di New York. </p>
<p>E ancora la radio  TS 502 (Zanuso-Sapper, 1964), con il suo “guscio” costituito da due scocche cubiche, a spigoli arrotondati, incernierate in modo da aprire e chiudere l’apparecchio.</p>
<p>Già solo questi tre pezzi fanno entrare Brionvega nell&#8217;Olimpo del design, ma non è certo finita, tanti altri pezzi storici costituiscono oggetti di assoluto riguardo.</p>
<p>Non dimentichiamo infatti anche il televisore SIRIUS (Zanuso, 1964), utilizzato come monitor alla RAI nel 1966, il TV DONEY 12” (Zanuso-Sapper, 1967), evoluzione del Doney 14”, ed il TV BLACK ST 201 (Zanuso-Sapper, 1969), uno dei primi televisori di piccole dimensioni concepiti più come pezzi di arredo che come semplici portatili.</p>
<p>I fratelli Castiglioni firmano poi il radiofonografo stereofonico RR 126 (1966), dalla forma antropomorfa, da comporre in tre configurazioni diverse, uno dei pezzi più ricercati dai collezionisti di modernariato.</p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p>Negli anni ’70 inizia la collaborazione con Mario Bellini che realizza altri capolavori assoluti, come il TV ASTER (1970), il MONITOR 15” (1978), lo SPOT 15” (1978), che introduceva la prima funzione di sintonia automatica a 100 canali e il TV ALTA FEDELTA’ 26” (1979), che continuava la tradizione Brionvega di unire grande design a tecnologia assoluta, con prestazioni in questo caso di alta fedeltà non solo per l’immagine ma soprattutto per il suono.</p>
<p>Arrivano gli anni &#8217;80 e in Italia nasce il gruppo Memphis, continua l&#8217;uso di materiali plastici dai colori sgargianti e Brionvega si affida questa volta al grande Ettore Sottsass, ideatore della serie limitata di televisori MEMPHIS realizzati in omaggio ovviamente all&#8217;omonimo gruppo.</p>
<p>Brionvega è già mito: inizia la riedizione di modelli storici da parte degli stessi designer che li hanno creati: Zanuso ridisegna il TV ALGOL 11” (1989) nelle varianti bianco e blu ora completo di telecomando, Bellini progetta il TV LED 20” (1980), derivato dal modello SPOT.</p>
<p>E&#8217; la volta di Lucci e Orlandini, due designer allievi di Zanuso che progettano il CORO PANSOUND (1983) ed il SINTESI (1988), dal particolare sistema di casse orientabili e componibili in punti diversi dell’ambiente, per ottimizzare al massimo l’acustica. Ancora una volta Brionvega rimane sinomico di HI-Tech e Design.</p>
<p>Bellini disegna per Brionvega anche negli anni &#8217;90 e sforna altri capolavori come il TV BEST 15” (1990), dal particolarissimo involucro triangolare posteriore, il QUADRO 25” (1992), precursore del flat-square screen che oggi ben conosciamo e lo stupendo GLASS CUBE (1992), un cubo in cristallo trasparente e riflettente, un pezzo di arredo semplicemente incredibile che diventa <em>anche televisore</em> una volta acceso.</p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p>Acquisita dalla Seleco, altra storica produttrice di televisori italiana, la Brionvega ha seguito le sorti disastrose della stessa quando nel 1997 ha dichiarato fallimento.</p>
<p>Brionvega è oggi in mano a due diverse aziende che hanno comprato i diritti d&#8217;uso dello storico marchio per quanto riguarda il ramo audio e quello video:</p>
<p>Dal 2004 <a href="http://www.brionvega.it/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=44&#038;Itemid=43">SIM2 Multimedia</a> ha acquisito il ramo d’azienda Brionvega dedicato alla produzione audio e relativa licenza di utilizzo del marchio, per realizzare e distribuire nuovi prodotti o riedizioni dei prodotti storici del brand. SIM2 gestisce il sito <a href="http://www.brionvega.it">www.brionvega.it</a></p>
<p>Nell&#8217;agosto 2006 il brand Brionvega è stato acquisito dalla <a href="http://www.super-fluo.com/">Super//Fluo Spa</a> nel suo ramo dedicato alla produzione di televisori. Super//Fluo gestisce il sito <a href="http://www.brionvega.tv">www.brionvega.tv</a></p>
<p>Nel 2007 viene presentato il nuovo televisore ALPHA disegnato da Valerio Cometti, ancora purtroppo solo un prototipo non acquistabile, il primo televisore LCD prodotto sotto marchio Brionvega.</p>
<p>Ma io sono un nostalgico, preferisco i vecchi modelli in ogni caso e semplicemente non sono interessato a questo nuovo LCD..</p>
<div class="contenuto">
<h2>Cronologia</h2>
<ul>
<li>2007 TVC DONEY ( V.Cometti) edizione numerata</li>
<li>2007 TVC ALGOL (V.Cometti) edizione numerata</li>
<li>2007 TVC LCD ALPHA (V.Cometti)</li>
<li>2002 TVC DOGE 32&#8243; (M.Bellini)</li>
<li>1992 TVC GLASS CUBE (M.Bellini) televisore in cristallo dalla forma cubica</li>
<li>1992 TVC QUADRO 25&#8243; e 28&#8242; (M.Bellini) precursori dei flat screen</li>
<li>1990 TVC BEST 15&#8243; (M.Bellini)dall&#8217;involucro triangolare posteriore</li>
<li>1989 TVC ALGOL 11&#8243; (M.Zanuso)</li>
<li>1988 TVC SINTESI (R.Lucci-P.Orlandini)dalle caratteristiche casse orientabili</li>
<li>1983 TVC CORO PANSOUND 26&#8242; (R.Lucci-P.Orlandini)</li>
<li>1980 TVC MEMPHIS 23&#8242; (E.Sottsass) serie limitata</li>
<li>1980 TVC LED 20&#8243; (M.Bellini)</li>
<li>1979 TVC ALTA FEDELTA&#8217; 26&#8243; (M.Bellini) alta tecnologia nella resa acustica</li>
<li>1978 TVC SPOT 15&#8243; (M.Bellini) prima sintonia automatica a 100 canali</li>
<li>1978 TV MONITOR 15&#8243; (M.Bellini) il cui packaging servirà da modello per la produzione dei futuri monitor per PC</li>
<li>1969 TV VOLANS 17&#8243; (M.Bellini)</li>
<li>1969 TV BLACK ST 201 (M.Zanuso-R.Sapper) primo tv di dimensioni ridotte concepito come pezzo d&#8217;arredo</li>
<li>1967 TV DONEY 12&#8243; (M.Zanuso-R.Sapper) evoluzione del 14&#8243;</li>
<li>1966 Radiofonografo RR 126 (F.lli Castiglioni)</li>
<li>1965 Radio RR 127 (M.Zanuso)</li>
<li>1964 TV SIRIUS 19&#8243; (M.Zanuso)</li>
<li>1964 TV ALGOL 11&#8243; (M.Zanuso-R.Sapper) esposto al Moma di New York</li>
<li>1964 Radio TS 502 (M.Zanuso-R.Sapper)</li>
<li>1963 Radio TS 213 (R.Bonetto)</li>
<li>1962 TV DONEY 14&#8243; (M.Zanuso-R.Sapper) primo tv portatile a transistor in Europa, insignito del Compasso d&#8217;Oro</li>
<li>1962 Radio TS 208 (R.Bonetto)</li>
<li>1961 TV ORION 23&#8243; (M.Albini-F.Helg)</li>
<li>1961 Radio TS 207 (R.Bonetto)</li>
<li>1959 TV CRISTALLO 23&#8243; (R.Bonetto)</li>
<li>1954 Inizia la diffusione del televisore.</li>
<li>1945 Giuseppe Brion e l&#8217;ingegner Pajetta fondano la società B.P.M (inizialmente componenti elettronici), che diventa negli anni &#8217;60 Brionvega, specializzata in apparecchi televisivi.
</li>
</ul>
</div>

<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/algol/' title='algol' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/algol-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="algol" title="algol" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/algol1_/' title='algol1_' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/algol1_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="algol1_" title="algol1_" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/algol2_/' title='algol2_' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/algol2_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="algol2_" title="algol2_" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/algol3_/' title='algol3_' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/algol3_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="algol3_" title="algol3_" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/algol4_/' title='algol4_' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/algol4_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="algol4_" title="algol4_" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/alpha1_/' title='alpha1_' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/alpha1_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="alpha1_" title="alpha1_" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/alpha2_/' title='alpha2_' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/alpha2_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="alpha2_" title="alpha2_" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/alpha3_/' title='alpha3_' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/alpha3_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="alpha3_" title="alpha3_" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/alpha4_/' title='alpha4_' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/alpha4_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="alpha4_" title="alpha4_" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/alpha5_/' title='alpha5_' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/alpha5_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="alpha5_" title="alpha5_" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/alpha6_/' title='alpha6_' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/alpha6_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="alpha6_" title="alpha6_" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/alpha7_/' title='alpha7_' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/alpha7_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="alpha7_" title="alpha7_" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/antares/' title='antares' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/antares-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="antares" title="antares" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/ariel/' title='ariel' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/ariel-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ariel" title="ariel" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-01/' title='big-01' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-01-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-01" title="big-01" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-02-1/' title='big-02-1' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-02-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-02-1" title="big-02-1" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-02/' title='big-02' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-02-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-02" title="big-02" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-03/' title='big-03' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-03-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-03" title="big-03" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-04/' title='big-04' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-04-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-04" title="big-04" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-05/' title='big-05' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-05-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-05" title="big-05" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-06/' title='big-06' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-06-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-06" title="big-06" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-07/' title='big-07' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-07-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-07" title="big-07" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-08/' title='big-08' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-08-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-08" title="big-08" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-09/' title='big-09' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-09-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-09" title="big-09" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-10/' title='big-10' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-10-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-10" title="big-10" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-11/' title='big-11' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-11-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-11" title="big-11" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-12/' title='big-12' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-12-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-12" title="big-12" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-13/' title='big-13' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-13-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-13" title="big-13" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-14/' title='big-14' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-14-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-14" title="big-14" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-15/' title='big-15' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-15-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-15" title="big-15" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-16/' title='big-16' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-16-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-16" title="big-16" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-17/' title='big-17' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-17-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-17" title="big-17" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-18/' title='big-18' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-18-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-18" title="big-18" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-19/' title='big-19' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-19-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-19" title="big-19" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-20/' title='big-20' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-20-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-20" title="big-20" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-21/' title='big-21' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-21-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-21" title="big-21" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-22/' title='big-22' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-22-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-22" title="big-22" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-23/' title='big-23' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-23-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-23" title="big-23" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-24/' title='big-24' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-24-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-24" title="big-24" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-25/' title='big-25' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-25-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-25" title="big-25" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/big-26/' title='big-26' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/big-26-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="big-26" title="big-26" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-001/' title='Brionvega Design - 001' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-001-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 001" title="Brionvega Design - 001" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-002/' title='Brionvega Design - 002' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-002-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 002" title="Brionvega Design - 002" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-003/' title='Brionvega Design - 003' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-003-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 003" title="Brionvega Design - 003" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-004/' title='Brionvega Design - 004' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-004-80x80.png" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 004" title="Brionvega Design - 004" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-005/' title='Brionvega Design - 005' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-005-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 005" title="Brionvega Design - 005" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-006/' title='Brionvega Design - 006' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-006-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 006" title="Brionvega Design - 006" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-007/' title='Brionvega Design - 007' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-007-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 007" title="Brionvega Design - 007" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-008/' title='Brionvega Design - 008' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-008-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 008" title="Brionvega Design - 008" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-009/' title='Brionvega Design - 009' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-009-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 009" title="Brionvega Design - 009" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-010/' title='Brionvega Design - 010' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-010-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 010" title="Brionvega Design - 010" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-011/' title='Brionvega Design - 011' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-011-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 011" title="Brionvega Design - 011" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-012/' title='Brionvega Design - 012' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-012-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 012" title="Brionvega Design - 012" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-013/' title='Brionvega Design - 013' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-013-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 013" title="Brionvega Design - 013" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-014/' title='Brionvega Design - 014' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-014-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 014" title="Brionvega Design - 014" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-015/' title='Brionvega Design - 015' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-015-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 015" title="Brionvega Design - 015" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-016/' title='Brionvega Design - 016' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-016-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 016" title="Brionvega Design - 016" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-017/' title='Brionvega Design - 017' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-017-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 017" title="Brionvega Design - 017" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/brionvega-design-018/' title='Brionvega Design - 018' rel='gallery-81'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Brionvega-Design-018-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Brionvega Design - 018" title="Brionvega Design - 018" /></a>

<div class="contenuto">
<h2>Siti di riferimento</h2>
<ul>
<li><a href="http://www.brionvega.tv">Brionvega.it</a></li>
<li><a href="http://www.brionvega.it">Brionvega.tv</a></li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Brionvega">Brionvega su Wikipedia</a></li>
<li><a href="http://www.designindex.it/brionvega.htm">Brionvega su DesignIndex.it</a></li>
<li><a href="http://www.designdictionary.co.uk/en/brionvega.htm">Brionvega su DesignDictionary</a></li>
</ul>
</div>
<p><!--adsense#rec2--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/01/29/il-mito-brionvega/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tutto cominciò con la carta da zucchero</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/01/25/tutto-comincio-con-la-carta-da-zucchero/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/01/25/tutto-comincio-con-la-carta-da-zucchero/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Jan 2008 11:49:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/01/25/tutto-comincio-con-la-carta-da-zucchero/</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/ddd-485x323.jpg" alt="" width="485" height="323" />Nel 1600, quando il concetto stesso di packaging non esisteva, impacchettare dei prodotti significava semplicemente avvolgerli in fogli di carta. Ovviamente il procedimento avveniva solo per i prodotti più preziosi in quanto anche la carta stessa era considerata ancora merce rara: vi si avvolgeva per esempio lo zucchero, prodotto nelle lontane Americhe e considerato un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/ddd-485x323.jpg" alt="" width="485" height="323" /><p>Nel 1600, quando il concetto stesso di packaging non esisteva, impacchettare dei prodotti significava semplicemente avvolgerli in fogli di carta.<br />
<span id="more-82"></span><br />
Ovviamente il procedimento avveniva solo per i prodotti più preziosi in quanto anche la carta stessa era considerata ancora merce rara: vi si avvolgeva per esempio lo zucchero, prodotto nelle lontane Americhe e considerato un prodotto prezioso e raro.</p>
<p>Nonostante siano passati quattro secoli da allora ancora oggi è di uso comune l&#8217;espressione &#8220;color carta da zucchero&#8221;. Il color carta da zucchero è infatti una particolare tonalità di azzurro e prende il nome dalle carte usate in quei tempi proprio per impacchettare lo zucchero, azzurre appunto.</p>
<p>In origine la carta era utilizzata solo come materiale sul quale scrivere o imprimere caratteri da stampa e l&#8217;obiettivo principale dei produttori era ottenere un superficie omogenea e liscia, per consentire appunto una stampa migliore o una scrittura più fluida e leggibile.</p>
<p>Per realizzare la carta a quei tempi venivano usate materie prime povere, soprattutto stracci, che conferivano ai fogli finale varie macchie ed irregolarità. Si iniziò quindi nel 1400 ad attuare i primi tentativi di colorazione con una tenue tinta celestina che consentiva di attenuare le irregolarità e nascondere le macchie della carta.</p>
<p>Nei secoli XVI e XVII si &#8220;azzurrava&#8221; la carta con estratti vegetali come l&#8217;indaco, il guado e il campeggio. Successivamente vennero utilizzate sostanze minerali come il blu di Prussia e l&#8217;oltremare.</p>
<p>Dall&#8217;azzurraggio alla vera e propria colorazione della carta il passo fu breve: il primo colore che si diffuse fu per ovvi motivi l&#8217;azzurro.</p>
<p>L&#8217;azzurro divenne sinonimo di pregio e le carte di quel colore venivano, come detto, utilizzate per impacchettare prodotti pregiati come lo zuccherro o il tabacco.</p>
<p>Con l&#8217;aumento esponenziale della diffusione della carta nel secolo XVIII aumentò anche la richiesta di coloranti che però avevano ancora una gamma cromatica alquanto ristretta.</p>
<p>Solo dal 1857, quando fu elaborata la mauveina (l&#8217;attuale fucsina) la situazione cambiò radicalmente: i nuovi coloranti organici sintetici divennero sempre più vari ed utilizzati e i vecchi coloranti naturali estratti da minerali e vegetali scomparvero progressivamente.</p>
<p><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/y.jpg" rel="lightbox[pics82]" title="Auto color carta da zucchero"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/y.thumbnail.jpg" width="100" height="75" alt="Auto color carta da zucchero" class="imageframe imgalignleft" /></a>Quando oggi scegliamo una macchina color carta da zucchero (il tipico azzurro metallizzato che va tanto in voga) o compriamo una gonna color carta da zucchero forse non ci rendiamo conto che questo particolare colore è il primo colore utilizzato nel packaging e di conseguenza nel marketing e nella pubblicità. E&#8217; cominciato tutto con la carta da zucchero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="contenuto">
In inglese il color carta da zucchero è il &#8220;Powder Blue&#8221;.<br />
Esiste anche un web color corrispondente con lo stesso nome che ha questi valori:</p>
<ul><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/powderblue.jpg" width="60" height="60" alt="powderblue.jpg" class="imageframe imgalignright" /></p>
<li>Esadecimale: #B0E0E6 (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Web_color">Rif</a>)</li>
<li>RGB: (176, 224, 230)</li>
<li>HSV: (220°, 70%, 90%)</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Powder_blue">Wikipedia inglese: Powder Blue</a></li>
</ul>
</div>
<p><!--adsense#rec3--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/01/25/tutto-comincio-con-la-carta-da-zucchero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>italia.it chiuso: vergogna!</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/01/19/italiait-chiuso-vergogna/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/01/19/italiait-chiuso-vergogna/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 13:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Webdesign]]></category>
		<category><![CDATA[articolo]]></category>
		<category><![CDATA[chiude]]></category>
		<category><![CDATA[chiusura]]></category>
		<category><![CDATA[contratto]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[italia.it]]></category>
		<category><![CDATA[portale]]></category>
		<category><![CDATA[rutelli]]></category>
		<category><![CDATA[scandalo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/01/19/italiait-chiuso-vergogna/</guid>
		<description><![CDATA[italia.it il tristemente famoso portale ufficiale dell&#8217;Italia è stato chiuso. Dopo la minacciata messa offline del progetto costato decine di milioni di euro e mai decollato veramente siamo arrivati alla chiusura definitiva. Vergogna! è confermato, il portale italia.it è stato fatto mettere offline ieri dal Ministero dell&#8217;innovazione tecnologica come riporta Anna Masera sul blog della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.italia.it">italia.it</a> il <a href="http://www.designerblog.it/post/834/italiait-finalmente-online">tristemente famoso</a> portale ufficiale dell&#8217;Italia è stato chiuso.<br />
Dopo la <a href="http://www.designerblog.it/post/1744/rutelli-italiait-o-cambia-o-e-meglio-chiuderlo">minacciata messa offline</a> del progetto costato decine di milioni di euro e mai decollato veramente siamo arrivati alla chiusura definitiva. Vergogna!<br />
<span id="more-78"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/picture-2.jpg" rel="lightbox[pics78]" title="Italia.it chiuso"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/picture-2.thumbnail.jpg" width="550" height="381" alt="Italia.it chiuso" class="imageframe imgaligncenter" /></a></p>
<p>è confermato, il portale italia.it è stato fatto <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&#038;ID_articolo=636">mettere offline ieri dal Ministero dell&#8217;innovazione tecnologica</a> come riporta Anna Masera sul blog della Stampa.</p>
<p>La spesa dichiarata nell&#8217;articolo dal caporedattore del portale di 5.8 milioni di euro è tutta da verificare: ad oggi la spesa globale del portale non è stata resa nota in nessun modo ufficiale, nonostante sia diritto del cittadino conoscerla in quanto spesa pubblica&#8230; ma il DIT ha negato tale diritto in quanto “l’interesse al buon andamento della Pubbblica Amminsitrazione da parte dei cittadini non è una posizione giuridicamente tutelata”..</p>
<p>Il consorzio di imprese che hanno realizzato il portale su incarico della statale <a href="http://www.sviluppoitalia.it/">Sviluppo Italia</a>, sto parlando di <a href="http://ww.ibm.it">IBM</a>, <a href="http://www.its.na.it/">ITS</a> e <a href="http://www.tiscover.it">TISCOVER</a> (<a href="http://scandaloitaliano.wordpress.com/2007/03/01/cronaca-di-uno-scandalo-italiano-3-le-aziende-ibmitstiscover/">fonte</a>), aveva preventivato infatti nella primavera del 2005 <a href="http://scandaloitaliano.wordpress.com/italiait-in-breve/">ben euro 7.850.000 più iva</a>, come documenta <a href="http://scandaloitaliano.wordpress.com">Scandalo Italiano</a> che vi invito a visitare per avere maggiori informazioni.</p>
<p>In ogni caso qualunque sia stata la spesa c&#8217;è solo da vergognarsi di tutto questo schifosissimo episodio del web italiano.</p>
<p>VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA. Vergogna a IBM, ITS e Tiscover per la realizzazione del portale, VERGOGNA a Sviluppo Italia per aver incaricato queste aziende, VERGOGNA al Governo Italiano, passato e presente per aver realizzato e poi chiuso (quando invece avrebbe dovuto richiederne una giusta realizzazione) questo scempio.</p>
<p>Come tanti scandali del passato anche questa storia finirà purtroppo nel dimenticatoio presto. Probabilmente noi del settore ce ne ricorderemo e faremo magari qualche battuta, le persone comuni probabilmente neanche hanno mai visto questo benedetto portale e a questo punto mai lo vedranno. Molti di voi staranno pensando &#8220;e per fortuna&#8221;, ma ci si dimentica che l&#8217;idea iniziale di un portale turistico unico per l&#8217;Italia, con informazioni aggiornate, multilingua, con una piattaforma di booking unica era un&#8217;OTTIMA idea.</p>
<p>Un&#8217;ottima idea uccisa da burocrati indaffarati a fare il proprio interesse, da tecnici e aziende poco capaci più interessate forse a incassare i ricchi stipendi invece che dare voce ad un portale per lo meno dignitoso, da regioni indaffarate a criticare contenuti mal realizzati invece che contribuire attivamente alla realizzazione (più comodo incassare finanziamenti e mettere online schifezze locali, certo)&#8230; ma siamo in Italia, scemo io anche solo a stupirmi di tutto questo scempio continuo.</p>
<div class="contenuto">
<ul>
<li><a href="http://scandaloitaliano.wordpress.com">Italia.it: Scandalo Italiano</a></li>
<li><a href="http://vitadigitale.corriere.it/2008/01/italiait_costoso_e_chiuso.html">Corrire.it: Italia.it, costoso e.. chiuso</a></li>
<li><a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/cronache/articoli/2008/01_Gennaio/18/portale_italia.it.shtml">Corriere del Mezzogiorno: Chiude Italia.it</a></li>
<li><a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&#038;ID_articolo=636">La Stampa.it: Il Portale Italia.it da oggi non c&#8217;è più</a></li>
<li><a href="http://www.designerblog.it/post/2052/italiait-down">DesignerBlog: Italia.it Down</a></li>
</ul>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/01/19/italiait-chiuso-vergogna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Storia e collezionismo di sua maestà la Matita</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/01/13/storia-e-collezionismo-di-sua-maesta-la-matita/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/01/13/storia-e-collezionismo-di-sua-maesta-la-matita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 17:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Borrowdale]]></category>
		<category><![CDATA[Castell]]></category>
		<category><![CDATA[Cedro]]></category>
		<category><![CDATA[collezionare]]></category>
		<category><![CDATA[Collezionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Conte]]></category>
		<category><![CDATA[costruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Faber]]></category>
		<category><![CDATA[Ginepro]]></category>
		<category><![CDATA[industria]]></category>
		<category><![CDATA[invenzione]]></category>
		<category><![CDATA[invenzioni]]></category>
		<category><![CDATA[matita]]></category>
		<category><![CDATA[matite]]></category>
		<category><![CDATA[pencil]]></category>
		<category><![CDATA[procedura]]></category>
		<category><![CDATA[procedure]]></category>
		<category><![CDATA[rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/01/13/storia-e-collezionismo-di-sua-maesta-la-matita/</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/matite23.jpg" alt="" width="485" height="633" />L&#8217;invenzione della matita e della sua industrializzazione è argomento molto ricco ed interessante, come curioso è tutto il movimento di collezionisti che gira intorno a questo importante, quanto semplice, oggetto di tutti i giorni. La matita è oggi senza alcun dubbio lo strumento più comune per scrivere e disegnare, ma non è il più antico. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/matite23.jpg" alt="" width="485" height="633" /><p>L&#8217;invenzione della matita e della sua industrializzazione è argomento molto ricco ed interessante, come curioso è tutto il movimento di collezionisti che gira intorno a questo importante, quanto semplice, oggetto di tutti i giorni.</p>
<p>La matita è oggi senza alcun dubbio lo strumento più comune per scrivere e disegnare, ma non è il più antico. Furono infatti i sumeri alla fine del quarto millennio A.C. a inventare la più antica forma di scrittura conosciuta: la scrittura cuneiforme.<br />
<span id="more-63"></span><br />
<a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/scrittura-cuneiforme.jpg" rel="lightbox[matite]" title="Scrittura cuneiforme"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/scrittura-cuneiforme.thumbnail.jpg" width="120" height="200" alt="scrittura cuneiforme" class="imageframe imgalignleft" /></a>I sumeri e gli assiro-babilonesi utilizzavano un semplice strumento metallico per incidere solitamente tavolette in argilla (prima che seccasse) o anche in pietra. Uno strumento simile era utilizzato anche dagli antichi Romani per graffiare il papiro: ero lo <em>stilo</em>, il nonno della moderna matita.</p>
<p>La matita è invenzione relativamente recente: la grafite che ne è la base fu infatti scoperta solo nel 1564.<br />
Dopo una fortissima tempesta fu scoperto un enorme giacimento di grafite pura in Borrowdale, in Inghilterra. Era il 10 settembre, data che è considerata il compleanno della matita.</p>
<p>I pastori del luogo si accorsero subito che questo nuovo misterioso minerale naturale poteva essere molto utile: cominciarono ad utilizzarlo per marchiare le loro pecore e successivamente in pezzi più minuti avvolti in lembi di tessuto o di lana per scrivere. </p>
<p>In poco tempo la grafite diventò molto famosa tra chi necessitava di un materiale con cui scrivere o disegnare e si cominciò ad inserirla tra i materiali più disparati per avere un supporto più stabile che consentisse anche di non sporcarsi le mani. La grafite pura è infatti un minerale molto morbido e che lascia una impronta molto decisa anche al minimo contatto.</p>
<p>Furono gli italiani i primi a pensare ad un contenitore in legno: Simonio e Lyndiana Bernacotti realizzarono dei progetti per la realizzazione di matite attraverso la creazione di fori in un&#8217;anima ovale di ginepro abbastanza compatta, in cui veniva poi inserita e incollata un&#8217;anima di grafite.</p>
<p>Poco dopo, nel 1762 a Nuremberg, in Germania, ebbe inizio la prima produzione industriale di matite. La fabbrica <em>Faber</em>, dal cognome del suo fondatore, ideò un processo industriale che inserisce, tra due fogli di legno di cedro poi incollati, una anima di grafite, detta poi mina. Era nata la matita moderna.</p>
<p>Nel 1795 Nicholas Jacques Conte, uno scienziato francese, inventò il procedimento di mescolare alla grafite pura anche dell&#8217;argilla per ottenere mine più &#8220;dure&#8221;: è infatti in base alla quantità di argilla contenuta nella mina che le matite sono più o meno dure e lasciano quindi segni più o meno evidenti. Le diverse quantità di argilla vennero studiate e inventate dall&#8217;austriaco Joseph Hardtmuth della Koh-I-Noor e sono a tutt&#8217;oggi in uso.</p>
<p>L&#8217;argilla era mescolata alla polvere di grafite, modellata nella forma giusta e poi fatta passare in fornace prima di essere inserita nell&#8217;adeguato astuccio di legno.</p>
<p>Ma come sono costruite esattamente le matite?</p>
<p><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/making22.jpg" rel="lightbox[matite]" title="Costruzione di una Matita"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/making22.thumbnail.jpg" width="119" height="282" alt="Costruzione di una Matita" class="imageframe imgalignleft" /></a>L&#8217;immagine a sinistra illustra i vari procedimenti che vengono eseguiti in fabbrica per la costruzione industriale delle matite.</p>
<p>Si parte da un blocco di cedro (1) che viene poi tagliato in assi (2). Le assi di cedro vengono poi tinte (3) e vengono praticate delle incisioni (4).<br />
In queste incisioni vengono inserite le mine (5) e viene incollata una nuova asse sopra alla precedente (6).<br />
Il sandwitch che si ottiene viene fatto passare in un tornio (7) che divide le singole matite (8) e da la forma definitiva (esagonale, tonda, quadrata, ecc.).<br />
Successivamente le matite vengono colorate e rifinite (9 e 10). Eventualmente viene anche inserito un supporto in ferro per la gomma (11) e la gomma stessa (12).</p>
<p>Hyman L. Lipman di Filadelfia ha brevettato la prima matita con gomma nel 1858. Il particolare anello di metallo che collega la gomma alla matita si chiama puntale. </p>
<p>Le prime matite prodotte industrialmente non venivano colorate in modo da mostrare la qualità del legno utilizzato, particolare al tempo molto ricercato e tenuto in grande considerazione da chi doveva acquistare una nuova matita.</p>
<p>Verso il 1890 si cominciò a colorare le matite e ad imprimere i marchi e i nomi delle aziende produttrici, fu uno delle prime forme di immagine coordinata applicata al prodotto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/matite1.jpg" rel="lightbox[matite]" title="Matite"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/matite1.thumbnail.jpg" width="550" height="783" alt="Matite" class="imageframe imgaligncenter"  /></a></p>
<p>I produttori americani usavano al tempo grafite cinese. Quella cinese era infatti considerata la migliore al mondo e quindi gli americani cominciarono a dipingere le loro matite di giallo.<br />
In Cina il giallo è infatti un colore associato al rispetto e alla nobiltà, i produttori americani utilizzavano il giallo proprio per esprimere questa nobiltà e superiorità delle loro matite con grafite cinese.</p>
<p>Ancora oggi negli Stati Uniti (e non solo) il 75% delle matite sono gialle: la tradizione e la consuetudine sono rimaste anche se non viene quasi più utilizzata grafite cinese per le matite.</p>
<p>Le prime matite americane erano realizzate con Cedro dell&#8217;est, proveniente dal Tennessee e da altri stati del sud-est degli Stati Uniti, era un legno molto forte e resistente. Nel 1900 però i produttori di matite necessitavano di sempre più riserve di legno per la loro produzione e lo andarono a scovare dall&#8217;altra parte degli Stati Uniti, in California.<br />
Il Cedro Californiano si rivelò un legno ancora migliore per la produzione di matite ed è ancora oggi il legno più utilizzato a livello mondiale.</p>
<p>La storia della matita è comunque alquanto complicata e nelle mie ricerche ho trovato varie versioni su chi ha inventato cosa, ho cercato di riportare in questo articolo un riassunto il più veritiero possibile.</p>
<p>Ma comunque sia tutta questi complicati procedimenti ed invenzioni hanno portato fino ai giorni nostri uno degli oggetti più utilizzati e prodotti in assoluto: la matita. Ogni anno vengono prodotte miliardi di matite in tutto il mondo da centinaia di diverse fabbriche, ognuna delle quali ha storia e modelli diversi: diverse matite quindi.. migliaia, milioni di diversi modelli di matita.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/matite23.jpg" rel="lightbox[pics63]" title="Matite"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/matite23.thumbnail.jpg" width="550" height="718" alt="Matite" class="imageframe imgaligncenter" /></a></p>
<p>Tutta questa diversità e storia non poteva non fare nascere un movimento attivissimo di <em>collezionisti di matite</em>.</p>
<p>Su internet sono presenti vari siti che parlano di collezionismo di matite, con migliaia di foto accuratamente catalogate per marca, modello, uso.. insomma un universo di matite vero e proprio, dalle più antiche e rare, alle più comuni. Da quelle destinate ad usi professionali (da carpentiere, da bozzetto, ecc) a quelle più strane e assurde prodotte per scopi professionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="contenuto">
<ul>
<li><a href="http://www.pencilpages.com">The Pencil Pages</a></li>
<li><a href="http://www.brandnamepencils.com">Bob Truby&#8217;s Brand Name Pencils</a></li>
<li><a href="http://www.lionandpen.com/">Lion &#038; Pen</a></li>
<li><a href="http://www.pencils.com">Pencils.com</a></li>
<li><a href="http://www.pencilmuseum.co.uk">Il Derwent Pencil Museum in Inghilterra</a></li>
<li><a href="http://www.pencilrevolution.com/">Pencil Revolution</a></li>
<li><a href="http://www.the-pencil-place.freeserve.co.uk/index.html">The Pencil Place</a></li>
<li><a href="http://www.penciltalk.org">Pencil Talk</a></li>
<li><a href="http://timberlines.blogspot.com">Timberlines</a></li>
</ul>
</div>
<p><!--adsense#rec1--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/01/13/storia-e-collezionismo-di-sua-maesta-la-matita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Helvetica, un documentario di Gary Hustwit</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 12:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[David Carson]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
		<category><![CDATA[documentary]]></category>
		<category><![CDATA[Erik Spiekermann]]></category>
		<category><![CDATA[gary]]></category>
		<category><![CDATA[helvetica]]></category>
		<category><![CDATA[Hermann Zapf]]></category>
		<category><![CDATA[hustwit]]></category>
		<category><![CDATA[italian subs]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Vignelli]]></category>
		<category><![CDATA[Matthew Carter]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Bierut]]></category>
		<category><![CDATA[Neville Brody]]></category>
		<category><![CDATA[Paula Scher]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[sottotitoli]]></category>
		<category><![CDATA[Stefan Sagmeister]]></category>
		<category><![CDATA[Wim Crouwel]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/</guid>
		<description><![CDATA[Un viaggio nella storia del più famoso ed utilizzato font della storia: l&#8217;Helvetica. Un documentario sulla tipografia, il graphic design e la cultura visiva nel mondo. Gary Hustwit usa la notorietà e il cinquantesimo anniversario dell&#8217;Helvetica come pretesto per arrivare ad un dialogo interessantissimo su come i caratteri influenzano le nostre vite ogni giorno. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un viaggio nella storia del più famoso ed utilizzato font della storia: l&#8217;Helvetica. Un documentario sulla tipografia, il graphic design e la cultura visiva nel mondo.<br />
Gary Hustwit usa la notorietà e il cinquantesimo anniversario dell&#8217;Helvetica come pretesto per arrivare ad un dialogo interessantissimo su come i caratteri influenzano le nostre vite ogni giorno.<br />
<span id="more-62"></span><br />

<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/helvetica1/' title='helvetica1' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/helvetica1-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="helvetica1" title="helvetica1" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/helvetica2/' title='helvetica2' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/helvetica2-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="helvetica2" title="helvetica2" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/helvetica3/' title='helvetica3' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/helvetica3-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="helvetica3" title="helvetica3" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/screen1/' title='screen1' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/screen1-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="screen1" title="screen1" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/screen2/' title='screen2' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/screen2-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="screen2" title="screen2" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/screen3/' title='screen3' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/screen3-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="screen3" title="screen3" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/screen4/' title='screen4' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/screen4-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="screen4" title="screen4" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/screen5/' title='screen5' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/screen5-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="screen5" title="screen5" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/screen6/' title='screen6' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/screen6-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="screen6" title="screen6" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/screen7/' title='screen7' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/screen7-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="screen7" title="screen7" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/smcarson/' title='smcarson' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/smcarson-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="smcarson" title="smcarson" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/smfreitag1/' title='smfreitag1' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/smfreitag1-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="smfreitag1" title="smfreitag1" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/smhoefler2/' title='smhoefler2' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/smhoefler2-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="smhoefler2" title="smhoefler2" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/smsagmeister4/' title='smsagmeister4' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/smsagmeister4-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="smsagmeister4" title="smsagmeister4" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/smvignelli/' title='smvignelli' rel='gallery-62'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/smvignelli-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="smvignelli" title="smvignelli" /></a>
</p>
<p>Un invito forte ad osservare con occhi diversi le scritte che ci guardano ogni giorno, ovunque. Attraverso una nutrita serie di interviste ai più importanti esponenti mondiali del design ci ritroviamo a guardare uno dei più bei documentari degli ultimi anni, a prescindere dall&#8217;argomento. </p>
<p>Erik Spiekermann, Matthew Carter, Massimo Vignelli, Wim Crouwel, Hermann Zapf, Neville Brody, Stefan Sagmeister, Michael Bierut, David Carson, Paula Scher.. sono solo alcuni dei professionisti che ci urlano nelle orecchie l&#8217;importanza vitale che ha la tipografia nella comunicazione e, più in generale, nel mondo moderno.</p>
<p>Un DVD da comprare, non da scaricare, perché merita i nostri soldi (oltretutto è veramente economico) e contiene anche oltre 90 minuti di contenuti extra con un&#8217;infinita serie di nuove interviste.</p>
<div class="contenuto">
Il documentario mi è piaciuto talmente tanto che ho immediatamente <a href="http://astore.amazon.co.uk/itomizer-21/detail/B000VWEFP8/202-6519764-9927000">comprato il DVD da Amazon.co.uk</a> (la succursale inglese, prezzi migliori, no dogana, spedizione veloce verso l&#8217;Italia), e partendo dai sottotitoli in inglese presenti nel DVD originale e aiutato dagli amici di <a href="http://www.d-night.it">D-Night</a> ho provveduto alla traduzione e alla creazione di sottotitoli in italiano:</p>
<blockquote>
<h2 class="contenuto-title"><a href="http://www.itomizer.com/download/helvetica.srt.zip">Sottotitoli in Italiano per<br />
Helvetica di Gary Hustwit</a></h2>
<p>(SRT File &#8211; 34Kb ZIP)
</p></blockquote>
<p>Traduzione di <a href="http://www.itomizer.com">Antonio Moro</a>,<br />
<a href="http://www.meelab.com">Domenico Catapano</a>,<br />
Dario Agosta e<br />
<a href="http://www.alienfactory.it">Davide Saraceno</a>.</p>
<p>Per utilizzare il file SRT sarà necessario chiamarlo esattamente come il file del documentario ed utilizzare un player moderno come <a href="http://www.videolan.org/vlc/">VLC Media Player</a>.
</div>
<div class="contenuto"><a href="http://astore.amazon.co.uk/itomizer-21/detail/B000VWEFP8/202-6519764-9927000"><img src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/21LjH8S%2Bg9L._SL125_.jpg" align="left"></a>Potete <a href="http://astore.amazon.co.uk/itomizer-21/detail/B000VWEFP8/202-6519764-9927000">comprare &#8220;Helvetica&#8221;</a> o altri libri e video su Tipografia, Graphic Design, WebDesign, e tanto altro nella </p>
<h2 class="contenuto-title">
<a href="http://astore.amazon.co.uk/itomizer-21">Libreria Itomizer</a><br />
</h2>
<p>In collaborazione con Amazon.co.uk
</p></div>
<p>Trovate altre informazioni utili sul <a href="http://www.helveticafilm.com">sito ufficiale</a>.</p>
<p><!--adsense#rec1--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/01/10/helvetica-un-documentario-di-gary-hustwit/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Webdesign nel Calcio</title>
		<link>http://itomizer.com/2008/01/02/il-webdesign-nel-calcio/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2008/01/02/il-webdesign-nel-calcio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 09:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Webdesign]]></category>
		<category><![CDATA[]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcistica]]></category>
		<category><![CDATA[calcistico]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[idoli]]></category>
		<category><![CDATA[Marchio]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[simboli]]></category>
		<category><![CDATA[sito]]></category>
		<category><![CDATA[sito ufficiale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[ufficiale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2008/01/02/il-webdesign-nel-calcio/</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/46.jpg" alt="" width="250" height="248" />Il calcio: lo sport che appassiona milioni di appassionati in tutto il mondo. Il calcio è lo sport più seguito e più ricco. I suoi tifosi sono tra i più fedeli e al tempo stesso estremi. Il &#8220;sistema calcio&#8221; come è stato chiamato tante volte negli ultimi infelici anni italiani è fatto di tantissimi tasselli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/46.jpg" alt="" width="250" height="248" /><p>Il calcio: lo sport che appassiona milioni di appassionati in tutto il mondo. Il calcio è lo sport più seguito e più ricco. I suoi tifosi sono tra i più fedeli e al tempo stesso estremi.<br />
Il &#8220;sistema calcio&#8221; come è stato chiamato tante volte negli ultimi infelici anni italiani è fatto di tantissimi tasselli, grandi e piccoli, ma a noi ne interessa uno in particolare oggi: internet.<br />
<span id="more-57"></span><br />
<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/46.jpg" width="250" height="248" alt="46.jpg" class="imageframe imgalignleft" />La comunicazione è sempre più importante per una società calcistica, l&#8217;hanno capito per primi gli anglosassoni investendo capitali importanti sull&#8217;immagine e sul marketing del proprio prodotto e piano piano si stanno accodando tutti, come è giusto che sia.<br />
Parlo di prodotto perché una società, in quanto tale, è proprio questo che deve valorizzare: l&#8217;immagine e il marketing del proprio essere, l&#8217;enorme macchina organizzativa che muove persone e passioni.<br />
L&#8217;estetica del calcio è poi da sempre fortissima: colori, marchi, tradizioni, superstizioni, simboli, idoli, storia: tutto gioca a creare quell&#8217;attaccamento e quella mania calcio che fa spendere milioni di euro tutti gli anni ai consumatori-tifosi in abbonamenti, biglietti, merchandising, tessere e quant&#8217;altro.<br />
L&#8217;immagine forte è qualcosa che una squadra di calcio ha nel dna: sta alle società tirarla fuori correttamente nei vari media in cui si propone al proprio target e fare in modo di valorizzarla sempre più nel cuore dei propri tifosi. Insomma si parte avvantaggiati: valorizzare un&#8217;immagine è certo più facile che crearla da zero.<br />
Parrebbe facile insomma realizzare un buon sito internet per una società di calcio: diamine, di sicuro elementi su cui giocare non mancano! eppure.. eppure siamo ancora molto indietro con i lavori purtroppo.</p>
<p>Nelle righe che seguono andremo a vedere cosa serve ad un buon sito di una società calcistica.</p>
<p><strong>1 &#8211; SEO di base.</strong><br />
I miei tifosi devono trovarmi sui motori di ricerca, perlomeno cercando il nome della società o, quando questo coincide con il nome della città, con il nome dalla società più altre parole chiave standard tipo &#8220;calcio&#8221;, o &#8220;società calcistica&#8221;, o &#8220;sito ufficiale&#8221;, ecc.<br />
Non è necessario fare un lavoro certosino di Search Engine Optimization: non stiamo vendendo vacanze o un hotel a Milano Marittima, ma perlomeno la base è necessaria.<br />
Se è vero che per le squadre maggiori l&#8217;indirizzo internet è semplice ed ovvio (www.inter.it per esempio) non sempre questo succede per le squadre minori ed è qui che è importante il motore di ricerca. Se non ci trovano abbiamo lavorato per niente e se al posto nostro trovano un altro sito magari non ufficiale al danno si aggiunge la beffa.</p>
<p><strong>2. Immagine</strong><br />
Come detto nell&#8217;introduzione una squadra di calcio ha un&#8217;immagine forte di base: pensiamo ai colori sociali, allo scudetto societario (quasi sempre insospettabilmente bello), alla propria storia societaria, alle proprie icone (allenatori, giocatori storici, presidenti, ecc) insomma alla tradizione.<br />
Riflettere tutto questo esteticamente nel sito è fondamentale. Partire dai colori societari è ovvio quanto scontato, ma non bisogna cadere nell&#8217;esagerazione come spesso accade.<br />
Svecchiare il proprio marchio senza stravolgerlo (eresia!) in modo da renderlo più moderno, leggibile ed usabile è un&#8217;altra buona idea.<br />
Creare o ripescare altri simboli, stilemi, marchi storici dal passato è uno spunto in più che offre nuove frontiere al design e dà quel senso di tradizione che risulta fondamentale in questi casi.<br />
Attenzione però: quando gli spunti sono pochi è difficile, quando sono troppi lo è ancora di più.</p>
<p><strong>3. Usabilità ed accessibilità</strong><br />
Stiamo pur sempre parlando di un sito internet. Se un sito non è usabile allora state buttando via il vostro tempo e ne farete buttare ai vostri visitatori. Non servono interfacce super innovative per il sito di una società di calcio. Serve chiarezza e semplicità: siamo nell&#8217;era del web 2.0 e la lezione che è arrivata su tanti siti oggi online vale in particolar modo per il segmento che stiamo guardando oggi. L&#8217;accessibilità del sito è altresì importante, non tanto per rispettare la benedetta legge Stanca, ma perché si creano dei paletti e delle attenzioni che altrimenti si dimentica troppo spesso. E&#8217; per esempio infatti vero che se un sito è ben leggibile ad un ipovedente di sicuro uno che ci vede bene non lo disdegnerà, tutt&#8217;altro.<br />
Finezze come la gestione della dimensioni dei caratteri, la possibilità di stampare correttamente la pagina o di inviarla ad amici potenzialmente interessati, feed RSS e ancora compatibiltà multipiattaforma e multibrowser.. sono tutti aspetti che un sito di contenuto come quello di una società di calcio deve valutare ed implementare.<br />
La presenza poi di più lingue è indispensabile per le grandi società che giocano su platee internazionali e magari hanno molti tifosi all&#8217;estero.</p>
<p><strong>4. Contenuti</strong><br />
Perché un tifoso viene sul sito della propria squadra del cuore? i motivi possono essere tanti, ma uno tra tutti è perché vuole informarsi.<br />
Possono essere le ultime novità e comunicati ufficiali (da mettere in risalto in homepage) oppure più semplicemente vuole scoprire la storia della società e tutte quelle curiosità che solo &#8220;da dentro&#8221; possono essere raccontate.<br />
Non bastano quattro righe e una data per raccontare la storia di una squadra di calcio: si deve scrivere per internet intelligentemente. Brevi paragrafi che suscitino interesse nel lettore, correlati ad altri argomenti, pensiamo a come per esempio la storia, l&#8217;albo d&#8217;oro e i grandi personaggi di una società possono convivere e intersecarsi in un ipertesto. Siamo su internet, non su un libro, sfruttiamone le potenzialità invece che accentuarne i difetti.<br />
Il sito deve offrire contenuti pensati per il proprio target ed esclusivi: contenuti che uno non si aspetta magari di trovare, ma che non può trovare da altre parti perché strettamente legati al soggetto.<br />
Inutile per esempio presentare dati o news generiche sul mondo del calcio: per questo ci sono le decine di siti generalisti che popolano la rete, puntiamo sul nostro.</p>
<p><strong>5. Marketing</strong><br />
Vendere, vendere, vendere. Abbiamo un prodotto? lo abbiamo valorizzato? è il momento di lanciarlo sul mercato in tutte le possibilità che internet ci da. Che senso ha replicare la campagna abbonamenti online se non do l&#8217;opportunità al mio visitatore di concludere il desiderio che gli ho fatto nascere direttamente online, ora e subito? si possono creare e-commerce interni per abbonamenti e biglietti oppure affidarsi ai tanti player esterni, ma è necessario dare la possibilità ai propri tifosi di acquistare online se lo desiderano.<br />
Il merchandising: quando unisci storia e immagine forte con un e-commerce online hai un punto vincente. Le divise, le tute, i gadget, tutto lo sconfinato memorabilia che si può creare.. sembra incredibile che non tutte le società di calcio non sfruttino già l&#8217;opportunità fortissima di business che internet gli offre su un piatto d&#8217;argento.</p>
<p><strong>6. Comunity</strong><br />
Fare comunity è difficile, ma quando si è una squadra di calcio con migliaia o milioni di appassionati al seguito lo è un po&#8217; meno.<br />
Vanno create quindi aree dedicate ai propri tifosi che renda l&#8217;idea di famiglia e di contenuto esclusivo. Si fa con i forum e le chat, con moderatori che animino le discussioni, eventi online particolari (la chat con un campione per esempio), contenuti esclusivi particolari come video e foto, si deve dare un senso di appartenenza e di congregazione.<br />
Fare un forum ed abbandonarlo a se stesso può essere una pericolosa arma a doppio taglio: non c&#8217;è niente di peggio di un forum deserto o con contenuti indesiderati.<br />
Insomma il tutto va seguito fortemente e va enormemente valorizzato: è la comunity che si crea online il vero traino al traffico e a tutto il sito se ben realizzata e gestita.</p>
<p>Detto questo andate a visitare il sito della vostra squadra del cuore: in cosa hanno sbagliato? dove invece hanno lavorato bene? cosa vorreste che non c’è?</p>
<p><!--adsense#rec1--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2008/01/02/il-webdesign-nel-calcio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Ericofon di Gosta Thames</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Dec 2007 10:46:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Industrial]]></category>
		<category><![CDATA[Modernariato]]></category>
		<category><![CDATA[700]]></category>
		<category><![CDATA[Carl-Arne Breger]]></category>
		<category><![CDATA[CEAC]]></category>
		<category><![CDATA[Collection]]></category>
		<category><![CDATA[collezione]]></category>
		<category><![CDATA[Ericofon]]></category>
		<category><![CDATA[Ericsson]]></category>
		<category><![CDATA[Gosta Thames]]></category>
		<category><![CDATA[Rotary]]></category>
		<category><![CDATA[tastiera]]></category>
		<category><![CDATA[Thames]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/ericofon_pubblicita2.jpg" alt="" width="485" height="381" />L’Ericofon, creato dalla svedese Ericsson nel 1954 per mano del designer Gosta Thames, è forse uno dei più grandi passi in avanti nel design di telefoni e piccoli elettrodomestici in genere. Grazie alle scoperte tecnologiche effettuate durante la seconda guerra mondiale, plastica e materiali ferromagnetici in primis, nei primi anni 50 fu possibile pensare e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/ericofon_pubblicita2.jpg" alt="" width="485" height="381" /><p>L’Ericofon, creato dalla svedese Ericsson nel 1954 per mano del designer <a href="http://www.ericofon.com/scans/gtinterview.htm">Gosta Thames</a>, è forse uno dei più grandi passi in avanti nel design di telefoni e piccoli elettrodomestici in genere. Grazie alle scoperte tecnologiche effettuate durante la seconda guerra mondiale, plastica e materiali ferromagnetici in primis, nei primi anni 50 fu possibile pensare e progettare un prodotto innovativo, comodo e soprattutto esteticamente rivoluzionario per l’epoca.<br />
<span id="more-54"></span><br />
Originariamente pensato per il mercato professionale, l’Ericofon deve la sua forma e struttura compatta e senza separazione tra corpo e cornetta al suo originario target di riferimento: gli ospedali. Utilizzare un telefono da tavolo dal letto di un ospedale poteva diventare un incubo con cornetta e corpo separati, da qui l’idea di incorporare i due elementi in un’unica forma compatta e di facile utilizzo. Tutto il telefono è strettamente elettromeccanico, tranne per la suoneria che in alcuni modelli è elettronica (detta “Ericotone”) e che rappresenta il primo esempio di elettronica applicata alla telefonia domestica.</p>
<p><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/green-ericofone-lg.thumbnail.JPG" width="250" height="240" alt="Ericofone Verde" class="imageframe imgalignleft" />L’Ericofon fu prodotto in 18 bellissimi colori e ne esistono due varianti leggermente diverse, una più allungata, quella originaria prodotta per il mercato europeo e australiano e una leggermente più corta, prodotta per il mercato americano. Esistono anche altri particolarissimi colori prodotti in tirature molto limitate, tra cui un modello con corpo in plastica trasparente.</p>
<p>Nel 1967 fu prodotto il primo modello di Ericofon con tastiera, erano presenti 10 tasti (solo i numeri). Nel 68 ne fu prodotto una edizione limitata di 7000 pezzi (di cui solo 3000 effettivamente venduti) con tastiera “estesa” di 12 tasti in cui erano presenti anche asterisco e cancelletto in un formato che è oggi lo standard per tutti i telefoni.</p>
<p>Nel 1972 la Ericsson cessò la produzione dell’Ericofon, cedendo le rimanenti scorte di magazzino ad una piccola azienda (CEAC) che ne continuò la produzione sotto nuovo nome per un breve periodo.</p>
<p>Nel 1976 Carl-Arne Breger progettò un nuovo modello di Ericofon chiamato &#8220;Ericofon 700&#8243;, prodotto dalla Ericsson per celebrare i suoi 100 anni di attività.</p>
<p>L’Ericofon rimane ancora oggi un incredibile esempio di come il design, l’estetica e l’innovazione tecnologica possano converegere in un unico prodotto, venduto in milioni di esemplari. Il suo fascino senza età ne fa un prodotto ancora oggi appetibile e ricercatissimo da collezionisti, appassionati o semplici esteti nei mercatini di tutto il mondo e su eBay.</p>
<p>Ancora oggi utilizzabile con le nostre “nuove” linee tecnologiche questo telefono a rotella (o a tastiera se siete fortunati) giova secondo me del grande successo dei cellulari: al giorno d’oggi al telefono di casa più che altro si risponde, non si compone e quindi neanche la “scomodità” della rotella è più un ostacolo per l’utente medio. Quando poi dovrete comporre un numero volete mettere la sensazione stupenda di fare girare quella storica rotella piena di ricordi e sensazioni?</p>
<p>Inutile dirlo, il posto migliore dove trovare un Ericofon in vendita è <a href="http://www.ebay.it">eBay</a>. Sono molto ricercati e relativamente rari e quindi è dura aggiuficarsene uno a meno di una cinquantina di euro (quando va bene).</p>

<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/green-ericofone-lgjpg/' title='Ericofone Verde' rel='gallery-54'><img width="80" height="76" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/03/green-ericofone-lg.thumbnail.JPG" class="attachment-thumbnail" alt="Ericofone Verde" title="Ericofone Verde" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon-700/' title='Ericofon 700' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ericofon-700-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ericofon 700" title="Ericofon 700" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon-collezione/' title='Ericofon Collezione' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ericofon-Collezione-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ericofon Collezione" title="Ericofon Collezione" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon-rosso/' title='Ericofon rosso' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ericofon-rosso-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ericofon rosso" title="Ericofon rosso" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon-rotary/' title='Ericofon Rotary' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ericofon-Rotary-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ericofon Rotary" title="Ericofon Rotary" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon-verde/' title='Ericofon verde' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ericofon-verde-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ericofon verde" title="Ericofon verde" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon_pubblicita/' title='ericofon_pubblicita' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/ericofon_pubblicita-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ericofon_pubblicita" title="ericofon_pubblicita" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon_pubblicita2/' title='ericofon_pubblicita2' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/ericofon_pubblicita2-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ericofon_pubblicita2" title="ericofon_pubblicita2" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon_pubblicita3/' title='ericofon_pubblicita3' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/ericofon_pubblicita3-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ericofon_pubblicita3" title="ericofon_pubblicita3" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon_pubblicita4/' title='ericofon_pubblicita4' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/ericofon_pubblicita4-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ericofon_pubblicita4" title="ericofon_pubblicita4" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon_pubblicita5/' title='ericofon_pubblicita5' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/ericofon_pubblicita5-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ericofon_pubblicita5" title="ericofon_pubblicita5" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon/' title='Ericofon' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Ericofon-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ericofon" title="Ericofon" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/ericofon700_1976/' title='ericofon700_1976' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/ericofon700_1976-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ericofon700_1976" title="ericofon700_1976" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/pubblicita%cc%80-ericofon-con-i-18-colori/' title='Pubblicita? Ericofon con i 18 colori' rel='gallery-54'><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Pubblicita?-Ericofon-con-i-18-colori.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Pubblicita? Ericofon con i 18 colori" title="Pubblicita? Ericofon con i 18 colori" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/pubblicita/' title='pubblicita' rel='gallery-54'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/pubblicita-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="pubblicita" title="pubblicita" /></a>

<p>Per scoprire tutto sull’Ericofon visitate <a href="http://www.ericofon.com/">questo completissimo sito</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/12/28/lericofon-di-gosta-thames/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Olivetti Valentine di Ettore Sottsass</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Dec 2007 12:36:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Industrial]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Modernariato]]></category>
		<category><![CDATA[68]]></category>
		<category><![CDATA[blu]]></category>
		<category><![CDATA[contestazione]]></category>
		<category><![CDATA[ettore]]></category>
		<category><![CDATA[Glaser]]></category>
		<category><![CDATA[macchina da scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[Olivetti]]></category>
		<category><![CDATA[Pieraccini]]></category>
		<category><![CDATA[rossa]]></category>
		<category><![CDATA[rosso]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[sottsass]]></category>
		<category><![CDATA[valentine]]></category>
		<category><![CDATA[verde]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine_bianca_03.jpg" alt="" width="485" height="358" />La macchina da scrivere Olivetti Valentine nasce nel 1968, per poi essere messa in produzione l&#8217;anno successivo (1969), dal progetto di Ettore Sottsass jr.(e Perry A. King) che gli valse il Premio Compasso d&#8217;oro nel 1970. Conosciuta in Italia come la Rossa Portatile per via del suo caratteristico colore, è in realtà stata prodotta anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine_bianca_03.jpg" alt="" width="485" height="358" /><p>La macchina da scrivere Olivetti Valentine nasce nel 1968, per poi essere messa in produzione l&#8217;anno successivo (1969), dal progetto di Ettore Sottsass jr.(e Perry A. King) che gli valse il Premio Compasso d&#8217;oro nel 1970.<br />
<span id="more-53"></span></p>

<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/manifesto_valentine_glaser/' title='Manifesto_Valentine_Glaser' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/Manifesto_Valentine_Glaser-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Manifesto_Valentine_Glaser" title="Manifesto_Valentine_Glaser" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/olivettiv1/' title='olivettiv1' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/olivettiv1-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="olivettiv1" title="olivettiv1" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/olivettiv2/' title='olivettiv2' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/olivettiv2-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="olivettiv2" title="olivettiv2" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/olivettiv3/' title='olivettiv3' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/olivettiv3-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="olivettiv3" title="olivettiv3" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/olivettiv4/' title='olivettiv4' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/olivettiv4-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="olivettiv4" title="olivettiv4" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/olivettiv5/' title='olivettiv5' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/olivettiv5-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="olivettiv5" title="olivettiv5" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/olivettiv6/' title='olivettiv6' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/olivettiv6-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="olivettiv6" title="olivettiv6" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/pubblicita_valentine/' title='pubblicita_valentine' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/pubblicita_valentine-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="pubblicita_valentine" title="pubblicita_valentine" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/valentine-rossa/' title='valentine rossa' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine-rossa-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="valentine rossa" title="valentine rossa" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/valentine_bianca_01/' title='valentine_bianca_01' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine_bianca_01-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="valentine_bianca_01" title="valentine_bianca_01" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/valentine_bianca_02/' title='valentine_bianca_02' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine_bianca_02-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="valentine_bianca_02" title="valentine_bianca_02" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/valentine_bianca_03/' title='valentine_bianca_03' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine_bianca_03-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="valentine_bianca_03" title="valentine_bianca_03" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/valentine_bianca_04/' title='valentine_bianca_04' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine_bianca_04-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="valentine_bianca_04" title="valentine_bianca_04" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/valentine_bianca_05/' title='valentine_bianca_05' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine_bianca_05-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="valentine_bianca_05" title="valentine_bianca_05" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/valentine_bianca_06/' title='valentine_bianca_06' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine_bianca_06-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="valentine_bianca_06" title="valentine_bianca_06" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/valentine_bianca_07/' title='valentine_bianca_07' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine_bianca_07-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="valentine_bianca_07" title="valentine_bianca_07" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/valentine_bianca_08/' title='valentine_bianca_08' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine_bianca_08-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="valentine_bianca_08" title="valentine_bianca_08" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/valentine_bianca_09/' title='valentine_bianca_09' rel='gallery-53'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/valentine_bianca_09-80x80.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="valentine_bianca_09" title="valentine_bianca_09" /></a>

<p>Conosciuta in Italia come la <em>Rossa Portatile</em> per via del suo caratteristico colore, è in realtà stata prodotta anche in bianco (solo in Italia), in verde (Germania) e in blu (Francia), colori che sono però ad oggi praticamente introvabili.</p>
<p>La Valentine era considerata trasgressiva non solo perché &#8220;rompeva&#8221; con la tradizione olivettiana, ma anche per lo stile di vita introdotto: la Valentine, infatti, faceva un appello al nuovo e alla moda, non a caso nasce l&#8217;anno successivo alla contestazione studentesca, al grande maggio parigino, il maggio della &#8220;immaginazione al potere&#8221;.</p>
<p>La sua caratteristica principale era la portabilità: mentre nelle vecchie macchine da scrivere il contenitore era a parte o non presente, nella Valentine la macchina stessa diventa contenitore: il retro della Valentine era infatti nient&#8217;altro che il coperchio e manico da trasporto e bastava togliere la copertura-guscio in resistente ABS per accedere immediatamente alla macchina stessa.</p>
<p>Sottsass non solo progettò il design della Valentine,</p>
<blockquote><p>&#8220;pensata come una nuova penna biro, un oggetto da pochi soldi pronto per essere venduto anche nei mercati di paese&#8221;</p></blockquote>
<p>ma ne pensò anche la prima campagna pubblicitaria, riportiamo uno stralcio del primo progetto:</p>
<div class="contenuto">&#8220;il discorso pubblicitario destinato ad accompagnare sui diversi mercati il lancio della nuova portatile Valentine è stato concepito in termini il più possibile correnti con<br />
1) le caratteristiche obiettive della macchina e<br />
2) il tipo dei suoi possibili acquirenti.<br />
Il tono scherzoso dei testi e la grafica dei bozzetti, destinati ad inserzioni per periodici, vogliono infatti corrispondere in qualche modo al design e al colore stesso della macchina e, insieme, al gusto presumibile in quelle persone che dovrebbero, anche sulla base di precisi sondaggi , preferire una portatile come la Valentine a una portatile più tradizionale: persone giovani o di sensibilità giovanile, aperte all&#8217;appello del nuovo e della moda.<br />
A questo fine si è ritenuto opportuno orientarsi verso un messaggio soft-selling che è giustificato anche dalla necessità di puntare, più che sulle meccaniche e d&#8217;uso, sull&#8217;immagine generale del prodotto. Si è voluto, insomma, creare soprattutto un&#8217;immagine Valentine, che prevalesse anche sull&#8217;immagine globale della Olivetti&#8221;</div>
<p>Per la campagna pubblicitaria furono chiamati artisti del calibro di Roberto Pieraccini, Milton Glaser e lo stesso Sottsass.</p>
<p>Le pubblicità che nacquero dal connubio tra il nuovo concetto Valentine e la spinta creativa e innovativa di Sottsass sono tra le più moderne dell&#8217;epoca, ancora attualissime, introducono il prodotto in primo piano, nella sua essenza, inserito tra la gente (il suo target) o in quadri famosi e non si allineano allo standard dell&#8217;epoca di inserire semplicemente una serie fredda di dati tecnici.</p>
<p>La Valentine, interamente costruita in ABS (Acrylonitrile Butadiene Styrene) lucido, cioè in pratica plastica, presenta un design moderno sia nelle linee che nei materiali: l&#8217;uso della plastica negli anni settanta è infatti un messaggio chiaro di modernità, un materiale nuovo per un oggetto nuovo. Al tempo stesso questa voglia di novità è contemporanea, come detto al momento, politico e sociale, di rinnovamento generale.</p>
<p>La Valentine è insomma uno degli oggetti di design che più ha caratterizzato quel periodo storico ed in generale la storia del design italiano del ventesimo secolo. L&#8217;importanza della Valentine è ulteriormente sottolineata dalla sua presenza dagli inizi degli anni settanta nella collezione permanente del Museun of Modern Art (MoMA) di New York.</p>
<p>E&#8217; possibile acquistare una Valentine online, in vari negozi come per esempio <a href="http://www.mytypewriter.com">MyTyperWriter.com</a> (a prezzi altini però) oppure sul classico <a href="http://www.ebay.it">eBay</a> dove con la dovuta pazienza si possono fare buoni affari.<br />
La Valentine è in ogni caso una delle Olivetti e in generale delle macchine da scrivere, più ricercate in rete per cui non aspettatevi certo di vincere un&#8217;asta ad un euro.</p>
<p>Riportiamo un articolo di &#8220;Notizie Olivetti&#8221; del 1969 che presentava la nuova nata della famiglia Olivetti.</p>
<div class="contenuto">
VALENTINE, NUOVA PORTATILE<br />
Da un articolo di Notizie Olivetti, 1969 </p>
<p>Valentine. È la nuova macchina per scrivere portatile che la Olivetti sta lanciando in questi mesi sul mercato mondiale: nuova soprattutto per la forma, per la soluzione tecnica della custodia, per il tipo di campagna pubblicitaria che l&#8217;accompagna. </p>
<p>Anche da un punto di vista industriale la Valentine costituisce l&#8217;espressione di una nuova politica; è prodotta nello stabilimento di Barcellona, divenuto il centro principale di produzione di tutti i modelli di macchine per scrivere portatili, per tutti i mercati, compreso quello italiano. </p>
<p>La forma. È stata scelta dai designer una linea decisamente diversa da quella tradizionale delle altre nostre portatili (caratterizzate da linee continue, raccordate). La tastiera si stacca dal resto della macchina in maniera netta, resa ancora più evidente dall&#8217;accostamento dei colori rosso e nero, in modo da fare dello strumento di scrittura un &#8220;oggetto&#8221; atto a farsi notare, ad essere utilizzato anche da un pubblico meno professionalmente motivato alla scrittura meccanica. </p>
<p>La Valentine ha una custodia, anch&#8217;essa rossa, a forma di scatola, in cui si infila tenendola per la maniglia posta sul retro della macchina stessa. La campagna pubblicitaria per il lancio della Valentine è stata ideata tenendo conto che la macchina vuol essere un prodotto di largo consumo.<br />
Ecco il perché dei grandi manifesti nelle vie della città, nelle metropolitane, nelle stazioni ferroviarie: degli avvisi sulle riviste popolari; dei brevi film destinati al cinema.</p>
<p>Il designer della Valentine, Ettore Sottsass jr. ha coordinato tutte le componenti della campagna pubblicitaria, realizzata dai vari nostri uffici tecnici. A Sottsass abbiamo chiesto di dirci qualcosa sui significati concettuali della Valentine.</p>
<p>&#8220;La portatile, oggi, diventa un oggetto che uno si porta dietro come si porta dietro la giacca, le scarpe, il cappello, voglio dire queste cose alle quali si bada e non si bada, queste cose che vanno e vengono, queste cose che tendiamo a smitizzare sempre di più, perché non andiamo più a farci fare i vestiti in Bond Street e in fondo neanche dal sarto sotto casa, ma abbiamo la forte tendenza ad andarli a cercare fra i residuati di eserciti più o meno in disarmo e ad ogni modo abbiamo la forte tendenza a comperarli in posti dove si fa presto, dove i gesti diventano sempre più scorrevoli e sganciati, dove ci sentiamo sempre meno condizionati forse per lasciare che poi l&#8217;impegno o gli impegni si dirigano verso altre zone o altri problemi.</p>
<p>La Valentine l&#8217;abbiamo disegnata pensando un po&#8217; a queste cose e pensando che una biro, un cappello, una giacca, una portatile possono anche far parte, ad un certo punto, di un tipo di ritmo, di un catalogo di valori, di una misura di spazi o di ambienti che non siano inevitabilmente quelli della proprietà, del sussiego, della continuità, della definizione e tutte queste cose, ma possono anche essere gli ambienti, gli spazi, i ritmi, le dimensioni e i valori di una continua creatività, della permanente sconfessione e ricreazione dei linguaggi, di un permanente spostamento degli equilibri e alla fine di una specie di permanente gioco di strizzatine d&#8217;occhio, di strette di mano, di passaggi di idee, di proposte.&#8221;</p>
<p>Continua Sottsass: &#8220;la Valentine ha finito per essere un oggetto rosso fatto con una materia sufficientemente moderna e popolare, con un disegno sufficientemente moderno ma anche sufficientemente popolare, un oggetto da essere situato con relativo successo in tutti i posti, ma anche abbastanza aggressivo e anche abbastanza preciso nella sua formulazione da suscitare intorno a sè reazioni di apertura piuttosto che di chiusura, voglio dire che dove c&#8217;è si vede e quando c&#8217;è suscita intorno una catena di spostamenti ottici e psichici che mettono tutti nella condizione (restando naturalmente dentro nei limiti di questi problemi) di ricominciare da capo la sistemazione delle cose: voglio dire che bene o male questo oggetto rosso, abbastanza aggressivo e popolare, diventa un po&#8217; un catalizzatore di azioni e di movimenti.</p>
<p>Dato che ci hanno chiesto di pensare a disegnare anche l&#8217;annuncio di questo prodotto, abbiamo cercato di fare qualcosa che rappresentasse e spiegasse queste idee, e siamo andati a mettere la Valentine in più posti possibili per vedere come si comportava e cosa succedeva intorno e abbiamo fatto un sacco di fotografie.</p>
<p>Così dopo un po&#8217; siamo venuti in possesso di una grossa documentazione, una specie di reportage del viaggio fatto fra la gente da un oggetto invece che da una persona, e non è neanche andata poi tanto male, perché tutti erano abbastanza contenti di giocare con questa Valentine e di starle insieme e per il resto anche lei, questo oggetto rosso, finiva per confondersi abbastanza bene con le cose che già ci sono nel mondo, le cose naturali e le cose artificiali che fanno questa gran confusione nella quale viviamo.</p>
<p>C&#8217;è ancora da dire che forse tutta la grafica con la quale abbiamo annunciato la Valentine, non è perfetta: forse si scosta molto dalla antica, famosa, favolosa, classica impostazione della Olivetti, ma spero ci sarà perdonata la presunzione &#8211; che certo non è irriverenza &#8211; per aver tentato un&#8217;apertura verso i nuovi tempi e anche verso la nuova struttura dei programmi dell&#8217;industria che affronta ogni giorno responsabilità più vaste e società più coscienti.<br />
Forse si potrà continuare a fare cose sempre meno peggio se la fortuna ci assiste. E poi mi sembra importante di dire che a disegnare questo oggetto mi hanno aiutato anche Albert Leclerc e Perry King.&#8221;</p></div>
<p><!--adsense#rec1--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/12/27/la-olivetti-valentine-di-ettore-sottsass/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Triennale Design Museum</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2007 22:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[fotografie]]></category>
		<category><![CDATA[museo]]></category>
		<category><![CDATA[museum]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[triennale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=42</guid>
		<description><![CDATA[Dopo un travaglio infinito di oltre cinquanta anni è stato da poco inaugurato presso la Triennale di Milano il nuovo Design Museum, o meglio, il Museo Italiano del Design. Ho letto in giro vari commenti, ma credo che il servizio migliore per prima cosa sia la pubblicazione di una gallery fotografica, in modo che tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un travaglio infinito di oltre cinquanta anni è stato da poco inaugurato presso la <a href="http://www.triennale.it/">Triennale di Milano</a> il nuovo Design Museum, o meglio, il <a href="http://www.triennaledesignmuseum.it/">Museo Italiano del Design</a>.<br />
Ho letto in giro vari commenti, ma credo che il servizio migliore per prima cosa sia la pubblicazione di una gallery fotografica, in modo che tutti possano valutare se il museo è potenzialmente interessante senza doversi imbarcare prima in un viaggio verso Milano. Mi sono quindi armato di macchina fotografica e ho preso il mio bel treno: destinazione Milano, Palazzo della Triennale.<br />
<span id="more-42"></span></p>
<p>Sapevo che il museo era stato costruito dentro alla Triennale, ma durante il viaggio non potevo non chiedermi dove fosse stato trovato il posto. Sono stato tante volte alla Triennale: è un bellissimo palazzo con tante mostre temporanee a rotazione, una bella libreria e un bel café dall&#8217;arredamento invidiabile.. ma non riuscivo ad immaginare spazio sufficiente per creare un interno nuovo museo in qualche sua sala ancora &#8220;sguarnita&#8221;.</p>
<p>Durante il viaggio in treno mi sono addirittura immaginato che avessero costruito un nuovo edificio comunicante con il Palazzo della Triennale: cavoli parliamo del Museo del Design, in Italia, solo a pensare a tutte le cose che ci si potrebbero mettere dentro mi stava venendo mal di testa.</p>
<p>Arrivato al Palazzo della Triennale ho subito scartato l&#8217;ipotesi architettonica: niente cantieri, niente nuovi palazzi. Magari allora è qua vicino, vado dentro a chiedere dove, mi son detto. Ma già le affissioni e bandiere giganti all&#8217;ingresso della Triennale non lasciavano più dubbi: dentro alla Triennale in questi giorni c&#8217;è la mostra di Linch, la mostra sugli anni settanta.. e il museo del design.</p>
<p>Magari espongono tutto in scala ridotta ho pensato, ma l&#8217;ipotesi Gulliver non era propriamente credibile. Dopo essermi accreditato (altrimenti col piffero che fate delle foto dentro la Triennale.. ma questa è tutta un&#8217;altra polemica di cui prima o poi parleremo) ho chiesto dove fosse il museo. &#8220;Al piano di sopra&#8221; mi hanno risposto. &#8220;Ma non c&#8217;è la mostra sugli anni settanta su?&#8221;, &#8220;si, di fronte c&#8217;è il museo del design&#8221;.</p>
<p>Salgo le scale vedo di fronte a me la mostra sugli anni settanta.. tiro fuori la mia reflex e subito arriva il servizio interno a farmi notare che non si può fotografare (ma si che li vendete lo stesso i cataloghi su!).. mostro il pass press e chiedo dove sia il museo.</p>
<p><em>&#8220;dietro di lei&#8221;</em></p>
<p>Mi sembrava di ricordare non ci fosse nulla. E infatti non c&#8217;era. mi giro e vedo che è stato costruito un <em>ponte</em>.<br />
Come si vede dalla primissima foto è stato costruito un ponte che va verso un&#8217;ala del palazzo della Triennale a me sconosciuta (ma magari non ho capito niente e c&#8217;era anche prima, di sicuro il ponte non c&#8217;era).</p>
<p>Attraverso il bel ponte ed entro nel nuovissimo Museo italiano del Design. Bello.</p>
<p>La prima impressione che hai è &#8220;tantarobba&#8221;. La seconda è &#8220;accendete la luce&#8221;.</p>
<p>Il museo è infatti in una penombra abbastanza noiosa, spezzata da numerosi proiettori: l&#8217;allestimento è infatti curato in collaborazione con sette grandi registi: Silvio Soldini, Ermanno Olmi, Mario Martone, Antonio Capuano, Davide Ferrario, Daniele Lucchetti e Pappi Corsicato.<br />
Sono state create sette video installazioni incentrate su altrettante &#8220;ossessioni&#8221; del Design italiano. </p>
<p>Per mia grande gioia il museo è dotato di ampi e comodi <em>&#8220;salotti defaticanti&#8221;</em>, in pratica enormi e lunghissimi divani, su cui puoi sederti per guardare le video installazioni.</p>
<p>Dentro non c&#8217;è <em>tutto</em>, ma c&#8217;è molto, moltissimo. </p>
<p>Avevo letto in giro che mancavano le etichette didascaliche vicino al materiale esposto: non so i primi giorni, ma lo scorso sabato erano installati dei bei monitor da pochi pollici che spiegavano con foto e testi ogni oggetto esposto, molto bello.</p>
<p>Lo spazio è tiranno, me l&#8217;aspettavo, sono stato in parte sorpreso (dal ponte e dalle dimensioni del Palazzo della Triennale, inaspettate), ma rimane comunque il fatto che per il Museo italiano del Design mi aspettavo molto, molto più spazio: perché per esempio farlo dentro alla Triennale e non in un palazzo apposito? Certo dalle mie parti si dice &#8220;piuttosto che niente è meglio piuttosto&#8221;.</p>
<p>Interessante poi l&#8217;idea di un museo non statico che si rinnova ogni 12 o 18 mesi nei temi, negli allestimenti e negli oggetti&#8230; certo visto lo spazio a disposizione immagino sia più una scelta logistica che di concetto.</p>
<p>La cosa che mi da più fastidio di questo nuovissimo allestimento oltre agli spazi che obbligano l&#8217;accumulo in spazi angusti (o addirittura in esterno, fuori dalle finestre!) degli oggetti esposti è la penombra con effetto cinema a cui si è sottoposti.<br />
Immaginate un museo in penombra con svariate video installazioni multicolore che girano a ripetizione: l&#8217;effetto coreografico delle luci multicolore è assicurato, ma la concentrazione verso il contenuto vero, gli oggetti esposti, si perde inevitabilmente. </p>
<p>L&#8217;osservatore, il visitatore, è troppo distratto. O almeno io lo sono stato. Sarò un retrogrado, ma avrei preferito un allestimento luminoso e minimale, incentrato sugli oggetti: se hai a disposizione la storia del design italiano non devi fare l&#8217;errore di costruire un allestimento che offusca il contenuto.</p>
<p>Concludendo il Museo del Design Italiano vale comunque una visita, se non altro ora che ai primi centomila visitatori viene &#8220;regalato&#8221; (negli 11 euro dell&#8217;ingresso non certo economico) un bellissimo numero monografico dell&#8217;Europeo sulla storia del design italiano.</p>

<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum1/' title='DesignMuseum1' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum1" title="DesignMuseum1" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum2/' title='DesignMuseum2' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum2" title="DesignMuseum2" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum3/' title='DesignMuseum3' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum3" title="DesignMuseum3" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum4/' title='DesignMuseum4' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum4-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum4" title="DesignMuseum4" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum5/' title='DesignMuseum5' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum5-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum5" title="DesignMuseum5" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum6/' title='DesignMuseum6' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum6-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum6" title="DesignMuseum6" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum7/' title='DesignMuseum7' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum7-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum7" title="DesignMuseum7" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum8/' title='DesignMuseum8' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum8-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum8" title="DesignMuseum8" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum9/' title='DesignMuseum9' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum9-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum9" title="DesignMuseum9" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum10/' title='DesignMuseum10' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum10-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum10" title="DesignMuseum10" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum11/' title='DesignMuseum11' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum11-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum11" title="DesignMuseum11" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum12/' title='DesignMuseum12' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum12-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum12" title="DesignMuseum12" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum13/' title='DesignMuseum13' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum13-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum13" title="DesignMuseum13" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum14/' title='DesignMuseum14' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum14-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum14" title="DesignMuseum14" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum15/' title='DesignMuseum15' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum15-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum15" title="DesignMuseum15" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum16/' title='DesignMuseum16' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum16-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum16" title="DesignMuseum16" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum17/' title='DesignMuseum17' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum17-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum17" title="DesignMuseum17" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum18/' title='DesignMuseum18' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum18-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum18" title="DesignMuseum18" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum19/' title='DesignMuseum19' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum19-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum19" title="DesignMuseum19" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum20/' title='DesignMuseum20' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum20-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum20" title="DesignMuseum20" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum21/' title='DesignMuseum21' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum21-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum21" title="DesignMuseum21" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum22/' title='DesignMuseum22' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum22-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum22" title="DesignMuseum22" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum23/' title='DesignMuseum23' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum23-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum23" title="DesignMuseum23" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum24/' title='DesignMuseum24' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum24-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum24" title="DesignMuseum24" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum25/' title='DesignMuseum25' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum25-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum25" title="DesignMuseum25" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum26/' title='DesignMuseum26' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum26-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum26" title="DesignMuseum26" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum27/' title='DesignMuseum27' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum27-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum27" title="DesignMuseum27" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum28/' title='DesignMuseum28' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum28-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum28" title="DesignMuseum28" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum29/' title='DesignMuseum29' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum29-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum29" title="DesignMuseum29" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum30/' title='DesignMuseum30' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum30-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum30" title="DesignMuseum30" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum31/' title='DesignMuseum31' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum31-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum31" title="DesignMuseum31" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum32/' title='DesignMuseum32' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum32-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum32" title="DesignMuseum32" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum33/' title='DesignMuseum33' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum33-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum33" title="DesignMuseum33" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum34/' title='DesignMuseum34' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum34-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum34" title="DesignMuseum34" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum35/' title='DesignMuseum35' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum35-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum35" title="DesignMuseum35" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum36/' title='DesignMuseum36' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum36-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum36" title="DesignMuseum36" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum37/' title='DesignMuseum37' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum37-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum37" title="DesignMuseum37" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum38/' title='DesignMuseum38' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum38-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum38" title="DesignMuseum38" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum39/' title='DesignMuseum39' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum39-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum39" title="DesignMuseum39" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum40/' title='DesignMuseum40' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum40-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum40" title="DesignMuseum40" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum41/' title='DesignMuseum41' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum41-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum41" title="DesignMuseum41" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum42/' title='DesignMuseum42' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum42-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum42" title="DesignMuseum42" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum43/' title='DesignMuseum43' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum43-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum43" title="DesignMuseum43" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum44/' title='DesignMuseum44' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum44-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum44" title="DesignMuseum44" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum45/' title='DesignMuseum45' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum45-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum45" title="DesignMuseum45" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum46/' title='DesignMuseum46' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum46-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum46" title="DesignMuseum46" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum47/' title='DesignMuseum47' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum47-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum47" title="DesignMuseum47" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum48/' title='DesignMuseum48' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum48-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum48" title="DesignMuseum48" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum49/' title='DesignMuseum49' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum49-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum49" title="DesignMuseum49" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum50/' title='DesignMuseum50' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum50-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum50" title="DesignMuseum50" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum51/' title='DesignMuseum51' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum51-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum51" title="DesignMuseum51" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum52/' title='DesignMuseum52' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum52-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum52" title="DesignMuseum52" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum53/' title='DesignMuseum53' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum53-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum53" title="DesignMuseum53" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum54/' title='DesignMuseum54' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum54-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum54" title="DesignMuseum54" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum55/' title='DesignMuseum55' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum55-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum55" title="DesignMuseum55" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum56/' title='DesignMuseum56' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum56-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum56" title="DesignMuseum56" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum57/' title='DesignMuseum57' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum57-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum57" title="DesignMuseum57" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum58/' title='DesignMuseum58' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum58-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum58" title="DesignMuseum58" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum59/' title='DesignMuseum59' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum59-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum59" title="DesignMuseum59" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum60/' title='DesignMuseum60' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum60-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum60" title="DesignMuseum60" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum61/' title='DesignMuseum61' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum61-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum61" title="DesignMuseum61" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum62/' title='DesignMuseum62' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum62-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum62" title="DesignMuseum62" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum63/' title='DesignMuseum63' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum63-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum63" title="DesignMuseum63" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum64/' title='DesignMuseum64' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum64-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum64" title="DesignMuseum64" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum65/' title='DesignMuseum65' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum65-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum65" title="DesignMuseum65" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum66/' title='DesignMuseum66' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum66-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum66" title="DesignMuseum66" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum67/' title='DesignMuseum67' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum67-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum67" title="DesignMuseum67" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum68/' title='DesignMuseum68' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum68-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum68" title="DesignMuseum68" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum69/' title='DesignMuseum69' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum69-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum69" title="DesignMuseum69" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum70/' title='DesignMuseum70' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum70-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum70" title="DesignMuseum70" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum71/' title='DesignMuseum71' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum71-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum71" title="DesignMuseum71" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum72/' title='DesignMuseum72' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum72-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum72" title="DesignMuseum72" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum73/' title='DesignMuseum73' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum73-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum73" title="DesignMuseum73" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum74/' title='DesignMuseum74' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum74-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum74" title="DesignMuseum74" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum75/' title='DesignMuseum75' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum75-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum75" title="DesignMuseum75" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum76/' title='DesignMuseum76' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum76-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum76" title="DesignMuseum76" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum77/' title='DesignMuseum77' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum77-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum77" title="DesignMuseum77" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum78/' title='DesignMuseum78' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum78-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum78" title="DesignMuseum78" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum79/' title='DesignMuseum79' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum79-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum79" title="DesignMuseum79" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum80/' title='DesignMuseum80' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum80-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum80" title="DesignMuseum80" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum81/' title='DesignMuseum81' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum81-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum81" title="DesignMuseum81" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum82/' title='DesignMuseum82' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum82-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum82" title="DesignMuseum82" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum83/' title='DesignMuseum83' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum83-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum83" title="DesignMuseum83" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum84/' title='DesignMuseum84' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum84-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum84" title="DesignMuseum84" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum85/' title='DesignMuseum85' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum85-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum85" title="DesignMuseum85" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum86/' title='DesignMuseum86' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum86-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum86" title="DesignMuseum86" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum87/' title='DesignMuseum87' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum87-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum87" title="DesignMuseum87" /></a>
<a href='http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/designmuseum88/' title='DesignMuseum88' rel='gallery-42'><img width="80" height="80" src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/DesignMuseum88-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DesignMuseum88" title="DesignMuseum88" /></a>

<p>Questo reportage è stato pubblicato per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1977/triennale-design-museum-reportage-fotografico">DesignerBlog</a>.</p>
<p><!--adsense#rec1--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/12/18/triennale-design-museum/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista ad Adicom</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/12/17/intervista-ad-adicom/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/12/17/intervista-ad-adicom/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 11:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[ACTA]]></category>
		<category><![CDATA[adci]]></category>
		<category><![CDATA[adi]]></category>
		<category><![CDATA[adicom]]></category>
		<category><![CDATA[aiap]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[categoria]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[designer]]></category>
		<category><![CDATA[grafici]]></category>
		<category><![CDATA[graphic]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione]]></category>
		<category><![CDATA[utenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2007/12/19/intervista-ad-adicom/</guid>
		<description><![CDATA[Continua la nostra serie di interviste alle associazioni italiane di categoria. Dopo ACTA e ADCI, ecco quella ad Adicom. Spero che le altre associazioni provvedano al più presto ad inviarmi le risposte perché di tempo ne è passato.. vedremo. Risponde alla nostra serie di domande G. Angelo Scognamiglio, presidente Adicom – Associazione Italiana Pubblicitari e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua la nostra serie di <a href="http://www.designerblog.it/post/1911/designerblog-intervista-le-associazioni">interviste alle associazioni</a> italiane di categoria. Dopo <a href="http://www.designerblog.it/post/1915/designerblog-intervista-acta">ACTA</a> e <a href="http://www.designerblog.it/post/1920/designerblog-intervista-adci">ADCI</a>, ecco quella ad <a href="http://www.adicom.info">Adicom</a>. Spero che le altre associazioni provvedano al più presto ad inviarmi le risposte perché di tempo ne è passato.. vedremo.</p>
<p><span id="more-45"></span></p>
<p>Risponde alla nostra serie di domande G. Angelo Scognamiglio, presidente <a href="http://www.adicom.info">Adicom – Associazione Italiana Pubblicitari e Designer</a>.</p>
<p>1) Ci presenti l&#8217;associazione che rappresenta</p>
<blockquote><p>Adicom nasce nel 2006 con l’obiettivo di riunire gli associati in base a specifiche affinità culturali e professionali e non semplicemente per appartenenza a una generica categoria lavorativa. Adicom infatti si rivolge esclusivamente ai creativi, sia che lavorino in pubblicità sia che si occupino di graphic o industrial design, ritenendo che le loro figure professionali, per formazione culturale, interessi ed esigenze professionali, siano tra loro più affini rispetto ad altre attività connesse al settore della comunicazione, come l’accounting o il media planning.<br />
L’Associazione nasce fondamentalmente dall’esigenza di colmare il vuoto associativo determinato dal carattere generalista di molte organizzazioni operanti nel settore della comunicazione visiva commerciale.<br />
Oggi Adicom è la rete di sostegno a tutti i professionisti del settore che si occupano di creatività, lo spazio della condivisione e del confronto, il ponte di collegamento tra un nord capitale storica della pubblicità ed un sud che cresce, che lavora, che si afferma come altro polo di creatività.</p></blockquote>
<p>2) Che obiettivi ha l&#8217;associazione?</p>
<blockquote><p>Come sapete non esiste nella nostra professione un’associazione di categoria riconosciuta, né ovviamente un albo dei pubblicitari, mancando il presupposto giuridico per la sua creazione. Tuttavia un’aggregazione trasversale che si occupi e si preoccupi di tutelare i professionisti della comunicazione visiva commerciale, di sostenerli presso l’opinione pubblica, di formarli e di tracciare le linee etiche della deontologia, è uno strumento indispensabile per l’evoluzione dell’ambito lavorativo e anche della nostra porzione di mercato.<br />
I fini morali dell’Associazione sono soprattutto due. Il primo è quello della promozione di una cultura della comunicazione che faccia della qualità professionale e dell’aspetto etico i principi del suo sviluppo. Il secondo è quello di riunire “sotto lo stesso tetto” diversi livelli di esperienza professionale. Questo è un’importante punto di forza di Adicom: l’essere aperta a realtà non solo geograficamente ma generazionalmente e lavorativamente diverse. L’eterogeneità dei membri dell’associazione è il catalizzatore maggiore della circolazione di idee, dell’arricchimento culturale reciproco, dello scambio e della maturazione professionale. </p></blockquote>
<p>3) Come pensa di realizzare questi obiettivi?</p>
<blockquote><p>I servizi agli associati sono molti e diversi. Esistono sportelli permanenti per la consulenza fiscale e giuridica, ai quali i membri di Adicom possono rivolgersi in qualsiasi momento ricevendo soluzioni veloci da esperti professionisti del settore. Inoltre c’è la possibilità, unica nel suo genere, di usufruire dell’aggiornamento professionale “su richiesta”: questo vuol dire che sono direttamente i soci a proporre i temi sui quali si avverte la necessità di approfondimento o aggiornamento e, in base alle loro richieste, l’Associazione organizza periodicamente tavole rotonde, workshop, incontri con esperti del campo che soddisfino le richieste dei nostri aderenti. </p></blockquote>
<p>4) Cosa ha già fatto di concreto la sua associazione per i propri soci e cosa invece più in generale per tutta la categoria che rappresenta?</p>
<blockquote><p>A beneficio dei nostri associati abbiamo organizzato una serie di incontri con professionisti del calibro di Lorenzo Marini, Stefano Scozzese e Pasquale Barbella e workshop con Alex Brunori (senior creative partner in JWT),  Marco Benadì (direttore clienti in Dolci ADV) e Luciano Sepe di Fedrigoni. Forniamo continuamente consulenze su aspetti fiscali e giuridici ed inoltre i nostri soci possono usufruire di convenzioni per l’acquisto di letteratura specializzata, per accedere a teatri e musei a prezzi di favore, per coltivare in ogni senso la propria creatività.<br />
Adicom ha soprattutto avuto il grande merito di mettere in contatto professionisti di tutta Italia dando un nuovo impulso alla rete associativa, creando un centro “altro” da cui far scaturire nuove idee. Abbiamo volutamente concentrato in un territorio satellite, come quello del sud rispetto al nord della penisola, le nostre attività; localizzando e riallocando le risorse del nostro agire su città e province che non sono, né devono essere, percepite come marginali dal mondo della comunicazione.</p></blockquote>
<p>5) Cosa sta facendo o farà nel prossimo futuro?</p>
<blockquote><p>Attualmente Adicom ha proposto ai propri soci di contribuire alla realizzazione del Codice Etico dell’Associazione. La proposta rispecchia il tipo di organizzazione interna dell’associazione che non prevede mai decisioni calate dall’alto ma sempre nate, discusse e sottoposte con l’imprescindibile apporto della base.<br />
Sotto il marchio del Codice Etico (Eticom) verranno riuniti tutti i professionisti aderenti a una deontologia responsabile nella pratica del proprio lavoro. Questo brand verrà concesso ai soci che sottoscriveranno il nostro Codice e sarà garanzia dell’integrità etica di chi lo espone.<br />
Lavoriamo, poi, con continuità su tutti i fronti delle nostre iniziative. Come ogni anno organizzeremo nuovi eventi, occasioni di scambio e approfondimento di tematiche legate alla comunicazione e all’advertising. Inoltre nuove e più numerose convenzioni sono già state ratificate per offrire ulteriori servizi ai nostri soci. </p></blockquote>
<p>6) Quali sono i problemi maggiori che affrontate nel portare avanti i vostri obiettivi?</p>
<blockquote><p>Non parlerei di veri e propri problemi. Ci sono delle dinamiche burocratiche nella gestione di un’associazione che fanno parte degli ostacoli quotidiani.<br />
Diciamo che le questioni più spinose sulle quali ci confrontiamo sono due, esterne all’associazione e richiedono un lavoro contemporaneo su più fronti.<br />
La prima è l’impegno riguardante il riconoscimento delle professionalità creative in un contesto economico e culturale fortemente tradizionale come il centro-sud Italia. La seconda  è un costante lavoro di sensibilizzazione per far sì che le logiche di evoluzione della professione possano essere distolte da una visione sempre più  geocentrica. Affinché l’industria e le Istituzioni imparino a guardare al sud non solo come preziosa fonte di cervelli in fuga ma anche come territorio di investimento e valorizzazione delle potenzialità. </p></blockquote>
<p>7) Quali sono le principali fonti di finanziamento della vostra associazione?</p>
<blockquote><p>Le uniche fonti di finanziamento provengono dalle quote annuali versate dai membri dell’Associazione. Anche nel caso in cui venga richiesta una quota di partecipazione, come nel caso dei workshop, essa è finalizzata esclusivamente alla copertura delle spese di organizzazione e non prevede erogazione di parti della spesa a società esterne.
</p></blockquote>
<p>8) Perchè secondo voi un designer dovrebbe entrare nella vostra associazione?</p>
<blockquote><p>Prima di tutto perché ci sembra difficile che persone interne al mondo della comunicazione possano restare indifferenti agli scopi che Adicom si propone e non sentano invece la necessità di contribuire alla missione associativa. Inoltre le offerte che Adicom propone ai propri iscritti sono davvero utili e permettono ai professionisti di economizzare sulle spese di aggiornamento professionale. Adicom è sciolta da interessi esterni, garantisce un’indipendenza etica ed economica che sfocia nella piena libertà di scegliere il meglio per i suoi membri, i quali conoscono con chiarezza intenti, bilanci e linee guida anche perché vengono coinvolti continuamente nel merito dei vari temi.<br />
Adicom, poi, è un’associazione che prescinde dal grado di professionalizzazione dei suoi membri. Questo vuol dire molto, per tutti. Per i pubblicitari più esperti che hanno la possibilità di conoscere le nuove generazioni, con le loro aperture intellettuali, il loro entusiasmo, la loro “comunicazione” che si traduce in modalità e stili inediti. Per i giovani designer e pubblicitari che hanno la preziosa opportunità di confrontarsi con chi ha una pluriennale esperienza, di comprendere la profondità anche storica del fare pubblicità, di cogliere segreti del mestiere.</p></blockquote>
<p>9) Quanto costa associarsi?</p>
<blockquote><p>Le quote variano in relazione al ruolo che si desidera ricoprire nella vita associativa: da studente (50,00 euro) a socio professionista (100,00 euro).<br />
Esistono particolari convenzioni con scuole e Università per l’accesso degli studenti all’Associazione con quote agevolate per il primo anno (10,00 euro).</p></blockquote>
<p>10) Quanti soci conta la vostra associazione e quanti di questi sono paganti (sostenitori)?</p>
<blockquote><p>Nata alla fine del 2006, nei primi 10 mesi di attività Adicom ha iscritto oltre 200 associati fra professionisti e studenti. Nella prima riunione di gennaio 2008 verranno ratificate le oltre 250 richieste di adesione pervenute negli ultimi tre mesi del 2007. Supereremo quindi i 400 iscritti per l’inizio del 2008.<br />
Tutti i nostri soci pagano la quota associativa ad eccezione dei soci onorari.<br />
Invito tutti coloro che desiderano approfondire la nostra conoscenza a visitare il sito dell’Associazione <a href="http://www.adicom.info">www.adicom.info</a></p></blockquote>
<p>Questa intervista è parte di una serie pubblicata per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1975/designerblog-intervista-adicom">DesignerBlog.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/12/17/intervista-ad-adicom/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista ad ADCI</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/12/16/intervista-ad-adci/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/12/16/intervista-ad-adci/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 Dec 2007 20:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[ACTA]]></category>
		<category><![CDATA[adci]]></category>
		<category><![CDATA[adi]]></category>
		<category><![CDATA[adicom]]></category>
		<category><![CDATA[aiap]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[categoria]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[designer]]></category>
		<category><![CDATA[grafici]]></category>
		<category><![CDATA[graphic]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione]]></category>
		<category><![CDATA[utenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=41</guid>
		<description><![CDATA[Continua la nostra serie di interviste alle associazioni e andiamo oggi ad affrontare una &#8220;delle grandi&#8221;: l&#8217;Art Director Club Italiano. Come vedremo insieme a Gianguido Saveri, segretario dell&#8217;ADCI, entrare a fare parte dell&#8217;associazione (o meglio del club) non è per niente facile, si entra infatti per merito e questo merito è valutato in base a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua la nostra serie di interviste alle associazioni e andiamo oggi ad affrontare una &#8220;delle grandi&#8221;: l&#8217;<a href="http://www.adci.it/">Art Director Club Italiano</a>.<br />
Come vedremo insieme a Gianguido Saveri, segretario dell&#8217;<a href="http://www.adci.it/">ADCI</a>, entrare a fare parte dell&#8217;associazione (o meglio del club) non è per niente facile, si entra infatti per merito e questo merito è valutato in base a concorsi vinti o lavori pubblicati.<br />
<span id="more-41"></span><br />
Insomma il Club non è per tutti e questo è sia il suo punto di forza che il suo più grosso punto debole, nonostante ciò l&#8217;ADCI è ultimamente una delle associazioni più attive concretamente: mi riferisco in particolare all&#8217;iniziativa appena lanciata per i freelance (BolleBlu, capitolo freelance dell&#8217;ADCI).<br />
Ma per ora lascio parlare Gianguido, riparleremo di tutte queste iniziative alla fine, quando potrò tirare le fila di quanto detto da tutte queste associazioni.</p>
<p>1) Ci presenti l&#8217;ADCI</p>
<blockquote><p>L’Art Directors Club Italiano nasce nel 1985 &#8211; dopo altri tentativi conclusi negli anni ’60 e ’70 &#8211; per rappresentare e valorizzare l’eccellenza creativa nella comunicazione commerciale. Esistono Art Directors Club in tutto il mondo. Il primo a nascere è quello di New York quasi 90 anni fa!<br />
L’ADCI fa parte dell’<a href="http://www.adceurope.org/">ADCoE</a> (<a href="http://www.adceurope.org/">Art Directors Club of Europe</a>) che ha sede a Barcellona e che riunisce 16 Paesi europei. Da quest’anno l’Italia ne ha la presidenza con Franco Moretti.</p></blockquote>
<p>2) Che obiettivi ha l&#8217;associazione?</p>
<blockquote><p>L&#8217;Art Directors Club Italiano, l&#8217;associazione dei creativi della Comunicazione, ha come obiettivo primario quello di migliorare gli standard della creatività nel campo della comunicazione e delle discipline ad essa collegate e di promuovere la consapevolezza dell&#8217;importanza di questi standard all&#8217;interno della comunità aziendale, istituzionale e del pubblico in genere, in Italia e all&#8217;estero. Opera per la qualificazione, la valorizzazione e lo sviluppo dell&#8217;attività professionale.</p></blockquote>
<p>3) Come pensa di realizzare questi obiettivi?</p>
<blockquote><p>Occorre sviluppare una cultura della comunicazione nel pubblico, negli operatori e nei committenti. Occorre anche qualificare l’eccellenza e rendere visibile e percepibile la professionalità – visto che di Albi e di Ordini non se ne parla più. Il Club infatti, è l’unica organizzazione del settore cui si accede per meriti: non si può essere Soci ADCI se non si hanno ottenuti riconoscimenti a manifestazioni internazionali (<a href="http://www.clioawards.com">CLIO</a>, <a href="http://www.canneslions.com">Festival di Cannes</a>, ecc.) o pubblicazioni sugli Annual ADCI o su quelli dei Club degli altri Paesi.</p></blockquote>
<p>3b) Siete però consapevoli che il vostro maggior valore aggiunto è anche una debolezza? mi spiego: da molti designer l&#8217;ADCI è visto come un club elitario in cui è vero si entra solo per meriti, ma non sempre questi meriti sono effettivi o raggiungibili dal semplice designer di provincia.<br />
Per la stragrande maggioranza dei designer italiani è infatti impossibile partecipare ad un Clio o a Cannes, ma questo non vuol certo dire che non siano capaci a prescindere: indire per esempio un concorso italiano aperto a tutti e soprattutto gratuito non risponderebbe meglio all&#8217;esigenza di selezionare i soci in base alle capacità?</p>
<blockquote><p>In qualche modo occorre selezionare, se si vuole “qualificare”. Il Club è nato proprio con questa pretesa. Un Club appunto, non un’associazione di categoria come la TP o l’AIAP.<br />
Per accedere all’ADCI basta avere 3 lavori pubblicati sul nostro Annual e non costa molto partecipare agli ADCI Awards – confrontando gli altri Premi internazionali – e che sono già “aperti a tutti”. Oltretutto questa è la nostra principale fonte di finanziamento e non vedo come potremmo farlo “gratis”! </p></blockquote>
<p>4) Cosa ha già fatto di concreto l&#8217;ADCI per i propri soci e cosa invece più in generale per tutta la categoria che rappresenta?</p>
<blockquote><p>L’iniziativa più nota e di maggior successo sono gli ADCI Awards che, dal 1985, selezionano e premiano la migliore creatività italiana nella comunicazione commerciale. È il Premio più ambito dai creativi italiani. Pubblichiano un magazine elettronico (PDF) distribuito gratuitamente. Abbiamo un sito Web istituzionale e un <a href="http://blog.adci.it/">Blog</a> che è uno dei più seguiti tra i Blog italiani.<br />
Inoltre, abbiamo fatto incontri e seminari e collaborato con Enti pubblici per eventi culturali pertinenti alla nostra mission.<br />
Tutto questo è fondamentale per dare rappresentatività e visibilità alla categoria, essere un punto di incontro e di riferimento, fare Community. </p></blockquote>
<p>4b) Come molte delle altre associazioni vedo quindi che la vostra comunicazione e attività è rivolta soprattutto ai designer: non pensa invece che per diffondere maggiormente la cultura del progetto in Italia sia necessario comunicare in primis ai clienti dei designer e cioé in primis alle piccole e medie imprese? cosa fa ADCI in questa direzione?</p>
<blockquote><p>Nel 2004 sono stato promotore della ricerca “La Ragione del Cliente” sulla percezione della creatività e dei creativi da parte dei mktg communication manager . Hanno partecipato più di 200 manager delle più importanti aziende italiane e multinazionali. 6 mesi dopo, abbiamo svolto l’indagine inversa: abbiamo chiesto ai creativi cosa ne pensavano dei Clienti. Risultati freddi, con rimpallo di responsabilità sulla “scarsa qualità” della comunicazione commerciale in Italia.<br />
Ma se abbiamo manager scarsamente preparati in fatto di comunicazione, abbiamo anche una valanga di “creativi” improvvisati, senza preparazione.<br />
Ma qui si apre il discorso sulla Formazione, sulla Scuola… un disastro!<br />
Poi, è difficile far passare “la cultura del progetto” in un Paese dove tutti sanno fare tutto perché “siamo tutti creativi” e i fotografi di moda fanno le Campagne per il Ministero della Salute!<br />
Ma sono d’accordo che dovremmo sollecitare di più la nostra “controparte” ad avere più attenzione per la qualità e la professionalità.<br />
Purtroppo il sistema delle Agenzie di Pubblicità è crollato, lasciando il potere (e i soldi) ai centri Media. Risultato: le risorse destinate alla progettazione di una campagna pubblicitaria oggi sono un decimo di quelle di 20 anni fa. Meno soldi, meno qualità.</p></blockquote>
<p>5) Cosa sta facendo o farà nel prossimo futuro?</p>
<blockquote><p>Oltre a proseguire con le attività consolidate, stiamo implementando i “servizi” agli associati. Ad esempio, abbiamo creato il “Capitolo Freelance” dedicato ai creativi indipendenti, consulenti e microstrutture – che hanno esigenze particolari, come la formazione, l’aggiornamento e la valorizzazione del proprio ruolo.<br />
Ma la cosa più importante è che abbiamo creato una Community che sta cominciando a “fare sistema” e che si sta ponendo l’obiettivo di gestire i cambiamenti epocali in corso, o almeno di non subirli passivamente come è successo finora.</p></blockquote>
<p>6) Quali sono i problemi maggiori che affrontate nel portare avanti i vostri obiettivi?</p>
<blockquote><p>Il problema principale &#8211; non avendo una struttura &#8211; è di non riuscire a programmare uno sviluppo e una crescita. Si ricomincia daccapo ogni volta, se ci sono risorse e persone disposte a lavorare sui progetti. Inoltre, il fatto di mantenere una forte selezione all’ingresso – un valore fondante del Club – non ci permette di fare “massa” e avere un peso politico sufficiente a incidere sulle scelte delle Istituzioni o di essere interessanti per gli sponsor.
</p></blockquote>
<p>7) Quali sono le principali fonti di finanziamento della vostra associazione?</p>
<blockquote><p>Siamo indipendenti. Questo significa che ci finanziamo da soli, con le quote associative e i proventi delle edizioni del Premio ADCI Awards. Occasionalmente qualche sponsor partecipa alle spese di eventi e iniziative. Ad esempio YAHOO! Italia ha finanziato in parte la cerimonia di premiazione degli ADCI Awards 2007.</p></blockquote>
<p>8) Perchè secondo voi un designer dovrebbe entrare nella vostra associazione?</p>
<blockquote><p>Perché è l’unica organizzazione in Italia che dà un “bollino di qualità” agli associati. Essere membro dell’ADCI è l’unica certificazione professionale esistente per un creativo che lavora nelle comunicazione commerciale, perché si accede al Club solo i per meriti acquisiti sul campo.</p></blockquote>
<p>9) Quanto costa associarsi?</p>
<blockquote><p>I Soci ADCI (che accedono a questa qualifica per meriti) pagano 260 Euro l’anno. I Sostenitori ADCI (che non hanno i titoli per accedere alla qualifica di Soci ADCI) dopo aver passato il vaglio del Consiglio pagano 130 Euro. Gli Studenti ADCI (iscritti a Scuole di Comunicazione e simili) pagano solo 40 Euro. Da notare che la quota dei Soci ADCI non è mai stata aggiornata dal 1985, anno in cui si pagavano 500.000 Lire.</p></blockquote>
<p>10) Quanti soci conta la vostra associazione e quanti di questi sono paganti?</p>
<blockquote><p>Tutti gli iscritti pagano la loro quota. In tutto siamo poco più di 300, ma la Community consolidata che gira attorno al Club è fatta di 4000 creativi di tutte le specializzazioni, da tutta Italia. Il Club è sempre stato un’associazione “esclusiva” ma da qualche anno abbiamo aperto le porte a tutti i creativi di qualità, permettendo l’iscrizione come “Sostenitori ADCI” a quelli che (presentando il loro portfolio lavori) passano il vaglio del Consiglio. Da un lato abbiamo bisogno di crescere numericamente e dall’altro cerchiamo di non perdere la nostra caratteristica di “esclusività”, che è ciò che ci distingue da altre organizzazioni del settore.</p></blockquote>
<p>Questa intervista è parte di una serie uscita per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1920/designerblog-intervista-adci">DesignerBlog.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/12/16/intervista-ad-adci/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista ad ACTA</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/12/15/intervista-ad-acta/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/12/15/intervista-ad-acta/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 20:33:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[ACTA]]></category>
		<category><![CDATA[adci]]></category>
		<category><![CDATA[adi]]></category>
		<category><![CDATA[adicom]]></category>
		<category><![CDATA[aiap]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[categoria]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[designer]]></category>
		<category><![CDATA[grafici]]></category>
		<category><![CDATA[graphic]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione]]></category>
		<category><![CDATA[utenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=40</guid>
		<description><![CDATA[Iniziamo il nostro ciclo di interviste alle associazioni italiane di categoria con ACTA, forse l&#8217;associazione che mi ha colpito di più tra quelle che ho visto online prima di inviare gli inviti a rispondere ad un poco di domande su argomenti concreti. ACTA è molto giovane e si può dire che fino ad ora ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Iniziamo il nostro ciclo di interviste alle associazioni italiane di categoria con <a href="http://www.actainrete.it">ACTA</a>, forse l&#8217;associazione che mi ha colpito di più tra quelle che ho visto online prima di inviare gli inviti a rispondere ad un poco di domande su argomenti concreti. <a href="http://www.actainrete.it">ACTA</a> è molto giovane e si può dire che fino ad ora ha fatto poco, ma è forse la più concreta, almeno su carta, delle associazioni che vedremo nei prossimi giorni.<br />
Lascio però descrivere <a href="http://www.actainrete.it">ACTA</a> dal suo presidente, Anna Soru.<br />
<span id="more-40"></span><br />
Vi lascio con l&#8217;intervista e un messaggio: quello che vuole ottenere <a href="http://www.actainrete.it">ACTA</a> interessa molti di voi li fuori, liberi professionisti e ditte individuali. Vegetare e lamentarsi non serve a niente, associarsi e diventare soci attivi può al contrario cambiare le cose. Queste associazioni finché non avranno un numero veramente significativo di soci non riusciranno mai ad imporsi su un qualunque tavolo di trattativa sindacale e i loro progetti rimarranno solo buoni propositi, cerchiamo di aiutarli a cambiare le cose.</p>
<p>1) Ci presenti l&#8217;associazione che rappresenta</p>
<blockquote><p><a href="http://www.actainrete.it">ACTA – Associazione Consulenti Terziario Avanzato</a> è la prima associazione costituita in Italia per dare rappresentanza a professionisti del terziario avanzato come lavoratori autonomi: formatori, ricercatori, informatici, creativi, e altre categorie di consulenti, tutte accomunate dal rivolgersi a CLIENTI IMPRESE. ACTA nasce nel 2004 dall’auto- organizzazione di un gruppo di professionisti ed è indipendente dai sistemi di rappresentanza politica e sindacale.</p></blockquote>
<p>2) Che obiettivi ha l&#8217;associazione?</p>
<blockquote><p>a) Il primo obiettivo è ottenere di essere considerati AUTONOMI e NON PRECARI, il diritto ad una scelta autonoma, riconosciuto ai professionisti con ordine (avvocati, commercialisti, ingegneri, etc.)</p>
<p>b) Di conseguenza chiediamo che il nostro REGIME PREVIDENZIALE sia ANALOGO A QUELLO DEI PROFESSIONISTI CON ORDINE. Attualmente paghiamo il doppio di quanto pagano le categorie ordinistiche e ci attendono pensioni peggiori, perchè i nostri soldi confluiscono nel gran calderone INPS.</p>
<p>c) Un altro obiettivo è di tipo fiscale. Siamo GRAVATI DA MAGGIORI IMPOSTE rispetto al lavoro dipendente, perchè paghiamo l&#8217;IRAP, un&#8217;imposta dichiarata inconstituzionale per la nostra categoria, ed abbiamo pesanti costi burocratici.<br />
Ma soprattutto vogliamo distinguere la nostra immagine da quella che caratterizza in genere i lavoratori autonomi.<br />
Proprio perchè lavoriamo con le imprese, NON POSSIAMO ESSERE EVASORI, chiediamo quindi l&#8217;eliminazione di strumenti inutilmente vessatori come gli studi di settore.</p></blockquote>
<p>3) Come pensa di realizzare questi obiettivi?</p>
<blockquote><p>Stiamo lavorando da tre anni per cercare di accreditarci sia presso il mondo politico e istituzionale, sia presso studiosi ed esperti di temi del lavoro (sia giuslavoristi, sia economisti del lavoro), di fisco e previdenza.</p></blockquote>
<p>4) Cosa ha già fatto di concreto la sua associazione per i propri soci   e cosa invece più in generale per tutta la categoria che rappresenta?</p>
<blockquote><p>Le nostre azioni sono fino ad ora state prevalentemente rivolte alla categoria, non solo ai soci.<br />
Abbiamo instaurato rapporti con istituzioni locali, con politici locali e nazionali e stiamo partecipando a diversi “tavoli di lavoro”. Iniziamo ad avere una certa visibilità.<br />
Stiamo collaborando con altre associazioni di professionisti, come ADCI (associazione dei creativi) e professioni PIU’ (associazione di secondo livello che raggruppa altre associazioni).<br />
Abbiamo avuto qualche spazio sui media (giornali e tv) e abbiamo organizzato 3 eventi pubblici.</p></blockquote>
<p>5) Cosa sta facendo o farà nel prossimo futuro?</p>
<blockquote><p>Un quarto evento, dedicato alle pensioni, è previsto per lunedì 3 dicembre a Milano  presso il Nuovo Spazio Guicciardini, in Via Melloni 3 “Quale pensione attende Collaboratrici, Collaboratori e Partite IVA iscritti alla Gestione Separata INPS?- Un confronto sui problemi del nuovo lavoro professionale”.<br />
Abbiamo in programma incontri con altre associazioni, contatti con altri esperti e giornalisti, con rappresentanti di forze politiche.</p></blockquote>
<p>6) Quali sono i problemi maggiori che affrontate nel portare avanti i   vostri obiettivi?</p>
<blockquote><p>La prima  difficoltà è legata al fatto che la nostra situazione di lavoratori autonomi non è conosciuta: In Italia vige un pensiero unico dominante che considera parasubordinati, da ricondurre nell’alveo del lavoro dipendente, tutti coloro che già non sono dipendenti. La nostra attività è stata soprattutto di sensibilizzazione culturale.<br />
La seconda difficoltà è far conoscere l’associazione ai potenziali soci. L’informazione ufficiale è fortemente controllata e non è facile trovare spazi di accesso. Il nostro principale canale di promozione resta il passaparola (che funziona molto per categorie: dapprima sono entrati formatori, ricercatori, consulenti di imprese;<br />
quindi è stato il momento degli informatici, poi dei traduttori e dei creativi). In questi tre anni abbiamo finalmente bucato la superficie, ma molto resta da fare.<br />
La terza difficoltà è riuscire ad accedere ai tavoli istituzionali, per intendersi ad essere consultati prima della finanziaria o essere chiamati alla firma dei vari protocolli (come l’ultimo famigerato protocollo del welfare che scarica su di noi i costi necessari all’abbattimento dello scalone).</p></blockquote>
<p>7) Quali sono le principali fonti di finanziamento della vostra   associazione?</p>
<blockquote><p>Sino ad ora la sola fonte di finanziamento è stata la quota dei soci.<br />
L’associazione si regge sulla notevole mole di lavoro volontario dei suoi promotori.</p></blockquote>
<p>8) Perchè secondo voi un designer dovrebbe entrare nella vostra   associazione?</p>
<blockquote><p>Ci rivolgiamo ai designer che sono autonomi, che rientrano appieno nella fattispecie che noi rappresentiamo: professionisti che si assumono personalmente l’onere e i rischi di trovarsi il lavoro, di farsi pagare, di provvedere alla propria formazione ed aggiornamento, di coprire eventuali periodi di disoccupazione e di malattia.</p></blockquote>
<p>9) Quanto costa associarsi?</p>
<blockquote><p>50 euro.</p></blockquote>
<p>10) Quanti soci conta la vostra associazione e quanti di questi sono   paganti (sostenitori)?</p>
<blockquote><p>Il numero dei nostri iscritti compare in tempo reale sulla nostra Home Page. Oggi sono 346, di cui poco più di 1/4 paganti.</p></blockquote>
<p>Questa intervista è parte di una serie uscita per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1915/designerblog-intervista-acta">DesignerBlog.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/12/15/intervista-ad-acta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PD: la morte del simbolo</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/11/21/pd-la-morte-del-simbolo/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/11/21/pd-la-morte-del-simbolo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 14:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[area]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
		<category><![CDATA[Brand Design]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[INAREA]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[LOGO]]></category>
		<category><![CDATA[Logo Design]]></category>
		<category><![CDATA[Marchio]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Storto]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[tricolore]]></category>
		<category><![CDATA[ulivo]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Veltroni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=31</guid>
		<description><![CDATA[Presentato oggi alle 17 il nuovo e tanto atteso logo del Partito Democratico di Walter Veltroni. Disegnato da un giovane neolaureato IUAV, tale Nicola Storto, per INAREA (uno dei migliori studi italiani di brand design, non certo l’ultimo arrivato) che ha fatto il compitino per niente facile di realizzare il logo del primo partito italiano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentato oggi alle 17 il nuovo e tanto atteso logo del Partito Democratico di Walter Veltroni.<br />
Disegnato da un giovane neolaureato IUAV, tale Nicola Storto, per <a href="http://www.inarea.com/">INAREA</a> (uno dei migliori studi italiani di brand design, non certo l’ultimo arrivato) che ha fatto il compitino per niente facile di realizzare il logo del primo partito italiano.<br />
<span id="more-31"></span></p>
<div style="text-align: center;">
<div class="imageframe imgaligncenter" style="width:432px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/logopd.jpg" width="432" height="336" alt="Logo Partito Democratico" />
<div class="imagecaption">Logo Partito Democratico</div>
</div>
</div>
<p>Niente male come inizio direi, la responsabilità era altissima e INAREA ha puntato sui suoi migliori designers a quanto pare.<br />
Sorvolando sulle facili ironie devo dire che mi piacerebbe parlare di altro. Già immagino mezza internet a sparare giudizi sulla validità grafica di questa creatura e il povero Nicola messo in croce come sempre avviene. Beh, è normale.<br />
La cosa che più mi colpisce è l’assenza di originalità, di personalità, di ricordabilità e in definitiva di longevità di questo logo: in sintesi l’assenza del simbolo.</p>
<p>I grandi partiti della storia hanno una cosa in comune: un simbolo forte, longevo, significativo, riproducibile.<br />
Pensiamo alla svastica, alla falce e martello, allo scudo crociato.. o anche all’elefante e all’asinello di oltreoceano. Tutti simboli forti che si riconducono al partito facilmente nella testa di chi li pensa, che si disegnano sui muri e diventano, appunto, simbolo di un partito, di un’ideologia, di un pensiero.</p>
<p>Il PD nasce dall’unione di partiti, arranca per trovare un’identità ideologica, fatica a diventare realtà concreta nella testa degli italiani: aveva l’occasione di farlo almeno graficamente (e certo non sarebbe stato poco), ma ha fallito miseramente. Anzi, non ci ha neanche provato.<br />
Ah dimenticavo, c’è anche l’ulivino, ho dimenticato di nominarlo.. sarà perché è insignificante, ridicolmente piccolo, stupidamente legato al passato e graficamente orribile?</p>
<p>Questo articolo è uscito per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1895/pd-la-morte-del-simbolo">DesignerBlog</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/11/21/pd-la-morte-del-simbolo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Leopard Transparent Dock</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/10/31/leopard-transparent-dock/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/10/31/leopard-transparent-dock/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2007 04:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[10.5]]></category>
		<category><![CDATA[10.5.1]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[cheat]]></category>
		<category><![CDATA[com.apple.dock]]></category>
		<category><![CDATA[crack]]></category>
		<category><![CDATA[defaults]]></category>
		<category><![CDATA[defaults write com.apple.dock no-glass]]></category>
		<category><![CDATA[doc]]></category>
		<category><![CDATA[dock]]></category>
		<category><![CDATA[dok]]></category>
		<category><![CDATA[Geek]]></category>
		<category><![CDATA[hack]]></category>
		<category><![CDATA[leopard]]></category>
		<category><![CDATA[method]]></category>
		<category><![CDATA[mod]]></category>
		<category><![CDATA[nerd]]></category>
		<category><![CDATA[no-glass]]></category>
		<category><![CDATA[os x]]></category>
		<category><![CDATA[status]]></category>
		<category><![CDATA[transparent]]></category>
		<category><![CDATA[transparente]]></category>
		<category><![CDATA[trasparent]]></category>
		<category><![CDATA[trasparente]]></category>
		<category><![CDATA[write]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/2007/12/23/leopard-transparent-dock/</guid>
		<description><![CDATA[Instructions to have a transparent dock in OS X Leopard. 1. Go to this folder: MacitoshHD/System/Library/CoreServices/Dock 2. Right click it and choose: Show Package Contents 3. Go to this folder: /Contents/Resources 4. Locate and backup this files: frontline.png scurve-l.png scurve-m.png scurve-sm.png scurve-xl.png 5. Delete the files (enter administrator password to delete) 6. Copy the files [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Instructions to have a transparent dock in OS X Leopard.<br />
<span id="more-50"></span><br />
<script src="http://digg.com/tools/diggthis.js" type="text/javascript"></script></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/1809486175_d5f0a6b7b8_o.jpg" rel="lightbox[pics50]" title="Leopard Transparent Dock"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2008/01/1809486175_d5f0a6b7b8_o.thumbnail.jpg" width="550" height="380" alt="Leopard Transparent Dock" class="imageframe imgaligncenter" /></a></p>
<p>1. Go to this folder:</p>
<div class="codice">MacitoshHD/System/Library/CoreServices/Dock </div>
<p>2. Right click it and choose: </p>
<div class="codice">Show Package Contents</div>
<p>3. Go to this folder:</p>
<div class="codice">/Contents/Resources</div>
<p>4. Locate and backup this files:</p>
<div class="codice">
<ul>
<li>frontline.png</li>
<li>scurve-l.png</li>
<li>scurve-m.png</li>
<li>scurve-sm.png</li>
<li>scurve-xl.png</li>
</ul>
</div>
<p>5. Delete the files (enter administrator password to delete)</p>
<p>6. Copy the files from this archive:</p>
<blockquote><p>
• <a href="http://www.itomizer.com/download/leotrasparentdock.zip">www.itomizer.com/download/leotrasparentdock.zip</a><br />
• <a href="http://www.mediafire.com/?mhhmtvmmwjt">Mirror on MediaFire</a>
</p></blockquote>
<p>to the original location (enter administrator password to copy there).</p>
<p>7. Open the Terminal (Terminal.app in your application folder) and write: </p>
<div class="codice">killall Dock</div>
<p>8. ENJOY!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 class="post-title">No Reflection Method:</h2>
<p>to disable the reflection effect type this in Terminal:<br />
(everything in a single line, here it&#8217;s in two lines of code due to the column width of this page)</p>
<div class="codice">defaults write com.apple.dock no-glass -boolean YES</div>
<p>and then again:</p>
<div class="codice">killall Dock</div>
<p>If you don&#8217;t like the white borders you can replace them by using the files in this package:</p>
<blockquote><p>
<a href="http://www.itomizer.com/download/noreflection.zip">www.itomizer.com/download/noreflection.zip</a>
</p></blockquote>
<p>Use the same method to replace the files and then kill the dock again to refresh the new look.</p>
<p>If you want your borders back here&#8217;s a backup of the files you have deleted:</p>
<blockquote><p>
<a href="http://www.itomizer.com/download/noreflection_backup.zip">www.itomizer.com/download/noreflection_backup.zip</a>
</p></blockquote>
<p>Feel free to leave a comment here with suggestions or new png packs you have created. Thanks for the support.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><!--adsense#rec2--></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/10/31/leopard-transparent-dock/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>70</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rutelli: &#8220;Italia.it o cambia o è meglio chiuderlo&#8221;</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/10/19/rutelli-italiait-o-cambia-o-e-meglio-chiuderlo/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/10/19/rutelli-italiait-o-cambia-o-e-meglio-chiuderlo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 14:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Webdesign]]></category>
		<category><![CDATA[chiusura]]></category>
		<category><![CDATA[contratto]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[italia.it]]></category>
		<category><![CDATA[portale]]></category>
		<category><![CDATA[rutelli]]></category>
		<category><![CDATA[scandalo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=32</guid>
		<description><![CDATA[Italia.it il nostro portale preferito, di cui tanto abbiamo parlato in passato, costato 45 milioni di euro, pare non piacere più al ministro Rutelli che non ci gira attorno e proclama “Quel sito o cambia oppure è meglio chiuderlo”. La nuova società che ha da poco vinto la gara d’appalto per la gestione dei siti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.italia.it/">Italia.it</a> il nostro portale preferito, di cui tanto abbiamo <a href="http://www.designerblog.it/post/834/italiait-finalmente-online">parlato in passato</a>, costato 45 milioni di euro, pare non piacere più al ministro Rutelli che non ci gira attorno e proclama “Quel sito o cambia oppure è meglio chiuderlo”.<br />
<span id="more-32"></span><br />
La nuova società che ha da poco vinto <a href="http://www.cnipa.gov.it/site/it-IT/In_primo_piano/Sistema_Pubblico_di_Connettività_(SPC)/Contratto-quadro_per_siti_web_e_servizi_on_line_nella_PA/">la gara d’appalto per la gestione dei siti della PA</a> ha annunciato che ha bisogno di almeno tre mesi di rodaggio prima di poter cominciare a lavorare seriamente allo svecchiamento del sito, saltando così la BIT, la borsa del turismo, appuntamento strategico per chiunque faccia turismo online…<br />
Nel frattempo il sito è al 2.539/mo posto nella classifica degli accessi dei web nazionali.. come dire che non lo visita nessuno. Ovviamente la situazione europea non è poi tanto migliore, se confrontiamo il sito italiano con quelli di altri importanti paese europei vediamo che siamo si ultimi, ma non poi di tanto:</p>
<div style="text-align: center;">
<div class="imageframe imgaligncenter" style="width:432px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/confrontonazioni.jpg" width="432" height="212" alt="Statistiche Alexa" />
<div class="imagecaption">Statistiche Alexa</div>
</div>
</div>
<p>La cosa inquietante è poi vedere come il traffico di Italia.it sia rimasto uguale prima e dopo il lancio del portale (picco blu): come dire che quando non c’era nulla (se non un “in costruzione”) faceva gli stessi accessi di ora che ha contenuti. Allucinante. In pratica questo vuol dire che i visitatori di Italia.it sono in gran parte visitatori casuali, che digitano il dominio manualmente e non arrivano da motori di ricerca o altri siti.. un disastro.<br />
Triste poi vedere come in occasione del suo lancio il portale italiano ha largamente surclassato non solo se stessa, ma anche tutti gli altri portali europei. Insomma i portali turistici nazionali non funzionano e basta: il problema non è certo solo italiano.</p>
<p>Ovviamente questo non giustifica nulla, per italia.it non si è fatto neanche un minimo di SEO (Search Engine Optimization) e se cerchiamo “Italy” o “Italia” su Google i risultati sono sconfortanti per il povero portale ufficiale italiano. Ho specificato “ufficiale” perché per fortuna su internet ci sono decine di altri siti dedicati all’Italia meglio indicizzati percui certo al turista che vuol venire in Italia non mancano informazioni utili.</p>
<p>Ma allora a cosa serve Italia.it? se anche i pochi contenuti presenti sono stati più volte contestati dalle regioni come non accurati se non addirittura sbagliati? non dovevano essere le regioni stesse a dover compilare questi contenuti? una grossa parte del famoso budget milionario era proprio destinato alle singole regioni che avrebbero dovuto occuparsi di riempire il portale di contenuti specifici ed aggiornati per arrivare alla creazione del più completo ed utile sito dedicato all’Italia.<br />
Se pensiamo all’enormità del progetto iniziale e all’impegno richiesto si giustifica anche un pochino di più il budget stanziato: ovviamente non è accaduto niente di quello che si era prefissato, in puro italian style che non ha ormai più bisogno di commenti.</p>
<p>Siamo talmente abituati a queste cose che il commento di Rutelli non è stato “il progetto non è stato rispettato, prenderemo provvedimenti al più presto perché italia.it venga rifatto come doveva essere e ovviamente a spese zero”, ma piuttosto “non funziona, chiudiamolo e buttiamo nel cesso tutto il lavoro fatto e i soldi spesi”.<br />
Una cosa assurda, che fa venire il magone, perché di indignarsi non abbiamo più la forza: siamo semplicemente stremati da tanta incompetenza e spreco.</p>
<p>Avanti così.</p>
<div class="contenuto"><strong>Update: </strong><br />
Altro commento di Rutelli sempre dalla stessa riunione al Comitato nazionale per il turismo:<br />
«Facciano qualcosa, altrimenti è meglio lasciar perdere». </p>
<p>Incredibile. Facciano chi? il portale è statale, sveglia! siete VOI a dover fare qualcosa, non trattare le aziende che avete assunto con appalti come se fossere degli esterni a cui addossare tutte le responsabilità!</p></div>
<p>Questo articolo è uscito per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1744/rutelli-italiait-o-cambia-o-e-meglio-chiuderlo">DesignerBlog</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/10/19/rutelli-italiait-o-cambia-o-e-meglio-chiuderlo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La beffa dei concorsi di design</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/09/15/la-beffa-dei-concorsi-di-design/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/09/15/la-beffa-dei-concorsi-di-design/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Sep 2007 17:45:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[aiap]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
		<category><![CDATA[Brand Design]]></category>
		<category><![CDATA[concorso]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[informa]]></category>
		<category><![CDATA[informagiovani]]></category>
		<category><![CDATA[LOGO]]></category>
		<category><![CDATA[Logo Design]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[risultati]]></category>
		<category><![CDATA[scadenti]]></category>
		<category><![CDATA[scandalo]]></category>
		<category><![CDATA[vincitore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=9</guid>
		<description><![CDATA[I concorsi di design, questa meravigliosa invenzione. Ne abbiamo parlato e riparlato.. e sempre male. Come diamine è possibile che vengano fuori sempre (ok, diciamo quasi sempre) risultati scadenti? I concorsi moderni sono il fallimento della democrazia applicata al design: apriamo il concorso a tutti, facciamo partecipare studi grandi e piccoli, ma si, anche singoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I concorsi di design, questa meravigliosa invenzione. Ne abbiamo parlato e riparlato.. e sempre male. Come diamine è possibile che vengano fuori sempre (ok, diciamo quasi sempre) risultati scadenti?</p>
<p>I concorsi moderni sono il fallimento della democrazia applicata al design: apriamo il concorso a tutti, facciamo partecipare studi grandi e piccoli, ma si, anche singoli privati, diamo la possibilità a tutti di inviare una proposta, poi sarà facile selezionare i risultati migliori, chissà che meraviglie verranno fuori no? beh, no!<br />
<span id="more-9"></span><br />
<a rel="lightbox" href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/picture-1.jpg' title='Finalisti Concorso Informagiovani'><img src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/picture-1.thumbnail.jpg' class="left" alt='Finalisti Concorso Informagiovani' /></a>E’ capitato tante di quelle volte di vedere risultati scadentissimi in questi concorsi che è ormai quasi superfluo parlarne, è quasi scontato quando si sta per guardare l’ennesima gallery di submissions pensare male ancora prima di vedere.Leggevo oggi della lodevole iniziativa organizzata dall’<a href="http://www.aiap.it">AIAP</a> e dal comune di Milano per “trovare” (essì ormai purtroppo si dice così) il logo dell’informagiovani di Milano.<br />
Un concorso aperto a tutti a cui sono arrivate ben 125 proposte.<br />
Da queste 125 sono state selezionate da una giuria tecnica le 10 migliori che possono essere ora <a href="http://sdz.aiap.it/gallerie/9523">votate da una giuria popolare sul sito dell’AIAP</a>, presso gli infopoint allestiti al Milano Film Festival, all’Informagiovani di Milano e a Milano Ottagono.</p>
<p>Ora, tutto bellissimo, operazione lodevole, mettiamo in evidenza i “giovani” designer, diamo a tutti la possibilità e bla, bla, BLA! ma il risultato? quello sembra quasi non contare a volte.<br />
Pare solo a me? sono forse io troppo legato a certi canoni del brand design per esempio? solo io non vedo una progettazione seria in quelle 10 proposte?Tanto per dire: un buon brand funziona bene anche ad un solo colore, funziana anche molto piccolo, rappresenta efficacemente il concetto, ha proporzioni sensate (il classico 1.5×1per esempio).. confrontate questi canoni con le proposte arrivate all’AIAP.</p>
<p>Affidarsi a un professionista vero (o a uno studio vero) che sappia cosa significa veramente fare brand design (NO, non vuol dire fare un’illustrazioncina e/o provare la scritta con vari font finchè ci piace!) non sembra essere abbastanza democratico oggi giorno.<br />
E tanto per dire un’altra volta: dichiarare che nessuna proposta è stata giudicata sufficentemente appropriata sarebbe stato così scandaloso? voi che ne pensate?</p>
<p>» Articolo pubblicato per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1569/la-beffa-dei-concorsi-di-design">DesignerBlog</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/09/15/la-beffa-dei-concorsi-di-design/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Philips Aurea: Nascita di una campagna online.</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/09/10/philips-aurea-nascita-di-una-campagna-online/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/09/10/philips-aurea-nascita-di-una-campagna-online/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 17:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Webdesign]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=8</guid>
		<description><![CDATA[Da poco lanciata sul mercato, la nuova linea di televisori Philips Aurea innova l’ambiente introducendo il concetto Ambilight ulteriormente migliorato rispetto ai vecchi modelli. Aurea costituisce un nuovo modo di guardare la televisione, assistiti dal colore che “esce” dallo schermo e va ad illuminare il retro del televisore espandendosi uniformemente. A parte questo cappello pseudo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da poco lanciata sul mercato, la nuova linea di televisori <a href="http://www.aurea.philips.com/" target="_blank">Philips Aurea</a> innova l’ambiente introducendo il concetto Ambilight ulteriormente migliorato rispetto ai vecchi modelli. Aurea costituisce un nuovo modo di guardare la televisione, assistiti dal colore che “esce” dallo schermo e va ad illuminare il retro del televisore espandendosi uniformemente.<br />
A parte questo cappello pseudo pubblicitario, necessario per fare capire di cosa parliamo, il punto è che il sito di Philips Aurea è stato creato dallo studio inglese <a href="http://www.unit9.com/" target="_blank">Unit 9</a> ed è effettivamente molto bello.<span id="more-8"></span></p>
<p>Ho avuto il piacere ed il privilegio di partecipare alla parte iniziale del progetto, ormai 4 mesi fa, ricevendo il brief del cliente (Philips) e partecipando con una mia consulenza all’ideazione della campagna online. </p>
<p><a rel="lightbox" href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/aurea03.jpg' title='Sito Philips Aurea'><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/aurea03.thumbnail.jpg' alt='aurea03.jpg' /></a>Ovviamente essendo un art director esterno consulente non ho certo avuto l’ultima parola, ma è interessante vedere come le idee si plasmano e cambiano nel corso dello sviluppo di una campagna online.<br />
Non posso riportare qui il brief del cliente (sono sotto NdA) ne le comunicazioni avute con l’agenzia (idem), ma posso però riportare integralmente la mia consulenza: credo (spero) sia interessante a prescindere, soprattutto ora che il sito è online e si può anche valutare cosa è stato detto (da una delle voci interpellate ovviamente) e cosa poi è stato fatto. </p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p><strong>La Nuova Specie: Seduced by Light.</strong><br />
La luce come elemento base del sito, impersonata dai suoi elementi base: i colori.<br />
I colori che diventano protagonisti di una introduzione animata interattiva realizzata in Flash. Non un semplice movie in streaming, ma un flash scriptato che reagisca ai movimenti del mouse mosso dallo spettatore (l’utente) muovendosi, componendosi, sciogliendosi. I colori accarezzano le forme prime dello spazio, cerchio, triangolo, quadrato. si fondono creando nuove ed infinite nuove tinte.<br />
Sono globi multiforme colorati che si muovono sinuosi e veloci su fondo nero.<br />
Nessun testo, nessun inutile lancio o specifica tecnica. E’ la luce stessa, impersonificata dai colori, che accende il nero, che esce dal nulla.Questi globi colorati pian piano procedono verso una fusione unica e vanno a creare una forma sempre più definita: dal nero, dal nulla, emerge Aurea: la televisione che non c’era, nata dalla luce.</p>
<p>Ora i colori sono come imprigionati e vivi dentro ad Aurea: spuntano e fanno capolino dal retro: è il rivoluzionario Ambilight. Aurea non genera colori per visualizzare immagini, Aurea è puro colore.<br />
Le altre televisioni cercano miseramente di riprodurre i colori, Aurea ne è LA figlia.</p>
<p><strong>La nascita</strong><br />
La creazione del televisore simboleggia un passaggio importante: La televisione che non c’era.<br />
Un prodotto nuovo, non figlio della fredda tecnica, ma del puro colore. Non spiegato con freddi e astrusi numeri e dati tecnici incomprensibili, ma con il calore della nascita rappresentata in pochi secondi di animazione.In questa prima parte non ci devono essere altri lanci testuali o loghi sullo schermo: l’attenzione deve essere completamente su questa importantissima nascita. L’animazione interattiva deve durare pochi secondi, una decina al massimo. Da qui si parte all’esplorazione della nuova nata.</p>
<p>Fino ad ora Aurea è sempre stata spenta. Lo schermo nerissimo nel suo cuore non fa altro che accentuare i colori che spuntano dal suo contorno.</p>
<p><strong>Aurea diventa realtà</strong><br />
Dietro ad Aurea si compone un muro e via via un appartamento. Aurea non è inarrivabile: non è più rappresentata su un limbo nero, ma dentro ad una casa vera.<br />
Aurea rimane il centro dell’attenzione, ma ora diventa anche reale, fisica, materiale. Aurea esiste, non è un sogno o un ideale utopico: Aurea è la nuova televisione prodotta da Philips ed è qui per sedurvi tutti i giorni.<br />
Aurea è sempre spenta anche in questa fase.</p>
<p>A questo punto è importante comunicare il design dell’oggetto. Il nostro target non è interessato alla specifica tecnica, non vuole un televisore che sia del 5% più luminoso di quello del suo amico del corso di tennis: vuole un televisore che sia più bello, più desiderabile, più esclusivo.<br />
Vuole un televisore da esibire da spento e con cui stupire da acceso. E allora facciamo vedere il design di questa televisione. l’inquadratura si sposta a sinistra e a destra sempre in relazione alla posizione del mouse del visitatore che controlla l’angolazione dell’inquadratura come durante l’introduzione dei colori.</p>
<p><a rel="lightbox" href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/aurea05.jpg' title='Sito Philips Aurea'><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/aurea05.thumbnail.jpg' alt='aurea05.jpg' /></a>L’appartamento è minimal chic. Su toni di bianco lucido ed opaco.<br />
Serve ad ospitare la televisione, ma non deve attirare l’attenzione dell’utente.<br />
Aurea è sempre al centro dell’inquadratura e, importantissimo, ha sempre i colori che si muovono e spuntano dal suo retro. Nuclei colorati che sinuosamente fanno capolino.Il loro movimento non è isterico o veloce: non si deve dare l’impressione che siano trattenuti dalla televisione, ma che ne siano parte integrante.Aurea è bellissima. Al centro della parete, al centro dell’appartamento, al centro dell’attenzione. Magicamente nata dalla luce è ora al servizio del suo proprietario, pronta a rispondere ai suoi comandi.<br />
La nuova specieAurea a questo punto si accende. Non appena le immagini nascono nel suo schermo i colori che prima casualmente spuntavano dal suo retro ora si allineano, si dispongono, come soldati si posizionano in relazione al contenuto: Ambilight entra in funzione.Aurea non è semplice innovazione è una nuova specie di televisione.<br />
Sony e Samsung cercano di innovare tecnicamente, ma sono legati alla tecnica, alla fisica, alla materia, al possibile. Philips ha fatto l’impossibile.<br />
Philips vi porta in casa l’evoluzione della tv, Aurea.</p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p><strong>Il sito</strong><br />
A questo punto arrivano anche il menu di servizio e il sito vero e proprio. Scopriamo questa nuova specie.<br />
E’ importante mantenere Aurea al centro. Apriamo i contenuti, immagini e testi, su colonne laterali, manteniamo sempre Aurea al centro, dentro all’appartamento.<br />
E’ sempre attivo il cambio di angolazione dovuto al movimento del mouse e rappresenta ora lo sfondo su cui apriamo i contenuti.E’ importante non puntare sulle specifiche tecniche, ma sul calore dell’emozione che suscita la forma e il movimento. Ci sarà sempre un televisore tecnicamente superiore, ma nessun altro potrà mai proporre una nuova specie di televisione come ha fatto Philips.</p>
<p>Aurea non è un oggetto che metti in casa. E’ rappresentata e comunicata come un essere vivente dal quale è possibile essere sedotti. Figlia della luce, ora è al tuo servizio: lasciati sedurre da Aurea, lasciati sedurre dalla luce.<br />
I globi colorati possono essere utilizzati anche per accompagnare la navigazione tra i contenuti. Durante l’interazione dell’utente con il sito dei globi possono uscire da Aurea e “giocare” con il puntatore del mouse per poi tornare dentro alla televisione. E’ anche possibile che dei globi si distacchino autonomamente per andare a muoversi su parti che si vuole mettere in evidenza.<br />
L’animazione di questi globi colorati lascia infinite possibilità estetiche che raccordino i movimenti e le aperture base dei contenuti.<br />
Aprire per esempio un particolare della televisione per vederne una foto ingrandita diventa un’esplosione di globi che si ricompone per fare spazio all’immagine richiesta.<br />
Aurea è sempre al centro dell’attenzione, ma sono i globi colorati ad animare l’inquadratura e a rendere il sito anche dinamico.</p>
<p>Non è un sito facile, ma è potenzialmente un incredibile esperienza visiva.</p>
<p>» <a href="http://www.aurea.philips.com/" target="_blank">Sito Philips Aurea</a></p>
<p>» Articolo pubblicato per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/1523/philips-aurea-nascita-di-una-campagna-online">DesignerBlog</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/09/10/philips-aurea-nascita-di-una-campagna-online/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un nuovo logo per l&#8217;Italia.</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/02/21/un-nuovo-logo-per-litalia/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/02/21/un-nuovo-logo-per-litalia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2007 12:47:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[antonio]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
		<category><![CDATA[Brand Design]]></category>
		<category><![CDATA[cetriolo]]></category>
		<category><![CDATA[cetriolone]]></category>
		<category><![CDATA[designer blog]]></category>
		<category><![CDATA[designerblog]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[itomi]]></category>
		<category><![CDATA[LOGO]]></category>
		<category><![CDATA[Logo Design]]></category>
		<category><![CDATA[moro]]></category>
		<category><![CDATA[rutelli]]></category>
		<category><![CDATA[scandalo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[turistico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=19</guid>
		<description><![CDATA[Presentato questa mattina il nuovo logo dell’Italia dal presidente del consiglio Romano Prodi e dal ministro delle attività culturali Francesco Rutelli. Realizzato dalla filiale italiana di Landor. Mi permetto, sono qui apposta, di commentare questo nuovo logo che seppur presentato in pompa magna dalle autorità e dai suoi creatori lascia, non solo secondo la mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentato questa mattina il nuovo logo dell’Italia dal presidente del consiglio Romano Prodi e dal ministro delle attività culturali Francesco Rutelli. Realizzato dalla filiale italiana di Landor.<br />
Mi permetto, sono qui apposta, di commentare questo nuovo logo che seppur presentato in pompa magna dalle autorità e dai suoi creatori lascia, non solo secondo la mia personale opinione, molto a desiderare.<br />
<span id="more-19"></span></p>
<blockquote><p>“[…] Una curva morbida, che evoca movimento, flessibilità e fantasia. La “ì”, di colore nero, nel carattere richiama il mondo classico e la tradizione italiana. È sovrastata da un punto di colore rosso. La “t” è verde, per rafforzare l’immagine di un Paese ricco dal punto di vista naturalistico e, al tempo stesso, completare il tricolore, rendendo inequivocabile il riferimento all’Italia. Il carattere usato per le altre lettere della parola “Italia” esprime modernità. Il fondo del logo è completamente bianco. […]”</p></blockquote>
<p><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/marchioitalia_logo200x200.jpg' alt='marchio Italia' /><strong>Un bravo copy non fa un buon logo.</strong><br />
Qualunque logo diventa perfetto se accompagnato da giustificazioni ben scritte. Un buon copy può farti vedere aspetti di un logo che magari subito non avevi notato e possono fartelo apprezzare meglio o addirittura farti cambiare idea.<br />
Non è il nostro caso.</p>
<p>Semplicemente non rappresenta l’Italia. Non fa il suo lavoro. Ha errori evidenti al suo interno.</p>
<p><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/trico2.jpg' alt='trico2.jpg' /><strong>Il tricolore di questo logo è invertito.</strong><br />
La bandiera italiana ha il verde a sinistra, il bianco al centro, il rosso a destra.<br />
Considerando che nel 2007 vedo ancora gente che attacca gli adesivi del tricolore al contrario mi sembra veramente scandaloso che lo stesso logo nazionale sia invertito.</p>
<p><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/ita1b.jpg' alt='ita1b.jpg' /><strong>Questa non è l’Italia.</strong><br />
Questa forma non ricorda affatto la forma dll’italia. E’ pretestuoso affermare o scrivere il contrario.<br />
Non è uno stivale. La forma dell’Italia è unica.<br />
Su una cartina, tutti possono riconoscere la forma dello stivale.<br />
Per chiarire a destra ecco com’è fatta l’Italia, notate qualche seppur minima somiglianza con questa forma verde?</p>
<p>Anche specchiando, ruotando e distorcendo questa forma.. le somiglianze rimangono insufficenti.<br />
Si è parlato di Focus Group.. beh vorrei sapere quanti possono riconoscere in questa forma l’Italia guardandola fuori dal suo contesto e pay-off. Ve lo dico io: nessuno.</p>
<p><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/tipo21.jpg' alt='tipo21.jpg' /><strong>Tipografia impazzita?</strong><br />
Quando all’”IT” si aggiunge l’ “alia” per completare il logo la tipografia sembra impazzita.<br />
Si cambia peso e si aggiungono altri due caratteri diversi, tanto per aggiungere confusione.<br />
In totale si contano 4 diversi tipi di font in un logo con 6 caratteri in totale.<br />
3 diversi pesi, maiuscole e minoscole insieme.</p>
<p>La varietà dell’Italia si può comunicare anche senza calpestare le più elementari regole tipografiche ed estetiche.</p>
<p>E allora tanto valeva fare una cosa di questo genere, che mi sembra perfettamente riassuma la nostra cara nazione:</p>
<p><a rel="lightbox" href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/italia.jpg' title='Italia'><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/italia.thumbnail.jpg' alt='italia.jpg' /></a>Perdonate la provocazione, ma non ho resistito, a voi i commenti e le discussioni.</p>
<p>Questo articolo è uscito per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/832/un-nuovo-logo-per-litalia">DesignerBlog</a> suscitando centinaia di commenti sul blog stesso e a catena su tanti altri in giro per internet. E&#8217; stato ripreso da blog statunitensi (<a href="http://www.underconsideration.com/brandnew/archives/italia_like_youve_never_seen_i_1.php">BrandNew</a>) e tedeschi (<a href="http://www.designtagebuch.de/bella-italia/">Design Tagebuch</a>) ed è in generale la prima e più seria analisi sul neonato e tanto discusso logo Italia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/02/21/un-nuovo-logo-per-litalia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Polaroid Mania</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/01/29/polaroid-mania/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/01/29/polaroid-mania/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 13:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Modernariato]]></category>
		<category><![CDATA[1000]]></category>
		<category><![CDATA[1500]]></category>
		<category><![CDATA[2000]]></category>
		<category><![CDATA[2500]]></category>
		<category><![CDATA[3000]]></category>
		<category><![CDATA[3500]]></category>
		<category><![CDATA[600]]></category>
		<category><![CDATA[camera]]></category>
		<category><![CDATA[cheap]]></category>
		<category><![CDATA[cheap polaroid films]]></category>
		<category><![CDATA[collezione]]></category>
		<category><![CDATA[economiche]]></category>
		<category><![CDATA[Edwin]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[films]]></category>
		<category><![CDATA[Land]]></category>
		<category><![CDATA[pack]]></category>
		<category><![CDATA[pellicola]]></category>
		<category><![CDATA[pellicole]]></category>
		<category><![CDATA[pola]]></category>
		<category><![CDATA[polards]]></category>
		<category><![CDATA[polariod]]></category>
		<category><![CDATA[polarod]]></category>
		<category><![CDATA[polaroid]]></category>
		<category><![CDATA[polaroids]]></category>
		<category><![CDATA[poliarods]]></category>
		<category><![CDATA[sonar]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[sx-70]]></category>
		<category><![CDATA[sx70]]></category>
		<category><![CDATA[unsaleable]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=25</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390102717_bf702411ce.jpg" alt="" width="485" height="363" />Nel 1947 la Polaroid Corporation rilascia sul mercato la prima Instant camera commerciale. E’ un’invenzione di quel genio di Edwin Land, uno dei personaggi più rappresentativi dello scorso secolo per quanto riguarda il mondo della fotografia. Le Pellicole Le primissime Polaroid usavano un “Roll Film”, una pellicola in rullo molto particolare, composta da due parti: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390102717_bf702411ce.jpg" alt="" width="485" height="363" /><p>Nel 1947 la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Polaroid_Corporation">Polaroid Corporation</a> rilascia sul mercato la prima <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Instant_camera">Instant camera</a> commerciale. E’ un’invenzione di quel genio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Edwin_Land">Edwin Land</a>, uno dei personaggi più rappresentativi dello scorso secolo per quanto riguarda il mondo della fotografia.<br />
<span id="more-25"></span></p>
<p><br/></p>
<h2>Le Pellicole</h2>
<p>Le primissime Polaroid usavano un “Roll Film”, una pellicola in rullo molto particolare, composta da due parti: positivo e negativo. Non era esattamente immediata da usare.. andava estratta la foto e poi andava strappato via il positivo subito dopo l’avvenuto sviluppo della stessa.</p>
<div style="text-align: center;">
<div class="imageframe imgaligncenter" style="width:500px;"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390101858_00faef04d6.jpg" width="500" height="375" alt="Collezione di Polaroid" />
<div class="imagecaption">Collezione di Polaroid</div>
</div>
</div>
<p>In seguito la Polaroid introdusse, per la gioia degli utenti meno esperti, il primo rullino “integrale” di forma quadrata. E’ la classica “Polaroid” che tutti ricordiamo: le foto venivano fuori già “pronte”, bastava agitarle un po’ e dopo pochi minuti ecco ottenuta la nostra bella immagine. Questo primo tipo, chiamato SX-70, aveva inoltre la pecularietà di essere modificabile: riscaldando la foto (con un phon o simili) e agendo con vari attrezzi di fortuna (punteruoli o punte di legno per esempio) era (ed è ancora) possibile deformare l’immagine sviluppata.. una specie di <a href="http://www.rainbowpcm.com/kai_s_power_goo.html">PowerGoo</a> analogico, con risultati sorprendenti.</p>
<p>Arrivano poi le pellicole Polaroid 600, in assoluto le più diffuse, una evoluzione delle SX-70 con colori più fedeli (ma meno artistici e meno interessanti di conseguenza), 600 iso (da qui il nome) e la familiare forma quadrata con spazio per scrivere bianco (che in realtà non è altro che il serbatoio del liquido di sviluppo chimico).</p>
<p>Nel corso degli anni la Polaroid ha messo sul mercato una serie letteralemente infinita di macchine fotografiche istantanee. Per i miei gusti sono semplicemente tutte stupende: hanno un fascino, un design, un’estetica per me impareggiabile, sia che le consideriate un soprammobile sia che le vogliate utilizzare per fare foto.</p>
<p>Fare foto? ebbene si, c’è ancora qualcuno (anzi direi un pò più di qualcuno) che utilizza le Polaroid per fare foto. La Polaroid ha smesso di produrre le pellicole oramai da anni, ma si possono trovare resti di magazzino abbastanza facilmente online a prezzi ragionevoli.</p>
<p>Da dove cominciare? Innanzi tutto ricordiamoci della grande divisione che creano i due tipi principali di pellicola: le SX-70 e le 600.</p>
<p>Come detto le SX-70 sono più “creative”, hanno colori tendenti al rosso, in puro “stile Polaroid” e soprattutto sono modificabili con la tecnica del riscaldamento. Le SX-70 sono però più costose, nonostante la Polaroid olandese abbia da poco ricominciato a produrre un nuovo tipo di SX-70, chiamato “SX-70 Blend” acquistabili per una trentina di euro (pack da 20 foto) da <a href="http://www.unsaleable.com/">vari negozi</a> o su <a href="http://www.ebay.it/">eBay</a>.</p>
<p>Le 600 al contrario sono meno costose (sui 10 euro per un pack da 10), ma perdono un po’ quell’effetto vintage con i loro colori troppo “giusti”. Anche per queste il posto migliore dove comprare è <a href="http://www.ebay.it/">eBay</a>.</p>
<p><br/></p>
<h2>Le Macchine</h2>
<p>A questo punto la domanda sorge spontanea: quale macchina comprare? Fosse per me risponderei tutte, visto che sono un collezionista e semplicemente adoro ogni scatoletta di plastica prodotta da mamma Polaroid, ma in realtà la risposta è piuttosto semplice: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/SX-70">SX-70</a>.</p>
<p><a rel="lightbox" href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390103575_03a251f582.jpg' title='Polaroid SX-70'><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390103575_03a251f582.thumbnail.jpg' alt='Polaroid SX-70' /></a>Introdotta nel 1972, la SX-70 si chiama esattamente come le pellicole che utilizza (perdonate la confusione, ma non è colpa mia) ed è uno degli oggetti più incredibili prodotti nello scorso secolo, lo dico senza timore di smentita. Stiamo parlando di una SLR (ebbene si è una reflex!) che si presenta come un mattoncino piuttosto piccolo. Tirando da una estremità questo mattoncino diventa una macchina professionale con messa a fuoco e, appunto, puntamento reflex! dotata di una lente particolarmente riuscita, la SX-70 riesce a mettere a fuoco da 30cm all’infinito e permette di realizzare Polaroid semplicemente incredibili.<br />
Successivamente è uscita addirittura una SX-70 Sonar, con l’incredibile messa a fuoco automatica (autofocus) della Polaroid che sfruttava un vero e proprio sonar per il calcolo della distanza tra macchina e soggetto.</p>
<p>Vista la bontà dell’oggetto le SX-70 sono ancora abbastanza ricercate e quindi hanno un costo molto più alto rispetto agli altri modelli (che per la cronaca si comprano tutte a 5/10 euro massimo). Su eBay potete aquistare una Sx-70 spendendo dai 30 ai 100 euro a seconda della fortuna con i bid e della qualità della macchina.</p>
<p><a rel="lightbox" href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390102717_bf702411ce.jpg' title='Polaroid Supercolor 1000'><img class="left" src='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/390102717_bf702411ce.thumbnail.jpg' alt='Polaroid Supercolor 1000' /></a>E’ possibile utilizzare sulle SX-70 anche le pellicole Polaroid 600 con le <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/SX-70">dovute modifiche</a>, ma se pensate di scattare solo 600 allora forse è meglio ripiegare direttamente su una <a href="http://www.kenrockwell.com/polaroid/slr690.htm">Polaroid SLR 690</a>, in pratica una SX-70 Sonar con in più un flash integrato e pensata direttamente per utilizzare pellicole Polaroid 600.</p>
<p>Se comunque come me siete appassionati dell’oggetto oltre che della foto non potrete resistere all’acquisto di tanti altri classici Polaroid, che vanno dalle <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Polaroid_Swinger">Swinger</a> alle <a href="http://giam.typepad.com/the_branding_of_polaroid_/15_polaroid_pronto_product_identity_by_pg/index.html">Pronto</a>, dai modelli 1000, 1500, 2000, 4000 per finire a.. insomma ce ne sono tantissime, tutte bellissime.</p>
<p><br/></p>
<h2>Siti Utili</h2>
<p>Non mi resta che consigliarvi due siti fondamentali. Uno è <a href="http://www.rwhirled.com/landlist/landhome.htm">LandList</a>, un archivio di tutte le Macchine fotografiche “Land” (dal loro creatore, Edwin Land, come detto) mai immesse sul mercato.</p>
<p>L’altro sito fondamentale è <a href="http://www.polanoid.net/">Polanoid</a>, il <a href="http://www.flickr.com/">Flickr</a> delle Polaroid, una comunità incredibile di appassionati di Polaroid con migliaia di foto e informazioni utili.</p>
<p>Date anche una occhiata alla <a href="http://www.flickr.com/photos/itomi/collections/72157600061674962/">mia collezione di Polaroid</a>, su <a href="http://www.flickr.com">Flickr</a>.</p>
<p>Questo articolo è uscito per la prima volta su <a href="http://www.designerblog.it/post/750/modernariato-polaroid-mania">DesignerBlog</a>.</p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/01/29/polaroid-mania/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>15</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La storia dei casinò</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/01/14/la-storia-dei-casino/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/01/14/la-storia-dei-casino/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Jan 2007 15:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[blackjack]]></category>
		<category><![CDATA[Campione d'italia]]></category>
		<category><![CDATA[casinò]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Far West]]></category>
		<category><![CDATA[gratis]]></category>
		<category><![CDATA[Las Vegas]]></category>
		<category><![CDATA[Montecarlo]]></category>
		<category><![CDATA[poker]]></category>
		<category><![CDATA[roulette]]></category>
		<category><![CDATA[Saint Vincent]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=396</guid>
		<description><![CDATA[Il termine casino deriva dell&#8217;italiano ed indicava, prima di assumere le connotazioni odierne, una residenza dedicata all’intrattenimento dei clienti. Partiti come fenomeni privati e per lo più circoscritti a piccole comunità, a partire dal 1800 queste strutture hanno assunto le dimensioni di luoghi pubblici o aperti al pubblico, dove praticare il gioco d’azzardo e risale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine casino deriva dell&#8217;italiano ed indicava, prima di assumere le connotazioni odierne, una residenza dedicata all’intrattenimento dei clienti. Partiti come fenomeni privati e per lo più circoscritti a piccole comunità, a partire dal 1800 queste strutture hanno assunto le dimensioni di luoghi pubblici o aperti al pubblico, dove praticare il gioco d’azzardo e risale a questo periodo l’uso del termine nell’accezione moderna.<br />
<span id="more-396"></span></p>
<p><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/casino.jpeg"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/casino-300x187.jpg" alt="" title="casino" width="200" style="float:left; margin-right:10px;" class="alignleft size-medium wp-image-398" /></a></p>
<p>L’esempio più importante di questi luoghi sono i saloon americani in voga nel Far West, che tanto hanno colpito e continuano a colpire l’immaginario collettivo. In realtà il gioco d’azzardo negli Stati Uniti venne vietato con la prima legislazione unitaria fino ai primi anni venti, quando la città di Las Vegas ottenne la concessione alla gestione del gioco e cominciarono ad apparire i primi casino come li conosciamo oggi. Naturalmente la regolamentazione dei giochi è di molto successiva, se si pensa che ancora verso i primi del Novecento, la <a href="http://casinotop10.it/roulette.shtml">roulette</a> dovette essere perfezionata per evitare gli imbrogli che erano molto frequenti.</p>
<p>E’ comunque dalla società americana che ha avuto inizio l’ascesa dei casino come luoghi di intrattenimento privilegiato; basti pensare all’evoluzione ed all’espansione della città di Las Vegas per rendersi conto dell’importanza di questo fenomeno. Anche in Europa queste istituzioni, che nel frattempo ricevevano una iniziale regolamentazione, cominciarono ad instaurarsi; fu sicuramente Montecarlo il centro più importante per il gioco d’azzardo in Europa, seguito dalle case da gioco italiane. Il casino di Sanremo è stato il primo ad essere inaugurato nel 1905, seguito da quelli di Venezia, Campione d’Italia e Saint Vincent.</p>
<p><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/main.jpeg"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/main-300x203.jpg" alt="" title="main" width="200" style="float:right; margin-left:10px;"  class="alignleft size-medium wp-image-399" /></a></p>
<p>Molto più recente è la nascita dei casino online, datata 1996; tuttavia questi luoghi virtuali hanno ottenuto un successo straordinario in poco meno di un decennio ed attualmente sono gli unici a non risentire delle flessioni dovute alla crisi economica. Il primo dei <a href="http://casinotop10.it/">casino online italiani</a> offriva i classici giochi come il <a href="http://casinotop10.it/flash-casino/blackjack-gratis.shtml">blackjack gratis</a> ed i dadi, ma da allora anche l’offerta si è notevolmente ampliata di pari passo con l’evoluzione tecnologica. Una piccola curiosità: fino ad oggi ancora non ci sono casino nel Sud Italia nonostante rappresentino un’importante fonte d’investimento.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/01/14/la-storia-dei-casino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Storia del Poker</title>
		<link>http://itomizer.com/2007/01/03/la-storia-del-poker/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2007/01/03/la-storia-del-poker/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Jan 2007 09:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[casinò]]></category>
		<category><![CDATA[gioco]]></category>
		<category><![CDATA[Horseshoe]]></category>
		<category><![CDATA[John Moss]]></category>
		<category><![CDATA[Moneymaker]]></category>
		<category><![CDATA[online]]></category>
		<category><![CDATA[poker]]></category>
		<category><![CDATA[poker online]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[World Series]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=381</guid>
		<description><![CDATA[Il gioco del poker ha una lunghissima storia. Un gioco tedesco chiamato &#8220;pochen&#8221; (vantarsi), da cui il Poker ha preso il nome, comparve in letteratura per la prima volta nel 1829, ma i primi precursori del poker risalgono ad oltre 400 anni fa. Il pochen tedesco si evolve attraverso piccoli cambiamenti nel gioco francese del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il gioco del poker ha una lunghissima storia. Un gioco tedesco chiamato &#8220;pochen&#8221; (vantarsi), da cui il Poker ha preso il nome, comparve in letteratura per la prima volta nel 1829, ma i primi precursori del poker risalgono ad oltre 400 anni fa.<br />
<span id="more-381"></span></p>
<div class="image_left"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/history-of-poker.jpeg"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/history-of-poker-300x183.jpg" alt="" title="Storia del Poker" width="300" height="183" class="alignleft size-medium wp-image-383" /></a></div>
<p>Il pochen tedesco si evolve attraverso piccoli cambiamenti nel gioco francese del &#8220;poque&#8221; (ingannare).. che venne poi portato negli Stati Uniti in cui ebbe un enorme successo e cambiò ulteriormente nome in &#8220;poker&#8221;.</p>
<p>Il poker americano nacque a New Orleans: il gioco fu menzionato per la prima volta nel 1805, veniva giocato con un mazzo di 20 carte da 4 giocatori che scommettevano su chi aveva la combinazione vincente.</p>
<p>Nel 1840 fu approvato in America il mazzo completo di 52 carte. </p>
<p>Attorno al 1840 le carte furono portate alle attuali 52 e una decina di anni dopo fu introdotta la regola del cambio delle carte per rendere il gioco ancora più avvincente e potere così alzare la posta in gioco.</p>
<p>Poco dopo si decise di aggiungere anche le scale e il colore tra le combinazioni vincenti accettate.</p>
<p>Durante la guerra civile americana (1865) si hanno numerose aggiunte e le prime varianti, cio diversi tipi di <a href="http://www.italiapoker.it/gioco-poker.php">giochi di poker</a> (draw poker, stud poker e community card poker, etc).. si crearono decine di varianti tra cui anche il &#8220;razz&#8221; (in cui vince il punto più basso) o lo Hi-Lo (in cui a vincere il piatto sono 2 o più giocatori).</p>
<p>Furono proprio i militari americani a diffondere il gioco negli altri continenti negli anni seguenti.</p>
<div class="image_right"><a href="http://itomizer.com/wp-content/uploads/TxHoldem.jpeg"><img src="http://itomizer.com/wp-content/uploads/TxHoldem-300x300.jpg" alt="" title="Texas Holdem" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-391" /></a></div>
<p>A inizio novecento il Seven-Card Stud raggiunse il suo apice. All&#8217;inizio degli anni 50 il <a href="http://www.italiapoker.it/texas-holdem.php">Texas Holdem</a> divenne sempre più popolare, e oggi è considerato come la tipologia più giocata del poker.</p>
<p>Nel 1968, Tom Morehead, proprietario del casinò Riverside a Reno (Nevada), organizzò un torneo ad inviti denominato World Series of Poker. </p>
<p>Due anni dopo (1970) questo nuova modalità di giocare il poker sotto forma di torneo fu portata a Las Vegas nel casinò Binion&#8217;s Horseshoe.</p>
<p>La prima edizione prevedeva cinque eventi: 5 card stud, Deuce to seven low-ball draw, Razz, 7 card stud, e Texas Hold&#8217;em.</p>
<p>La formula era molto particolare: i sette giocatori si sarebbero dovuti sfidare con i propri soldi nelle varie specialità del poker per poi concludere l&#8217;evento con una votazione comune in cui votare il giocatore migliore del torneo.</p>
<p>Le prime <a href="http://www.wsop.com">World Series of Poker</a> furono vinte da John Moss, autentica leggenda del poker. Un suo avversario disse di lui: “Se non hai mai perso una partita da Johnny Moss, non hai giocato veramente a poker”.</p>
<p>Il numero di partecipanti alle World Series of Poker è cresciuto da allora in maniera esponenziale, se nel 1970 Moss dovette affrontare solo altri 6 giocatori, nello scorso 2005 si affrontarono in vari tornei e sotto-tornei oltre 23 mila iscritti provenienti da tutto il mondo.</p>
<p>Una ragione dello straordinario incremento di partecipanti degli ultimi anni è il cosiddetto Moneymaker effect: nel 2003 il Main Event delle World Series of Poker è stato vinto da Chris Moneymaker, giocatore esordiente che si aggiudicò il premio di 2.500.000 dollari.</p>
<p>Chris Moneymaker si qualificò a quella World Series of Poker semplicemente vincendo un torneo satellite di poker on-line dal buy-in di soli 39 dollari</p>
<p>Questo portò a pensare che chiunque potesse, semplicemente giocando al poker online, qualificarsi e addirittura vincere le World Series of Poker diventando milionari.</p>
<p>Da allora il poker è storia e la sua variante del poker online è uno dei fenomeni più popolari dell&#8217;era di internet costituendo al tempo stesso un piacevole gioco in cui passare le ore e un business milionario per decine di case da gioco online.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2007/01/03/la-storia-del-poker/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I magnifici 10</title>
		<link>http://itomizer.com/2006/11/14/i-magnifici-10/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2006/11/14/i-magnifici-10/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2006 17:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Webdesign]]></category>
		<category><![CDATA[2007]]></category>
		<category><![CDATA[2008]]></category>
		<category><![CDATA[award]]></category>
		<category><![CDATA[awards]]></category>
		<category><![CDATA[Concorsi]]></category>
		<category><![CDATA[concorso]]></category>
		<category><![CDATA[finale]]></category>
		<category><![CDATA[Francavilla]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[premiazione]]></category>
		<category><![CDATA[premio]]></category>
		<category><![CDATA[premio web italia]]></category>
		<category><![CDATA[PWI]]></category>
		<category><![CDATA[scandalo]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=7</guid>
		<description><![CDATA[Una escursione nei finalisti del Premio Web Italia.  Mi arriva questa mail dal &#8220;Premio Web Italia&#8221;: Sono loro i magnifici 10. Quelli che si contenderanno, cioè, il titolo di Sito dell&#8217;Anno 2006 il prossimo 21 ottobre al MUMI di Francavilla al Mare (CH) nell&#8217;ambito della quinta edizione di Premio Web Italia. Scelti dalla giuria tecnica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una escursione nei finalisti del Premio Web Italia. <span id="more-7"></span></p>
<p>Mi arriva questa mail dal &#8220;Premio Web Italia&#8221;:</p>
<blockquote><p>Sono loro i magnifici 10. Quelli che si contenderanno, cioè, il titolo di Sito dell&#8217;Anno 2006 il prossimo 21 ottobre al MUMI di Francavilla al Mare (CH) nell&#8217;ambito della quinta edizione di Premio Web Italia. Scelti dalla giuria tecnica del premio dopo una selezione che ha visto ben 4116 candidati alla competizione scesi, dopo una prima scrematura, a 884 siti definiti &#8220;eccellenti&#8221; secondo i criteri del concorso che premia lo stile italiano nel web.</p></blockquote>
<p>Ok! fantastico, saranno siti incredibili allora.<br />
Ora me li guardo e vediamo chi sono i magnifici 10.. GIURO che sarò il più obiettivo possibile.</p>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.annaoxa.net">www.annaoxa.net</a></h2>
<p>Uso smodato di flash, inutile. Design sbagliato, piace al designer sicuramente, ma fuori target completamente.. fantascientifico per AnnaOxa? che avete fumato? usabilità ai minimi termini, loading penosamente lunghi&#8230; stufa dopo due minuti di visione, ma a quanto pare ai giudici del premio interessano solo qualche pixel che si muove sullo schermo e qualche BLING! che viene emesso dalle casse (!!!!) che fa &#8220;FIGOO!&#8221;<br />
ora&#8230; Addirittura questi mettono in basso i &#8220;premi&#8221; che hanno vinto.. questa storia delle medagliette che regalano i premi web sparsi per internet è veramente a dire poco PENOSA.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.endrizzi.it">www.endrizzi.it</a></h2>
<p>Dal logo mi sembrava una marca di vini.. ma dal sito per i primi 30 secondi ho pensato fosse un consorzio o qualcosa di statale (il logo del trentino in bella vista non aiuta).. poi navigando ho capito che effettivvamente è una marca di vino e questo è il suo sito ufficiale.. pessimo inizio. navigandolo ho iniziato ad apprezzarlo però, un buon sito HTML&#8230; design essenziale, ma giusto.<br />
Giusto valore al bel logo aziendale. Peccato per quelle foto che vanno sopra al menù (&#8220;clicca qui per tornare al menù&#8221;.. dai su non scherziamo).<br />
E&#8217; un buon sito senz&#8217;altro, ma da qui a dire che è tra i migliori 10 in Italia ne passa.. questa è la base proprio.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.ernestomeda.it">www.ernestomeda.it</a></h2>
<p>Carina l&#8217;idea del &#8220;filmato&#8221; che avanza attraverso le varie cucine disponibili. Inutilmente complicata la rappresentazione dello stesso in basso, che dovrebbe spiegare cosa succede e al contrario complica solo la vita a chi osserva (che senso ha spiegare uno slideshow?).<br />
Inspiegabile il logo aziendale ridotto ai minimi termini in alto a sinitra.. buon posizionamento, pessimo dimensionamento.. manie estetiche? il &#8220;tutto piccolo&#8221; ha senso se si mantengono le proporzioni e si lavora su fondali decenti.. se il menù al contrario è grande come il logo.. c&#8217;è qualcosa che &#8220;tocca&#8221;.<br />
La scelta tipografica mi lascia perplesso.. sembrerebbe un Helvetica, ma rende proprio male.. non capisco.. forse hanno usato un Arial? sono le dimensioni e i pesi che sono sbagliati rispetto alle proporzioni del sito.. per un profano sono sciocchezze, in realtà il tutto rende un fastidioso senso di inesteticità.. lo vedo solo io? un designer queste cose le nota e le corregge.. sembra buttato via allo stato attuale.<br />
Il menù ha un solo livello per tutto.. dalle ultime notizie (z.island bla bla) alle informazioni tecniche alla versione italiana.. impazziti o semplicemente senza la voglia il tempo di fare un progetto serio? un solo livello vuol dire che clicco tutto senza cercare..<br />
questo è un finto bel sito: in realtà è proprio tirato via.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.internazionale.it">www.internazionale.it</a></h2>
<p>Il sito di una delle mie riviste preferite. La rivista ha un design splendido, soprattuto da un punto di vista tipografico.<br />
Sa unire caratteri e spazi sapientemente con colori neutri spezzati dal &#8220;rosso&#8221; istituzionale.. il sito è un portalino ordinatino alquanto scialbo. Non ripropone minimante gli stilemi che avrebbe potuto ereditare dalla rivista, inspiegabilmente.<br />
Piuttosto si arrampica sulla semplicità estrema diventando insipido come pochi. Ha il problema di tutti i siti dei giornali/quotidiani: troppi contenuti, poco design.<br />
Una cura del dettaglio e dell&#8217;impaginazione maggiore avrebbe aiutato l&#8217;utente a districarsi tra le mille sezioni/lanci/articoli/strilli.. peccato, occasione mancata.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.maxcoppeta.it/terradibabilonia">www.maxcoppeta.it/terradibabilonia</a></h2>
<p>Difficile da valutare questo sito. Sicuramente fa il suo lavoro: presentare uno spettacolo teatrale, cercando di ripresentarne l&#8217;estetica, le sensazioni, l&#8217;atmosfera. Mettere più in evidenza il menù sarebbe stato meglio: io mi sono &#8220;sorbito&#8221; tutta l&#8217;introduzione animata prima di trovarlo a sinistra. Mi sembra un buon sito in fin dei conti, non è un capolavoro, ma fa quello che ci si aspetta.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.metrotorino.it">www.metrotorino.it</a></h2>
<p>Un buon sito informativo, rovinato da un PESSIMO logo su cui mi cade l&#8217;occhio inorridito di continuo.<br />
L&#8217;uso dei pixelfont (quelli senza anti-alias) rende tutto più chiaro, ma ormai è una moda che sta appiattendo il design, sicuramente sono esteticamente carini.. ma vederli ovunque sta creando un piattume non indifferente.<br />
Stesso discorso per tutti gli effettini su link/scritte/foto.. sono le solite cose viste e riviste insieme ai pixel font. E&#8217; insomma il classico bel sito in flash, questa volta unito sapientemente alla parte HTML.<br />
Il problema che ha è che è anonimo. Anonimo perchè come detto lavora su stilemi usati ovunque, con elementi grafici inesistenti. Anonimo perchè non lavora minimanete sull&#8217;immagine coordinata di quello che presenta (perfortuna viene da dire..) e neanche sull&#8217;estetica forte che ha l&#8217;argomento trattato: un sito che parla di una metropolitana dove la metropolitana si vede così poco.. peccato si poteva e doveva giocare di più su un&#8217;estetica forte come quella del Metrò.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.mono-no-aware.org">www.mono-no-aware.org</a></h2>
<p>Questo non è un sito internet, ma una pagina che ospita tre concept video che possono piacere o meno (a me piacciono molto).. Di sicuro non capisco come possa essere stato inserito in una classifica di &#8220;miglior sito dell&#8217;anno&#8221; quando non ha niente di un sito internet.. inconcepibile.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.no-thing.it">www.no-thing.it</a></h2>
<p>&#8220;Il primo portale del sapere in MP3&#8243;..  Un portale destinato ai non vedenti mi viene subito da pensare.. peccato che di accessibile ha poco o niente. Se invece è destinato ai &#8220;vedenti&#8221;.. allora proprio non ci siamo, design al limite dell&#8217;infantile, tipografia inesistente e spazi scelti apparentemente a caso: mi viene da pensare che sia finito qua per scherzo? Forse si è voluto premiare l&#8217;idea originale (???) o cos&#8217;altro?<br />
Riunire file audio che raccontano un&#8217;enciclopedia è una bella idea, costruire un&#8217;interfaccia tra questo archivio e il mondo esterno senza nessun criterio è stupidità.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.regione.sardegna.it">www.regione.sardegna.it</a></h2>
<p>E vai di portalone! Amo il Premio Web Italia perchè ogni anno la marchetta al sito statale la deve fare, non c&#8217;è niente fa fare proprio. Questo sito riprende gli errori visti per &#8220;Internazionale&#8221;: tutto molto pulito e ordinato, tutto al suo posto.<br />
Ma manca una progettazione che imposta le rilevanze grafiche in modo da aiutare l&#8217;utente. Se tutto ha la stessa importanza la navigazione diventa difficoltosa, è così difficile da capire e implementare? E poi dovè la sardegna? niente foto, niente accenni grafici o estetici.. potrebbe essere il portale di una qualunque altra regione, anzi: di un qualunque altro argomento.. sembra un template estetico riciclato o comprato ed adattato.<br />
Il classico esempio di accessibilità estrema che uccide un sito e lo rende piatto e anonimo: sacrilegio.</p></div>
<div class="contenuto">
<h2><a target="_blank" href="http://www.stefanel.it">www.stefanel.it</a></h2>
<p>E rieccoci ai pixel fonts. Una foto gigante di sfondo, pixel font ed effettini. Tutti uguali questi siti, l&#8217;ho detto e lo ripeto. Che c&#8217;è qua di Stefanel? Sono i designer che non sanno raccontare le aziende o le aziende che non hanno più nulla da raccontare? Il servizio fotografico sarà costato molto, ma com&#8217;è presentato ora sembra il sito personale di Gisele Bundchen, non quello di Stefanel.<br />
Anonimo, anonimo, anonimo! poco importa che sembri ben fatto! questo sito non comunica e non lascia nulla. A morte i pixel font, ridateci il buon design!</p></div>
<h2>Osservazioni finali.</h2>
<p>Sicuramente non è facile creare, organizzare e portare avanti un premio per il web italiano.<br />
Un po&#8217; perchè il livello del web italiano è quello che è.. un po&#8217; perchè ci si deve accontentare dei siti che poi effettivamente vengono iscritti. </p>
<p>Quello che mi chiedo è come vengono fatte certe selezioni.. io mi rifuto di pensare che i 10 siti che ho appena visto siano i 10 migliori tra le centinaia iscritte al premio.. men che meno che siano i 10 migliori siti italiani (Dio ci aiuti in tal caso!).<br />
Allora se già i siti iscritti decenti sono pochi, cerchiamo di farli selezionare a qualcuno di INDIPENDENTE e PREPARATO, perchè a quanto pare questo non è stato fatto.<br />
Se poi vogliamo dirla tutta.. che senso ha guardare solo i siti iscritti se il concorso è semi-gratuito? Il premio Web italia nel bene o nel male è tra i più famosi in Italia e senz&#8217;altro il più &#8220;vicino&#8221; ai piccoli/medi studi italiani, quelli che creano la gran parte del web italiano, della nostra immagine sul web italiano&#8230; e allora cerchiamo di valorizzare al massimo il materiale che arriva e i professionisti più seri.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2006/11/14/i-magnifici-10/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Suite 72 Interviews: Vector Brigade</title>
		<link>http://itomizer.com/2004/11/22/suite-72-interviews-vector-brigade/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2004/11/22/suite-72-interviews-vector-brigade/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Nov 2004 18:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[baltazar]]></category>
		<category><![CDATA[brigade]]></category>
		<category><![CDATA[interview]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[nuno]]></category>
		<category><![CDATA[vector]]></category>
		<category><![CDATA[vector brigade]]></category>
		<category><![CDATA[vectorbrigade.com]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=37</guid>
		<description><![CDATA[Crazy illustrator-motion-sound designer. Soccer-skate-beer fan. Name: Nuno Surname: Baltazar Website: http://www.vectorbrigade.com Age: 28 Nationality: Portuguese Whom is it useful what you do? Maybe just for myself, but I like to think that I am inspiring a lot of people. Ok, maybe not that many people Which is your favourite season? Summer, no doubt about that. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Crazy illustrator-motion-sound designer. Soccer-skate-beer fan.<br />
<span id="more-37"></span></p>

<p>Name: Nuno<br />
Surname: Baltazar<br />
Website: <a href="http://www.vectorbrigade.com">http://www.vectorbrigade.com</a><br />
Age: 28<br />
Nationality: Portuguese</p>
<p><strong>Whom is it useful what you do?</strong><br />
Maybe just for myself, but I like to think that I am inspiring a lot of people. Ok, maybe not that many people  <img src='http://itomizer.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  </p>
<p><strong>Which is your favourite season?</strong><br />
Summer, no doubt about that. I hate cold.</p>
<p><strong>Does it coincide with your most productive period?</strong><br />
Not really, no.</p>
<p><strong>Blondes or dark hair girls?</strong><br />
Dark hair, please.</p>
<p><strong>What do you do to pay your lease?</strong><br />
Work, work and more work.</p>
<p><strong>What time do you get up in the morning?</strong><br />
Weekdays around 9.00 am. weekends later, like 13.00 pm</p>
<p><strong>What kind of music do you prefer listening?</strong><br />
Hip-hop, rap, lounge, techno, metal&#8230; It depends of the occasion and state of mind.</p>
<p><strong>What do you think about politics?</strong><br />
I really don&#8217;t think much of it. I mean I don&#8217;t waste much of my time with it.</p>
<p><strong>What do you think about planet Earth?</strong><br />
Wonderful place to live in. our lives are too short to get to know it all from one end to the other.</p>
<p><strong>What do you think about man?</strong><br />
He&#8217;s cool. A litlle twisted sometimes. Other times just plain stupid.</p>
<p><strong>Is it anything you have never done but you absolutely wanna do it?</strong><br />
Kickflip to b-side noseslide.</p>
<p><strong>Is it anything you have done but you absolutely mustn&#8217;t?</strong><br />
Get drunk every weekend&#8230;</p>
<p><strong>In what do you believe?</strong><br />
Myself. Friendship. I don&#8217;t believe I can fly though&#8230;</p>
<p><strong>Where do you hide your money when you stay in a hotel?</strong><br />
I don&#8217;t. I carry it around in a big bag that says &#8220;steal this bag&#8221; ;P</p>
<p><strong>What kind of tools do you use at work?</strong><br />
Macintosh, After Effects, Photoshop, Illustrator, Lightwave, Reason.<br />
I&#8217;m trying to mix it up a bit with spraypaint and stencils now.<br />
Hand drawing some too.  The usual stuff.  <img src='http://itomizer.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  </p>
<p><strong>Where do you take your inspiration from?</strong><br />
Everything really. Comics, anime, videogames, movies&#8230; The list goes on forever.</p>
<p><strong>Which are your favourite websites?</strong><br />
For news: pixelsurgeon, designiskinky, youneedtogetoutmore, computerlove.<br />
For styles: sillypinkbunnies, 123klan, superdeux, buckla, nakd, phunkstudio, volumeone, psyop, shilo, lobo, fatoe, logan, stardust, rinzen, flying fortress and so on&#8230;</p>
<p><strong>Tell us your typical working day</strong><br />
morning:<br />
Get up, take shower, eat breakfast and check emails, drink coffee, browse for new stuff on the net, work a bit.<br />
lunch: Eat, go out for coffee, check the papers on the newsstand.<br />
afternoon: Work, work, work.<br />
dinner: Eat. Nothing very original here.<br />
night: Watch some TV, play PS2 a bit, hang out with girlfriend, make out with girlfriend, weekends go out for a drink with friends. Well, several drinks&#8230; And sleep. Love to sleep.</p>
<p><strong>Which are the first three things you keep near your computer?</strong><br />
Sketchbook, cellphone, toys.</p>
<p><strong>Do you wash your hands after have been in toilet (WC)?</strong><br />
Yes always. Except for that one time, but I was drunk&#8230; ;P</p>
<p><strong>Which is the imprecation or the curse you use most?</strong><br />
&#8220;You silly person&#8221;</p>
<p><strong>Do you like to praise or insult anybody?</strong><br />
I like to praise when there&#8217;s reasons for it. At soccer matches I can&#8217;t help myself and curse away&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2004/11/22/suite-72-interviews-vector-brigade/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Suite 72 Interviews: Justin Fines</title>
		<link>http://itomizer.com/2004/11/22/suite-72-interviews-justin-fines/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2004/11/22/suite-72-interviews-justin-fines/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Nov 2004 17:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[demo]]></category>
		<category><![CDATA[demo desing]]></category>
		<category><![CDATA[demo-design]]></category>
		<category><![CDATA[demo-design.com]]></category>
		<category><![CDATA[fines]]></category>
		<category><![CDATA[interview]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[justin]]></category>
		<category><![CDATA[justin fines]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=34</guid>
		<description><![CDATA[I&#8217;m just a guy from Michigan. I was brought up in the suburbs and had a typical 70&#8242;s-80&#8242;s childhood. I moved to Detroit at 19, and learned a lot from it. I would suggest that anyone who appreciates sublime large-scale decay go and visit. Make sure you have a buddy who is from there, though, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I&#8217;m just a guy from Michigan.  I was brought up in the suburbs and had  a typical 70&#8242;s-80&#8242;s childhood.  I moved to Detroit at 19, and learned a  lot from it.  I would suggest that anyone who appreciates sublime  large-scale decay go and visit.  Make sure you have a buddy who is from  there, though, or you won&#8217;t see a thing.  I moved around a lot, and now  I live in NY, in Brooklyn.  I feel as though I am entering a whole new  phase of my life, getting older and seeing things in a new way.  It is  painful but necessary and I am never bored.  I still love making  images, and I love music.<br />
<span id="more-34"></span></p>

<p>Name: Justin<br />
Surname: Fines<br />
NickName: DEMO<br />
Website: <a href="http://www.demo-design.com">http://www.demo-design.com</a> , <a href="http://www.justinfines.com">http://www.justinfines.com</a><br />
Age: 28<br />
Nationality: US</p>
<p><strong>Whom is it useful what you do?</strong><br />
That is for them to say, I suppose.</p>
<p><strong>Which is your favorite season?</strong><br />
They are all wonderful.</p>
<p><strong>Does it coincide with your most productive period?</strong><br />
My most productive time is when I am lonely.</p>
<p><strong>Blondes or dark hair girls?</strong><br />
I have no preference.</p>
<p><strong>What do you do to pay your lease?</strong><br />
I work at Psyop in NYC [http://www.psyop.tv] as a designer/art director</p>
<p><strong>What time do you get up in the morning?</strong><br />
Sat, Sun, Mon, Wed, Fri : 8.30AM<br />
Tues &#038; Thur : 7AM [These are the days I play soccer]</p>
<p><strong>What kind of music do you prefer listening?</strong><br />
My taste is fairly eclectic.  My favorites right now are Fennesz,  Explosions in the Sky, Jello, Secret Frequency Crew, ah too many.</p>
<p><strong>What do you think about politics?</strong><br />
There are very few honest politicians, and that&#8217;s about all I can say  about it.</p>
<p><strong>What do you think about planet Earth?</strong><br />
I love it here.  I am afraid for it, as many people are.</p>
<p><strong>What do you think about man?</strong><br />
Endlessly fascinating, and sloppy.</p>
<p><strong>Is it anything you have never done but you absolutely wanna do it?</strong><br />
I want to go to Rome.</p>
<p><strong>Is it anything you have done but you absolutely mustn&#8217;t?</strong><br />
Smoke cigarettes.</p>
<p><strong>In what do you believe?</strong><br />
The television host Mr. Rogers once said:<br />
&#8220;At the center of the universe is a loving heart that continues to beat  and that wants the best for every person. Anything we can do to help  foster the intellect and spirit and emotional growth of our fellow  human beings, that is our job. Those of us who have this particular  vision must continue against all odds.&#8221;</p>
<p><strong>Where do you hide your money when you stay in a hotel?</strong><br />
In my wallet [they would never think to look there, right?]</p>
<p><strong>What kind of tools do you use at work?</strong><br />
Vellum, pencils, paint, computers, scanners, cameras</p>
<p><strong>Where do you take your inspiration from?</strong><br />
Music, memory, and the world we live in.</p>
<p><strong>Which are your favorite websites?</strong><br />
Newstoday, http://videos.antville.org</p>
<p><strong>Tell us your typical working day</strong><br />
Well, I waste a lot of time staring into space.  I typically only get  about 2 hours of stuff done for every 8.  I wish it was otherwise, but  that&#8217;s all I got.</p>
<p><strong>Which are the first three things you keep near your computer?</strong><br />
Coffee or tea, pencil, pen</p>
<p><strong>Do you wash your hands after have been in toilet (WC)?</strong><br />
Of course, this is NYC baby.</p>
<p><strong>Which is the imprecation or the curse you use most?</strong><br />
F-you-ck</p>
<p><strong>Do you like to praise or insult anybody?</strong><br />
I would like to praise all artists and musicians who do exactly what  they want, and I curse all those who wish to stop me or slow me down.   DEMO SURVIVES!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2004/11/22/suite-72-interviews-justin-fines/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Suite 72 Interviews: Nicholas Di Genova</title>
		<link>http://itomizer.com/2004/11/19/suite-72-interviews-nicholas-di-genova/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2004/11/19/suite-72-interviews-nicholas-di-genova/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2004 17:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[di Genova]]></category>
		<category><![CDATA[fauna]]></category>
		<category><![CDATA[flora]]></category>
		<category><![CDATA[gallery]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[interview]]></category>
		<category><![CDATA[medium]]></category>
		<category><![CDATA[mediumphobic.com]]></category>
		<category><![CDATA[nicholas]]></category>
		<category><![CDATA[phobic]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=35</guid>
		<description><![CDATA[I&#8217;m a 23 year old Canadian guy that likes to draw a lot. Most of my work is for the gallery or the street, but I do a little bit of paid design work. I have a statement. That statement goes a little like this: I document the flora and fauna that will populate this [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I&#8217;m a 23 year old Canadian guy that likes to draw a lot. Most of my work is for the gallery or the street, but I do a little bit of paid design work.<br />
I have a statement. That statement goes a little like this: I document the flora and fauna that will populate this planet millions of years after the extinction of the human race. My statement is only one sentence, but I like it that way.<br />
<span id="more-35"></span></p>

<p>Name: Nicholas<br />
Surname: Di Genova<br />
NickName: Medium<br />
Website: <a href="http://www.mediumphobic.com">http://www.mediumphobic.com</a><br />
Age: 23<br />
Nationality: Canadian</p>
<p><strong>Whom is it useful what you do?</strong><br />
Lots of different people seem to be interested, it used to just be young dudes like me that were into it, but since I&#8217;ve started showing in<br />
galleries, all sorts of people are into it. At my last show, some of the people who came were 16, some were in their 60&#8242;s. Its a great feeling!</p>
<p><strong>Which is your favourite season? </strong><br />
I like the fall, not too hot, not too cold, all the leaves look nice.</p>
<p><strong>Does it coincide with your most productive period? </strong><br />
This fall is pretty productive, but useually the summer is my most productive season, cause I&#8217;m fresh out of school.</p>
<p><strong>Blondes or dark hair girls? </strong><br />
Any girl that will give me the time of day sadly enough&#8230; No, no, thats the way I used to think, i have a girlfriend now with black hair, so i would say&#8230;dark.</p>
<p><strong>What do you do to pay your lease? </strong><br />
I make and sell paintings. I&#8217;m also starting up a book publishing company, which will feature the work of character-driven graphic artists&#8230; although I doubt it will make me any bling.</p>
<p><strong>What time do you get up in the morning? </strong><br />
between 7:00 and 7:45, depending on what I did the night before. Once every few weeks I wake up and its 3:00 pm, and I think: &#8220;&#8230;what happened&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>What kind of music do you prefer listening? </strong><br />
Lots of different stuff, mostly punkrock, but some hip-hop and old trip-hop as well&#8230;</p>
<p><strong>What do you think about politics?</strong><br />
That the more I learn, the more unhappy I become.</p>
<p><strong>What do you think about planet Earth? </strong><br />
That it won&#8217;t exist in another 100 years. The planet is an old women, and she has a fairly serious infection. She might still exist in 100 years I guess, but she will be a corpse.</p>
<p><strong>What do you think about man? </strong><br />
That we are that infection, sadly enough. Damn, I&#8217;m getting all depressing on everyone, i swear I&#8217;m a happy guy!</p>
<p><strong>Is it anything you have never done but you absolutely wanna do it?</strong><br />
Taken up BMXing, raise children, been on a plane, yup thats right, I&#8217;ve never been on a plane.</p>
<p><strong>Is it anything you have done but you absolutely mustn&#8217;t?</strong><br />
I broke into a car once a very very long time ago, that was really low too, but I was like 14 years old&#8230;really stupid&#8230; but I don&#8217;t do stupid stuff like that anymore.</p>
<p><strong>In what do you believe? </strong><br />
That friends and family are infinitely more important than fame and money.</p>
<p><strong>Where do you hide your money when you stay in a hotel?</strong><br />
When I go to another city, I generally sleep in a park, so I tape it to my crotch, inside my underware&#8230;sick, I know&#8230;</p>
<p><strong>What kind of tools do you use at work? </strong><br />
Very small pens, very small paint brushes, animation paint, waterproof ink, and mylar, for the gallery stuff. For the street stuff, stickies, wheatpaste, and alcohol-based markers.</p>
<p><strong>Where do you take your inspiration from?</strong><br />
Everything. The comics I buy, the movies and cartoons I watch, the biology books I read, the music I listen to, the history channel. Lots of stuff, I read a lot, and watch a lot of movies, when I am in the studio.  </p>
<p><strong>Which are your favourite websites? </strong><br />
the <a href="http://www.woostercollective.com">woostercollective</a> is my street art bible. I like Design is Kinky, Pictoplasma,<br />
and the google image search. I don&#8217;t really surf the net much. I go to the studio around 8am and get back no earlier than midnight, and I have no computer in my studio. </p>
<p><strong>Tell us your typical working day. </strong><br />
I wake up between 7am and 7:45, grab a shower, and leave the house as soon as possible. I get a coffee on the way to the studio.<br />
I work until around 2pm, get lunch, work until around 8pm, get dinner, and work back in the studio until around midnight. If I have to stay really late, I just sleep on the studio floor, but I do that as little as possible. As you can see, I don&#8217;t have much of a life. Thursday or Fridays I might go to a party or an artshow, to see some other human beings.<br />
Monday nights are half-price drinks at the pub across the street from my studio, so i get trashed on mondays now and then&#8230;</p>
<p><strong>Which are the first three things you keep near your computer?</strong><br />
Dirty coffee cups, a pack of smokes, and a stack of videos, cause I always have a movie playing while I am at the computer.</p>
<p><strong>Do you wash your hands after have been in toilet ?</strong><br />
Yup, always! Usually with soap too!</p>
<p><strong>Which is the imprecation or the curse you use most?</strong><br />
Fuck this. Not in a sexual way, in a pissed off way.</p>
<p><strong>Do you like to praise or insult anybody?</strong><br />
I give praise when someone deserves it. I try not to insult people, but when they deserve it, they deserve it. Do you mean praise right here? My bestfriend Matt is the best guy in the world, and my dealer Wil has helped my career more than I could ever imagine. My girlfriend loves me even when I fuck up, and I love her for that.<br />
My parents love me although I became an artist, and I love them for that.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2004/11/19/suite-72-interviews-nicholas-di-genova/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Suite 72 Interviews: Nigel Evan Dennis</title>
		<link>http://itomizer.com/2004/11/12/suite-72-interviews-nigel-evan-dennis/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2004/11/12/suite-72-interviews-nigel-evan-dennis/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2004 18:04:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Dennis]]></category>
		<category><![CDATA[electric]]></category>
		<category><![CDATA[electricheat.org]]></category>
		<category><![CDATA[Evan]]></category>
		<category><![CDATA[gallery]]></category>
		<category><![CDATA[heat]]></category>
		<category><![CDATA[interview]]></category>
		<category><![CDATA[Nigel]]></category>
		<category><![CDATA[Nigel Evan Dennis]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=36</guid>
		<description><![CDATA[I&#8217;m from Chicago and I sit at my desk making things look really nice. I want to make things look nice for the rest of my life. It is what I do. I am self-taught. I am looking to make what you want to look nice, look nice. Contact me and I&#8217;ll do it. I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I&#8217;m from Chicago and I sit at my desk making things look really nice. I want to make things look nice for the rest of my life. It is what I do. I am self-taught. I am looking to make what you want to look nice, look nice. Contact me and I&#8217;ll do it. I am obsessed with nip/tuck, the office, and reno 911. I love music.  It is my first love.  I have to have music all around me where ever i go.  I don&#8217;t like ugly things as much as beautiful things<br />
<span id="more-36"></span></p>

<p>Name: Nigel Evan Dennis<br />
Website: <a href="http://www.electricheat.org">www.electricheat.org</a><br />
Age: 21<br />
Nationality: American, German, Irish</p>
<p><strong>Whom is it useful what you do?</strong><br />
It is useful to me of course because I am doing what I love to do.  Alot of people enjoy my work.  I also enjoy that.  I like people to enjoy my work.  It benefits me because it helps me pay the bills and keeps me happy.</p>
<p><strong>Which is your favourite season?</strong><br />
My favorite season is for sure fall.  Its fall here in the states and it is great.  All the colors and the chilly weather.  Its wonderful.</p>
<p><strong>Does it coincide with your most productive period?</strong><br />
I&#8217;m not quite sure.  I&#8217;ve only been freelancing for about&#8230;10 months.  This is my first autumn..haha&#8230;but yes, i&#8217;ve gotten great work this season.</p>
<p><strong>Blondes or dark hair girls?</strong><br />
Ummm, dark.</p>
<p><strong>What do you do to pay your lease?</strong><br />
Well fortunately, I don&#8217;t have to.  Not yet at least.  I am planning on spreading my wings and leaving my nest of a home soon.  I have supportive parents who are there for me.</p>
<p><strong>What time do you get up in the morning?</strong><br />
8:00 am every day.</p>
<p><strong>What kind of music do you prefer listening?</strong><br />
Well, i listen to alot.  Alot of indie stuff (Blonde Redhead, The Autumns, These Arms Are Snakes)&#8230;alot of electronic (Autechre, DNTEL, Radian, Aphex Twin)&#8230;some heavy stuff (Scarlet, Remembering Never, Zao)&#8230;my taste is very very eclectic.  I love alot of music.</p>
<p><strong>What do you think about politics?</strong><br />
I don&#8217;t get too into because i don&#8217;t believe i am educated enough.  But of course, in the states, it is a huge deal.</p>
<p><strong>What do you think about planet Earth?</strong><br />
I think earth is beautiful.  I&#8217;ve been fortunate enough to travel to Europe.  I&#8217;ve seen Scandinavia.  Its great because it reminds me that I am not the most important person in the world. haha.  anyhow, i think we&#8217;re doing alot to destroy it &#8211; not just physically, but on a different level &#8211; a level of community.</p>
<p><strong>What do you think about man?</strong><br />
Man has got his work cut out for him.  He keeps digging himself deeper and deeper.  We&#8217;ll see what happens.</p>
<p><strong>Is it anything you have never done but you absolutely wanna do it?</strong><br />
Mountain climbing.</p>
<p><strong>Is it anything you have done but you absolutely mustn&#8217;t?</strong><br />
Cocaine. haha</p>
<p><strong>In what do you believe?</strong><br />
I believe in God.  I am a christian.  I have been since i was 7 years old.  My faith plays a huge part in my work.  God is my motivation for doing the best that i can do in everything that i do.</p>
<p><strong>Where do you hide your money when you stay in a hotel?</strong><br />
Never had to do it! hhaha.</p>
<p><strong>What kind of tools do you use at work?</strong><br />
Adobe Photoshop CS, Adobe Illustrator CS, my mouse.</p>
<p><strong>Where do you take your inspiration from?</strong><br />
My main inspirations are from nature, my interactions with people, and the beauty and ugliness of the world around me.</p>
<p><strong>Which are your favourite websites?</strong><br />
Mad props to designiskinky.com, styleboost.com, and MYSPACE.COM!  Hopefully that will land me a sponsorship.  haha.</p>
<p><strong>Tell us your typical working day</strong><br />
Well I try to keep my work day at a 9-5 everyday.  I do my scheduled work, take a lunch break, go back to work, then close shop around 5.  Sometimes there are those nights where i&#8217;ll have an idea and it wakes me up!  haha.</p>
<p><strong>Which are the first three things you keep near your computer?</strong><br />
I keep my digital camera, my bible, my cell phone.</p>
<p><strong>Do you wash your hands after have been in toilet (WC)?</strong><br />
YES!  OF COURSE! hahaha</p>
<p><strong>Which is the imprecation or the curse you use most?</strong><br />
I&#8217;ve been known to cuss.  Not alot.  But when I&#8217;m mad the F-BOMB comes out.  haha.  for those of who don&#8217;t know what the F-BOMB is&#8230;its F***.  haha.</p>
<p><strong>Do you like to praise or insult anybody?</strong><br />
No, neither.  I appreciate good work and i don&#8217;t appreciate unoriginal or bad work.  I don&#8217;t let it be known though.  People are all individuals and I am not the most renowned critic in the world. So i&#8217;m pretty sure most of the time, my opinion wouldn&#8217;t matter.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2004/11/12/suite-72-interviews-nigel-evan-dennis/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prospettive: Zero</title>
		<link>http://itomizer.com/2004/06/28/prospettive-zero/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2004/06/28/prospettive-zero/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2004 17:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[]]></category>
		<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Art Direction]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[graphic]]></category>
		<category><![CDATA[IED]]></category>
		<category><![CDATA[Illustration]]></category>
		<category><![CDATA[istituti]]></category>
		<category><![CDATA[istituto]]></category>
		<category><![CDATA[Media Architecture]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<category><![CDATA[Writing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=4</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;Assenza di scuole di arte e design degne di questo nome in Italia comincia a farsi sentire. Il mercato del lavoro è popolato da autodidatti che si arrabattano e sedicenti &#8220;eurodesigners&#8221; appena usciti da Istituti che di istituire non hanno voglia e tempo. Come spesso mi succede questo articolo nasce da una lunga discussione partita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Assenza di scuole di arte e design degne di questo nome in Italia comincia a farsi sentire. Il mercato del lavoro è popolato da autodidatti che si arrabattano e sedicenti &#8220;eurodesigners&#8221; appena usciti da Istituti che di istituire non hanno voglia e tempo.<span id="more-4"></span></p>
<p>Come spesso mi succede questo articolo nasce da una lunga discussione partita in mailing list (WD-ITA, la più seguita in Italia dedicata al WebDesign). E&#8217; un discorso che torna e ritorna ciclicamente. Un problema che a quanto pare nessuno vuole vedere veramente, rischiando di farlo diventare un problema sociale oltre che scolastico.</p>
<p>Sempre su WD-ITA a proposito dello stesso argomento poco tempo fa inviai un post con le pubblicità di scuole di design anglosassoni sull&#8217;ultimo numero di I.D. (International Design).. adesso prendo come esempio l&#8217;ultimo numero di HOW e faccio lo stesso, vediamo&#8230; allora:</p>
<p>Tra le solite pubblicità delle fabbriche di carta e stock photography&#8230;</p>
<p>Pagina 2:</p>
<blockquote><p>Academy Of Art College<br />
founded in San Francisco in 1929<br />
Advertising, 2D&amp;3D Animation, Architecture, Car Design, Computer Arts, Costume Design, Fashion &amp; Merchandising, Fine Art, Game Design, Graphic Design, Illustration, Industrial Design, Interior Architecture, Motion Pictures &amp; Television, New Media, Photogrphy, Sculpture, Visual Effects</p></blockquote>
<p>Pagina 10:</p>
<blockquote><p>Syracuse University School of Visual and Performing Arts<br />
&#8220;Master of your domain.&#8221;<br />
New York</p>
<p>Portfolio Center<br />
The School for Design, Art Direction, Media Architecture, Writing, Advertising, Photography &amp; Illustration<br />
Atlanta</p></blockquote>
<p>Pagina 34:</p>
<blockquote><p>Savannah College of Art and Design<br />
Graphic Design, Interactive Design, APPLY NOW!<br />
Savannah, Georgia</p></blockquote>
<p>Quattro scuole solo questo mese&#8230; cosa voglio dire? Non certo presuppore a priori che siano buone scuole (ci mancherebbe), ma, come si può vedere, che in America e Inghilterra tutte le scuole d&#8217;arte si occupano anche e soprattutto di design e che ne esistono a decine, la maggiorparte delle quali di alto livello.In Italia invece, come è già stato detto, le nostre accademie d&#8217;arte insegnano pittura, scultura, ecc e sono completamente indifferenti al design. Risultato? Da una parte le accademie ci rimettono, perchè i loro iscritti sono in costante caduta libera (quando arriveranno a ZERO magari se ne renderanno conto?), dall&#8217;altra il mercato reagisce come può, partorendo pseudo scuole private che puntano al profitto, non certo all&#8217;istruzione e sono fintamente modellate su un modello americano rimpicciolito alla realtà italiana e &#8220;immaccheronito&#8221;. Chi ci rimette? Gli studenti in primis, che non solo buttano via i loro preziosissimi anni da dedicare all&#8217;istruzione, ma oltrettuto soldoni per iscriversi a queste scuolette private.</p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p><strong>La soluzione?</strong><br />
Le accademie d&#8217;arte italiane, baluardo dell&#8217;istruzione artistica, devono introdurre nuovi corsi legati al design, all&#8217;advertising, ai new media e alla comunicazione come è successo in tutto il resto del mondo. <em>Devono diventare Accademie di Arte &amp; Design.</em></p>
<p>Non siamo più nel Rinascimento è ora di rendersene conto.<br />
Introdurre corsi di Art Direction, Advertising, WebDesign, 2D&amp;3D Animation, Architegture, Car Design, Computer Arts, Costume Design, Fashion &amp; Merchandising, Fine Art, Game Design, Graphic Design, Illustration, Industrial Design, Interior Architecture, Motion Pictures &amp; Television, New Media, Photogrphy, Sculpture, Visual Effects&#8230; continuo??</p>
<p>Bisogna andare in America e studiare come queste &#8220;nuove&#8221; scuole si riescano ad integrare con il territorio e il mercato del territorio. Come gestiscono stage e inserimenti nel mondo del lavoro, quanto dedicano a questo e quell&#8217;argomento, quali sono i corsi più attivi e quanto questo dato è influenzato dal mercato del lavoro. Servono insomma buoni corsi, con buoni insegnanti, incentivati da buoni stipendi e soprattutto corsi incentrati sul mondo del lavoro in primis, non prettamente accademici, con stage ed esperienze dirette anche durante il periodo di insegnamento e un orientamento che non dev&#8217;essere fine all&#8217;istruzione, ma modello per l&#8217;istruzione.</p>
<p>Qualcuno in realtà ci stà timidamente provando. E&#8217; da poco attivo per esempio presso <a href="_blank" href="http://www.accademiadiurbino.it/">l&#8217;Accademia di Belle Arti diUrbino</a> il nuovo corso di “Progettazione Multimediale”, riporto dal sito ufficiale dell&#8217;ABAU: </p>
<blockquote><p>&#8220;Il corso di Progettazione multimediale si propone, attraverso un percorso che vede strettamente legate teoria e tecnica, di formare progettisti e creativi in grado di creare sistemi di interazione complessa sia nel sistema digitale (computer o rete) che in un sistema di tipo analogico. La figura che il corso andrà a formare è quella del Progettista multimediale&#8221;</p></blockquote>
<p>Difficile valutare quanto valga un corso del genere (Corso sperimentale triennale + Specializzazione biennale) di osare a quanto pare c&#8217;è molta paura&#8230; è comunque lodevole il tentativo.</p>
<p>A Milano è poi nata la <a target="_blank" href="http://www.naba.it/">&#8220;Nuova Accademia di Belle Arti&#8221;</a> che accoglie i suoi visitatori con un originale &#8220;we are different&#8221;&#8230; i presupposti ci sono tutti: Pittura, Product Design, Moda &amp; Textile Design, Communication Graphic Design, Scenografia, Arte &amp; Design&#8230; quindi corsi più orientati sul lavoro futuro e sul territorio che sullo strascico Rinascimentale italiano. Oltretutto per chi sta pensando sia la solita scuola privata il sito chiarisce subito ogni dubbio: </p>
<blockquote><p>&#8220;è un&#8217;Accademia non Statale Legalmente Riconosciuta dal Ministero dell&#8217;Istruzione dell&#8217;Università e della Ricerca (MIUR), e conferisce Diplomi Accademici validi a tutti gli effetti di legge (concorsi statali e insegnamento). Dal dicembre 1999 le Accademie di Belle Arti godono dello status giuridico dell&#8217;Università &#8220;di autonomia statutaria, didattica, scientifica, amministrativa, finanziaria e contabile&#8221; e &#8220;rilasciano specifici diplomi accademici di primo e secondo livello, nonché di perfezionamento, di specializzazione e di formazione alla ricerca in campo artistico&#8221; (legge 21 dicembre 1999, n.508) &#8220;equiparati alle lauree&#8221; (legge 22 novembre 2002, n. 268).&#8221;</p></blockquote>
<p>Insomma i presupposti ci sono tutti, ma non ho elementi per elogiare o meno i corsi di questa &#8220;nuova accademia&#8221;&#8230; immagino che salteranno fuori commenti interessanti.</p>
<p>Un&#8217;altra buona possibilità sone le &#8220;ISIA&#8221;. <a target="_blank" href="http://www.isia.org/">L&#8217;Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino</a> (ISIA) trae le sue origini dall&#8217;Università delle Arti Decorative, inaugurata a Monza nel 1922 e, quasi immediatamente ridenominata ISIA, una scuola prevista dalla legge Gentile come proseguimento degli studi per gli allievi dell&#8217;Istituto Statale d&#8217;Arte di Monza.</p>
<p>L&#8217;attivazione degli istituti attualmente esistenti &#8211; Faenza, Firenze, Roma e Urbino &#8211; ha luogo a partire dagli anni Sessanta.<br />
Vengono ammessi ai suoi corsi trenta studenti per ogni anno tra quanti, in possesso di un diploma di maturità quinquennale (o dall&#8217;attestato di superamento del corso integrativo successivo al diploma di maturità artistica o di maturità magistrale), abbiano superato una selezione imperniata su prove culturali e grafiche.A compimento del corso di studi, gli studenti sostengono l&#8217;esame finale che consiste nella presentazione e discussione di una tesi di tipo progettuale e conseguono il diploma di Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, equipollente al diploma di Accademia di Belle Arti. </p>
<p>L&#8217;ISIA è forse la migliore scelta oggi per chi vuole imparare qualcosa di grafica, design e comunicazione, ma il suo numero chiuso la limitano moltissimo, inutile dirlo, e lasciano enorme spazio a tante altre realtà meno qualificate.</p>
<p>L&#8217;unica altra alternativa sono insomma le decine di scuole e scuolette private che sono nate negli ultimi 3 o 4 anni in Italia sull&#8217;onda della New Economy e dei New Media e dei New Guadagni ®&#8230; Ho parlato con tanti ex studenti, ho letto tanti commenti, ho ascoltato chi ha insegnato in queste scuole, ho verificato come questi corsi vengono spesso tenuti dunque&#8230;</p>
<p><strong>Il problema? La scuola privata italiana di design</strong><br />
Togliamoci il prosciutto dagli occhi e le buone parole dalla bocca: le scuole private nel Bel Paese puntano al guadagno, siamo un popolo di &#8220;furboni&#8221;, per questi &#8220;istituti&#8221; il primo interesse è portare a casa la quota associativa annuale dei loro studenti, non indirizzarli e aiutarli ad entrare nel mondo del lavoro preparati.<br />
Va di moda il webdesign? creiamo un bel corso di WebDesign! non si trovano insegnanti competenti? che importa prendiamo il primo freelance che sappia parlare e buttiamogli davanti gli ultimi 20 malcapitati che hanno già pagato il corso!</p>
<p>E non ditemi che non posso generalizzare&#8230; ovvio che ci sarà qualche istituto serio, ma fatemi dei nomi per favore.<br />
Seguo questo &#8220;fenomeno&#8221; praticamente dalla nascita e le uniche persone che me ne hanno parlato bene sono amici freelance che hanno insegnato in queste scuole in cambio di soldi buoni.</p>
<p>Gli Ex Studenti? Un disastro. La considerazione degli studi professionali per questi ex studenti? Tutta da ridere. Se si eccettuano certi &#8220;accordi tra le parti&#8221; tra grandi studi e scuole allora vorrei sapere qual&#8217;è l&#8217;art director che preferisce un &#8220;eurodesigner&#8221; a un equivalente autodidatta che ha passato tre anni a far esperienza invece che spinelli e marchette.</p>
<p>Tre anni o più di soldi spesi, tempo speso, fatiche spese&#8230; per guadagnare nulla. Un titolo di studio non riconosciuto, un&#8217;esperienza irrilevante, una base di conoscenza ridicola, un&#8217;orientamento nel mondo del lavoro degno delle elementari&#8230;<br />
<strong>le prospettive: ZERO.</strong></p>
<div class="contenuto">
<ul>
<li><a href="http://www.artschools.com" target="_blank">Art Schools</a></li>
<li><a href="http://www.academicinfo.net/artschools.html" target="_blank">Academic Info: Art Schools</a></li>
<li><a href="http://www.academyart.edu" target="_blank">Academy Of Art College</a></li>
<li><a href="http://www.portfoliocenter.com" target="_blank">Portfolio Center</a></li>
<li><a href="http://vpa.syr.edu" target="_blank">Syracuse University School of Visual and Performing Arts</a></li>
<li><a href="http://www.scad.edu">Savannah College of Art  and Design</a></li>
<li><a href="http://www.pacificdesignacademy.com" target="_blank">Pacific Design Academy</a></li>
<li><a href="http://www.aipx.edu" target="_blank">The Art Institute of Phoenix</a></li>
<li><a href="http://www.artcenter.edu" target="_blank">Art Center College of Design</a></li>
<li><a href="http://www.aisf.artinstitutes.edu">Art Institute of California</a></li>
<li><a href="http://www.rmcad.edu" target="_blank">Rocky Mountain College of Art &#038; Design</a></li>
<li><a href="http://www.artic.edu" target="_blank">Art Institute of Chicago</a></li>
<li><a href="http://www.nyaa.edu" target="_blank">New York Academy of Art</a></li>
<li><a href="http://www.schoolofvisualarts.edu" target="_blank">School of Visual Arts</a></li>
<li><a href="http://www.risd.edu" target="_blank">Rhode Island School of Design</a></li>
<li><a href="http://www.hyperisland.se" target="_blank">HyperIsland – School of NewMedia Design</a></li>
<li><a href="http://www.naba.it" target="_blank">Nuova Accademia di Belle Arti Milano</a></li>
<li><a href="http://www.accademialbertina.torino.it" target="_blank">Accademia Albertina delle Belle Arti</a></li>
<li><a href="http://www.accademiadibrera.milano.it" target="_blank">Accademia di Belle Arti di Brera</a></li>
<li><a href="http://www.accademia.carrara.ms.it" target="_blank">Accademia di Belle Arti di Carrara</a></li>
<li><a href="http://www.accademiadiurbino.it" target="_blank">Accademia di Belle Arti di Urbino</a></li>
<li><a href="http://www.isia.it" target="_blank">ISIA Faenza</a></li>
<li><a href="http://www.isia.org" target="_blank">ISIA Urbino</a></li>
<li><a href="http://www.isiadesign.fi.it" target="_blank">ISIA Design Firenze</a></li>
</ul>
</div>
<p>Articolo pubblicato per la prima volta su <a href="http://www.braintwisting.com/articoli.php?id=44">BrainTwisting</a>.</p>
<p><!--adsense#rec2--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2004/06/28/prospettive-zero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Computer Graphics &amp; Publishing</title>
		<link>http://itomizer.com/2003/12/14/intervista-a-computer-graphics-publishing/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2003/12/14/intervista-a-computer-graphics-publishing/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Dec 2003 17:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[cliente]]></category>
		<category><![CDATA[clienti]]></category>
		<category><![CDATA[computer]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[graphic]]></category>
		<category><![CDATA[interface]]></category>
		<category><![CDATA[libertà creativa]]></category>
		<category><![CDATA[professionista]]></category>
		<category><![CDATA[publishing]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=6</guid>
		<description><![CDATA[Nuove esperienze attraverso l’interattività per la Rete, arte creativa e lavoro su commissione, teatro digitale, il lavoro di gruppo, le scelte e le prospettive del Web designer in una situazione di ridimensionamento del mercato e tanto altro. Antonio Moro, designer professionista da tre anni, si divide da sempre tra la sua passione per la tecnica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nuove esperienze attraverso l’interattività per la Rete, arte creativa e lavoro su commissione, teatro digitale, il lavoro di gruppo, le scelte e le prospettive del Web designer in una situazione di ridimensionamento del mercato e tanto altro.<br />
<span id="more-6"></span><br />
Antonio Moro, designer professionista da tre anni, si divide da sempre tra la sua passione per la tecnica e quella per l’arte e il design. Fondatore di DollyDesign, la community italiana del Web design, cura il proprio sito personale cercando di uscire dagli schemi comuni del Web design e della Web Art.<br />
Antonio Moro si propone nel settore del Web design per la ricerca continua di stili e soprattutto di nuovi strumenti per l’interattività tra l’utente e la grande Rete. Il suo sito Web può considerarsi un vero e proprio laboratorio, infatti, sin dal primo approccio con la pagina principale si ha l’impressione di entrare in qualcosa di diverso, una sensazione che può non essere immediatamente definita, a causa di quella che possiamo oramai definire come un’abitudine causata da una vera e propria standardizzazione nell’approccio al Web. </p>
<p>Il fatto che più o meno tutti i siti su Internet si assomiglino non può che far impigrire il navigatore, e in questo caso anche il semplice utilizzo dei tasti freccia della tastiera può considerarsi una piacevole novità, che fa presagire diversi scenari per il futuro. </p>
<p>Quello che ci ha favorevolmente impressionato nell’approccio con Moro è il fatto che riesce perfettamente a distinguere il lato sperimentale da quello professionale.<br />
Con poche ma significative parole, durante l’intervista, è riuscito ad esprime un concetto e a porre una definizione, che per molto tempo abbiamo cercato, con chi è intervenuto in questa rubrica. </p>
<p>In particolare ci riferiamo al punto in cui afferma: “quello che il designer deve fare è lavorare insieme al cliente, consigliarlo, dargli delle scelte e ascoltare quello che ha da dire sul prodotto che vuole realizzare, quello che facciamo tutti i giorni è design, realizzare cioè prodotti che rispecchiano precise richieste, che nascono per l’utente in base a queste”.</p>
<p><strong>Internet concede molto alla sperimentazione, nel tuo caso si notano innovazioni nel concetto di navigazione che prescindono da quello di usabilità, ritieni che sia questa la via da seguire e per quali motivazioni?</strong></p>
<blockquote><p>Credo che il punto fondamentale sia: “qual è il concetto di usabilità?”. Se dovessimo attenerci alle regole “standard” di usabilità tutte le navigazioni sarebbero uguali o comunque molto simili fra loro. L’utente per lo meno all’inizio ne trarrebbe giovamento? Sicuramente si, ma di certo no a lungo termine.<br />
La sperimentazione deve quindi essere applicata oltre che all’interfaccia anche all’usabilità della stessa, che vuoi proporre. Nei miei esperimenti ho cercato di cambiare punto di vista e uscire dai canoni classici della navigazione su Internet come la conosciamo.<br />
Creare nuove esperienze attraverso l’interattività è la base su cui si poggia la grande Rete. Internet, vero nuovo media della comunicazione, si basa su un elemento che tutti gli altri media non hanno: l’interattività. La vera sperimentazione deve quindi, a mio parere, essere rivolta a questo aspetto importantissimo di Internet, che altrimenti rischia di passare in secondo piano.<br />
Ricordiamoci che questo elemento, insieme alla varietà quasi infinità dei contenuti, è il punto di forza del media in cui operiamo: standardizzarlo o comunque porlo in secondo piano significa non realizzare un buon sito Web nella maggior parte dei casi. </p></blockquote>
<p><strong>Quanta libertà ti è concessa nella realizzazione di siti Web per committenti, riesci ad imporre i tuoi punti di vista e quali difficoltà trovi nel rapportarti con responsabili del marketing e con i piccoli imprenditori?</strong></p>
<blockquote><p>Questo è un punto dolente di numerosi designer:La libertà creativa. Libertà creativa significa esprimere liberamente la propria creatività e concentrarla per ottenere un risultato.<br />
Molti designer sono portati a pensare che la libertà creativa debba sempre essere applicata al loro lavoro. Tutti vorrebbero che il cliente arrivi una mattina, ci dia due o tre linee generali e poi se ne torni a casa senza più disturbarci. Questa è “presunzione creativa”.<br />
Quello che il designer deve fare è lavorare insieme al cliente, consigliarlo, dargli delle scelte e ascoltare quello che ha da dire sul prodotto che vuole realizzare. Quello che facciamo tutti i giorni è design, realizzare cioè prodotti che rispecchiano precise richieste e che nascono per l’utente in base a queste.<br />
Ovviamente questo scenario idilliaco di ambiente collaborativo tra designer e cliente è forse utopico, soprattutto in Italia. La dura verità è che i “clienti buoni” (come li chiamano i Web designer) sono pro-prio pochi. Quello che solitamente viene richiesto è una bella brochure in rete del suo prodotto, possibilmente più bella di quella del signor Rossi, suo diretto concorrente. </p>
<p>Non c’è ancora in Italia insomma una coscienza di quello che Internet può offrire, se non nelle grandi aziende.Tutto il settore della piccola e media impresa, in cui operano migliaia di Web de-signer freelance e piccole agenzie, è costellato da self-made-man che vorrebbero anche un “self-made-Web-site”, ma che proprio non ci riescono e allora si rivolgono al “primo riven-ditore di siti” disponibile.<br />
Prima ci si toglie il dente e meglio è: consegna in quindici giorni, pagamento a sessanta, il logo l’ha disegnato mio figlio e vorrei una nuvola volante in home page, sa, mi ricorda mia madre… mah. Il duro lavoro che ci aspetta è contribuire a creare questa coscienza che in Italia manca. Cerchiamo allora di fare capire ai nostri clienti quali sono queste nuove possibilità che Internet offre, come possono sfruttarle e cosa possono ricavare dagli investimenti che stanno facendo. </p>
<p>L’imprenditore italiano ragiona a breve termine: oggi mi costa una certa cifra, domani mi rende quanto? Nostro compito sarà quello di fargli capire quanto sia impor-tante il media Internet, se sfruttato correttamente, per l’azienda. Attraverso la fidelizzazione dell’utente, la messa on-line di informazioni interattive e aggiornate, il supporto on-line, la creazione di database sempre consultabili, la possibilità di utilizzare più media, approcci, ed interazioni per la presentazione di un prodotto o di una idea. Internet ha infinite possibilità, noi lo sappiamo bene.<br />
Quello che dobbiamo fare è farlo scoprire anche ai nostri clienti.</p></blockquote>
<p><strong>Che rapporto intercorre tra l’arte creativa e il lavoro su commissione?</strong></p>
<blockquote><p>L’arte creativa è puro istinto espresso attraverso un qualche tool che ti permetta di tradurre in sensazioni visive quello che vuoi esprimere in quel momento. Il lavoro su commissione è arte creativa espressa all’interno di un recinto che si pone insieme al cliente.<br />
E’ quindi strettissimo il rapporto fra le due cose, importante per un designer è saper sempre individuare la differenza fondamentale che però necessariamente intercorre.<br />
 Entrambe queste forme di espressione sono essenziali per un designer: saper lasciare andare la propria mente creativa liberamente e saperla rinchiudere in dei limiti prestabiliti. Se un designer non ha la possibilità di applicarsi in queste due forme di espressione non può, almeno secondo me, crescere professionalmente ed interiormente.</p></blockquote>
<p><strong>Come avviene il passaggio tra il lavoro di progettazione e quello di realizzazione pratica?</strong></p>
<blockquote><p>In realtà non c’è mai un vero e proprio passaggio definito tra queste due fasi. Diciamo che il processo vero e proprio è uno solo e che può dividersi a grandi linee in questi due passaggi, ma che si può sempre tornare a riprogettare qualcosa o realizzare determinati elementi senza alcuna progettazione.<br />
Credo che la progettazione sia importante, ma il livello istintuale è altrettanto importante: quindi ben venga una progettazione attenta del prodotto che si vuole realizzare, ma non dimentichiamo mai di lasciare anche spazio ad un po’ di improvvisazione creativa che a volta tira fuori le idee migliori.</p></blockquote>
<p><strong>Il tuo sito Web è molto particolare e riesce a far coinvolgere l’utente anche con l’uso della tastiera, ritieni che la programmazione e il design di un sito debba uscire dalla “gabbia” del mouse per un coinvolgimento sempre più attivo? E quali obiettivi ti proponi?</strong><br />
(si fa riferimento ad una vecchia versione di <a href="http://www.itomi.it">itomi.it</a> non più online. NdAntonio)</p>
<blockquote><p>Non so ancora dove arriveremo per quanto riguarda gli strumenti di interazione con la macchina. Il mouse è attualmente il dispositivo più utilizzato per interagire con il computer. Anche il mouse ovviamente evolve di continuo e forse un giorno cambierà completamente o verrà sostituito da oggetti più evoluti ergonomicamente e funzionalmente.<br />
 Quello che volevo fare, quando ho pensato il mio sito, era di non fermarmi al solo mouse. L’uso della tastiera nella navigazione di un sito Web è quanto meno raro. Quello che volevo ottenere era sorprendere l’utente inizialmente per il cambio di “abitudine” per poi sorprenderlo ancora per l’adattamento alla nuova esperienza e, non deve semplicemente sfociare in effettistica di bassa lega, ma liberarsi per la creazione di nuove esperienze da concedere all’utente.</p></blockquote>
<p><strong>Secondo il tuo parere su Internet c’è ancora troppa improvvisazione e scarsa professionalità nel progettare siti?</strong></p>
<blockquote><p>Assolutamente, ma questo è normale e succede sempre quando una professione risulta così facilmente accessibile. La facilità di accesso al Web design ha abbassato, com’è ovvio, il livello medio della qualità, ma ha aperto la strada verso una professione che altrimenti non si sarebbe sviluppata ed evolu-ta così tanto.<br />
Sta quindi ai singoli designer decidere come evolvere nella loro professione, se accontentarsi di rimanere a livelli di entrata o se crescere verso livelli professionali più alti. Il bello del Web design è che comunque dà possibilità di scelta, fino ad un certo punto, ovviamente&#8230;</p></blockquote>
<p><strong>Secondo il tuo parere e la tua esperienza quando si può dire che un sito Web ha raggiunto il suo obiettivo?</strong></p>
<blockquote><p>Quando ha conseguito tutti i requisiti che si erano prefissati i suoi creatori e i suoi committenti. Mi spiego: inutile generalizzare, ogni sito fa storia a sé, ha propri prerequisiti, target, necessità, problemi.<br />
Un sito Web in realtà non arriva mai ad essere “finito”, a meno di progetti particolari fini a se stessi. Un sito fatto per il pubblico che interagisce e propone contenuti, per esempio, non si completa mai, al limite arriva ad un livello di qualità generale ed aggiornamento continuo, per cui si può dire che quel sito effettivamente raggiunge il suo obbiettivo.<br />
Il bello però è proprio questa sfida continua che sta dietro ad ogni sito Internet: il confronto con il target del sito e l’inevitabile aggiornamento e “riposizionamento” che ne consegue.<br />
I siti fini a se stessi di solito hanno ben poco di interessante, sia per l’utilizzatore che per il suo realizzatore.
</p></blockquote>
<p><strong>Ritieni che, vista la situazione attuale, si possa vivere di solo Web design?</strong></p>
<blockquote><p>Il mercato si è ridimensionato molto negli ultimi mesi, ci si “vende” a meno e i progetti disponibili per un freelance sono sempre meno numerosi.<br />
A questo proposito il punto principale che sto spingendo in questo periodo, quando sono invitato a parlare in pubblico, riguarda l’aggiornamento. Un WebDesigner freelance non può permettersi ora di crogiolarsi sugli allori del passato; è indispensabile un aggiornamento di metodo di lavoro, tecnologico, formale, creativo.<br />
Dobbiamo evolvere da semplici “grafici programmatori” ad autori digi-tali completi per il mondo di Internet, quindi, esorto tutti ad avvicinarsi al mondo del video editing, del 3D, della fotografia, sempre pensando a come coniugare queste nuove conoscenze su Internet: stiamo imparando a fare video editing con Premiere e After Effects? Specializziamoci allora nel video streaming e nella messa online di filmati, documentari, video-news, eccetera, magari inseriamo delle prove sul nostro sito e vediamo come coniugare Flash ed il video (QuickTime 5, per esempio, che supporta Flash 4) per creare nuovi siti multimediali&#8230; poi proponiamo nuove soluzioni e nuovi approcci ad Internet e agli utenti dei nostri clienti.<br />
Abbiamo magari una macchina fotografica digitale?Allora avviciniamoci al mondo della fotografia, magari imparando a realizzare QuickTime VR, molto richiesti ultimamente&#8230; Non serve diventare super esperti inizialmente, una buona infarinatura basta anche per riuscire ad andare poi in outsourcing verso altri professionisti. L’obbiettivo è specializzarsi in campi che pochi conoscono, esattamente come due anni fa abbiamo fatto quando ci siamo avvicinati al Web design; di lavoro ce ne era tanto perché eravamo in pochi a saperlo fare.</p>
<p>Ora un semplice sito Internet lo sanno fare in molti, moltissimi.</p></blockquote>
<p><em>Tratto da “Computer Graphics &amp; Publishing” del Gennaio 2002. Lunga intervista di 6 pagine dedicata ad Antonio Moro (Estratto).</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2003/12/14/intervista-a-computer-graphics-publishing/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Più design, meno web.</title>
		<link>http://itomizer.com/2003/11/30/piu-design-meno-web/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2003/11/30/piu-design-meno-web/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2003 14:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Webdesign]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[antonio]]></category>
		<category><![CDATA[basi]]></category>
		<category><![CDATA[bibliografia]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[itomi]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[meno web]]></category>
		<category><![CDATA[moro]]></category>
		<category><![CDATA[padova]]></category>
		<category><![CDATA[pdmw]]></category>
		<category><![CDATA[più design]]></category>
		<category><![CDATA[slide]]></category>
		<category><![CDATA[studiare]]></category>
		<category><![CDATA[webbit]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=3</guid>
		<description><![CDATA[Come faccio a fare la tal cosa con i css? Xml, xtml, xhtkhl, jspthsl … tutte domande tecniche che girano sulle mailing list, insieme ad una serie infinita di &#8220;guarda il mio sito&#8221;, &#8220;guarda il tal sito&#8221;, &#8220;aiutami con questo script&#8221;, ecc. Tutte domande fondamentalmente tecniche che spessissimo riguardano aspetti che influiscono sull&#8217;utente in piccolissima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come faccio a fare la tal cosa con i css? Xml, xtml, xhtkhl, jspthsl … tutte domande tecniche che girano sulle mailing list, insieme ad una serie infinita di &#8220;guarda il mio sito&#8221;, &#8220;guarda il tal sito&#8221;, &#8220;aiutami con questo script&#8221;, ecc. Tutte domande fondamentalmente tecniche che spessissimo riguardano aspetti che influiscono sull&#8217;utente in piccolissima parte.<br />
<span id="more-3"></span></p>
<p>Tutte domande legittime e utili, ma che nella mia modesta opinione riguardano argomenti che per un webdesigner dovrebbero essere secondari rispetto ad altri più importanti di cui ci si dimentica sempre più spesso.<br />
Sono iscritto a quasi tutte le maggiori liste italiane e straniere dedicate al webdesign e affini e vedo i cosa i webdesigner si preoccupano. Quello che mi lascia sempre più scandalizzato è l&#8217;assenza quasi assoluta di domande legate alla comunicazione, alla tipografia, al design grafico, all&#8217;estetica, al colore, allo stile, all&#8217;impianto comunicativo, al webmarketing di base, tutti aspetti che per un webdesigner sono più importanti della tecnica pura.</p>
<p>Sono tutti veramente troppo &#8220;web&#8221; e poco &#8220;designer&#8221; e questo non è un bene, almeno secondo me.</p>
<p>La mia provocazione serve a fare ragionare su un punto secondo me molto importante. Non voglio dire che gli standard, i tecnicismi, i linguaggi evoluti (css, xtml, xml, ecc), i browser di nicchia (e tutto il lavoro quindi per rendere le pagine compatibile anche per il tal browser, quando questo non copre quasi per nulla il proprio target) non sono importanti o che è meglio in assoluto fregarsene di questo o quello. Il punto fondamentale è che da quello che vedo in Italia la maggior parte dei &#8220;webdesigner&#8221; si preoccupa più del &#8220;web&#8221; che del &#8220;design&#8221;.</p>
<p>Nel mondo perfetto tutti fanno siti perfetti comunicativamente, che rispettano gli standard e fatti con le ultime tecnologie a disposizione, ma visto che la realtà che abbiamo davanti è molto diversa mi piacerebbe che chi fa il nostro lavoro si preoccupasse prima di imparare come fare un sito che come farne uno in css &#8220;strict&#8221; (per dirne una). </p>
<p>Se questi aspetti passano in secondo piano all&#8217;ottimizzazione per guadagnare 3Kb in una pagina che ne occupa 60 allora ragazzi c&#8217;è qualcosa di sbagliato. Perché finche uno continua a preoccuparsi quasi solo di aspetti che influiscono sull&#8217;utente marginalmente (o per niente nella maggior parte dei casi) e non si preoccupa invece di altri aspetti che al contrario sono determinanti e fondamentali verso l&#8217;utente finale, fa molto male il suo lavoro di webdesigner: un lavoro che si occupa di creare strumenti di comunicazioni rivolti a persone, a un target comunicativo.</p>
<p>A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa devo studiare, cosa devo imparare per crescere in questi campi che non vengono mai trattati nelle discussioni in giro per internet e che per tantissimi webdesigner sono completamente &#8220;oscuri&#8221;?</p>
<p>Parlando di questo argomento in una mailing list ovviamente mi è stato chiesto di consigliare dei libri a cui fare riferimento. Non è facile, la prima cosa che ho fatto appena letta la mail in questione è stata girare la faccia verso la mia libreria e pensare cosa consigliare, ma sarebbe sbagliato fornire semplicemente una lista di libri da leggere.</p>
<p>Il consiglio è invece scoprire e affrontare temi che di solito chi fa il nostro lavoro si dimentica di affrontare, per ognuno di questi temi si trovano decine e decine di libri e risorse di ogni tipo, basta cominciare a cercare, come se dovessi trovare la soluzione al solito problema &#8220;tecnico&#8221;.</p>
<p>Di seguito una lista generale della basi (il minimo insomma) che un webdesigner degno di questo nome dovrebbe avere ben radicate nel proprio bagaglio professionale.</p>
<p><!--adsense#rec3--></p>
<p><strong>WebDesign e Comunicazione</strong></p>
<p><strong>Il Messaggio.</strong><br />
Quale messaggio contiene il sito che si vuole creare? Cosa vuole promuovere o comunicare ai suoi visitatori? Una introduzione alla comunicazione e concetti di WebMarketing.</p>
<p><strong>Il Target.</strong><br />
A chi è indirizzato il sito? Chi è il pubblico che potenzialmente lo visiterà? Una esplorazione fra gli interessi, i comportamenti, le abilità di chi navigherà e, soprattutto, valuterà il nostro sito.</p>
<p><strong>L&#8217;Ipertesto.</strong><br />
I concetti alla base della struttura ipertestuale. Collegamenti, navigazione fra pagine, percorsi. Come si crea, aggiorna e gestisce un ipertesto.</p>
<p><strong>Design e impaginazione.</strong><br />
Colori, forme, tipografia, equilibrio, tutte le armi che consentono al designer di dare una forma al messaggio che vuole esprimere.</p>
<p><strong>La struttura del sito.</strong><br />
Come strutturare il nostro sito? Da dove partire, come concepire e affiancare sezione su sezione nella creazione e aggiornamento di un sito internet, dal più semplice al più complesso.</p>
<p><strong>L&#8217;architettura dei contenuti.</strong><br />
Il contenuti sono la parte più importante dell&#8217;intero nostro prodotto: una buona formulazione e posizionamento sono essenziali per la riuscita di un qualsiasi sito internet.</p>
<p><strong>Il concetto di usabilità.</strong><br />
Come far arrivare i nostri utenti dove vogliono arrivare (o dove noi vogliamo farli arrivare) nel più breve tempo possibile. Usabilità applicata all&#8217;interfaccia, al contenuto, alla navigazione, al design.</p>
<p><strong>Interface Design.</strong><br />
Creare interfacce utenti usabili, belle e funzionali non è semplice come potrebbe sembrare navigando per la rete. Una esplorazione dei concetti alla base dell&#8217;interface design e un laboratorio per la creazione di nuovi approcci all&#8217;utente e allo spazio di navigazione.</p>
<p>Oltre a questi argomenti generali e specifici ognuno dovrebbe affrontare più generalmente alcuni campi indispensabili alla nostra professione, come:</p>
<ul>
<li>Tipografia</li>
<li>Semantica</li>
<li>Marketing di base</li>
<li>Filosofia estetica</li>
</ul>
<p>Ci sarebbe tanto altro, ma se ognuno dei webdesigner italiani studiasse anche solo un decimo di quello che c&#8217;è scritto in questo articolo avremmo siti più belli (in senso lato), un mercato più strutturato, clienti più soddisfatti e consapevoli dell&#8217;importanza di certi aspetti del web.</p>
<div class="contenuto">
Per concludere consiglio un po&#8217; di libri specifici da cui partire:</p>
<p><strong>&#8220;Stop stealing sheep &#038; find out how type works&#8221;</strong><br />
Erik Spekermann<br />
E.M. Ginger<br />
(Adobe Press ISBN 0-672-48543-5)</p>
<p><strong>&#8220;Web style guide&#8221;</strong> &#8211; Basic design principles for creating web sites<br />
Patrick J. Lynch<br />
Sarah Horton<br />
(Yale University Press ISBN 0-300-07675-4)</p>
<p><strong>&#8220;Media e nuova educazione&#8221;</strong> &#8211; Il metodo della domanda nel villaggio globale<br />
H. Marshal McLuhan (in generale consiglio tutti i suoi libri)<br />
(Armando Editorie ISBN 88-7144-770-0)</p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;era dell&#8217;accesso&#8221; </strong>- La rivoluzione della new economy<br />
Jeremy Rifkin<br />
(Mondadori ISBN 88-04-47803-9)</p>
<p><strong>“La cultura come Business – Il mezzo è il messaggio” </strong><br />
Marshall McLuhan<br />
Armando Editore </p>
<p><strong>“Media e Nuova Comunicazione – Il metodo della domanda nel villaggio globale” </strong><br />
Marshall McLuhan<br />
Armando Editore</p>
<p><strong>“WebDesign Studio Secrets” </strong><br />
Deke McClelland<br />
Katrin Eismann<br />
IDG Books </p>
<p><strong>“Click Here. Web Communication Design” </strong><br />
Raymond Pirouz<br />
New Riders </p>
<p><strong>“Elements of WebDesign”</strong><br />
Darcy Dinucci<br />
Maria Giudice<br />
Lynne Stiles<br />
Peachpit Press </p>
<p><strong>“Collaborative Web Development – Strategies and Best Practices for Web Teams” </strong><br />
Jessica Burdman<br />
Addison Wesley </p>
<p><strong>“Designing Web Usability” </strong><br />
Jakob Nielsen<br />
New Riders </p>
<p><strong>“Roger C. Parker&#8217;s Guide to Web Content and Design” </strong><br />
Roger C. Parker<br />
Hungry Minds, Inc </p>
<p>> <a href='http://itomizer.com/wp-content/uploads/2007/12/slide_padova2004.pps' title='Slide: Più Design, Meno Web.'>Slide: Più Design, Meno Web.</a>
</div>
<p><!--adsense#rec2--></p>
<p>Pubblicato per la prima volta su <a href="http://www.braintwisting.com/articoli.php?id=28">BrainTwisting</a>.<br />
&#8220;Più Design, meno Web&#8221; è poi diventato argomento di una serie di incontri al Webbit di Padova (oltre 400 persone) e di Milano (oltre 200).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2003/11/30/piu-design-meno-web/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Libertà!</title>
		<link>http://itomizer.com/2003/05/03/liberta/</link>
		<comments>http://itomizer.com/2003/05/03/liberta/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 May 2003 17:28:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>itomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[antonio]]></category>
		<category><![CDATA[clienti]]></category>
		<category><![CDATA[creativa]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[free]]></category>
		<category><![CDATA[freelance]]></category>
		<category><![CDATA[lance]]></category>
		<category><![CDATA[liberi]]></category>
		<category><![CDATA[libero]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[moro]]></category>
		<category><![CDATA[professionista]]></category>
		<category><![CDATA[Webdesign]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://itomizer.com/?p=5</guid>
		<description><![CDATA[Un punto dolente per molti designers: la libertà creativa. Libertà creativa significa esprimere liberamente la propria creatività e concentrarla per ottenere un risultato. Molti designers sono portati a pensare che la libertà creativa debba sempre essere applicata al loro lavoro. Tutti vorrebbero che il cliente arrivi una mattina, ci dia due o tre linee generali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un punto dolente per molti designers: la libertà creativa. Libertà creativa significa esprimere liberamente la propria creatività e concentrarla per ottenere un risultato. Molti designers sono portati a pensare che la libertà creativa debba sempre essere applicata al loro lavoro. Tutti vorrebbero che il cliente arrivi una mattina, ci dia due o tre linee generali e poi se ne torni a casa senza più disturbarci. Questa è &#8220;presunzione creativa&#8221;.<br />
<span id="more-5"></span><br />
Quello che il designer deve fare è lavorare insieme al cliente, consigliarlo, dargli delle scelte e ascoltare quello che ha da dire sul prodotto che vuole realizzare. Quello che facciamo tutti i giorni è design, realizzare cioè prodotti che rispecchiano precise richieste e che nascono per l&#8217;utente in base a queste.<br />
Ovviamente questo scenario idilliaco di ambiente collaborativi designer-cliente è forse utopico, soprattutto in Italia. La dura verità è che i &#8220;clienti buoni&#8221; (come li chiamano i webdesigners) sono proprio pochi. Quello che ti chiede di solito un cliente è una bella brochure in rete del suo prodotto, possibilmente più bella di quella del signor Rossi, suo diretto concorrente.<br />
Non c&#8217;è ancora in Italia insomma una coscienza di quello che Internet può offrire, se non nelle grandi aziende.</p>
<p>Tutto il settore della piccola e media impresa, in cui operano migliaia di webdesigners freelance e piccole agenzie è costellato da self-made-man che vorrebbero anche un &#8220;self-made-website&#8221;, ma che proprio non ci riescono e allora si rivolgono al &#8220;primo rivenditore di siti&#8221; disponibile. Prima ci si toglie il dente e meglio è: consegna in quindici giorni, pagamento a sessanta, il logo l&#8217;ha disegnato mio figlio e vorrei una nuvola volante in homepage, sa, mi ricorda mia madre &#8230; mah.<br />
Il duro lavoro che ci aspetta è contribuire a creare questa coscienza che in Italia manca. Cerchiamo allora di fare capire ai nostri clienti quali sono queste nuove possibilità che Internet offre, come possono sfruttarle e cosa possono ricavare dagli investimenti che stanno facendo.<br />
L&#8217;imprenditore italiano ragiona a breve termine: oggi mi costa tot, domani mi rende quanto? Nostro compito sarà fargli capire quanto sia importante il media Internet, se sfruttato correttamente, per l&#8217;azienda. Attraverso la fidelizzazione dell&#8217;utente, la messa on-line di informazioni interattive ed aggiornate, il supporto on-line, la creazione di database sempre consultabili, la possibilità di utilizzare più media, approcci, ed interazioni per la presentazione di un prodotto o di una idea.</p>
<p>Internet ha infinite possibilità, noi lo sappiamo bene. Quello che dobbiamo fare è farlo scoprire anche ai nostri clienti.</p>
<p>Articolo uscito per la prima volta su <a href="http://www.braintwisting.com/articoli.php?id=16">BrainTwisting</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://itomizer.com/2003/05/03/liberta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
